Settembre 2026

Teresina Tua, la violinista prodigio che conquistò l’Europa: storia della “fata del violino”

Nella seconda metà dell’Ottocento, quando una ragazza che desiderava dedicare la propria vita alla musica doveva ancora fare i conti con un mondo costruito quasi interamente intorno alle carriere maschili, una giovanissima piemontese cominciò a percorrere l’Europa con un violino tra le mani. Si chiamava Teresina Tua, veniva da Torino e possedeva quel genere di talento che rende molto difficile, persino a una società poco incline a concedere spazio alle donne, fingere di non vedere. La sua storia attraversa i salotti dell’aristocrazia europea, le grandi sale da concerto, gli incontri con alcuni dei protagonisti della cultura musicale dell’Ottocento e una stagione nella quale il virtuoso era qualcosa di più di un interprete: era una celebrità internazionale. Teresina Tua riuscì a entrare in quel mondo giovanissima, diventando una delle violiniste italiane più conosciute della propria epoca. Eppure oggi il suo nome, fuori dagli ambienti specialistici, dice molto meno di quanto dovrebbe. Chi era Teresina Tua: una bambina cresciuta con il violino   Teresa Tua, conosciuta soprattutto come Teresina Tua, nacque a Torino nel 1866. La musica entrò nella sua vita prestissimo: suo padre, Giuseppe Tua, era violinista e fu proprio nell’ambiente familiare che la bambina cominciò a familiarizzare con lo strumento destinato a trasformarsi nella sua professione. La precocità, nel suo caso, non sarebbe rimasta a lungo confinata nell’ambito domestico. Teresina mostrò infatti capacità abbastanza evidenti da indirizzare la famiglia verso una formazione musicale di alto livello e da trasformare quella che avrebbe potuto essere l’educazione artistica di una ragazza borghese in una vera prospettiva professionale. Era una differenza tutt’altro che secondaria. Nell’Ottocento le donne potevano certamente studiare musica e, soprattutto negli ambienti più agiati, saper suonare uno strumento faceva parte delle competenze considerate appropriate per una giovane beneducata. Diventare una musicista professionista era però un’altra faccenda. Significava esibirsi pubblicamente, viaggiare, ricevere compensi, sottoporsi al giudizio della critica e rivendicare implicitamente il diritto di occupare uno spazio pubblico che non sempre veniva riconosciuto alle donne con la stessa naturalezza riservata agli uomini. Teresina lo fece quando era ancora poco più che una bambina. Gli studi a Parigi e l’inizio di una carriera internazionale La formazione della giovane violinista proseguì a Parigi, una delle capitali musicali europee dell’epoca. Il passaggio dalla Torino postunitaria alla scena parigina permette di comprendere immediatamente l’ambizione del percorso che si stava costruendo intorno a lei: Teresina non veniva preparata semplicemente a diventare una buona esecutrice, bensì una concertista. Il talento precoce le consentì di ottenere rapidamente attenzione e riconoscimenti, mentre la sua carriera cominciava a svilupparsi secondo una modalità che oggi assoceremmo alle grandi star internazionali della musica classica. Viaggi, tournée, concerti e apparizioni davanti a pubblici differenti contribuirono a costruire intorno alla violinista italiana una reputazione che oltrepassò presto i confini nazionali. Fu in questi anni che iniziò ad affermarsi l’immagine di Teresina Tua come enfant prodige del violino, una giovane donna capace di stupire non soltanto per l’età, ma per la padronanza tecnica e la personalità musicale. Teresina Tua e Giuseppe Verdi: l’incontro tra il Maestro e la giovane violinista Tra gli episodi più affascinanti legati alla giovinezza di Teresina Tua compare anche l’incontro con Giuseppe Verdi. Siamo nel 1882. Teresina ha sedici anni ed è già una musicista dalla formazione sorprendentemente avanzata. Accompagnata dal padre, ha l’occasione di esibirsi davanti al grande compositore italiano. Per una ragazza della sua età, suonare davanti a Verdi significava trovarsi di fronte non semplicemente a un musicista celebre, ma a uno dei simboli culturali dell’Italia appena unificata. Teresina suonò una fantasia tratta da La sonnambula di Vincenzo Bellini. L’episodio è particolarmente significativo perché ci restituisce qualcosa che le date e gli elenchi delle tournée rischiano di nascondere: la straordinaria velocità con cui questa adolescente era entrata nel mondo musicale degli adulti. A sedici anni non stava preparando il proprio debutto in qualche piccolo contesto locale. La sua strada si stava già incrociando con quella delle personalità che avevano costruito la storia musicale del secolo. E quello sarebbe stato soltanto l’inizio. La “fata del violino” che conquistò le sale da concerto europee Negli anni successivi Teresina Tua costruì una carriera internazionale che la portò a esibirsi in numerose città europee. Il suo nome circolò negli ambienti musicali e aristocratici, mentre la stampa contribuì a creare intorno a lei quell’aura quasi fiabesca che spesso accompagnava i grandi virtuosi dell’Ottocento. Non bisogna dimenticare quanto fosse diversa, allora, l’esperienza del concerto. Prima della registrazione musicale, della radio e naturalmente della riproduzione digitale, ascoltare un grande interprete significava necessariamente trovarsi nella stessa stanza con lui. Il virtuosismo aveva quindi qualcosa di irripetibile: esisteva nell’istante dell’esecuzione e poi scompariva. I grandi concertisti viaggiavano proprio per questo. Il pubblico voleva vedere quelle mani prodigiose di cui aveva letto sui giornali, ascoltare dal vivo il musicista di cui parlavano Parigi, Vienna, Berlino o Londra e poter raccontare, successivamente, di essere stato presente. In questo sistema di celebrità ante litteram Teresina riuscì a ritagliarsi uno spazio considerevole. Venne celebrata per la brillantezza dell’esecuzione e per il fascino della propria presenza scenica, al punto che alla sua figura venne associato il soprannome di “fata del violino”. Un’espressione romantica, certamente, ma anche rivelatrice del modo in cui una virtuosa veniva raccontata nell’Ottocento. Per gli uomini il genio poteva essere descritto come forza, tormento, disciplina o grandezza intellettuale; quando il protagonista era una donna, il linguaggio tendeva molto più facilmente a trasformare il talento in grazia, incanto, delicatezza e magia. Dietro quella “fata”, però, c’era una professionista. Essere una violinista donna nell’Ottocento È proprio questo uno degli aspetti che rendono oggi interessante riscoprire Teresina Tua. La sua vicenda non è soltanto la biografia di una bambina prodigio diventata concertista, ma consente di osservare più da vicino la condizione delle donne nella storia della musica dell’Ottocento. Per secoli la storiografia musicale ha costruito il proprio canone soprattutto intorno ai compositori, e il canone dei compositori è stato a sua volta prevalentemente maschile. Le donne sono rimaste spesso ai margini del racconto: interpreti, insegnanti, mecenati, organizzatrici di salotti, compositrici ed esecutrici

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ADOTTARE, COME SI FA?

Se si sceglie di adottare, a cosa si va incontro? In Italia, ad anni di burocrazia, accompagnamento e attesa! Facciamo una rapida ma non esaustiva panoramica. In Italia l’adozione è prima di tutto un percorso giuridico e sociale, intrapreso da una coppia etero sposata da almeno 3 anni o che abbia convissuto almeno 3 anni prima del matrimonio. Viene gestito dal Tribunale per i Minorenni e può essere nazionale (per minori dichiarati adottabili in Italia) o internazionale (per minori stranieri e residenti all’estero). I coniugi devono avere almeno 18 anni e non avere più di 45 anni di differenza con il minore adottando (la differenza viene calcolata dall’età del coniuge più giovane). Tutto inizia quando la coppia presenta la Dichiarazione di Disponibilità presso il Tribunale per i Minorenni. Il giudice incarica poi i Servizi Sociali per tutte le verifiche del caso (capacità genitoriali, stabilità affettiva e economica, motivazioni, ecc). Se la coppia viene considerata idonea, sulla base della relazione dei Servizi Sociali, il Tribunale emette una Dichiarazione di Idoneità. E qui inizia l’attesa, perché non funziona come nei film vintage, in cui la coppia si reca nell’Orfanotrofio e “sceglie” un bambino. Eh no(per fortuna, non siamo mica al supermercato!). Se idonea, la coppia viene chiamata in caso di abbinamento con un minore. Inizia poi io periodo di affidamento preadottivo (almeno un anno) prima che l’adozione diventi effettiva. Sul sito del Ministero della Giustizia (e spesso anche nei siti dei vari Tribunali) ci sono maggiori informazioni: https://www.giustizia.it/giustizia/page/it/come_fare_per_diritti_relativi_a_cittadini_e_famiglia Abbiamo chiesto a Rupa Muolo, la trentaseienne la cui storia ha ispirato il libro per ragazzi “Pragasi”, di Felice Muolo (edito da First Letter editrice) di raccontarci cosa ricorda di quel primo periodo dell’adozione. «Quando sei stata adottata quanti anni avevi? Cosa ti avevano spiegato del processo di adozione? Quando hai saputo che saresti stata adottata e da chi?» «Adottata all’età di 6 anni e mezzo. Da prassi, l’Ente autorizzato, che accompagna e prepara le coppie che iniziano l’iter di Adozione Internazionale, preparano sia la coppia che il minore selezionato e abbinato alla famiglia dopo un percorso lungo, fatto di colloqui, burocrazia e tempi morti di attesa. Sia le famiglie che il minore vengono seguiti, informati passo passo del cammino del percorso adottivo. Al momento dell’abbinamento, sia la coppia che il minore prendono visione di foto l’uno dell’altra. Nel mio caso, io ero stata accompagnata da un nonno all’età di 4 anni presso un istituto, con la promessa di essere data in adozione. L’istituto era coordinato e gestito da Suore. Quindi tutte le informazioni preliminari mi sono state date dalla Suora Madre. Successivamente seguita dai referenti in loco dell’Ente in continua collabo Rupa ci ha inviato anche un suo pensiero, che vogliamo condividere con tutti voi: Tu sei adozione. Troppo banale amico. Io sono adozione e tormento. Perdono e rabbia. Nascita e rinascita. Libertà e appartenenza. Radici e rotte da inseguire. Sono amore e odio. Sono ragù e tandoori. Sono foglia secca e germoglio. Sono erbivora e mediterranea. Sono soldo di cacio e dahl indiano. Sono figlia di e dall’identità della fenice, nata per nascere, morire e risorgere. Sono chi non so di essere. Sono chi non avrei immaginato di essere. Sono chi ha scelto di essere questo niente che sono.

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Retelling e curiosità

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui NARCOLEPSY è il titolo scelto per il retelling de “La bella addormentata”, del resto come altro avrei potuto giustificare la questione sonno in cui Aurora cade a causa di un incantesimo? Nessuna strega cattiva in questa storia, piuttosto c’è una zia rancorosa e impicciona che propone intrugli davvero discutibili alla povera nipote, ignara a volte del suo essere cavia e vittima sacrificale di beghe familiari mai risolte. Tornando alla storia, i protagonisti, a cui ho lasciato i nomi originali, sono Aurora e Filippo, rispettivamente paziente e medico. Lei soffre fin da bambina di narcolessia, che, come molti già sapranno, è una malattia neurologica che può diventare invalidante, che porta chi ne soffre ad avere improvvisi colpi di sonno e ad addormentarsi in maniera frequente in qualunque circostanza, e durante una qualsiasi attività. Lui è il medico, specialista del sonno, che l’ha in cura. Un principe non a cavallo ma in camice bianco. L’unico che può aiutarla a uscire, almeno in parte, dal tunnel. Però, ecco, la narcolessia mi è sembrata l’unica soluzione possibile per questo retelling. Non essendo un fantasy la figura delle tre fate è venuta meno. Qui ci sono tre splendide amiche che accompagnano Aurora a tutte le visite mediche, ma anche al karaoke, perché in fondo un po’ di divertimento non guasta. Il loro è un #instantlove e come tutte le favole che si rispettano, c’è il lieto fine. Ecco, dunque, come tutto torna: le scelte fatte scrivendo questa storia non sono casuali, ma studiate nei minimi dettagli.  Ora non mi resta che augurarvi una buona lettura assieme ad Aurora, la sua narcolessia, Filippo e le finte Spice Girl (ma senza Geri). Scopri Land Magazine admin Aprile 16, 2026 La vera causa dei processi di Salem: isteria, politica o vendetta? I Processi alle streghe di Salem continuano a essere uno dei misteri più discussi della storia. Perché una comunità arrivò ad accusare, processare e giustiziare i propri membri sulla base Read More Elisabetta Aprile 15, 2026 Correggere la bozza di FIVE Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO Tra le Righe di FIVE: la mia esperienza come correttrice di bozze Ho avuto il privilegio di immergermi nelle pagine Read More admin Aprile 14, 2026 ✨ La scrittura in giallo delle donne: l’esperienza di Arianna Ciancaleoni a Roma Read More Cristina Ferri Aprile 14, 2026 10 COSE CHE NON SAI SU SISSI Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui 10 COSE CHE NON SAI SU SISSI La figura della principessa Sissi è amata in tutto il mondo, ma quanti Read More Silvia Dal Cin Aprile 12, 2026 PRE ADOLESCENZA E NECESSITÀ DI “FUGGIRE DALLA REALTÀ” Se hai a che fare con un preadolescente o sei un preadolescente, capirai benissimo questa frase: HO BISOGNO DI STARE UN PÒ DA SOL*. È una fase naturale del loro Read More admin Aprile 9, 2026 Perché la maggior parte delle “streghe” erano donne? Quando si osservano i Processi alle streghe di Salem, emerge un dato evidente: la stragrande maggioranza degli accusati erano donne. Una coincidenza? Tutt’altro. Dietro questa realtà si nasconde un intreccio Read More admin Aprile 8, 2026 Recensione di The Dirty Truth di Winter Renshaw: un romance raffinato che alza l’asticella Ammettiamolo: nel vasto mondo dei romance contemporanei, trovare uno stile davvero curato è un po’ come trovare parcheggio sotto casa il sabato sera. Possibile… ma raro. Ecco perché The Dirty Read More admin Aprile 8, 2026 Romance Book Party 2026 a Napoli: il grande evento internazionale dedicato alle storie d’amore torna alla Mostra d’Oltremare Napoli si conferma capitale della cultura e della narrativa romantica con la seconda edizione del Romance Book Party 2026, in programma il 6 giugno presso il Palazzo dei Congressi della Read More Silvia Dal Cin Aprile 8, 2026 SEGNALAZIONE NUOVA USCITA Nuova uscita 8+, collana UAO Letture Intermedie, Gallucci. Lello e Giulia sono inseparabili. Lui, però, è un amico immaginario e questo non piace affatto alla mamma della bambina. Un giorno, Read More Silvia Dal Cin Aprile 8, 2026 Segnalazione nuova uscita Giunti ­Il regno verde – Cornelia FunkeGiunti EditoreCollana Le strennePagine 192Prezzo € 19.90In libreria 25 marzo 2026Età di riferimento dai 9 anniLa pluripremiata autrice torna con una storia sulla natura, l’ambiente, i fiori, i frutti e Read More

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