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Salem oggi: turismo, marketing e mito

Oggi Salem è una meta turistica internazionale. Migliaia di visitatori ogni anno passeggiano tra musei, negozi a tema e attrazioni legate alla stregoneria. Ma dietro questo successo si nasconde una trasformazione sorprendente: una delle tragedie più oscure della storia è diventata un vero e proprio brand. I Processi alle streghe di Salem, un tempo simbolo di ingiustizia e paura, oggi alimentano un’economia basata su turismo, marketing e immaginario collettivo. Da tragedia storica a destinazione turistica   Camminando per Salem oggi, è difficile non imbattersi in riferimenti alle streghe. Musei tematici, tour guidati, negozi di souvenir: tutto ruota attorno a quel passato. Luoghi come il Salem Witch Museum raccontano la storia dei processi, ma lo fanno in una forma accessibile e spesso spettacolarizzata. Il risultato è un equilibrio delicato tra memoria storica e intrattenimento. Halloween: il cuore del business   Il momento clou dell’anno è senza dubbio Halloween. Durante il mese di ottobre, Salem si trasforma completamente: eventi e festival a tema parate e spettacoli afflusso massiccio di turisti La città diventa una sorta di “capitale mondiale delle streghe”, dove il confine tra storia e folklore si fa sempre più sottile. 👉 Halloween non è solo una festa: è il motore economico principale. Marketing e storytelling: costruire il mito   Il successo di Salem non è casuale. È il risultato di una strategia narrativa efficace: trasformare una storia drammatica in un racconto affascinante. Il marketing della città si basa su alcuni elementi chiave: mistero e occulto fascino del proibito atmosfera storica Questa narrazione ha reso Salem riconoscibile a livello globale, creando un’identità forte e facilmente vendibile. Merchandising: la strega come simbolo   Un altro aspetto centrale è il merchandising. La figura della strega, un tempo simbolo di persecuzione, è diventata un’icona commerciale. Nei negozi di Salem si trovano: gadget e souvenir libri e oggetti esoterici abbigliamento a tema La strega non è più una vittima, ma un simbolo pop, quasi celebrato. Memoria o spettacolo? Questa trasformazione solleva una domanda importante: è giusto trasformare una tragedia in attrazione turistica? Da un lato: mantiene viva la memoria storica educa i visitatori sostiene l’economia locale Dall’altro: rischia di banalizzare gli eventi trasforma il dolore in intrattenimento semplifica una storia complessa Salem vive costantemente in questo equilibrio. Un modello replicato altrove Il caso di Salem non è isolato. In tutto il mondo, luoghi segnati da eventi tragici vengono trasformati in destinazioni turistiche. Questo fenomeno ha un nome: “dark tourism”. E dimostra come il passato, anche quello più oscuro, possa diventare una risorsa economica. Scopri Land Magazine admin Marzo 23, 2026 Martha Washington: la Prima First Lady degli Stati Uniti Nel racconto delle origini degli Stati Uniti, il nome che emerge con maggiore forza è quello di George Washington, primo Presidente della nazione. Tuttavia, accanto a lui, una figura femminile Read More Elisabetta Marzo 17, 2026 Davvero ti sta bene pagare per un LIBRO “MARCIO”? Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO Davvero ti sta bene pagare per un LIBRO “MARCIO”? Hai comprato una mela, ma è marcia. Ti dicono: “L’importante è Read More Silvia Dal Cin Marzo 17, 2026 RECENSIONE “TROPE – I SEGRETI DELLA SCRITTURA DEL ROMANCE & DEL ROMANTASY” Ho acquistato “Trope, i segreti della scrittura del romance & del romantasy” di Alice Doublier, ed. Il Castoro Off. Mi aspettavo un manuale e in effetti le aspettative sono state Read More admin Marzo 16, 2026 Rosso e rosa insieme? Altro che errore di stile: è la combo più chic del red carpet Quando qualcuno dice la frase: “rosso e rosa non stanno bene insieme”, probabilmente è rimasto bloccato negli anni ’90 insieme ai pantaloni a zampa e ai telefoni con l’antenna. La Read More admin Marzo 16, 2026 Hamnet – Jessie Buckley vince l’Oscar: il film tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell conquista Hollywood Il cinema incontra la grande letteratura e nasce uno dei film più intensi degli ultimi anni. Hamnet – Nel nome del figlio, diretto dalla regista premio Oscar Chloé Zhao, ha Read More admin Marzo 16, 2026 Buffy – L’Ammazzavampiri: perché il reboot è stato cancellato da Hulu e cosa significa per i fan Negli ultimi anni Hollywood ha puntato molto sui reboot delle serie cult degli anni ’90 e 2000. 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Si celebra oggi l’amore per la matematica, con giochi a tema, torre a forma Read More admin Marzo 11, 2026 “Pio Piumotti vuole andare in vacanza”: presentazione dell’albo illustrato alla scuola dell’infanzia di Codognè Un appuntamento speciale dedicato ai più piccoli, alla fantasia e alla scoperta del mondo attraverso le storie. Il 23 marzo, a partire dalle ore 10, presso la Scuola dell’infanzia di Read More

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Perché parliamo al nostro cane? Psicologia, emozioni e verità che (forse) non ti aspetti

Se ti è mai capitato di raccontare la tua giornata al cane come se fosse il tuo migliore amico… tranquillo: sei ufficialmente nella norma. Anzi, sei perfettamente umano. Parlare al proprio cane non è una stranezza, ma un comportamento diffusissimo che affonda le radici nella nostra psicologia più profonda. 🐶 Il dialogo con il cane: non è follia, è connessione   Quando parliamo al cane, non stiamo davvero cercando una risposta verbale. Stiamo cercando relazione. Il linguaggio, per noi, non serve solo a trasmettere informazioni, ma a creare legami. E il cane, con la sua presenza costante e il suo sguardo attento, diventa un interlocutore perfetto. Non è un caso che la Psicologia evolutiva spieghi come gli esseri umani siano programmati per comunicare anche quando non è strettamente necessario. Parlare è un modo per sentirsi meno soli, più connessi, più “insieme”.   🧠 Il cervello umano e l’illusione del dialogo   Il bello è che, mentre parli al tuo cane, il tuo cervello attiva gli stessi meccanismi che usa nelle conversazioni tra esseri umani. Le Neuroscienze mostrano che basta una risposta emotiva — uno sguardo, un movimento della coda — per farci percepire un vero scambio comunicativo. In pratica, anche senza parole, il dialogo esiste. Ed è sufficiente per appagare il nostro bisogno sociale. ❤️ Parlare al cane riduce stress e ansia (sì, davvero)   C’è anche un lato molto concreto: parlare al proprio cane fa bene. Diversi studi collegati alla Pet therapy dimostrano che l’interazione con gli animali: abbassa lo stress migliora l’umore aumenta il senso di sicurezza emotiva E sì, anche raccontargli i tuoi drammi quotidiani rientra nel pacchetto benessere. 🤯 Antropomorfismo: perché trattiamo il cane come una persona? Dietro tutto questo c’è un meccanismo chiamato antropomorfismo: la tendenza ad attribuire caratteristiche umane agli animali. Non è ingenuità, ma una strategia del nostro cervello per comprendere meglio il mondo. Quando il cane ti guarda come se “capisse tutto”, il tuo cervello completa il quadro. E a quel punto parlare diventa naturale, quasi inevitabile. 🧍‍♂️ Cosa dice di noi parlare al cane? Parlare al proprio cane ci racconta più di quanto pensiamo. Dice che siamo esseri:empatici, perché cerchiamo connessione anche oltre le parole; sociali, perché abbiamo bisogno di dialogo continuo; emotivi, perché usiamo la voce per elaborare ciò che sentiamo. E, in fondo, racconta anche una verità semplice: non abbiamo sempre bisogno di essere capiti perfettamente per sentirci ascoltati. Scopri Land Magazine admin Aprile 7, 2026 Perché parliamo al nostro cane? Psicologia, emozioni e verità che (forse) non ti aspetti Read More admin Aprile 7, 2026 Elisabetta Venturi presenta “Il vestito blu” a Casalecchio di Reno: evento il 15 aprile in biblioteca Un nuovo appuntamento con la narrativa contemporanea italiana arriva a Casalecchio di Reno: mercoledì 15 aprile alle ore 18:00, l’autrice Elisabetta Venturi incontrerà i lettori per la presentazione del suo Read More admin Aprile 7, 2026 Buk Romance a Padova: evento con autrici Land Editore l’11 aprile Comunicato StampaPadova si prepara ad accogliere uno degli eventi più attesi dagli amanti della narrativa sentimentale: il Buk Romance, in programma l’11 aprile, vedrà protagoniste alcune tra le più apprezzate Read More admin Aprile 7, 2026 Barbara Bonzi presenta i suoi libri a Librolì Brescia: evento alla Fiera del Libro l’11 e 12 aprile Un appuntamento imperdibile per gli amanti della lettura e delle storie emozionanti: l’autrice Barbara Bonzi sarà protagonista della Fiera del Libro di Brescia – Librolì nelle giornate dell’11 e 12 Read More Elisabetta Aprile 7, 2026 NARRATIVA IN GIOCO – Libro game: sei tu a decidere la storia Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO “Se vuoi entrare nella grotta, vai a pagina 47. Se preferisci tornare al villaggio, vai a pagina 23.”Ricordi questa sensazione? Read More Silvia Dal Cin Aprile 7, 2026 Teatro a scuola: benefici per i preadolescenti Il teatro può essere un’esperienza incredibile per i preadolescenti, cioè la fascia di età dai 9 ai 12 anni circa. Aiuta a sviluppare la creatività, la fiducia in sé e Read More Cristina Ferri Aprile 6, 2026 Sissi: Un’amante per mio marito Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Il regalo di Sissi all’imperatore La principessa Sissi soffriva terribilmente la corte, questo era noto a tutti, anche a suo Read More admin Aprile 6, 2026 America del Nord e America del Sud nel 1800: due mondi opposti ma complementari Nel XIX secolo, gli Stati Uniti erano una nazione formalmente unita ma profondamente divisa. L’America del Nord e l’America del Sud nel 1800 rappresentavano due modelli economici, sociali e culturali Read More Silvia Dal Cin Aprile 5, 2026 W.I.T.C.H. 25 ANNI E NON SENTIRLI Dal profilo social di Giunti editore: “Il 3 aprile festeggiamo 25 anni di W.I.T.C.H. ✨Sono passati 25 anni da quando abbiamo aperto per la prima volta le pagine del 1° Read More Silvia Dal Cin Aprile 2, 2026 Libri per ragazzi: alla scoperta di QUEL GIORNO IN CUI… Quel giorno in cui papà doveva fare un discorso imbarazzante” è un libro di educazione sessuale per ragazzi di Marc-Uwe Kling, pubblicato in Italia da Giunti, che affronta in modo ironico Read More

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Giappone 360: la lingua giapponese

A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Lathar Lathar – Zero Giappone360: La lingua giapponese C’è un momento, dopo un viaggio in Giappone, in cui smetti di dire “prima o poi imparerò la lingua” e inizi davvero. È una di quelle decisioni che nascono quasi senza pensarci, ma che poi ti trascinano dentro un mondo completamente diverso da qualsiasi lingua europea. Anch’io ho iniziato da poco, e la prima sensazione è stata duplice: da un lato entusiasmo puro, dall’altro la consapevolezza che qui non si tratta semplicemente di memorizzare vocaboli, ma di cambiare completamente modo di pensare. La prima tappa sono stati gli hiragana, e devo dire che sono stati sorprendentemente accessibili. In pochi giorni si riescono a riconoscere e leggere, e danno subito quella soddisfazione iniziale che ti fa credere che forse, in fondo, non sia così impossibile. Poi però arrivano i katakana, e lì qualcosa cambia. Non sono più difficili in senso assoluto, ma risultano più noiosi e, soprattutto, più confusionari. Molti simboli si assomigliano tra loro, alcuni differiscono per dettagli minimi, e la lettura richiede uno sforzo maggiore. È come se fossero la versione meno intuitiva e più “tecnica” degli hiragana, e infatti vengono usati soprattutto per parole straniere. E poi, inevitabilmente, si arriva ai kanji. Ed è lì che il giapponese smette di essere una lingua e diventa quasi una disciplina. Migliaia di caratteri, ognuno con più letture possibili, significati che cambiano a seconda del contesto, e una memorizzazione che richiede tempo, costanza e una certa dose di umiltà. Non è solo una questione di studio, ma di abitudine mentale: iniziare a riconoscere i kanji è come imparare a leggere da capo, ma in un sistema completamente diverso. Paradossalmente, però, la difficoltà maggiore non sta nemmeno nella scrittura, ma nello speaking. Costruire frasi in giapponese significa abbandonare completamente la struttura a cui siamo abituati in italiano e in inglese. Il verbo alla fine, le particelle che definiscono il ruolo delle parole, le sfumature di formalità, i sottintesi continui. Non basta tradurre mentalmente: bisogna proprio riorganizzare il pensiero. Ed è qui che si capisce perché, al contrario, per i giapponesi imparare l’inglese sia così difficile. Non è solo una questione di vocaboli, ma di struttura mentale completamente diversa. E poi c’è un aspetto che all’inizio fa sorridere: una quantità sorprendente di parole giapponesi deriva direttamente dall’inglese, adattato però alla fonetica locale. Si stima che una buona fetta del vocabolario moderno, anche oltre il 10-15% in alcuni contesti, sia composta da prestiti linguistici. Così “computer” diventa “konpyuutaa”, “coffee” diventa “koohii”, e improvvisamente ti accorgi che stai capendo più di quanto pensassi… almeno finché non ti rendi conto che la pronuncia può cambiare abbastanza da confondere comunque. Nel mio percorso ho capito abbastanza in fretta che non tutti i metodi sono uguali. App come Duolingo possono essere utili per iniziare, ma restano superficiali e poco strutturate. Molto più efficace è usare strumenti come Anki, con il suo sistema di ripetizione dilazionata che ti obbliga a memorizzare davvero nel lungo periodo, e libri come Genki, che costruiscono le basi in modo progressivo e ragionato. È un approccio meno “giocoso”, ma decisamente più solido. Alla fine, imparare il giapponese è un’esperienza che va oltre la lingua. È un esercizio di pazienza, di adattamento e, in un certo senso, di umiltà. Ti costringe a rallentare, a sbagliare spesso, a ripartire da zero. Ma è anche uno dei modi più profondi per entrare davvero in contatto con il Giappone, andando oltre la superficie fatta di viaggi e impressioni. E forse è proprio questo il punto: non imparare una lingua per usarla, ma usarla per capire un mondo diverso dal proprio.  

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Davvero ti sta bene pagare per un LIBRO “MARCIO”?

Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO Davvero ti sta bene pagare per un LIBRO “MARCIO”? Hai comprato una mela, ma è marcia. Ti dicono: “L’importante è che sia una mela“. 🍎 No. Non è importante che sia una mela se non ha la qualità per cui l’hai pagata.Se i soldi sono buoni, perché il prodotto che compri non dovrebbe esserlo? Nessuno metterebbe in dubbio questa osservazione, giusto? 💔 Eppure, un libro “marcio” ti deve andare bene. Hai capito bene: per molte persone, questo stesso concetto non vale per i libri. Quante volte ho letto post che dicevano: 💬 La grammatica non è importante, quello che conta è la storia.💬 Vanno pubblicati i libri che hanno qualcosa da dire, indipendentemente da come sono scritti.💬 L’unica cosa importante è che emozioni, anche se ha buchi di trama. E dulcis in fundo:💬 Editor e correttori di bozze sono solo truffatori. 📖 Il lettore paga per acquistare un libro, allo stesso modo in cui paga per una mela. Il libro è un prodotto commerciale. Può piacere o non piacere (come può piacere una mela ma non una pera), ma ciò non toglie che debba essere un prodotto di qualità: curato e corretto. Il lettore lo paga in termini di soldi e di tempo.E cosa è più importante del tempo che abbiamo? ✨ Un prodotto curato è una forma di rispetto nei confronti del lettore. E la magia che scaturisce dalle pagine è più potente quanto più il libro è curato. Perché sì, il libro deve regalare sogni, storie, emozioni. Gli errori rovinano l’esperienza di lettura. Rompono la magia. Ragioniamo insieme su altri prodotti: L’intonaco di un palazzo: ci va bene che abbia crepe o bolle? Un pigiama: ci va bene che, dopo averlo indossato una volta, si scucia addosso? Una sedia: ci va bene che abbia una gamba più corta delle altre? E se vogliamo parlare di arte: Un quadro: ci va bene che la tempera si sciolga e coli sulla parete del soggiorno? Un concerto: ci va bene che venga suonato con gli strumenti scordati? Allora perché tutto questo non vale per i libri? 😤 Sì, questa cosa mi fa imbestialire. C’è troppa cattiveria in un settore in cui si parla tanto di sensibilità, emozioni, rispetto. In cui si scrive di valori, coraggio, rinascite, speranze. Personalmente, quando compro un libro e lo trovo palesemente mai editato, mai corretto… mi sento truffata. So di aver sprecato i miei soldi e il mio tempo (almeno finché non mollo la lettura, perché certi libri non li finisco più!). Hai mai comprato un libro pieno di errori? Come ti ha fatto sentire?

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Hamnet – Jessie Buckley vince l’Oscar: il film tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell conquista Hollywood

Il cinema incontra la grande letteratura e nasce uno dei film più intensi degli ultimi anni. Hamnet – Nel nome del figlio, diretto dalla regista premio Oscar Chloé Zhao, ha conquistato pubblico e critica fino al trionfo agli Academy Awards 2026, dove Jessie Buckley ha vinto l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista per la sua interpretazione di Agnes Shakespeare. Il film è l’adattamento del romanzo bestseller di Maggie O’Farrell, pubblicato nel 2020 e vincitore di importanti premi letterari internazionali. Un’opera che racconta una delle storie più intime e struggenti legate alla vita di William Shakespeare: la morte del figlio Hamnet e il dolore che avrebbe ispirato la nascita del suo capolavoro, Amleto. Jessie Buckley premiata con l’Oscar per la sua Agnes   Il cuore emotivo del film è la straordinaria interpretazione di Jessie Buckley, che veste i panni di Agnes Hathaway, moglie di Shakespeare. La sua performance intensa e profondamente emotiva ha conquistato Hollywood, portandola a vincere prima il Golden Globe come Miglior Attrice in un film drammatico e poi l’Oscar 2026 come Miglior Attrice Protagonista. Buckley interpreta una donna forte, enigmatica e profondamente legata alla natura, costretta ad affrontare una perdita devastante: la morte del figlio Hamnet, colpito dalla peste a soli undici anni. Attraverso il dolore e il silenzio, Agnes diventa il centro emotivo della storia e il vero motore del racconto. Nel cast spicca anche Paul Mescal nel ruolo di William Shakespeare, affiancato da interpreti di grande talento che contribuiscono a dare vita a un dramma storico intenso e coinvolgente. La storia dietro il mito di Shakespeare Hamnet è ambientato nell’Inghilterra del XVI secolo e racconta la vita familiare di Shakespeare da un punto di vista insolito: quello della moglie Agnes. La tragedia della morte del figlio Hamnet non è solo un lutto personale, ma diventa un evento capace di cambiare per sempre il destino della famiglia e l’ispirazione artistica del drammaturgo. Molti studiosi ritengono infatti che proprio quel dolore abbia influenzato la nascita di una delle opere più celebri della letteratura mondiale: Amleto. Il film sceglie di raccontare questa vicenda con uno sguardo intimo e profondamente umano, lontano dalla celebrazione monumentale del genio shakespeariano e più vicino alla fragilità dei suoi affetti. Il romanzo di Maggie O’Farrell: un bestseller internazionale Il film nasce dal romanzo “Hamnet – Nel nome del figlio” di Maggie O’Farrell, pubblicato nel 2020 e diventato rapidamente un bestseller internazionale. Il libro ha conquistato milioni di lettori grazie alla sua scrittura lirica e intensa, capace di ricostruire con straordinaria sensibilità la vita della famiglia Shakespeare e il dolore di una madre che perde il proprio figlio. Il romanzo ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi nel panorama letterario internazionale ed è stato considerato uno dei libri più importanti degli ultimi anni. L’autrice ha inoltre collaborato alla sceneggiatura del film insieme alla regista Chloé Zhao, contribuendo a mantenere intatto lo spirito del racconto originale. Scopri Land Magazine admin Marzo 16, 2026 Hamnet – Jessie Buckley vince l’Oscar: il film tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell conquista Hollywood Read More admin Marzo 16, 2026 Buffy – L’Ammazzavampiri: perché il reboot è stato cancellato da Hulu e cosa significa per i fan Negli ultimi anni Hollywood ha puntato molto sui reboot delle serie cult degli anni ’90 e 2000. Tra i progetti più attesi c’era senza dubbio il ritorno di Buffy l’ammazzavampiri, Read More admin Marzo 16, 2026 Invenzione dello Smocking: storia, origini ed evoluzione dell’abito elegante maschile Quando si parla di eleganza maschile senza tempo, lo smocking occupa un posto d’onore. Raffinato, essenziale, simbolo di serate di gala e occasioni formali, questo abito ha una storia affascinante Read More Oriana Turus Marzo 15, 2026 HAPPY MOTHER’S DAY – IN UK – A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More Silvia Dal Cin Marzo 14, 2026 14 marzo, PiGreco Day. Matematica e… romance? Oggi, 14 marzo, 14/03. Oppure, nel formato americano 3/14. Come le prime cifre del PiGreco: 3,14. Si celebra oggi l’amore per la matematica, con giochi a tema, torre a forma Read More admin Marzo 11, 2026 “Pio Piumotti vuole andare in vacanza”: presentazione dell’albo illustrato alla scuola dell’infanzia di Codognè Un appuntamento speciale dedicato ai più piccoli, alla fantasia e alla scoperta del mondo attraverso le storie. Il 23 marzo, a partire dalle ore 10, presso la Scuola dell’infanzia di Read More admin Marzo 11, 2026 Ingrid Sciuto presenta L’Ombra di Lucia Joyce a Trecastagni: appuntamento il 21 marzo alla Biblioteca “Abate Ferrara” Trecastagni (Catania) – Un incontro tra letteratura, arte e performance per celebrare un romanzo intenso e affascinante. Venerdì 21 marzo alle ore 18:00, presso la Biblioteca comunale “Abate Ferrara di Read More Silvia Dal Cin Marzo 9, 2026 AUGURI BARBIE! Barbie esordì nei negozi il 9 marzo 1959: da simbolo di stile a messaggio di parità e/o di inclusione Barbie non è per forza sinonimo di bambola o di bellezza, Read More admin Marzo 9, 2026 Macy’s: Storia, Evoluzione e Curiosità del Grande Magazzino Iconico Americano Quando si parla di grandi magazzini storici negli Stati Uniti, Macy’s è molto più di un semplice negozio: è un simbolo della cultura americana. Fondato nel 1858 a New York, Read More admin Marzo 6, 2026 Islanda 1975: quando le donne si fermarono e il paese si bloccò davvero Il 24 ottobre 1975 in Islanda accadde qualcosa di straordinario: il 90% delle donne del paese smise di lavorare per un giorno intero.Non parliamo solo di uffici, fabbriche o scuole. Read More

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