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La cuffietta: da Jane Austen a Elizabeth Gaskell

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Passeggiare senza l’ombrellino, uscire senza la cuffietta o senza chaperon, o entrambe le cose, essere cacciate da una casa senza nemmeno essere accompagnate da una carrozza privata, declinare inviti mondani o giocare con il cibo a tavola sparpagliandolo ovunque erano solo alcune di quelle che venivano ritenute “una grave infrazione del ton”, ma vediamo insieme cos’era la cuffietta e come veniva utilizzata nell’Ottocento. La cuffietta Di lino, ornata di pizzi e merletti, qualsiasi dama rispettabile veniva vista con una cuffietta sulla testa. I nipoti di Jane Austen ci dicono che sua zia era solita indossarla frequentemente. Jane vedeva la cuffietta come un simbolo di libertà personale: libertà di coprire i capelli sporchi se non si aveva voglia di lavarli; libertà di uscire senza impiegare ore in acconciature elaborate. Da simbolo di libertà a rottura degli schemi. Margaret, la protagonista di Nord e Sud di Elizabeth Gaskell, davanti a una scena di grande tensione emotiva si strappa la cuffia con le mani per poter ascoltare meglio. Quel pezzo di stoffa diventa la barriera che le impedisce di ascoltare, di prendere parte agli eventi. Il signor Thornton è in cima alle scale, davanti a una folla imbestialita di operai in sciopero, e quel gesto all’apparenza sciocco e frivolo, di togliersi la cuffietta, diventa un simbolo di ribellione. Margaret non vuole rimanere in casa, al riparo dagli eventi. Vuole essere parte attiva, non può volgere lo sguardo dall’altra parte. Lei è una donna e, in quanto tale, chiede di non essere messa in un angolo a fare da tappezzeria.

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Errori da non commettere nelle relazioni (seguendo Jane Austen)

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE Vi frequentate da poco, lui non ci pensa minimamente a mettere la fede al dito, e tu non hai alcuna voglia di perdere la tua indipendenza né tantomeno le tue abitudini. Ma come comportarsi davanti ad alcune situazioni di tentennamento in cui lui sembra volersi prendere gioco di te? Jane Austen, in un’epoca così lontana dalla nostra, ci parla di relazioni, e ci presenta alcuni elementi che possono rivelarsi tossici quali una prima impressione sbagliata o il non sapere ciò che si vuole. Prima impressione sbagliata Un abito scelto con cura, quel paio di tacchi scomodi ma tuttavia favolosi che tieni chiusi nella scatola per paura di sciuparli, un buon profumo e il giusto taglio di capelli possono senza dubbio essere un ottimo requisito per fare una buona impressione al primo appuntamento. Persino Marianne è indecisa su quale abito di mussola indossare… Tuttavia, l’aspetto estetico non basta per definire una persona, così come “il sentito dire”. Non possiamo precluderci una conoscenza ancora prima di aver passato una serata insieme a qualcuno. Il basarsi sulla storia raccontata da una nostra amica o da un certo Tal de Tali non può essere sufficiente. L’unico risultato che si ottiene è quello di un quadro errato della persona che abbiamo davanti. Lo sa bene Lizzie, la quale forma nella mente un profilo di Darcy del tutto sbagliato. Dunque, perché distruggere tutto e fermarci alla prima impressione? Non sapere ciò che si vuole L’appuntamento è andato bene, sei emozionata e non sai se vi rivedrete. Ma forse dopo tanti anni passati a cercare la persona giusta adesso hai il terrore di rinunciare alla tua indipendenza. Non sapere ciò che si vuole è senza dubbio il primo errore nel quale si può cadere all’inizio di una relazione. Vediamo Jane Austen, ad esempio. Edmund non sa chi corteggiare, e questo produce un unico risultato: quando si trova davanti la ragazza che gli piace sul serio, non viene creduto. Frivolezza nei rapporti Il bel Willoughby accantona l’inizio di una conoscenza solo per vanità ed egocentrismo. Dopotutto Marianne la conosce da poco, con lei si è divertito, ma adesso basta: è ora di guardare al futuro, e l’incontro con una donna più ricca, dunque meno “complicata” di lei gli fa accantonare la relazione. Risultato: una volta raggiunto il suo obiettivo, si rende conto di aver buttato alle ortiche una relazione che avrebbe potuto anche divenire importante. L’ascolto delle malelingue Se non vuoi gettarti sul letto in preda ai singhiozzi come la povera Marianne o chiuderti in camera come Anne Elliot per paura di incontrare la persona che ti sei fatta sfuggire a causa della persuasione allora smettila di ascoltare il giudizio degli altri. Ti fa stare bene? Al diavolo le malelingue.

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Scrivere per diverse età

Non è un caso che molto spesso chi scrive per ragazzi non scriva per adulti, oppure che chi scrive per bambini a volte scriva anche per ragazzi. Perché? Essenzialmente perché scrivere per diverse fasce d’età impone scelte di stili diversi, linguaggio, formato, lunghezza… insomma si tratta proprio di scritture MOLTO diverse. Nell’articolo di oggi vorrei focalizzarmi sulle caratteristiche di un buon libro per RAGAZZI, ovvero quella fascia che va dai 9 ai 12 anni. Sebbene spesso si consideri “letteratura per ragazzi” tutto ciò che è dedicato ai non-adulti, questo termine generico contiene tanti e diversi sottogeneri. Se vogliamo fare una divisione “di massima” potremmo pensare a quattro gruppi: Già solo guardando questa divisione, possiamo facilmente comprendere come scrivere per un bambino di 2 anni, uno di 8, un ragazzino di 12 e un ragazzo di 16 sia ovviamente molto diverso. Concentriamoci per oggi nella fascia pre-teen, dei pre adolescenti, i ragazzini che finiscono la scuola elementare e frequentano le scuole medie. Leggendo le trame dei libri a loro dedicati, sfogliandone le pagine, analizzando le scritture degli autori più acclamati, troviamo dei punti in comune: Leggendo questo elenco allora è chiaro che un ritmo troppo lento, un personaggio troppo distante dal target, un linguaggio troppo infantile o troppo difficile, illustrazioni troppo invadenti, un finale banale o con la morale esplicita, una copertina poco accattivante… sono dei NO assicurati alla lettura da parte dei ragazzi. Facciamo allora un piccolo gioco. Vi metto qui un elenco di 5 titoli pubblicati da poco e la trama in breve. Sapete individuare l’unico scritto per ragazzi? Avete capito qual è il libro per ragazzi? PS. Presto vi parleremo di nuove uscite per ragazzi, nella nuova collana S.E.PT. edita da Fiest Letter editrice!

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“Un vecchio Darby e la sua Joan”: tradurre letteralmente o adattare?

Tradurre non è mai un semplice esercizio di equivalenza linguistica. Ogni parola porta con sé un mondo di immagini, valori e riferimenti culturali.Un esempio perfetto è l’espressione inglese “an old Darby and his Joan”, che nel racconto ottocentesco Mrs. Podgers’ Teapot indica una coppia anziana, affettuosa e inseparabile. Ma cosa deve fare il traduttore di fronte a un modo di dire intriso di cultura inglese?Meglio conservarlo così com’è — “un vecchio Darby e la sua Joan” — o adattarlo a un equivalente più familiare per il lettore italiano? La via letterale: fedeltà storica e colore d’epoca Tradurre letteralmente mantiene il sapore autentico del testo.L’espressione conserva la sua curiosità linguistica e ci ricorda che stiamo leggendo una storia inglese, ambientata in un mondo diverso dal nostro.Per un lettore attento o per un’edizione annotata, “un vecchio Darby e la sua Joan” funziona come una finestra culturale: incuriosisce, invita a scoprire l’origine dell’espressione, restituisce il tono e il ritmo dell’originale. 📜 Pro: fedeltà al testo, fascino d’epoca, rispetto del contesto storico.⚠️ Contro: può risultare oscuro o artificiale per chi non conosce il riferimento. La via adattata: chiarezza e naturalezza Un’altra scuola di pensiero sostiene che la traduzione debba vivere nella lingua di arrivo, non restare prigioniera dell’originale.In questo caso, l’equivalente italiano sarebbe qualcosa come: “sembravano una vecchia coppia affiatata”oppure“parevano due vecchi sposini innamorati”. In questo modo il lettore italiano capisce subito il senso senza inciampare in un nome ignoto.L’adattamento privilegia la fluidità e la leggibilità, due qualità fondamentali se la traduzione vuole emozionare, non soltanto informare. 📘 Pro: chiarezza, immediatezza, naturalezza nella lingua italiana.⚠️ Contro: si perde il colore culturale e un piccolo tassello dell’Inghilterra vittoriana. Una terza via: il compromesso “intelligente” Il miglior traduttore spesso cerca una terza soluzione, un equilibrio tra fedeltà e comprensibilità.Si può, ad esempio, tradurre così: “… sembravano un vecchio Darby e la sua Joan — come dire due sposini innamorati in età avanzata.” In questo modo il lettore italiano riceve sia il significato sia la sfumatura culturale.È un piccolo gesto di mediazione che mantiene viva la specificità dell’originale, senza sacrificare la chiarezza. In traduzione letteraria non esiste una risposta unica.Se si mira alla fedeltà filologica, la traduzione letterale è preferibile.Se si punta alla leggibilità narrativa, l’adattamento è la scelta più naturale.Ma quando è possibile, la soluzione ideale è spiegare senza spiegare troppo: mantenere l’immagine originale, ma offrire al lettore una chiave discreta per capirla. Scopri Land Magazine admin Novembre 11, 2025 “Un vecchio Darby e la sua Joan”: tradurre letteralmente o adattare? Tradurre non è mai un semplice esercizio di equivalenza linguistica. Ogni parola porta con sé un mondo di immagini, valori e riferimenti culturali.Un esempio perfetto è l’espressione inglese “an old Read More Silvia Dal Cin Novembre 10, 2025 DRACULA da leggere e guardare… non solo a Halloween! Nel pacchetto ricevuto dalla casa editrice Tunué… un libro da brividi! Perfetto per Halloween ma in realtà anche per tutto l’anno, questa versione a fumetti di Marco Barretta e Lorenza Read More Silvia Dal Cin Novembre 9, 2025 Perché leggere i Cappuccetti di Negrin? Fabian Negrin, nato in Argentina, vive in Italia da trent’anni e illustra libri per l’infanzia. La sua ultima pubblicazione è “Cappuccetti rossi”, edito da Giunti nello scorso mese di ottobre. Read More Silvia Dal Cin Novembre 7, 2025 UNA STORIA DI BURATTINI … segnalazione nuova uscita Giunti editore «Voglio che nel mondo si cantino canzoni ogni giorno. Voglio che stiamo tutti assieme. Ordino al mondo di essere diverso!» Con una scrittura incantevole e magica DiCamillo ci racconta una Read More admin Novembre 5, 2025 5 NOVEMBRE: Tanti auguri a Isabella Vinci! Read More Silvia Dal Cin Novembre 4, 2025 UN CAPPUCCETTO, TANTI CAPPUCCETTI – segnalazione nuova uscita Giunti editore C’era una bambina bellaSempre di rosso vestivaTrovò il lupo!Ne uscì viva Sì, la storia è sempre quella Cappuccetto sotto la pioggia, Cappuccetto arrabbiata, Cappuccettodiventata nonna… Dodici versioni della fiaba più Read More Lorenzo Foschi Novembre 1, 2025 Giappone360: Easy to live in, Hard to breathe in A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Lathar Lathar – Zero Giappone360: Easy to live in, Hard to breathe inIl Giappone è un paese che sorprende chiunque ci metta Read More admin Ottobre 29, 2025 Perché la curiosità è il miglior detective: lezioni di vita dai romanzi di Agatha Christie Agatha Christie non ha solo inventato il delitto perfetto: ha inventato il modo perfetto di sparire. Letteralmente. Nel 1926, dopo una lite con il marito, svanì nel nulla per undici Read More admin Ottobre 27, 2025 Cuore in viaggio: Il nuovo romanzo di Carola Cestari 📢 COMUNICATO STAMPAEsce oggi “Cuore in viaggio”, il nuovo romanzo di Carola CestariUn’avventura tragicomica tra aeroporti, musei, criceti e incontri che fanno battere il cuore.Un cuore fragile sempre in partenzaCosa Read More admin Ottobre 26, 2025 Un Natale da leggere: la magia del Land Advent Calendar 2025 C’è chi aspetta dicembre per l’albero, chi per il vin brulé, e poi ci sono i lettori: quelli che aspettano il Natale per avere una scusa in più per restare Read More

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Re, Regina e Papa: maiuscolo o minuscolo? La guida definitiva su come scrivere le cariche

Se almeno una volta ti sei fermato davanti alla tastiera chiedendoti:👉 “Scrivo papa o Papa?”👉 “Metto la R maiuscola a Re?”👉 “E Dio lo tratto come un VIP della grammatica o lo lascio in minuscolo?” …sappi che sei in ottima compagnia. Le maiuscole nelle cariche sono uno degli sport nazionali più praticati (insieme al parcheggio in doppia fila e al caffè espresso al bar). Ecco quindi la guida completa, ironica ma affidabile, per scrivere senza inciampare in re, regine, papi, presidenti, duchi e conti. La regola base: tutti giù in minuscolo In italiano i titoli, le cariche e i ruoli istituzionali si scrivono in minuscolo, perché sono nomi comuni. Quindi: il re Carlo la regina Elisabetta papa Francesco il duca di York il conte Dracula (che fa più paura scritto minuscolo, fidati) il presidente della Repubblica il sindaco di Roma il ministro degli Interni Insomma, la grammatica italiana è democratica: che tu sia un duca o un bidello, se si tratta di un titolo, vai in minuscolo. Il maiuscolo d’onore: quando serve solennità Poi ci sono i casi in cui il maiuscolo non è un vezzo grafico, ma un segnale di rispetto, solennità o enfasi. Funziona così: Papa: si scrive con la P maiuscola quando lo indichi come figura unica (“il Papa parlerà in piazza San Pietro”). Re e Regina: diventano maiuscoli se usati da soli e con valore assoluto (“la Regina ha parlato al popolo”; “il Re è morto, viva il Re!”). Presidente: si usa maiuscolo nei documenti ufficiali o quando indichi quello per eccellenza (“il Presidente ha sciolto le Camere”). Dio: se parli del Dio cristiano (o di un dio con valore assoluto), va con la D maiuscola. Se invece ti riferisci genericamente agli dèi dell’Olimpo o delle mitologie, resta minuscolo. Sua Maestà, Sua Santità, Sua Eccellenza: sempre maiuscoli, perché sono formule di trattamento fisse. In pratica: il maiuscolo è il vestito elegante, quello che tiri fuori solo quando serve. Nome proprio o carica assoluta? La differenza che conta Ecco la regola salvavita: Se la carica è seguita dal nome proprio, resta minuscola: il re Carlo la regina Vittoria papa Giovanni Paolo II il conte Federico Se la carica è usata da sola e in senso assoluto, può salire in maiuscolo, ma attenzione!: non è un obbligo.  il Re (quando tutti sanno chi è) la Regina (di solito ce n’è una sola da intendere) il Papa (non serve precisare il nome) il Conte (per i fan dei reality o di Bridgerton) Nobiltà minore, ma pur sempre problematica Oltre a re e regine, la grammatica italiana non si dimentica di duchi, conti, marchesi, principi e baroni. Anche qui vale la regola: minuscolo se accompagnati dal nome proprio, maiuscolo se usati da soli e in senso assoluto o solenne. il duca di York → minuscolo il Duca (quando è chiaro a chi ti riferisci) → maiuscolo il conte Dracula → minuscolo il Conte (inteso come personaggio specifico, tipo in TV) → maiuscolo I titoli istituzionali presidente, sindaco, ministro, ambasciatore, segretario generale: minuscolo nella scrittura comune. maiuscolo nei documenti ufficiali, nelle leggi o nei comunicati (“il Presidente della Repubblica ha dichiarato…”). Le cariche religiose Oltre a “Papa”, anche vescovo, cardinale, monsignore e sacerdote seguono la regola generale: minuscolo nella normalità, maiuscolo se usati da soli in senso onorifico. Esempi: il cardinale Martini → minuscolo il Cardinale (nei testi ufficiali o quando non serve dire chi) → maiuscolo Il caso speciale di “Dio” Qui la grammatica non transige: Dio maiuscolo se parli del Dio unico delle religioni monoteiste, ma solo se ci credi. Ebbene sì. scrivere dio con la minuscola non è più considerato un errore! dio minuscolo se parli genericamente (“i dèi greci”, “un dio della cucina”). Il trucco definitivo Minuscolo = uso quotidiano, testi informali, titoli seguiti da nome proprio. Maiuscolo = solennità, documenti ufficiali, cariche usate in senso assoluto o onorifico. La regola è semplice: se lo scriveresti su WhatsApp, vai di minuscolo; se invece stai preparando un proclama, una targa o un’enciclica, pompa quel maiuscolo. Scopri Land Magazine admin Settembre 15, 2025 Re, Regina e Papa: maiuscolo o minuscolo? La guida definitiva su come scrivere le cariche Se almeno una volta ti sei fermato davanti alla tastiera chiedendoti:👉 “Scrivo papa o Papa?”👉 “Metto la R maiuscola a Re?”👉 “E Dio lo tratto come un VIP della grammatica Read More Lorenzo Foschi Settembre 15, 2025 Giappone360: introduzione alla serie A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Lathar Lathar – Zero Piacere, sono Lorenzo!Italianissimo, genovese, e da sempre appassionato del Giappone. Ho incontrato questa cultura per la prima volta Read More admin Settembre 15, 2025 Ingrid Sciuto presenta il suo nuovo romanzo “L’ombra di Lucia Joyce” ospite di Michele Cucuzza a Buongiorno Sicilia Catania, 15 settembre 2025 – Una giornata speciale per la letteratura: la scrittrice Ingrid Sciuto, autrice pubblicata da Land Editore, ha presentato il suo nuovo romanzo “L’ombra di Lucia Joyce” Read More admin Settembre 15, 2025 “Capo, mi licenzio!” di Nelli B. arriva anche in versione audiolibro COMUNICATO STAMPA“Capo, mi licenzio!” di Nelli B. arriva anche in versione audiolibroMilano, 15 settembre 2025 – Dopo il grande successo editoriale, il romanzo bestseller “Capo, mi licenzio!” di Nelli B., Read More admin Settembre 15, 2025 Relazione amorosa tra psicologo e paziente: perché è sconsigliata (se non vietata) Il rapporto tra psicologo e paziente si fonda su fiducia, ascolto ed equilibrio professionale. Proprio per questo motivo, instaurare una relazione amorosa o sessuale tra i due non solo è Read More admin Settembre 14, 2025 Zelda Fitzgerald e Lucia Joyce: due destini paralleli nel silenzio dei manicomi Zelda Fitzgerald e Lucia Joyce: due donne brillanti, due anime ribelli, due voci che il Novecento non ha saputo ascoltare fino in fondo. Entrambe, figlie e mogli di uomini celebri, Read More admin Settembre 13, 2025 Premio Letterario Città di Salsomaggiore: per la prima volta vince una donna. Si tratta di una scrittrice Land Editore, Eufemia Griffo Siamo orgogliosi di annunciare che, per la prima volta nella storia del Premio Letterario Città

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