Cristina Ferri

Ann Radcliffe: la pioniera del romanzo gotico che ispirò Jane Austen

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More libri Ann Radcliffe: la pioniera del romanzo gotico che ispirò Jane Austen 07.02.25 libri “Veleno” di Pablo Trincia: cronistoria degli eventi di un caso giudiziario agghiacciante 07.02.25 Music Opere Liriche in poche parole – Puntata 5, Aida 07.02.25 Cinema The Blood Countess: la storia della “vampira” Elisabetta Báthory presto al cinema 06.02.25 firstletter Vita e misteri di Mary Stuart – Terzo capitolo 06.02.25 storia Le donne nelle radio partigiane clandestine: voci di resistenza e libertà 05.02.25 Nuove uscite Il filo segreto delle storie di Francesca Cani: un romanzo di resistenza, amore e coraggio femminile nella Seconda Guerra Mondiale 05.02.25 natura Animal Hoarding: quando il gatto prende il comando 04.02.25 Parlate come un’eroina, disse Montoni sprezzamente, vedremo se saprete soffrire come tale – Ann Radcliffe – I misteri di Udolpho Oggi 7 febbraio ricordiamo Ann Radcliffe, scrittrice britannica, pioniera del romanzo gotico. Nata a Londra dal merciaio Ward e sua moglie Ann Oates, a ventitré anni sposa William Radcliffe, giornalista dell’English Chronicle e comincia a scrivere racconti.  Le sue opere divennero subito popolari. Ricordiamo Il romanzo siciliano, il romanzo della foresta, I misteri di Udolpho e L’Italiano. Muore il 7 febbraio a causa di problemi respiratori e viene sepolta in una chiesa di Bayswater. Sapevate che la scrittrice ispirò l’abbazia di Northanger di Jane Austen? Ebbene sì, il romanzo di Jane Austen, nato come parodia del romanzo gotico, è fortemente influenzato da I misteri di Udolpho di Ann Radcliffe, pubblicato nel 1794. La scrittrice era infatti molto in voga ai tempi di Jane Austen. «Era mai possibile che i suoi sensi la ingannavano? Un elenco di biancheria in caratteri rozzi e moderni era nelle sue mani. Se si doveva credere all’evidenza dei fatti aveva in mano un conto della lavandaia. Ne prese un secondo, un terzo, un quarto, tutti eguali e senza nulla di nuovo: camicie, calze, cravatte, gilè si allineavano davanti a lei. Due altri, opera della stessa mano, segnavano spese appena più interessanti: lettere, cipria, stringhe da scarpe, calzoncini…] Tale era il fascio dei fogli che l’aveva riempita di attesa e paura, e che l’aveva derubata di mezza nottata di sonno.»[1] Se anche tu come noi ami Jane Austen e se al contempo appassionata di romanzi gotici non puoi lasciarti sfuggire I misteri di Udolpho. Il romanzo gotico, ambientato nella Francia del 1584, racconta le vicende di Emily St. Aubert. La ragazza, rimasta orfana, viene allontanata dal suo amore Valancourt e rinchiusa nel castello di Udolpho dalla zia Madame Cheron e dal suo compagno… Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirci su Land Magazine [1] Jane Austen, L’abbazia di Northanger, Giunti, 2020

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Vita e misteri di Mary Stuart – Terzo capitolo

La fine del sogno di Francia La fine del sogno Nemmeno il tempo di abituarsi alla posizione di regina di Francia, che Mary Stuart rimane vedova. Il giovane delfino, già cagionevole al matrimonio, continua a indebolirsi sempre di più e la sua situazione man mano si aggrava. Francesco II muore a causa di un’infezione all’orecchio il 6 dicembre 1560. Alla morte del delfino, il sogno francese cessa di colpo e Mary torna a essere solo regina di Scozia. La regina vedova Una vedova diciottenne, lontana dal proprio paese d’origine, con una suocera sempre più distante, una madre morta e una corona perduta: ecco chi è Mary Stuart diciottenne. «In mezzo a questa stirpe maledetta, Maria Stuarda fu la favorita della sventura.»[1] E questa dura situazione la porta a chiedersi: che fare? Qual è la strada giusta da seguire? Reclamare il trono d’Inghilterra o tornare finalmente in Scozia? La scelta le appare subito chiara: deve tornare e tentare di non perdere anche la corona scozzese. Ma cosa troverà in patria? Come la riceverà il popolo? E cosa diranno i lord del suo ritorno? Davanti a queste domande, Mary rimanda di volta in volta il suo viaggio. L’ambiguità di Mary Nemmeno il periodo peggiore della sua vita, vedova prima e orfana di madre dopo, la convince a porre fine alla diatriba con Elisabetta. Mary non cede alle pretese sul trono di Inghilterra, ma tuttavia non fa niente per prendere il posto che le spetta di diritto. Elisabetta Elisabetta è una regina protestante salita al potere alla morte della sorellastra, ma fin dall’inizio il suo regno è stato considerato dai più illegittimo. La minaccia costante della sovrana scozzese e l’indecisione di quest’ultima nel non voler prendere una posizione accendono in lei dubbi e perplessità; questo leggiamo nella biografia di Zweig. Elisabetta è una regina che non sarà mai realmente considerata tale fin quando sua cugina non rinuncerà a ogni pretesa al trono. L’offerta di pace con Elisabetta Per il suo viaggio in Scozia, Mary Stuart chiede a sua cugina una sorta di visto per passare via mare, ma Elisabetta si rifiuta categoricamente e si dichiara decisa a non concederle nulla fin quando non respingerà l’accordo di Edimburgo.[2] I rapporti tra le due si incrinano ancora di più e Mary, pur non rivendicando apertamente il trono di Inghilterra, si mostra sempre più decisa nelle sue idee. Non ha bisogno del permesso di sua cugina per rientrare in patria ed è decisa a viaggiare anche senza il suo salvacondotto. Meglio morire che piegarsi al suo volere.   [1] Alexandre Dumas, Maria Stuarda, Sellerio Editore, 2012. [2] Il Trattato di Edimburgo è un documento redatto dal Parlamento scozzese che tuttavia non fu mai ratificato da Mary Stuart.  

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In cucina con Shakespeare: ricetta da Le allegre comari di Windsor

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More ricette In cucina con Shakespeare: ricetta da Le allegre comari di Windsor 24.01.25 società Da cosa deriva il detto “Non ho mica scritto Gioconda in fronte”? 24.01.25 storia Shoah, Olocausto e genocidio: Le differenze e il significato di tre termini fondamentali 23.01.25 firstletter Vita e misteri di Mary Stuart – Secondo capitolo 23.01.25 storia La maledizione dell’anno zero di Abramo Lincoln: storia, mito e qualche risata 23.01.25 Cinema Miss Austen: la nuova miniserie della BBC che celebra il legame tra Jane Austen e sua sorella Cassandra 23.01.25 società Se i compiti a casa li fa ChatGPT 23.01.25 società Addio a Cioè: la fine di un’era per la storica rivista 22.01.25 Pasticcio di Selvaggina – Le allegre comari di Windsor Caro diario, sono innamorato/a di… Nell’era social, in cui siamo perennemente connessi gli uni con gli altri, ci siamo quasi dimenticati delle care, vecchie lettere d’amore. Costantemente subissati di messaggi, ci siamo abituati a mandarne tanti (magari anche solo per aggiornare gli altri su cosa stiamo facendo). Ma a voi è mai capitato di ricevere un messaggio da un innamorato/a segreto/a? È quello che accade alle protagoniste dell’opera Le allegre comari di Windsor, di William Shakespeare. Falzastaffa tenta di conquistare Madama Paggi e Madama Gualdi (entrambe sposate) mandando loro una lettera pressoché identica, che differisce solo per il nome. Le furbe comari, in preda a uno spirito vendicativo, preparano una fitta rete per ingannarlo. Fanno credere all’uomo di ricambiare i suoi sentimenti fino a mettere in scena delle situazioni al limite del comico. Il seduttore, convinto di essere riuscito a conquistare entrambe, si lascia facilmente intrappolare dalle due dame. Noncurante di ciò che lo aspetta, si lascerà addirittura infilare in una cesta. Ci credereste? Nella I scena del I atto, Paggi chiede alla moglie di invitare i signori a entrare. C’è della buona selvaggina in forno, non possono rifiutarsi. Vediamo insieme come replicare a casa il Pasticcio di Selvaggina dei Paggi Ingredienti Per il ripieno: 500 g di carne di selvaggina mista tagliata a pezzetti 1 cipolla 1 carota 1 costa di sedano 2 spicchi d’aglio 1 rametto di rosmarino 2 foglie di alloro 1 bicchiere di vino rosso 400 g di pomodori pelati (o passata di pomodoro) Olio extravergine d’oliva Sale e pepe q.b. Per la besciamella:   500 ml di latte 50 g di burro 50 g di farina 00 Noce moscata q.b. Sale e pepe q.b. Per l’assemblaggio: 300 g di pasta fresca all’uovo per lasagne 100 g di parmigiano grattugiato Burro q.b. per la superficie Preparazione: In una pentola capiente scalda un po’ di olio e aggiungi la carne, facendola rosolare bene su tutti i lati. Metti da parte. Nella stessa pentola aggiungi la cipolla, la carota, il sedano e l’aglio tritati finemente. Fai soffriggere per qualche minuto. Rimetti la carne nella pentola con il soffritto, aggiungi il rosmarino e l’alloro, poi sfuma con il vino rosso e lascia evaporare. Aggiungi i pelati o la passata di pomodoro, aggiusta di sale e pepe e lascia cuocere a fuoco basso per circa 1-2 ore, o finché la carne diventa tenera. Mescola di tanto in tanto e aggiungi un po’ d’acqua se necessario. Per la besciamella: In un pentolino sciogli il burro a fuoco medio, aggiungi la farina e mescola energicamente. Aggiungi lentamente il latte caldo, continuando a mescolare per evitare grumi. Aggiusta di sale, pepe e aggiungi una grattugiata di noce moscata. Continua a cuocere finché la besciamella si addensa, quindi toglila dal fuoco. Cottura: Accendi il forno a 180°C. Assembla il pasticcio in una teglia rettangolare alternando strati di besciamella, pasta e ragù di selvaggina e infine spolvera con del parmigiano grattugiato. Ripeti gli strati fino a esaurire gli ingredienti e cuoci per circa 30-40 minuti.

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Vita e misteri di Mary Stuart – Secondo capitolo

Il matrimonio con il delfino e la corona francese Il marito a lei destinato è un ragazzo malaticcio e fragile di quattordici anni; lo stato di salute del giovane non promette bene e il futuro della Francia è dunque incerto. «Malato e predestinato a una morte precoce» ci dice il biografo e storico Zweig. Anticipare le nozze con Mary Stuart sembra l’unica soluzione plausibile. Il delfino ottiene la corona matrimoniale, ma i Guisa, i parenti della sovrana, le estorcono un documento in cui essa si impegna a cedere alla corona francese il proprio paese in caso di morte prematura o senza eredi. Le nozze sono celebrate sotto lo sguardo del popolo e la sera viene allestito un banchetto pubblico. Lo sgambetto a Elisabetta Nel 1558, anno in cui Mary Stuart diviene regina di Francia, muore la regina d’Inghilterra Maria Tudor e sale al trono la sorellastra Elisabetta. Il popolo è incerto, dopotutto Enrico VII ha dichiarato il suo matrimonio con Anna Bolena illegittimo; quindi se Elisabetta viene considerata illegittima dal mondo cattolico, nessuno all’infuori di Mary Stuart ha il diritto di succedere al trono. È il momento di agire: il cattolicesimo è dalla sua parte, lei è già regina di Francia e Scozia, e in quanto pronipote di Enrico la corona le spetta di diritto. Anziché prendersi il regno con la forza, però, Mary commette un errore imperdonabile: fa aggiungere la corona inglese al proprio stemma e si fa chiamare pubblicamente “Angliae, Scotiae, Franciae et Hiberniae Regina”. Questo viene visto da Elisabetta come uno sgambetto, e d’ora in poi vedrà sempre sua cugina come una rivale. La morte di Enrico II Nell’estate del 1559, re Enrico II viene accidentalmente colpito durante un torneo e muore qualche giorno dopo, lasciando Caterina de Medici nell’ombra della nuova regina di Francia, Mary Stuart.  

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Storia: Vita e misteri di Mary Stuart – primo capitolo

Ascesa al potere Figlia di re Giacomo V di Scozia e Maria di Guisa, Maria Stuarda diventa regina a soli sei giorni di vita, alla morte del padre trentenne avvenuta probabilmente a causa del colera. Quando gli viene annunciata la nascita della figlia, Giacomo è ormai giunto alla fine dei suoi giorni e non ha la forza di lamentare la nascita di un’erede femmina, destinata a divenire regina di Scozia. Quello lasciato alla piccola Maria è un paese senza esercito né tesoro della corona, si legge dalla biografia di Zweig. Gli unici appoggi degli Stuart vengono dalla Chiesa, dalla Francia e dal Papa. La Scozia è un paese instabile, mosso da continuo malcontento. Sono tanti i nemici della famiglia reale, ma i più infedeli sono la categoria dei nobili, unicamente attaccati al denaro. Maria Stuarda come la bella addormentata nel bosco Dopo aver appreso della nascita della nuova erede di Scozia, Enrico VIII di Inghilterra decide di unirla in matrimonio con suo figlio Edoardo, ma a questa decisione si oppongono le dinastie Tudor e Stuart. La madre stessa di Maria osteggia fermamente questo contratto matrimoniale: sua figlia è cattolica, non vuole che cresca con un’educazione eretica, ci dice ancora Zweig. Enrico VIII mal reagisce a questa opposizione, e quasi viene sfiorata la guerra. Come nella favola La bella addormentata nel bosco, secondo la quale la piccola Aurora viene portata via dal castello e messa al sicuro dalle tre fate buone fino al suo sedicesimo anno d’età, allo stesso modo Maria e la madre vengono portate nel castello di Stirling. Re Enrico deve accontentarsi della semplice clausola nella quale è citato che Maria Stuarda dovrà essere consegnata all’Inghilterra il giorno del suo decimo compleanno. I piani di Enrico sono scombinati dalla Chiesa, che si muove nell’ombra affinché la piccola sia ceduta alla Francia, scatenando una guerra al termine della quale la bambina risulta scomparsa. Viene portata via dal castello di Stirling da servitori fidati e lasciata nel convento di Inchmahome, nascosto su un’isola del lago di Menteith. L’isolamento in convento Maria viene dunque portata al sicuro e vive indisturbata in convento in completo isolamento, mentre le forze politiche continuano a lottare per lei. Entra in scena la Francia, ed Enrico II, successore di Francesco I, chiede la mano della sovrana per suo figlio, l’erede al trono Francesco II. Il suo destino è stato finalmente deciso: all’età di cinque anni, Maria viene portata in Francia e venduta come un cavallo da corsa. La nuova vita in Francia Maria Stuarda è solo una bambina, eppure è già regina di Scozia, ora fidanzata con l’erede al trono di Francia. Lasciato l’isolamento del convento, comincia a sperimentare la corte francese; le vengono affiancate delle amiche sue coetanee, che un giorno diventeranno le sue dame di corte. Quando arriva in Francia non è che una bambina di cinque anni, rapita di notte e venduta da una corte all’altra, da un paese all’altro. Lo sfarzo e il rispetto a lei riservati sono ammirevoli: «fuochi d’artificio e salve di artiglieria in suo onore.»[1] Quando Maria giunge a Saint-Germain vede per la prima volta il delfino Francesco, suo futuro marito, un bambino di appena quattro anni e mezzo. La corte di Francia Caccia di giorno e cavalleria di notte, versi letti e declamati, musica e rappresentazioni in maschera: questa era la corte di Francia ai suoi tempi. Gli anni passano, e l’adolescente Maria Stuarda è ora una dama dai capelli biondi, in abiti discreti e mai esagerati, dalla mente brillante e dal cuore profondo; una ragazzina vista come straniera dal suo paese, che porta in sé la bellezza e l’eleganza del suo tempo. [1] Stefan Zweig, Vita di Maria Stuarda: la rivale di Elisabetta I d’Inghilterra, Bompiani, 2013

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