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A Torino la mostra immersiva di Tim Burton

L’appuntamento è alla Mole Antonelliana dal 10 Ottobre 2023 al 7 Aprile 2024! L’iconico regista di Beetlejuice e di molti altri film di successo sbarca a Torino con una mostra che aprirà nella capitale sabauda la sua itineranza in Italia; a partire dal 10 Ottobre 2023, infatti, i torinesi potranno visitare “Il mondo di Tim Burton”, un’esperienza immersiva che attraverso reperti forniti dal regista stesso, diari e fotografie, ma anche dipinti, schizzi e sculture  condurranno il visitatore nella mente più geniale dei nostri tempi, almeno per quel che riguarda il cinema. Ma c’è di più, perché l’esperienza dell’acquisto sarà essa stessa un omaggio ai mondi immaginati da Burton: il biglietto di accesso alla mostra sarà infatti il mitico Golden Ticket ispirato a La fabbrica di cioccolato, uno dei film più amati del regista.  L’appuntamento è quindi alla Mole Antonelliana dal 10 Ottobre 2023 al 7 Aprile 2024!

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Masterclass Vita d’Altri: episodio tre

In collaborazione con G di Giulia Racconto di Claudia Lombardo Questo racconto è stato ideato e scritto da uno degli allievi della scuola di Scrittura e Storytelling Viagrande Studios, in occasione della masterclass Vita d’altri. Editing a cura di: Manuela A.De Quarto In una bella e calda giornata di luglio la mia mamma decise di mettermi al mondo, facendomi il regalo più bello che potessi desiderare: nonna Giulia. E nonostante mi tenne entro la pancia per ben nove mesi, non riuscì a conoscermi. Per anni il mio umore si trasformò in un’altalena che andava su e giù troppo velocemente. Riuscivo a incontrarla solo la notte, dentro sogni troppo confusi e maledettamente reali. La nonna sapeva certamente cosa frullava nella mia testa. Con il tempo si trasformò in una scatola magica: era mamma, papà, sorella e amica in una persona sola. Lo sforzo che fece per crescermi lo capisco solo ora e a volte vorrei tornare indietro per guardare con occhi diversi la vita vissuta insieme a lei. Ma la mia mente è un aereo sempre in aria che fluttua leggero in mezzo ai ricordi. Il regalo più bello della mia infanzia che ancora oggi conservo è un peluche a forma di coniglio. Ero una bambina innamorata degli animali e quindi facile da accontentare. Quando la nonna era indecisa su come farmi passare il tempo mi portava a fare lunghe passeggiate nei boschi e se voleva rendermi davvero felice mi portava alla fattoria degli animali. Era il mio luogo preferito in assoluto, più del parco giochi. La nonna mi portava sulle sue spalle, era instancabile quella donna ed io ne ero sinceramente innamorata. Amavo immensamente le sue mani fredde e lisce. Le piaceva indossare smalti colorati ed eccentrici. Riusciva ad essere sempre elegante, anche in vestaglia e pantofole. Ogni mattina aspettava già sveglia in cucina. Io scendevo le scale a chiocciola sbirciando tra uno scalino e l’altro e rischiano di perdere l’equilibrio. Mi svegliavo sempre di cattivo umore perché le tre collanine che portavo al collo durante la notte si trasformavano in un unico grosso nodo. Così lei metteva la sedia accanto alla mia e con pazienza districava le collane. Io restavo incantata dalle sue mani che con gentilezza e armonia riuscivano a sciogliere anche i nodi più intrecciati. Presto i nodi più difficili da separare divennero quelli con i ragazzi. La mia prima storia seria la ebbi a sedici anni. Si chiamava Valerio, mi piaceva molto e insieme stavamo bene. Ma l’amore che ti prometti a quell’età è fragile come un neonato. Ero un’adolescente che andava a rifugiarsi solo nelle braccia della nonna.  “Non scegliamo noi chi avere accanto.”   Arrivò il momento in cui i giorni con la nonna finirono e lì la vita mi diede uno schiaffo molto forte. Mi ero da poco diplomata. Le giornate erano calde e insopportabili, un chiaro segno che il mio compleanno si avvicinava. Decise di andarsene senza far rumore e disturbare nessuno. In verità avrei preferito essere disturbata. I miei diciotto anni mi avevano regalato solo nervosismo, problemi di integrazione e ansia crescente, concedendomi quindi solo pochi attimi di serenità. Per cui mi sforzavo tanto di tenere per me l’insoddisfazione della mia età. In quel periodo era difficile andare d’accordo ma non volevo rovinare i bei momenti con la nonna, per cui avevo messo una regola: ogni risposta brutta che le davo era un bacio in più la sera prima di andare a letto. Di risposte brutte quel giorno gliene avevo date tante, troppe. Come minimo per rimediare avrei dovuto dormire incollata alla sua guancia dando un bacio dopo l’altro a ripetizione. Decisi di prepararle una camomilla e un vassoio di biscotti al miele, i suoi preferiti. “Nonna sento odore di miele. Lo senti anche tu?” Nessuna risposta. Che strano, pensai, di solito i biscotti al miele risolvono sempre ogni cosa. Pensai che forse stava già dormendo. Entrai lentamente sbirciando da lontano. La porta era aperta. Mi avvicinai piano e sussurrai: “Nonna, dormi? Sono venuta a farmi perdonare.” Pensai che stesse dormendo profondamente, ero già pronta ad arrendermi. Non volevo svegliarla. Mi chinai delicatamente su di lei per darle un bacio, era fredda come le sue mani. Di colpo mi si gelò il sangue, un secondo dopo lasciai cadere a terra il vassoio. Mi sdraiai accanto a lei e la strinsi forte. Le chiesi scusa. Scusa, le dissi, per averti fatta andare via da sola. Lei che per tutta la sua vita ebbe un solo obiettivo: non farmi mai sentire sola. Morì sola nella sua stanza. Ancora oggi, dopo tredici anni e una figlia che porta il suo nome, non c’è giorno in cui io non pensi a lei.  C’è qualcosa di estremamente ingiusto nel lasciare andare le persone. Io non ho mai lasciato andare niente, non ho mai saputo come si fa. Ho sempre trattenuto ogni cosa, ogni persona e alla fine mi sono ritrovata con un accumulo di roba dentro che ora faccio fatica a riordinare. E quando devi lasciare andare una persona che non hai neanche salutato, allora dirle addio diventa impossibile.  Giulia è una bambina intelligente e molto sveglia. Oggi ha sei anni e il suo sport preferito è fare domande. Per me non è un gran problema, sono una radio sempre accesa che non lascia neanche uno spazio per la pubblicità. Quando le parlo della nonna non mi fermo più. Giulia ascolta attentamente e con entusiasmo. In particolare le piace la storia del bracciale. Ogni volta fa finta di scordarla così a me tocca raccontarla da capo. “G di cosa?” “G di Giulia.” “Giulia io?” “Giulia tu e la nonna.” Porto un bracciale con un ciondolo a forma di cuore da quando sono piccola. Quando la nonna mi ha lasciata ho fatto incidere la sua iniziale, un modo per convincermi di averla vicina.  “Quindi la nonna si chiamava come me?” Gli occhi di Giulia sembrano due piccole stelle che brillano in un cielo buio. Pur non essendosi conosciute c’è qualcosa di invisibile che le lega, le

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Chi sono i Sensitivity Readers e cosa fanno

Nell’epoca in cui, qualsiasi cosa si scriva, la paura di offendere qualcuno impera, è nato il sensitivity reader, una nuova figura professionale a quanto pare molto in voga tra gli editori oltreoceano.   Ma che tipo di professione svolge il sensitivity reader? Scopriamolo in questo articolo. Il sensitivity reader è una sorta di beta reader che legge e scandaglia i libri inediti con l’intento di segnalare bias culturali, stereotipi o termini linguistici considerati problematici. Non solo, perché questa figura di solito è esperta in storia e antropologia delle culture e delle religioni, e proprio per questo motivo segnala allo scrittore e agli editor eventuali inesattezze storiche e di altro tipo. La società cambia, cambia anche la sensibilità delle persone: proprio per questo il sensitivity reader è una figura sempre più apprezzata dagli editori, timorosi di dare alle stampe libri che potrebbero – più per incuria che per cattiveria – offendere o escludere una categoria o una minoranza. Questa figura è giunta ai annali a causa della notizia che i romanzi di Roald Dahl sono stati di recente revisionati e alcuni termini considerati problematici – come ad esempio le parole grasso, cameriera, padre e madre – sostituiti con altri meno conflittuali. Certo, non possiamo conoscere il parere di Dahl in questa querelle, ma abbiamo la sensazione che molti sensitivity reader avranno vita dura con gli autori contemporanei, che potrebbero vedersi censurare parole all’apparenza innocue in favore di termini più politicamente corretti. La controversia su quanto sia opportuno avvalersi di figure professionali come i sensitivity readers continuerà ancora per molto, moltissimo tempo. Ma, nel caso qualcuno non conoscesse questa figura professionale, ora non ha più scuse quando la sentirà nominare nel mezzo di un discorso o di una presentazione!   Guarda anche Corso di marketing per l’editoria In diretta streaming, pochi allievi per volta 299 € 99, 00 In partenza ad Aprile 30 ore in diretta streaming 10 allievi per classe Orario pre-serale Materiale didattico incluso Crea con noi il tuo portfolio da inviare alle aziende Lavora al lancio di libri Land Editore Scopri Sale Altre news News 29.09.22 Quattro scene di Piccole donne che ci hanno fatto infuriare Domani, 30 Settembre, sarà il centocinquantanovesimo (!) anniversario dalla prima pubblicazione di Piccole Donne, il capolavoro di Louisa May Alcott, scrittrice americana tutt’ora amatissima e Read More scrittura creativa 3 cose da NON fare se vuoi farti leggere da un editore 26.02.23 scrittura creativa Tre canzoni per mettere il boost alla scrittura del tuo romance 25.02.23 Nuove uscite PaolaMichy torna in libreria con Mr.Dystopic 24.02.23 Viaggi La libreria Shakespeare and Company di Parigi: un patrimonio da visitare e proteggere 20.02.23

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3 cose da NON fare se vuoi farti leggere da un editore

Benvenuti nel folle mondo dell’editoria! Se hai trovato questo articolo sul web, probabilmente sei stato portato qui dal fatto che hai appena finito di scrivere il tuo primo libro.  L’educazione editoriale è un processo importante a tutte le età, come dimostra il fatto che Land si spende per portare in giro un po’ di sano savoir faire utile a non lasciare soli gli scrittori emergenti, che possono essere delle vere e proprie pecorelle smarrite se consideriamo quanto sia intricato il mondo dell’editoria.  Un esempio del nostro impegno è il recente PON organizzato dal Collettivo scrittori uniti, a cui Land ha partecipato parlando con  i ragazzi della Scuola media Giovanni Falcone (Santena) di EAP, Editori Free e filiera editoriale.  Ma ora bando alle ciance, e passiamo subito al sodo. Se sei qui è perché vuoi sapere come farti leggere da un editore, giusto? Le azioni da compiere sono troppe per riassumerle in un solo articolo, per cui oggi ci limiteremo a vedere le 4 cose da NON fare quando contatti un editore Non ricontrollare il corpo della mail. Ricevere mail con Orr… ops, errori ortografici non fa piacere a nessuno, figuriamoci a chi con la buona scrittura ci campa! Ricorda sempre di ricontrollare almeno due volte che nella tua mail non ci siano errori grammaticali, sintattici o ortografici, per non rischiare che venga cestinata in meno di un minuto! 2. Parlare male di altri editori. Insomma, non ci conosciamo abbastanza bene perché si sappia di tutti i tuoi tragici trascorsi con gli editori precedenti, o con chi ti ha proposto contratti a pagamento… quindi evita, perché la verità è che al nuovo papabile editore non interessa. Anche se è un editore FREE, non è un paladino della giustizia; tutto ciò che vuole è libri di qualità e vendibili.  3. Essere troppo vaghi “Salve, ho scritto un nuovo romanzo, vi interessa?” E io che ne so? Non so nemmeno di cosa parla!  Oppure: “Salve, sto scrivendo un libro, come funziona?” Come funziona… cosa? Sii sempre molto specifico quando contatti un editore, altrimenti la tua mail finirà nel cestino in meno di tre secondi. Nessun editore ha il tempo di rispondere a mail del genere.   4. Sbagliare il nome dell’editore Si tratta di una cosa così irritante che noi ci abbiamo persino fatto un meme! Pensi che l’articolo ti sia stato utile? Condividilo sui tuoi social Guarda anche Corso di marketing per l’editoria In diretta streaming, pochi allievi per volta 299 € 99, 00 In partenza ad Aprile 30 ore in diretta streaming 10 allievi per classe Orario pre-serale Materiale didattico incluso Crea con noi il tuo portfolio da inviare alle aziende Lavora al lancio di libri Land Editore Scopri Sale

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Tre canzoni per mettere il boost alla scrittura del tuo romance

Ed eccoci tornati con la seconda puntata della nostra rubrica musicale.  Sei in difficoltà con la scrittura del tuo romance e una canzone potrebbe aiutarti? Eccoti i nostri suggerimenti di  Tre canzoni per scrivere il tuo romance Divise per trope 1) Dark romance https://youtu.be/IKc4QLiCG8cIf you were worried ‘bout whereSe eri preoccupato di doveI been or who I saw orSono stata o chi ho visto oWhat club I went to with my homiesQuale club ho frequentato con i miei amiciBaby, don’t worry you know that you got meTesoro, non preoccuparti, lo sai che mi hai TRADUZIONE COMPLETA QUI 2) Second chanche https://www.youtube.com/watch?v=QXx5Yf2IhRY Non chiedo che ci sia sole tutti i giorninon chiedo che ci sia festa tutti i venerdìnemmeno ti chiedo che tu torni supplicandomi di perdonartise piangi con due occhi secchie parlando di lei TRADUZIONE COMPLETA QUI 3) Young adult sport romance La notte in cui ci siamo incontrati, lo sapevo di avere tanto bisogno di teE se ne avessi la possibilità, non ti lascerai mai andareQuindi perché non dici di amarmiTi renderò così orgogliosa di meFaremo voltare le loro testeDovunque andremoQuindi per favore Sii la mia piccola TRADUZIONE COMPLETA QUI Al prossimo appuntamento! Se l’articolo ti è piaciuto, condividilo

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