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5 cose da non dire a chi ha appena pubblicato un libro

Pubblicare un libro è un po’ come partorire un cactus: lungo, doloroso, pieno di dubbi e con la concreta possibilità di ritrovarsi a fissare il soffitto alle tre di notte chiedendosi “ma chi me l’ha fatto fare?”.Per questo motivo, quando uno scrittore annuncia con orgoglio l’uscita del proprio libro, ci sono alcune frasi che sarebbe meglio evitare. Non per cattiveria, spesso. Più che altro per sopravvivenza sociale.   “C’è un refuso qui” Questa frase viene pronunciata quasi sempre con l’entusiasmo di un detective che ha finalmente risolto il caso. Il problema è che lo scrittore quel refuso lo scoprirà comunque.Tra circa sei mesi.Alle 2:17 del mattino.Aprendo casualmente il libro in una pagina qualsiasi. E da quel momento non vedrà più la trama, i personaggi o le recensioni positive. Vedrà solo quella “h” di troppo. Gigante. Minacciosa. Immortale. La verità è che nessun autore, nemmeno Jane Austen o Alessandro Manzoni, è mai riuscito a sfuggire completamente ai refusi. Ma farlo notare cinque minuti dopo l’uscita del libro ha la stessa delicatezza emotiva di urlare “hai una macchia” durante un matrimonio. “Ah… ma quindi adesso sei ricco?” No.Ripetiamolo insieme: no. La convinzione che pubblicare un libro trasformi automaticamente una persona in una specie di mix tra Stephen King e un magnate immobiliare è una delle grandi illusioni moderne.La realtà è molto meno glamour: lo scrittore medio controlla compulsivamente le classifiche Amazon ogni sette minuti e festeggia le prime tre copie vendute come se avesse vinto il Nobel. “Tanto ormai pubblicano tutti” Frase che produce negli autori lo stesso effetto di una forchetta sul piatto. Dietro un libro ci sono mesi — a volte anni — di lavoro, revisioni, crisi esistenziali, capitoli cancellati e dialoghi riscritti quaranta volte.Dire “pubblicano tutti” a uno scrittore appena uscito è un po’ come guardare una maratona e commentare: “Vabbè, correre possono farlo tutti”. Sì, teoricamente. Poi però c’è chi arriva al traguardo e chi sviene al chilometro tre. “Quando fai il film chiamami!” Lo dicono sempre ridendo. Sempre.Ed è incredibile come ogni autore, in quel momento, debba fingere di ridere a sua volta mentre dentro di sé sta già scegliendo quale antagonista del thriller usare come ispirazione. Anche perché chi scrive, dopo la pubblicazione, non sogna subito Netflix.Sogna recensioni senza errori grammaticali e amici che comprino il libro senza chiedere il PDF gratis. “Io avrei voluto scrivere un libro, ma non ho tempo” Traduzione emotiva percepita dall’autore:“Potrei fare quello che fai tu, solo che ho di meglio da fare.” Chi scrive trova il tempo come si trova il Wi-Fi in montagna: con fatica, disperazione e una certa dose di fede.Scrivere significa rubare ore al sonno, ai weekend, alle serie TV e talvolta anche alla propria sanità mentale. Non è questione di tempo. È questione di ossessione.       Scopri Land Magazine admin Maggio 28, 2026 5 cose da non dire a chi ha appena pubblicato un libro Read More admin Maggio 26, 2026 Dal dark fantasy alla magia del Salone: Artemisia Nocturne conquista Torino con il suo debutto da autrice Dal cuore della Sicilia ai corridoi affollati del Salone Internazionale del Libro di Torino: per Artemisia Nocturne, autrice dark fantasy romance, la prima esperienza da scrittrice alla manifestazione è stata Read More admin Maggio 26, 2026 Galà G.E.T. 2026 al Teatro Colosseo di Torino: Giulio Base riceve il Premio Gian Mesturino Il grande spettacolo delle arti performative torna protagonista a Torino con il nuovo appuntamento del Galà dei G.E.T. – Germana Erba’s Talents, in programma giovedì 28 maggio 2026 alle ore Read More admin Maggio 26, 2026 Neil Young Day 2026 a Castelnuovo Rangone: il mito del “Loner” rivive al Parco John Lennon Sabato 13 giugno 2026 il cuore della provincia modenese tornerà a battere al ritmo di chitarre acustiche, assoli elettrici e atmosfere senza tempo con il ritorno del Neil Young Day Read More Oriana Turus Maggio 26, 2026 “Letterbox” inglesi: simboli, appartenenza e regnanti A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Maggio 25, 2026 Monica Sauna incontra i lettori ad Alba: firmacopie per “Il futuro è ancora tutto da scrivere” La scrittura come rinascita, il coraggio di ricominciare e la forza dei sentimenti saranno al centro dell’incontro con Monica Sauna, protagonista di un evento speciale dedicato ai lettori il prossimo Read More admin Maggio 25, 2026 Lorenzo Foschi presenta “Lathar (Zero)” al Grande Evento Libri di Tino di Finalborgo La narrativa fantasy e fantascientifica italiana sarà protagonista il prossimo 29 maggio a Finalborgo (SV), in occasione del Grande Evento Libri di Tino di Finalborgo, che ospiterà la presentazione del Read More admin Maggio 25, 2026 Nelli B. protagonista al Street Festival di San Giovanni Rotondo: presentazione libri, talk Young Adult e firmacopie Il prossimo 30 maggio, nell’ambito dello Street Festival, sarà ospite l’autrice best-seller Nelli B., protagonista di un incontro dedicato al mondo della narrativa Young Adult e romance, con presentazione dei Read More admin Maggio 25, 2026 Land Editore in tour: un fine settimana di eventi tra Liguria, Piemonte e Puglia con Lorenzo Foschi, Monica Sauna e Nelli B. 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“Letterbox” inglesi: simboli, appartenenza e regnanti

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui Si è sempre saputo che, oltre alle cabine telefoniche, ai bus rossi a due piani e ai taxi neri dal design ovaleggiante, un altro simbolo cha caratterizza non solo Londra, ma tutta l’Inghilterra, sono certamente le cassette postali. Di varie misure e modelli si trovano ovunque, in ogni angolo, anche quello più nascosto. Da quelle “incastonate” nel muro, a quelle appese a un palo, alle altre più classiche interrate, hanno in comune il colore e una simbologia a cui non avevo fatto mai troppo caso finora, ma che risulta interessante e, una volta scoperta, impossibile da ignorare. E se vi dicessi che è possibile capire l’anno o comunque il periodo in cui è stata installata una determinata cassetta postale? Ogni letterbox, oltre alla targhetta con i giorni e gli orari di ritiro della posta, presenta delle sigle in rilievo che, se osservate da vicino e con attenzione, si nota essere tutte diverse. C’è lo stampo della corona e attorno a esso ci sono le inziali dei regnanti che stabiliscono, appunto, il periodo in cui la cassetta postale è stata installata. Ce ne sono alcune che risalgono addirittura al regno della regina Vittoria, questo significa che sono in assoluto le più antiche tra quelle presenti oggi. Breve guida (anche fotografica) dei diversi simboli in rilievo presenti sulle cassette postali: VR – Regina Vittoria: 1837-1901 E VII R – Edoardo VII: 1901-1910 GR – Re Giorgio V: 1910-1936 E VIII R – Edoardo VIII: 1936 G VI R – Giorgio VI: 1936-1952 E II R – Elisabetta: 1952-2022 C III R- Carlo CROWN OF SCOTLAND – solo in Scozia       Scopri Land Magazine admin Maggio 24, 2026 Quanto ne sai davvero di Lady Oscar? Il quiz che mette alla prova i veri Millennial Ci sono due tipi di persone al mondo: chi ha visto Lady Oscar… e chi è stato emotivamente cresciuto da Lady Oscar.Perché diciamolo: questo non era un semplice cartone animato. Read More admin Maggio 23, 2026 Una giornata con Jane Austen: tra romanzi perduti, retelling scintillanti e il sogno di un book club a Beinasco C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel vedere un tavolo pieno di libri dedicati a Jane Austen nel 2026. Un po’ come trovare una tazza di tè ancora calda dopo una Read More Alessia Cannizzaro Maggio 23, 2026 Off Campus e il ritorno dei Golden boy C’è stato un momento, negli ultimi anni, in cui il romance mainstream ha iniziato a convincersi che per essere interessante dovesse necessariamente parlare di amori tossici, oscuri, distruttivi, persino estremi. Read More Silvia Dal Cin Maggio 22, 2026 RED FLAGS E LIBRI PER RAGAZZI Le red flag sono segnali d’allarme: comportamenti, atteggiamenti o dinamiche che indicano che una relazione, anche all’inizio, potrebbe diventare tossica, dannosa o sbilanciata. Non sono prove di reato, ma sono Read More admin Maggio 21, 2026 Flan di asparagi: la ricetta elegante amata nella cucina piemontese, tra storia e sapori di Cavour Gli asparagi sono tra gli ingredienti simbolo della primavera italiana, protagonisti di piatti raffinati e delicati. Tra le preparazioni più amate della tradizione del Piemonte spicca il flan di asparagi, Read More Silvia Dal Cin Maggio 21, 2026 ESSERE NERD È MERAVIGLIOSO (e non è vero che non si trova un fidanzato) Ho letto con curiosità DATING AND DRAGONS, di Kristy Boyce, edito nella versione italiana da Giunti, traduzione di Mathilde Bonetti. Si tratta di una storia 14+, catalogata Teen, ma ammetto Read More admin Maggio 19, 2026 “Cold land” conquista il Salone del Libro di Torino: grande partecipazione per la presentazione dell’antologia crime curata da Claudio Secci Il gelo copre tutto. La verità no.Con questo slogan potente e suggestivo, Cold Land – Racconti dalle terre del delitto ha conquistato il pubblico del Salone Internazionale del Libro di Read More Elisabetta Maggio 19, 2026 LIBRI RIBELLI – Niente narratore, solo lettere e messaggi Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO ✉️ La magia dei romanzi epistolari: quando la storia passa attraverso le lettere C’è qualcosa di magicamente intimo nelle lettere. Read More Silvia Dal Cin Maggio 18, 2026 ALLEGORIA E LIBRI PER RAGAZZI Spieghiamolo in modo semplice: Allegoria è quando racconti una storia concreta per dire qualcosa d’altro di più astratto. In pratica, la storia ha due livelli: Livello letterale: la trama, i Read More Silvia Dal Cin Maggio 17, 2026 QUANDO ESSERE TROPPO SENSIBILI PUÒ ESSERE UN VANTAGGIO RECENSIONE di “LO SGUARDO DI LUCY”, Erin Stewart, Giunti Lucy è sensibile. Molto. Troppo. Riesce a sentire le emozioni di chi la circonda e ne viene travolta. Le è successo Read More

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ESSERE NERD È MERAVIGLIOSO (e non è vero che non si trova un fidanzato)

Ho letto con curiosità DATING AND DRAGONS, di Kristy Boyce, edito nella versione italiana da Giunti, traduzione di Mathilde Bonetti. Si tratta di una storia 14+, catalogata Teen, ma ammetto che l’ho adorata, pur avendo un’età, ehm, decisamente superiore! Quinn e Logan sono due adolescenti decisamente nerd, che si conoscono quando lei cambia città e scuola. Grazie alla stessa passione per D&D, allo zampino di una nonna irresistibilmente impicciona e alle partite in diretta social… scopriranno che certe regole sono fatte per essere infrante. Questa storia per ragazzi non è solo romance, ma è una dichiarazione d’amore a D&D e ai Giochi di ruolo. In più, dimostra in modo semplice e avvincente come possano esistere amicizie e amori sani e altri decisamente tossici. Si parla sì di amore, ma si parla moltissimo anche di amicizia e di famiglia. Questa è sicuramente una storia in cui i teenager potranno riconoscersi e dalla quale potranno prendere spunto per divertimenti sani, intelligenti e “sfidanti”. Super consigliato! Potete recuperare anche l’altro volume già pubblicato, “Dungeons and drama”! Io lo farò di certo!

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Eurovision: l’ennesimo flop di cui eravamo già a conoscenza

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui Perché il motto “United by music” non vale più.  Da qualche anno a questa parte, la storia è sempre la stessa.  Un’eterna lotta tra il voler guardare l’Eurovision perché è il festival del trash e il non volerlo guardare per quegli odiosi e odiati meccanismi che escludono nazioni ma lasciano partecipare altre e poi si nascondono dietro il motto “United by music”. Okay, tanto vale ammetterlo, anche questa volta noi della redazione ci siamo lasciate prendere dalla curiosità e pure dalla voglia di vedere un po’ di immagini proiettate di Vienna, città che merita sempre di essere nominata. Abbiamo seguito – chi più chi meno – tutte e tre le serate ed è per questo che, nonostante nessuna di noi sia una critica né esperta musicale, ci permettiamo di spendere due parole sull’evento.  Non era tra i più attesi, questo va detto. Con cinque nazioni in meno e un’atmosfera generale per nulla allegra, le premesse non erano delle migliori. E il sentore che, anche questa volta, dietro a tutto ci sia più un gioco politico che una valorizzazione alla musica, si percepiva dal minuto uno. Già dalla prima serata, infatti, si è notato un calo nelle performance, i presentatori hanno fanno di tutto per tenere alti gli standard e gli animi,  il pubblico presente sembrava tutto sommato apprezzare, ma in sottofondo c’era quella costante sensazione che  ci fosse qualcosa che non funzionava. E sapete cos’era? La divisione netta tra chi sta da una parte e chi dall’altra. E per quanto si possa tentare di far passare il messaggio di “United by music”, non ci si riesce. Perché non è più così. È tutto studiato, tutto piatto, tutto fondamentalmente sbagliato. E si capisce. Siamo tutti divisi e non c’è musica o canzone che tenga. In un momento così delicato e difficile come quello che stiamo vivendo a livello globale, il punto fondamentale dell’Eurovision, che dovrebbe essere la musica, viene meno. Ed è inutile che ci si appigli ai gusti personali, perché quelli valgono fino a un certo punto. Il livello era basso, qualcuno ha osato ma non è stato premiato, altri che si avrebbero meritato molto di più, si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Speriamo almeno che si rifacciano fuori da questo contest ormai senza controllo. Ma, parlando di canzoni, che sono poi la parte principale e fondamentale in tutto questo, va detto che alcune performance sono state notevoli. Quella della cantante australiana, per esempio. Possiamo discutere sulla canzone, che può piacere oppure no, ma la voce e la tecnica della cantante erano impressionanti e, se davvero ci si fosse basati su questo, avrebbe dovuto vincere lei.  Chapeau.  L’Italia si piazza al quinto posto e noi non sappiamo nemmeno se essere fiere o no di quella posizione dato che già la canzone non è che fosse la nostra preferita, ma per amore della patria diciamo che va bene così. Esibizione che dal voler essere forse patriottica, è risultata trash e stereotipata al massimo e lui, comprensibilmente commosso ed emozionato (perché arrivare all’Eurovision è comunque tanta roba), non è stato abbastanza incisivo. Peccato. Non che credevamo potesse vincere (okay, forse un po’ sì), però in fondo Sal ci sta pure un po’ simpatico, per cui teniamo alto il nome dell’Italia accussì.  Dopo Sam Rider lo United Kingdom finalmente manda non solo una canzone decente, ma pure un performer di tutto rispetto (abbastanza folle da piacerci un sacco) e riesce comunque ad arrivare all’ultimo posto. E dico che non è giusto. E so che – una di noi – è un po’ di parte perché l’Inghilterra è la sua seconda casa, però  non se lo meritava proprio.  Povero Sam Battle (sì, un altro Sam) in arte Look Mum No Computer. Solo il nome scelto è tutto un programma! Ma diciamo che la classifica è stata tutta un po’ strana, oseremmo dire che i voti siano arrivati a casaccio, ovviamente non possiamo saperlo con certezza, però la sensazione resta. In tutto questo la Grecia si presenta con un brano accattivante cantato da un personaggio che è un mix tra Dargen D’amico e Käärijä ed è subito Carnevale di Rio a Vienna, l’austriaco osa con un brano dance che è uguale a Satisfaction di Benny Benassi, ma non importa. Il pubblico si esalta lo stesso. La Moldavia e la Lituania presentano brani europei, su quello che davvero significa unione tra popoli e, niente, non è abbastanza. Israele, tra i fischi, si piazza al secondo posto dopo il voto popolare.  La canzone era certamente meglio di altre, ma sarà bastato quello a farla volare tanto in alto?  Il dubbio, purtroppo, resta.  E abbiamo tutti un po’ il dente avvelenato. Alla fine la Bulgaria riesce a scamparla, giuria e popolo sono più o meno concordi e vince con una canzone che, secondo noi, è già un tormentone estivo da ascoltare e ballare nei peggiori bar della riviera romagnola.  In sostanza questo Eurovision è stato poco europeo, poco United, poco trash, poco seguito e molto molto criticato. Cosa salviamo? Il medley di canzoni degli Eurovision passati. “Nel blu dipinto di blu” è risultata la canzone più conosciuta e cantata di tutte le edizioni. E sentire il pubblico intonare in coro “Volare oh oh…” è stato emozionante, forse l’unico momento in cui davvero ci si è sentiti uniti tramite la musica.  Peccato che, almeno per ora, non basta una canzone a placare gli animi. Speriamo, comunque, in una competizione futura migliore. Scopri Land Magazine Oriana Turus Maggio 17, 2026 Eurovision: l’ennesimo flop di cui eravamo già a conoscenza A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Maggio 13,

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Perché Piangiamo Guardando i Vecchi Cartoni Disney? La Spiegazione Scientifica della Nostalgia

Non stai piangendo per Simba. Stai piangendo per te stesso. Esiste un momento molto specifico nella vita adulta in cui il cervello decide di sabotarti emotivamente. Succede magari di notte, mentre scorri video a caso e compare una scena di The Lion King. Due minuti dopo sei immobile sul divano con gli occhi lucidi, devastato psicologicamente da un leone animato uscito trent’anni fa. La parte più assurda è che razionalmente sai perfettamente cosa sta succedendo. Conosci la scena, conosci la musica, conosci perfino ogni battuta. Eppure il cervello reagisce comunque come se avesse appena ricevuto un pugno emotivo in pieno petto. Questo perché la nostalgia non è semplicemente “ricordare qualcosa con affetto”. Dal punto di vista neuroscientifico è un processo molto più potente e sofisticato. Quando rivediamo un film dell’infanzia, il cervello non recupera soltanto immagini o dialoghi: riattiva interi stati emotivi legati al periodo della vita in cui quei ricordi si sono formati. In pratica, quando guardavi Toy Story da bambino, il cervello non stava registrando soltanto Woody e Buzz Lightyear. Registrava contemporaneamente il contesto emotivo completo: il pomeriggio dopo scuola, il divano di casa, la sensazione di sicurezza, l’odore della cena dalla cucina, i tuoi genitori ancora giovani, la percezione che il tempo fosse infinito e che il problema più grande della tua esistenza fosse trovare le pile del Game Boy. Cosa succede nel cervello quando arriva la nostalgia   Quando anni dopo rivedi quelle immagini, si attivano diverse aree cerebrali legate alla memoria autobiografica e all’elaborazione emotiva. L’ippocampo recupera i ricordi, mentre l’amigdala attribuisce loro il peso emotivo. Ed è qui che avviene il piccolo collasso psicologico. Per il cervello, infatti, ricordare intensamente un’emozione e riviverla non sono processi completamente separati. Alcuni circuiti neurologici si riattivano davvero. Ecco perché certe scene producono effetti fisici concreti: nodo alla gola, pelle d’oca, occhi lucidi, malinconia improvvisa. Tecnicamente sei un adulto che deve pagare bollette e rispondere alle mail. Neurologicamente sei di nuovo un bambino seduto troppo vicino alla TV. La musica amplifica tutto in modo spaventoso. Le colonne sonore Disney sono costruite per creare associazioni emotive potentissime attraverso ripetizione melodica, armonie semplici e memoria musicale. Per questo bastano poche note per distruggere completamente la tua stabilità emotiva. Alan Menken e Hans Zimmer, di fatto, hanno contribuito più loro alle crisi esistenziali dei trentenni che l’intero mercato immobiliare. Da adulti quei film diventano più tristi La vera tragedia è che crescendo iniziamo finalmente a capire i film che da piccoli guardavamo senza filtri. La morte di Mufasa in The Lion King da bambini era semplicemente “la scena triste”. Da adulti invece comprendiamo il trauma della perdita, il senso di colpa, il peso delle aspettative familiari e la paura di restare soli. Improvvisamente quel cartone con i suricati che cantano diventa una riflessione esistenziale sulla mortalità. Pixar ha trasformato questo meccanismo in arte scientifica. Up, ad esempio, comprime amore, invecchiamento, perdita e fallimento dei sogni in pochi minuti. Il cervello reagisce così intensamente perché riconosce quei temi come universali. Non importa aver vissuto esattamente quella storia: basta riconoscere l’idea del tempo che passa. Ed è proprio il tempo il vero protagonista della nostalgia. La nostalgia è una macchina del tempo emotiva I vecchi cartoni ci fanno piangere perché sono prove concrete del fatto che siamo cambiati. Il film è identico. Simba non è invecchiato di un giorno. Woody continua a parlare allo stesso modo. Ma noi sì. E il cervello percepisce questo contrasto in maniera profondissima. Quando riguardiamo questi film non stiamo soltanto osservando una storia. Stiamo confrontando due versioni di noi stessi: quella che guardava quel cartone da bambino e quella che oggi lo guarda con decine di esperienze, paure e perdite in più. In altre parole, non piangiamo davvero per Toy Story 3 o per The Lion King. Piangiamo perché quei film riescono a farci sentire, anche solo per pochi minuti, la distanza enorme tra chi eravamo e chi siamo diventati. E il cervello, davanti a questa consapevolezza, reagisce nel modo più umano possibile: si commuove.   Scopri Land Magazine admin Maggio 11, 2026 10 motivi che rendono Torino la vera capitale italiana del libro C’è chi pensa subito a Milano per l’editoria e chi guarda a Roma per la cultura istituzionale. Poi però arrivi a Torino, entri in una libreria alle 10 del mattino Read More Alessia Cannizzaro Maggio 9, 2026 “NON È UN PAESE PER SINGLE”, UNA ROM-COM CHE FUNZIONA Con Non è un paese per single, Prime Video sembra finalmente aver trovato la formula giusta per adattare il romance italiano contemporaneo senza snaturarlo. Tratto dal bestseller di Felicia Kingsley, Read More Elisabetta Maggio 8, 2026 LIBRI RIBELLI – Appunti, diari, schemi: forme narrative oltre il testo Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO 📓 Narrativa epistolare: libri che diventano diari, appunti, ricordi Ci sono libri che non si accontentano di raccontare una storia: Read More admin Maggio 8, 2026 Salem oggi: turismo, marketing e mito Oggi Salem è una meta turistica internazionale. Migliaia di visitatori ogni anno passeggiano tra musei, negozi a tema e attrazioni legate alla stregoneria. Ma dietro questo successo si nasconde una Read More admin Maggio 7, 2026 Il business della paura: chi guadagnava dai processi alle streghe? I Processi alle streghe di Salem sono spesso raccontati come una tragedia guidata dalla paura e dall’ignoranza. Ma c’è un aspetto meno discusso – e decisamente più scomodo – che Read More admin Maggio 6, 2026 Gli eventi Land Editore del 7 e 8 maggio: libri, incontri e storie da vivere Due giornate dedicate alla narrativa contemporanea, alla passione per la lettura e all’incontro con le autrici. Il 7 e l’8 maggio, Land Editore sarà protagonista di una serie di appuntamenti Read More admin Maggio 5, 2026 Presentazione libro “Loser Girl (Quasi per caso, l’amore)” di Fabrizia Ierace a Cermenate: evento l’8 maggio La scrittrice Fabrizia Ierace presenta il suo nuovo romanzo “Loser Girl (Quasi per caso, l’amore)” in un appuntamento imperdibile per gli amanti della narrativa contemporanea. L’evento si terrà

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