Marzo 2024

La piccola era glaciale: un freddo medioevo

Hai mai sentito parlare della Piccola Era Glaciale? No, non è il titolo di un film d’animazione, ma un periodo reale della nostra storia che ha visto l’Europa e altre parti del mondo attraversare un’epoca insolitamente fredda, soprattutto durante il Medioevo. Questo fenomeno climatico, che ha avuto luogo grosso modo tra il XIV e il XIX secolo, ha lasciato un’impronta significativa sul corso della storia umana, influenzando tutto, dalla produzione agricola alla diffusione di malattie. Andiamo a scoprire insieme cosa ha comportato questa “mini era glaciale” e come le persone dell’epoca hanno reagito a questi cambiamenti. Quando esattamente? Parlare di date precise quando si tratta di clima è sempre complicato, ma gli studiosi tendono a collocare l’inizio della Piccola Era Glaciale attorno al 1300, con un’intensificazione del freddo che si verifica in diverse fasi fino alla metà del XIX secolo. Questo periodo non è stato caratterizzato da un freddo costante, ma da fluttuazioni climatiche che hanno visto alternarsi fasi particolarmente gelide a periodi più miti. Le cause Le cause esatte della Piccola Era Glaciale sono ancora oggetto di studio e dibattito tra gli scienziati. Tra i fattori considerati ci sono l’attività vulcanica, che può ridurre la quantità di luce solare che raggiunge la superficie terrestre, le variazioni dell’attività solare e persino certi modelli oceanici. C’è chi suggerisce anche che le grandi scoperte geografiche e la conseguente riduzione della popolazione indigena americana abbiano avuto un impatto sul clima globale, attraverso la rigenerazione delle foreste che ha assorbito carbonio dall’atmosfera. Gli effetti Gli effetti della Piccola Era Glaciale furono vasti e vari. In Europa, il freddo intenso portò a raccolti scarsi e carestie frequenti. I fiumi come la Senna e il Tamigi gelavano regolarmente, tanto che sul Tamigi si tenevano fiere sul ghiaccio! Anche la popolazione di vichinghi in Groenlandia dovette affrontare condizioni di vita sempre più dure, che alla fine contribuirono al loro abbandono dell’isola. Ami il medioevo? Leggi Fai clic qui La risposta umana Nonostante le difficoltà, l’umanità ha mostrato una notevole resilienza di fronte a questi cambiamenti climatici. Le tecniche agricole si adattarono, introducendo colture più resistenti al freddo e migliorando i sistemi di immagazzinamento del cibo. Anche l’architettura rifletté la necessità di conservare il calore, con la costruzione di case più robuste e meglio isolate. Insomma, la Piccola Era Glaciale è un esempio affascinante di come il clima possa influenzare profondamente la società umana, ricordandoci l’importanza di comprendere e rispettare il nostro ambiente. Studiando questi periodi passati, possiamo sperare di essere meglio preparati ad affrontare le sfide climatiche future. E tu, cosa ne pensi? Sei sorpreso di scoprire quanto il clima possa cambiare e influenzare la storia umana? Condividi la tua opinione e unisciti alla conversazione su come possiamo affrontare insieme il futuro del nostro pianeta.   Scopri Land Magazine admin Marzo 17, 2024 Il loop delle serie tv: perché tendiamo a rivedere sempre le stesse? A cura di “Ancora questi stai guardando? Ma non ti stanchi di vederli morire tutti?” (mia madre, in tv Grey’s Anatomy)“Uh, ma vedi qui che novità! Quante volte l’hai vista Read More admin Marzo 16, 2024 Cime Tempestose: romance o novel vittoriano? Di Cristina Ferri Cime Tempestose: romance o novel vittoriano? Qual è la differenza tra novel e romance nella cultura vittoriana?Paolo Bertinetti, nel suo libro Storia della letteratura inglese, scrive:«Nell’edizione dell’Enciclopedia Read More admin Marzo 16, 2024 Gli errori grammaticali più comuni degli scrittori esordienti. 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Il loop delle serie tv: perché tendiamo a rivedere sempre le stesse?

A cura di “Ancora questi stai guardando? Ma non ti stanchi di vederli morire tutti?” (mia madre, in tv Grey’s Anatomy) “Uh, ma vedi qui che novità! Quante volte l’hai vista questa puntata?” (fidanzato – leggermente sarcastico -, in tv Una mamma per amica) “Ma a questo punto, non ti conveniva davvero fare l’avvocato?” (migliore amica, in tv Le regole del delitto perfetto)   Ve lo siete mai chiesti? Perché tendiamo a guardare regolarmente le stesse serie tv? Fino a una decina di anni fa, non lo nascondo, questa mia personale ossessione mi aveva a tratti turbata. Più le persone intorno a me tendevano a farmi notare quanto fosse strano che io mi accanissi su determinati telefilm, tanto da riguardarli ciclicamente, più io mi domandavo se alla base non ci fosse un problema reale. Con il tempo, poi, ho iniziato a conoscere persone che avevano la mia stessa abitudine: avere delle serie del cuore, quelle da cui tornare per trovare conforto. Ed eccolo qui il primo indizio: si può trovare conforto guardando un telefilm? Ebbene, sì. Negli anni mi sono documentata tramite il caro amico google per cercare di capire cosa ci fosse alla base di questa abitudine, che spesso porta a ignorare e scartare le nuove proposte che svariate piattaforme ci presentano tutti i mesi, per dedicarci quasi sempre alle stesse serie tv, spesso anche ventennali. E se vi nominassi The O.C.? Leggendo e informandomi, ho notato come il sentimento alla base di questa abitudine sia spesso la nostalgia: tornare a guardare telefilm che ci hanno fatto stare bene (perché visti in un particolare momento di vita, perché forieri di risate e vibes positive) ci porta a sceglierli ciclicamente. Non dobbiamo poi dimenticare che spesso, tornare dove siamo stati bene ci aiuta a tenere sotto controllo l’ansia. L’ansia è spesso e volentieri la paura di ciò che non si conosce, e quando la vita ti presenta conti e problemi, una via facile è quella che ci porta dritte sul divano, donando alla mente ciò che già conosce e che sappiamo non ci farà del male. Ma, ancora, quante volte rimaniamo con il telecomando in mano ad aspettare di prendere una decisione su quale serie tv vedere ma il catalogo è talmente ricco da non riuscire a scegliere? E allora che si fa? Ma sì, dai, magari mi rivedo Una mamma per amica finché non riesco a decidere. Nel mio caso, aggiungo, un’altra situazione che mi fa propendere al rivedere sempre le stesse serie è la seguente: sono sempre stata il tipo di persona che quando è in casa ha la tv accesa. Mi fa compagnia nelle svariate faccende da sbrigare ma anche se devo lavorare al pc, o quando scrivo. Mettere una serie mai vista quando non si è concentrati, però, ha come conseguenza che non si è attenti e si rischia di perdere scene importanti per la comprensione della trama. Soluzione: scegliere un telefilm del cuore, così da essere sicuri che qualsiasi parte si perda, non sarà mai necessario tornare indietro per riprodurre dal principio l’episodio. Tanto conosco tutte le puntate a memoria. Ora vi chiedo: aveva forse ragione mia mamma? Scopri il magazine Silvia Maira Marzo 10, 2024 Recensione: “La vita è bella, nonostante” di Sveva Casati Modignani C’è un tempo per gioire e un tempo per soffrire, perché la nostra vita è un’alternanza di giorni lieti e altri carichi di mestizia e, nell’intervallo tra gli uni e Read More admin Marzo 9, 2024 Gli errori grammaticali più comuni degli scrittori esordienti. Terza puntata: i “fiumi” dell’alcol Cari amanti delle parole, oggi ci addentriamo in un’altro terreno scivoloso della lingua italiana: la confusione tra “fumi” e “fiumi”. 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Cime Tempestose: romance o novel vittoriano?

Di Cristina Ferri Cime Tempestose: romance o novel vittoriano? Qual è la differenza tra novel e romance nella cultura vittoriana? Paolo Bertinetti, nel suo libro Storia della letteratura inglese, scrive: «Nell’edizione dell’Enciclopedia Britannica del 1842, lo scozzese George Moir pubblica il saggio Modern Romance and Novel, in cui distingue, nell’ambito del romanzo, due classi: il romance in cui l’interesse della narrativa si svolge principalmente verso il meraviglioso e gli incidenti inconsueti; il novel in cui gli avvenimenti sono adattati al normale corso degli eventi umani, e allo stato moderno della società. Il romance rifiuta la centralità del novel, il valore «sociale» dato dalla rappresentazione fedele e veritiera della vita quotidiana, il controllo etico affidato alla voce del narratore onnisciente, spesso sostituito da un io narrante assai più problematico.» E ancora: «Difficile è situare in una classificazione di genere la narrativa delle sorelle Brontë, che ha numerosi punti di contatto con il novel vittoriano. E, tuttavia, l’intensità con cui vengono rappresentate vicende individuali, ci inducono a lasciare i sette romanzi delle sorelle Brontë nell’area del romance.» Ma quali erano le caratteristiche della scrittura delle donne nel periodo vittoriano? Vediamole insieme: l’affermazione della centralità della figura dell’eroina in cerca di identità e di una voce autonoma, anche attraverso l’indipendenza economica; uno sguardo attento allo spazio della domesticità; il ricorso all’autobiografia; l’intreccio di motivi favolistici, gotici e sensazionalistici; la disanima, a tratti spregiudicata, dei desideri delle donne. Se parliamo della passione, dell’intensità dei sentimenti umani nonché di una forte introspezione psicologica dei personaggi non possiamo non citare Cime Tempestose di Emily Brontë, pubblicato nel 1847. L’eroina del romanzo è una giovane ribelle con l’animo in continua e perpetua rivolta. Catherine è una ragazzina sfrontata, libera, egoista, a lei non interessa affatto il pensiero degli altri, decide deliberatamente di non rispettare le forme, l’etichetta. Non le importa se a causa del suo comportamento irriverente verrà richiamata da suo padre o, più tardi, da suo fratello Hindley. Tutto ciò che desidera è passare le giornate nella brughiera insieme al suo caro amico Heathcliff, comunemente chiamato “lo zingaro”, il “bifolco.” Infatti, Heathcliff incarna tutte le caratteristiche di un giovane poco rispettabile: sporco, mal vestito, scuro di carnagione, sguardo duro, lunghi riccioli sulla fronte che ricordano la criniera di un cavallo. I suoi occhi scuri assomigliano a due pozze infernali per quanto inespressivi e le sopracciglia nere sono perennemente unite fra loro per via di quella sua espressione feroce, di continuo malcontento. Il ragazzo viene cresciuto dal padrone di Wuthering Heights come un vero privilegiato, suscitando la gelosia di Hindley. Catherine sembra tuttavia essere dalla parte di Heathcliff; “le loro anime sono affini”, scrive l’autrice, e il legame che li unisce vuole sfidare le differenze sociali. Quando la giovane Catherine incontra il bel Linton, sembra atteggiarsi a gran dama, ritrovando la sua classe e la sua eleganza perduta, suscitando al contempo la vergogna e lo sdegno dello “zingaro”, non abituato a vedere la sua amica ben vestita, d’un tratto così differente, lontana da lui. Catherine si accorge sin da subito delle differenze che caratterizzano i due giovani: non solo nell’aspetto e nell’educazione, Linton sembra essere delicato anche nel modo di porsi, di parlare, di muoversi, di pensare. Heathcliff invece è rude, rozzo, alla mano e viene chiamato dalla famiglia di Linton “il bestemmiatore”. La morte del padrone gli toglierà inoltre il privilegio del sapere e della conoscenza, allontanandolo ancora di più dai signorini. “Il lavoro duro, che iniziava all’alba e terminava a notte fonda, aveva spento in lui il desiderio di sapere e la passione per i libri.” Il ragazzo, che incomincia a lavorare duramente, viene trattato al pari di un comune servitore, anche se agli occhi della giovane Catherine resterà sempre una parte fondamentale della sua infanzia e della sua vita. Una scrittura veloce, incapace di annoiare, dominata dalla tragedia e dalle passioni umane. Sembra quasi di udire le campane della cappella di Gimmerton, il mormorio del fiume, il frusciare delle foglie, il vento pungente che sfrega le guance. Ma cosa fare quando il cuore è diviso a metà? Come agire quando la presenza di un uomo potrebbe degradare la tua posizione ma al contempo divenire la tua unica fonte di felicità? È questo quello che si chiede la giovane protagonista, lacerata dai suoi stessi dubbi: Il mio amore per Linton è simile alle foglie dei boschi. So che il tempo lo muterà, come l’inverno muta gli alberi… ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne sotto di noi… una sorgente di gioia poco visibile, ma necessaria. Nelly, io sono Heathcliff… lui è sempre, sempre nella mia mente… non come un piacere, non più di quanto io sia un piacere per me stessa, ma come il mio stesso essere, perciò non parlatemi più di separazione… è impossibile…è… Nel romanzo troviamo una passione sfrontata, incontenibile, a tratti palpabile. Un amore quasi simbiotico che sfocia nell’ossessione e la cui assenza genera odio, dolore, solitudine, depressione, voglia di vendetta. “Io sono Heathcliff…” afferma Catherine con passione e ardore, ribellandosi ai canoni imposti dalla società. È incapace di mentire al proprio cuore e anche timorosa di distruggere la propria vita: Ma ora per me sposare Heathcliff significherebbe degradarmi, perciò non gli dirò mai quanto lo amo, e non perché sia attraente, Nelly, ma perché lui è me più di quanto io stessa lo sia. Di qualunque sostanza siano fatte le anime, le nostre sono uguali, mentre quella di Linton è diversa, come un raggio di luna è diverso dal lampo, o il ghiaccio dal fuoco. Una passione folle, un io struggente in grado di empatizzare sin da subito con il lettore, al punto da fargli desiderare un agognato lieto fine a discapito di tutto. Se pure l’amasse con tutte le forze del suo cuore striminzito, in ottant’anni non riuscirebbe ad amarla quanto la amo io in un giorno. Passione, solitudine, odio e vendetta sono le tematiche di quest’opera ancora oggi così apprezzata e amata. Resta sempre con me, prendi qualunque forma, fammi impazzire! Ma non lasciarmi in

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Gli errori grammaticali più comuni degli scrittori esordienti. Quarta puntata: un viaggio a Genova

Cari aspiranti scrittori, oggi ci troviamo di fronte a un enigma grammaticale che coinvolge il viaggio di una donna a Genova. È un errore comune e sottile, ma importante da affrontare: la scelta tra “portata” e “portato” quando si parla di un soggetto femminile. La frase in questione è: “Mi hanno portato a Genova”. Ma attenzione! Se il soggetto è una donna, la forma corretta dovrebbe essere: “Mi hanno portata a Genova”. Perché questa differenza? La risposta risiede nel concetto di concordanza tra soggetto e verbo in termini di genere e numero. Quando il soggetto è femminile, il participio passato del verbo “portare” deve concordare in genere e numero con esso. Quindi, se il soggetto è una donna, dobbiamo usare la forma femminile del participio passato, che è “portata”. Ricordate, la precisione è la chiave per una scrittura impeccabile. Quando descrivete un viaggio a Genova (o ovunque altro), assicuratevi di utilizzare il participio passato corretto per il vostro soggetto femminile. Siate pronti per la prossima puntata, dove esploreremo altri intricati dettagli della grammatica italiana. Alla prossima!   SCOPRI LAND MAGAZINE admin Febbraio 24, 2024 Gli errori grammaticali più comuni degli scrittori esordienti. Prima puntata: l’eco Cari aspiranti scrittori, è giunto il momento di affrontare uno degli errori grammaticali più insidiosi e affascinanti che possono infilarsi nelle nostre opere letterarie: l’eco che diventa un eco.Sì, avete Read More admin Febbraio 24, 2024 5 motivi per cui leggere i libri Harmony Da quasi un secolo, gli harmony hanno catturato l’immaginazione di milioni di lettori in tutto il mondo. Mentre alcuni potrebbero pensare che la lettura di storie d’amore melodrammatiche sia poco Read More admin Febbraio 24, 2024 Dove batte il cuore di Silvia Maira: La recensione di Land Magazine Quando chiudiamo un libro, spesso ci chiediamo cosa accadrà ai nostri personaggi preferiti. Ecco dove Silvia Maira brilla davvero. In Dove batte il cuore non solo ci dà un assaggio Read More Silvia Maira Febbraio 24, 2024 Endometriosi, un problema comune a molte donne Endometriosi, un problema comune a molte donne. Daniela Ruggero, con la maglietta del progetto Endopank, e la sorella Anna che le sta vicina nella campagna di sensibilizzazione. 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Valentina Fontan e il romanzo storico

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Ciao, Valentina, e grazie per essere qui con noi di Land Magazine. Parlaci un po’ di te, quando hai iniziato a scrivere? Come nasce la tua passione per la scrittura? Ciao! Grazie per avermi invitato! Quando ho iniziato a scrivere? Nel lontano 2015… la mia prima passione è stata il fantasy di cui prima o poi riediterò i romanzi per rimetterli sul mercato. Avevo voluto scrivere quei romanzi perché amo il “diverso” in una storia e spesso e volentieri, almeno nel fantasy, le categorie dei personaggi sono sempre divise tra il buono e il cattivo. Con quella storia avevo voluto dare vita a un fantasy come lo volevo leggere e come sinceramente ancora a oggi non ho trovato molto di simile. Ho fatto lo stesso ragionamento per il romanzo storico, la mia grande passione. Tendenzialmente nei romanzi di solito gli inglesi interpretano i buoni, mentre i russi o altro i cattivi. Ebbene nel mio romance storico Il prezzo della felicità è l’esatto opposto e con il tempo mi sono resa conto che la mia scelta è stata ben apprezzata dai lettori.   Qual è il libro che ha condizionato maggiormente la tua vita? Sinceramente non c’è un solo libro. Posso dire che sono tre i libri che hanno condizionato in tempi diversi la mia vita. In primis Il fiore e la fiamma della Woodwiss, la regina per me del romance storico. Un romanzo che ho amato e letto innumerevoli volte e che ho sempre sperato che ne facessero un film e da cui è nata la mia passione per il genere letterario. In secondo I fratelli Karamazov di Dostoevskij, il mio autore preferito. Un romanzo anche questo letto più di volta e che a ogni lettura sa donarmi qualcosa di nuovo. È il romanzo che rileggo ogni volta che sono alla ricerca di un porto sicuro. Infine, ma non per questo meno importante, lo scritto di Martin Luther, Il servo arbitrio. Martin Luther è stato con i suoi scritti una figura importante nella mia vita perché in un momento in cui avevo perso la Fede, sono state le sue parole a ricondurmi alla Via e alla religione.   Qual è, secondo te, la difficoltà maggiore che uno scrittore trova nello scrivere un romanzo storico? Dipende. Per me il romanzo storico si distingue in due macrocategorie di autori (spero che nessuno me ne voglia perché apprezzo entrambe). Gli autori che vanno sul “sicuro” perché scrivono di storie d’amore principalmente ambientate nell’Inghilterra e che fanno battere e sospirare innumerevoli cuori, tra cui spesso e volentieri anche il mio. Poi, ci sono gli autori che “osano” e sono i miei preferiti. Perché osano scrivere romanzi storici ambientati fuori dalla zona comfort. È soprattutto nel secondo caso, almeno per me, che si denota la maggior difficoltà nello scrivere un romanzo storico perché bisogna studiare, informarsi e creare una realtà narrativa non banale e credetemi non è facile soprattutto quando si hanno a disposizione pochi testi da cui trarre informazioni. Per me però rimane la sfida del romanzo storico e il fascino intrinseco che ha di scriverne uno.   Nel testo, Il segno del destino, riprendi sapientemente la vita di Martin Luther. Quanto è difficile unire le vicende di personaggi storici realmente esistiti a quelle di personaggi inventati? Da dove nasce l’ispirazione? Quando decido che quell’idea è l’Idea giusta, prendo il personaggio storico di quel periodo e ne studio la figura cercando magari particolari poco conosciuti e da lì nasce la mia storia intrecciando la Storia con la mia invenzione. Per quanto riguarda la figura di Martin Luther devo ammettere che, come anche scritto precedentemente, la sua figura mi ha aiutato in un periodo buio della mia vita ed è nato proprio da questo motivo il romanzo. Ho voluto scriverlo per far conoscere il vero Martin Luther, non quello spesso e volentieri bistrattato dai libri di storia, ma bensì una figura che ha saputo prendere in mano le redini della Storia e condurre il mondo verso una nuova strada. Una strada che ovviamente deve essere paragonata al tempo e alle tematiche di vita del suo periodo.   Presto sarai in libreria con una meravigliosa storia targata Land Editore dal titolo Lo Spirito dei Fiordi. Cosa ha rappresentato per te scrivere questa storia? Questa storia è nata dalla mia passione per questi fantastici animali, le orche. Da ragazzina i miei film preferiti erano quelli della serie di Free Willy che credo ricorderemo tutti quanti. Ho approfondito la conoscenza di questi animali grazie a un corso organizzato dalla “Blu Deep Emotions” in collaborazione con il professore De Maddalena, studioso di squali bianchi e al fotografo Andrea Izzotti. Ho dato vita a questo romanzo perché volevo far conoscere a più persone quanto questi animali, chiamati anche la Regina dei Mari, per colpa dell’inquinamento stiano soffrendo e deperendo. È stata una storia difficile da scrivere per me perché fuori dalla mia zona comfort, ma che grazie alla fiducia della Land Editore, spero possa raggiungere e sensibilizzare più persone possibili.   Ti faccio un grande in bocca al lupo. Non vediamo l’ora di leggere la tua prossima opera. 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