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Tre canzoni che daranno il boost al tuo romance

Ah, l’ispirazione. Quel sentimento misterioso che va e viene nei momenti più impensabili, e che magari ci abbandona per mesi, solo per ritornare più prepotente di prima a uno stimolo semplice e inaspettato.  Uno di questi stimoli può essere la musica… ci hai mai pensato? Ebbene sì, non c’è afrodisiaco più potente per una mente impigrita del giusto mix di parole e note. Ecco allora Tre canzoni che ti aiuteranno a terminare il tuo romance divise per categoria.  Se stai scrivendo un hate to love non potrai che restare ammaliato da Lay All Your Love On Me  degli Abba. Una musica avvenieristica, che ancora oggi potrebbe essere considerata moderna e originale, un testo che parla di emozioni forti come la gelosia, l’ossessione… e l’abbandono di due amanti all’amore incondizionato.   Se stai scrivendo un second chance Dov’e L’Amore di Cher non potrà che entrarti sottopelle. Non c’è nulla di più emozionante della traduzione di questa canzone, che parla di lontananza ma anche di inestinguibile  di speranza.  Se stai scrivendo uno young adult Reality  di Richard Sanderson, l’indimenticabile soundtrack di Il tempo delle mele, è davvero la melodia perfetta per te. Tutto il romanticismo dei nostri anni più giovani è praticamente concentrato in questa canzone. 

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3 motivi per cui Candy Candy ha influenzato una generazione

di Paoletta Maizza Scritto da Kyoko Mizuki e disegnato da Yumiko Igarashi, Candy Candy è un shojo pubblicato dalla rivista Kodansha nel 1975. In seguito, divenuto un anime, Candy Candy venne trasmesso anche in Italia per la prima volta nel 1980. In quegli anni il termine anime era sconosciuto e ancora oggi mi è difficile classificarlo come tale: ho l’abitudine di chiamarlo ancora cartone animato perché è così che siamo stati abituati noi generazione anni ’80. Se da una parte i ragazzini impazzivano per Goldrake o Jig Robot, dall’altra le ragazzine e le bambine subivano il fascino delle avventure dell’orfanella Candy Candy. Ci si chiede quindi come mai sia diventato un simbolo, una sorta di icona che rappresenta senza dubbio tutte quelle che come me hanno legato a questa eroina di carta ricordi indelebili. Ecco allora Tre motivi per cui Candy Candy ha influenzato un’intera generazione. 1) Candy è stata un’icona di stile Sicuramente ciò che ha fatto sì che Candy Candy diventasse una sorta di idolo è la texture colorata e vivace, comune a molti dei cartoni animati dell’epoca, è vero, in questo caso però resa ancora più vivida dagli accostamenti dei colori primari soprattutto nei suoi abiti. Indossa spesso il rosso intenso, la vediamo raramente senza questo colore, perfino il suo cappotto ha questa sfumatura e, a meno che non indossi la divisa da infermiera, è raro vedere Candy con abiti dai colori spenti. Il rosso contrapposto al giallo acceso dei suoi capelli risalta il carattere forte, dinamico ed estroverso della protagonista. 2) A differenza di noi piccole telespettatrici, Candy ha sempre avuto chiaro chi fosse e dove volesse andare A differenza di altri anime con protagonisti abbandonati e orfani, Candy rifugge questa sua situazione accettando il fatto di essere figlia di Miss Pony e Suor Maria (un prototipo della famiglia moderna), senza mai rimpiangere le sue origini né ostentando una ricerca strampalata dei suoi veri genitori. Adottata dai facoltosi Andrew, Candy rimpiange di dover portare il loro cognome e di non poter essere più Candy Candy… e basta. Un’identità radicata e importante, la sua, che non lascia dubbi su quanto questo potesse incidere nei suoi ammiratori. Quello che potrebbe apparire come un capriccio denota invece forza interiore e amor proprio, caratteristiche che la contraddistinguono in mezzo a un mondo in cui cammina sempre a testa alta, ricordando fieramente da dove è venuta e dove vuole andare. Candy è quell’amica in grado di perdonare un torto, piangere la perdita di un amico con sincero trasporto, difendere i deboli utilizzando perfino la forza, curare gli ammalati anche solo con un piccolo gesto, amare senza chiedere nulla in cambio. È la ragazza che sa come difendersi da un amore che non le dà felicità, e che sa riconoscere quando aprire il suo cuore e concedersi il privilegio di essere amata totalmente. 3) Candy e la sua strampalata, ma affettuosissima, gang Altrettanto incisivo è il suo rapporto con gli altri: la numerosa cerchia di amici e conoscenti rende questo anime qualcosa di estremamente corale. Candy non è un’orfana senza radici ma un collante per tante persone e le loro personali storie. Chiunque la conosca è arricchito, profondamente cambiato e tutto ciò rende la sua storia non più solo personale, una storia in cui ogni spettatore riesce a immergersi. Avremmo tanto voluto essere insieme a lei e ai suoi amici in Scozia per far volare un vecchio aeroplano, avremmo voluto correre con lei sulla collina di Pony e incontrare il principe della collina. E chissà, forse avremmo voluto anche essere baciate dall’inquieto Terence e mollargli uno schiaffone subito dopo. Soprattutto, avremmo voluto sederci con lei e tutti gli altri alla grande tavolata nella casa di Pony, per avere un sorriso da Suor Maria, un abbraccio da Miss Pony, scherzare e ridere dimenticando per un attimo qualunque problema, perché è questo ciò che ci portiamo ancora dietro da quegli anni, la parte migliore di ognuna di noi, che si risveglia ogni volta che vediamo un’immagine di Candy Candy.

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I dieci migliori momenti del 2022 per la nostra casa editrice

Anche il 2022 è finito, chiudendo de facto il secondo anno per la nostra casa editrice. La strada da fare per fidelizzare i lettori è ancora lunga, ma nel frattempo vogliamo celebrare i piccoli traguardi che abbiamo raggiunto insieme ai nostri autori e lettori. Perché nessuno di questi momenti tornerà più, ma noi conserveremo sempre nel nostro cuore un pezzetto di quell’emozione, l’emozione delle “prime volte”. Ecco allora 10 momenti irripetibili del 2022 1) Il nostro Salone del libro di Torino. Si è trattata di un’esperienza illuminante, magica, piena di emozione. In quell’occasione abbiamo potuto presentare alcuni libri in anteprima, e per la prima volta abbiamo fatto ben due sold out ai preorder: stiamo parlando di Sui tuoi fianchi (Arianna Ciancaleoni) e Come il sole ad est (Miriana Vitulli). Come dimenticare, poi, la straordinaria partecipazione del mitico Paolo Archetti Maestri alla presentazione di Anamnesis, il saggio fotografico di Alessandro Capurso 2   Il primo libro Land ad aver raggiunto le 100 valutazioni. A molti questo traguardo sembrerà ininfluente, ma non per una casa editrice nata da così poco tempo né per un’autrice emergente. Quando abbiamo visto che Troppo vicino al sole, il romance di Verdiana Rigoglioso, aveva raggiunto le 100 valutazioni su Amazon.it, la nostra gioia è stata impagabile! 3 La prima apparizione in un giornale nazionale. Stiamo parlando di “Il dio della Bibbia”, saggio Land University Press che è stato di recente recensito su Libero, giornale a tiratura nazionale. Molte case editrici non raggiungono questo traguardo se non dopo decenni di attività, ma noi siamo qui a testimoniare che anche i giovani editori possono farcela! 4 La prima collaborazione con il COLLETTIVO SCRITTORI UNITI. Quando il CSU e Claudio Secci hanno invitato Land presso la sede di Torino per presentare la casa editrice, abbiamo subito capito che sarebbe stata una serata magnifica, piena di divertimento e di emozioni. 5 Il sold out al primo evento organizzato da Land Editore. Nessuno di noi se lo aspettava, e invece più di trenta persone sono giunte da tutta Italia per partecipare all’evento dell’Hotel Plaza. È stata un’emozione incredibile, e anche la maggior parte dei libri esposti sono andati sold-out. 6 L’acquisizione dei diritti di autrici straniere molto amate all’estero. Quando abbiamo firmato i contratti per la traduzione di due libri dall’inglese, non ci sembrava vero di aver raggiunto un traguardo così importante, che porterà la casa editrice su un livello completamente nuovo nel panorama editoriale italiano. 7 L’annuncio di partecipazione al FRI – FESTIVAL DEL ROMANCE ITALIANO. Quando lo abbiamo detto alle nostre autrici e ai lettori Land, la loro gioia era palpabile e non abbiamo potuto che esserne contagiati. 8 Manuela A.De Quarto ammessa al Premio Campiello e seconda classificata al premio Letterario Nadia Toffa. Abbiamo bisogno di altre parole per esprimere la nostra smisurata felicità? 9 La presentazione di “Il doppio segreto” alla Feltrinelli di Genova. Per tutti noi sapere di venire ospitati nella libreria più frequentata e prestigiosa di Genova è stata una grande fonte di gioia. 10 Il videogame di Lathar. Siamo fieri della creatività dei nostri autori, e avere un videogame ufficiale Land Editore ci ha resi molto orgogliosi del nostro Lorenzo Foschi.

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Le migliori citazioni natalizie tratte dai libri

Il Natale, si sa è uno dei pochi periodi dell’anno in cui abbiamo tempo per rileggere i nostri libri preferiti, meglio ancora se incentrati su questa meravigliosa festa. Ma quale classico scegliere? In questo articolo, ti aiuteremo nella selezione attraverso  sei citazioni natalizie tratte dai libri. 1. L.M.Alcott, Piccole donne 2. Harry Potter e la Pietra Filosofale 3. The polar express, Chris Van Allsburg 4. Il circolo Pickwick, Charles Dickens 5. Il leone, la strega e l’armadio C.S. Lewis 6.Canto di Natale Charles Dickens

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Madre buona, madre cattiva: la figura della madre in letteratura

Lei, mia madre   La madre perfetta non esiste. Alle soglie del XXI secolo, questa consapevolezza dovrebbe sembrarci scontata, un’affermazione a tratti banale, eppure non è insolito trovare all’interno dell’immaginario collettivo esempi sempreverdi di madri esemplari e impeccabili, che riescono ad assolvere al duplice compito di educatrici e badanti con un’efficienza quasi robotica. Di contro, la letteratura è piena di esempi di pessime madri, ideate da autori illustri, che hanno permeato l’immaginario culturale occidentale. Madre buona, madre cattiva La letteratura e l’arte sembrano impegnati in una costante lotta che pone queste due figure in una situazione di scontro perpetuo; da un lato la cattiva madre, che antepone i suoi bisogni e le sue aspirazioni a quelle di chiunque altro, figli in primis. Un esempio estremo che riconduce i lettori a questa figura matrigna, maligna e maledetta (le tre M, una triade tossica e pregna di moralismo) è ovviamente Medea, figura pre-mitologica ormai passata agli annali, alla quale milioni di scrittori si sono rifatti nelle loro opere. Strega e assassina, Medea compie l’Atto più grave che un essere umano possa commettere: la barbara uccisione della propria progenie. Per quanto la critica letteraria moderna si stia sforzando di riempire Medea di complessità e sfaccettature sempre nuove, in un maldestro tentativo di riabilitare le sue azioni, questo personaggio continua a rappresentare tutto ciò che non deve essere una madre, e le maledizioni che cadranno sul suo capo ne sono la prova lampante. All’estremo opposto c’è il modello al quale la letteratura sette-ottocentesca ci ha abituati ad aspirare, quello della madre esemplare, che arriva a sacrificare la sua vita per il benessere e la salvezza dei figli. Un modello altrettanto moralistico, se non di più, che vede nella madre il triplice ruolo di santa, martire e angelo del focolare, e il suo esempio forse più significativo è la Fantine del romanzo I miserabili (Victor Hugo, 1862).  La storia di Fantine si inserisce in quella tendenza tutta ottocentesca che vede autori uomini intellettualmente impegnati ad auto-compiacersi, per non dire masturbarsi, sull’immagine di donne completamente vittime del destino, degli uomini e della sfortuna. Ma soprattutto degli uomini. Uno sguardo morboso sulle sfortune di personaggi femminili e sulle loro sofferenze, che avevano il duplice scopo di educare le donne a immolarsi alle avversità ma anche a portarle alla catarsi dei sentimenti, attraverso il dolore vissuto da loro simili per interposta persona. Fantine è giovanissima quando viene sedotta e messa incinta da un suo (si presume) coetaneo, che non si farà scrupoli ad abbandonarla al suo triste destino. Nell’800, una ragazza madre aveva sostanzialmente due alternative: la prostituzione o il suicidio. Nessuno avrebbe offerto un lavoro onesto a una donna perduta; per questo motivo Fantine affida la piccola Cosette, frutto del suo amore al di fuori del matrimonio, a dei locandieri e va in città per lavorare, stando bene attenta a non rivelare a nessuno la sua figlia segreta. Segreto che viene ben presto scoperto, portando Fantine al licenziamento in tronco da parte di Jean Valjean. Disoccupata e sola al mondo, Fantine deve comunque trovare il modo per mandare i soldi a sua figlia, soldi senza i quali la piccola sarebbe abbandonata a un destino peggiore dell’essere lasciata insieme ai disonesti gestori di una locanda di dubbia reputazione. L’unica scelta di Fantine è diventare una prostituta, fatto che la condurrà velocemente alla morte. Questo modello di madre, che si sacrifica in tutto e per tutto per i figli, rappresenta il polo opposto a quello in cui viene posizionata Medea, ed ecco allora che dal male supremo rappresentato dalla madre assassina si passa all’idea di madre-angelo, disposta a tutto pur di garantire alla progenie un futuro, anche alla morte e all’annullamento di sé. E nel mezzo cosa c’è? Sono pochi gli esempi di madri con personalità sfaccettate, almeno in letteratura, soprattutto nella narrativa del passato. Questo perché, come sempre, la donna è la destinataria di due grandi ingiustizie: la prima risiede nel fatto che per millenni è stata partorita dalla fantasia e dall’immaginazione morbosa e moralista degli uomini, la seconda è che la società ha sempre sentito il bisogno di incasellare la figura femminile in uno stereotipo, non importa se negativo o positivo. Solo nell’800 le prime scrittrici hanno timidamente cominciato a esprimere se stesse attraverso la narrativa, creando figure di madri sfaccettate e ambivalenti, né buone né cattive, semplicemente umane. Basti pensare a Jane Austen e al suo Pride and Prejudice, dove la figura di Mrs. Bennett appare sì sciocca e vanesia, ma anche sinceramente preoccupata per le proprie figlie e di certo più partecipe alla vita familiare del suo schivo consorte, così impegnato a schernire il resto del mondo (famiglia compresa) da curarsi poco o nulla del destino precario delle sue cinque figlie. Tra tutti questi personaggi e scrittori, una cosa è certa: dipingere l’universo femminile in maniera autentica è sempre risultato più ostico rispetto al creare personaggi maschili efficaci e ben costruiti, e lo è sia nel mondo del romance contemporaneo che della narrativa generale. Verrà mai il giorno in cui le madri saranno finalmente tratteggiate in maniera verosimile?  

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