Febbraio 2024

Romanzo storico: il lutto vittoriano

Di Cristina Ferri Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo. Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Se stai scrivendo un romanzo storico, devi sapere che in epoca vittoriana le regole per il lutto erano severe. A seconda del grado di parentela variava il periodo di tempo del lutto. L’abbigliamento funereo prevedeva abiti semplici, severi, a collo alto. Erano abiti privi di fronzoli o merletti, che venivano portati dalla donna in segno di rispetto. E gli uomini? Gli uomini indossavano il lutto per un tempo assai minore e l’abbigliamento per loro prevedeva cappello e abito nero, ma solo per un breve periodo di tempo. Nel romanzo di Daphne du Maurier, Mia cugina Rachele, la protagonista, a seguito della perdita del marito, indossa solo ed esclusivamente abiti neri, fatta eccezione per il colletto e le maniche di pizzo. Nessun gioiello ad adornare il collo mentre il volto, durante le occasioni formali, ad esempio durante la funzione della domenica, veniva coperto dal velo. Era vestita tutta di nero, e questo faceva apparire più scura la capigliatura; i polsi la gola erano coperti da pizzi. I capelli erano bruni, con la scriminatura al centro, raccolti in uno chignon basso… Le donne con meno denaro erano invece costrette a tingere i propri abiti. Un grande esempio di rispetto viene dato dalla regina Vittoria stessa. A seguito della morte del marito Alberto, avvenuta nel 1861, la sovrana decise di portare per sempre abiti neri. Scelse inoltre di non apparire in pubblico e si ritirò in isolamento. Nel testo Manner and Rules of good society, or Solecisms to be Avoided (Londra, Frederick Warne & Co., 1887) vengono indicate quali erano le regole da rispettare per una moglie: Primo lutto Durata un anno. Era il lutto stretto. Il vestiario era interamente nero e prevedeva berretto da vedova, cuffie, colletti. Gli abiti dovevano essere casti, severi, a collo alto e non si potevano portare i gioielli. Mezzo lutto Periodo di transizione, durata sei mesi. Finalmente si poteva abbandonare il nero per abbracciare altri colori. Quelli permessi erano il grigio la lavanda e il nero-grigio insieme. LAND MAGAZINE Silvia Maira Febbraio 16, 2024 Angela Megassini, la più grande collezionista italiana di sfere di neve. A cura di I libri di Silvia Maira VAI AL LIBRO Angela, vuoi parlarci di come è nata la passione per le collezioni e come hai iniziato a collezionare le Read More admin Febbraio 16, 2024 Film storici da non perdere se ami il romanticismo (parte due) Di Cristina Ferri Il cinema ha sempre avuto il potere di trasportarci in epoche passate, immergendoci in storie di amore, passione e avventura. Tra i generi cinematografici più affascinanti c’è Read More admin Febbraio 15, 2024 Perché mio figlio non gioca da solo? A cura di Rubrica ApertaMente. Chiedi alla Psicologa. 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Angela Megassini, la più grande collezionista italiana di sfere di neve.

A cura di I libri di Silvia Maira VAI AL LIBRO Angela, vuoi parlarci di come è nata la passione per le collezioni e come hai iniziato a collezionare le sfere di neve? Qual è stata la prima sfera che hai acquistato per la tua collezione? In che anno hai iniziato? Ho sempre amato questi bellissimi oggetti. Negli anni passati in alcune case si trovava spesso una sfera di neve accanto alla celebre gondola veneziana. Poi ad un certo punto sono sparite. La nascita della mia collezione risale al 1991 durante il mio viaggio di nozze. Io e Fabrizio, mio marito, eravamo a Salisburgo in Austria. Nella vetrina di un negozietto di souvenir ho visto una sfera di neve con all’interno un tenero e timido orsacchiotto che nascondeva dietro la schiena un fiore. Mi era piaciuta così tanto che Fabrizio me l’ha regalata. Gli abbiamo dato anche un nome: “Donato, l’orso bagnato”. Quante sono? Sono circa 3000. Qual è la più bella? E quale la più bizzarra? Quando ho iniziato la collezione, più di trent’anni fa, non era facile reperirle, perché come ho già detto erano sparite dal commercio. Si trovavano solo nei mercatini dell’antiquariato, ma erano rarissime. Premetto che non amo le sfere natalizie perché per me la sfera con la neve non è legata al Natale. Infatti, ci sono sfere per ogni stagione e per ogni evenienza. C’è il telefono con le sfere di neve, l’ombrello con la sfera di neve, i flute e tante altre. Io ne ho molte dedicate ai film, come ad esempio quella di “Via col vento” con all’interno Rossella O’Hara ed il carillon che suona la canzone del film. Non mancano la Famiglia Addams, Harry Potter, Stanlio e Olio, e quella dei Beatles con il mitico sottomarino giallo e il carillon che suona la canzone. Ho quasi tutti i supereroi compresa quella di Spider-Man in cui scendono i ragni anziché la neve. Scegliere la più bella è praticamente impossibile. Lo sono tutte, perché sono autentici capolavori. La più bizzarra forse è il flute per il vino con alla base la sfera di neve. Qual è quella che viene da più lontano? Sicuramente quella dell’Alaska ma anche quella della Nuova Zelanda o del Kenya. Qual è quella che ti è più cara? Sicuramente la prima ovvero “Donato l’orso bagnato”. Hai altre collezioni oltre a questa? Sì, colleziono i wind chimes e altre decorazioni da appendere al soffitto. Secondo te, da cosa nasce la passione per le collezioni? La cosa che più mi rattrista è vedere che i bambini di oggi non collezionano più o molto poco. Un vero peccato perché avere passione nel collezionare significa provare amore, ricercare, diventare curiosi e custodire con cura. La collezione è un insieme di sentimenti unici che rendono il collezionista una persona molto sensibile. Quando ho iniziato la mia collezione dopo aver raggiunto un certo numero di sfere, ho deciso di mostrarle ai bambini. Così ho girato l’Italia nelle varie fiere del collezionismo e modellismo per far riscoprire questi oggetti ai più piccoli. Era diventata una vera missione. Quando si avvicinavano alle mie sfere vedevo i loro occhi luccicare, rimanevano a bocca aperta. Poi dopo anni ho scoperto che alcuni di loro hanno iniziato una propria collezione e questo mi ha riempito di gioia. Credo che la passione per le collezioni nasca da un’emozione profonda. È come in amore: hai presente il colpo di fulmine? In questo caso non è per una persona, ma per un oggetto. Nel mio caso una sfera di neve. Come dico sempre: le sfere di neve sono come la vita. Agitata di tanto in tanto, a volte libera come i fiocchi che scendono e a volte chiusa come in una sfera di cristallo. Io adoro questa collezione perché a casa mia c’è sempre la neve ed è sempre Natale. Ti fanno restare per sempre bambino tirando fuori la parte migliore di noi.

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Film storici da non perdere se ami il romanticismo (parte due)

Di Cristina Ferri Il cinema ha sempre avuto il potere di trasportarci in epoche passate, immergendoci in storie di amore, passione e avventura. Tra i generi cinematografici più affascinanti c’è quello dei film storici, che ci permette di esplorare periodi ricchi di fascino e romanticismo. Se sei un appassionato di romanticismo e desideri vivere grandi storie d’amore attraverso lo schermo, ecco una lista di film storici che non puoi assolutamente perdere. La duchessa Nel film troviamo la diciassettenne Georgiana Spencer che viene data in sposa a William di Devonshire, duca dal carattere freddo ed egocentrico, che mette subito in chiaro di desiderare un erede maschio. L’uomo non nasconde la propria delusione alla nascita di due femmine. Ritrovandosi con un marito arrogante e autoritario, che è l’unico uomo in Inghilterra a non amarla, Georgiana si rifugia nella moda, nel gioco e nella politica; sostiene apertamente Charles Grey, suo amico di infanzia di cui è attratta, e per il suo sapersi muovere in politica diviene un’icona della sua epoca… Il personaggio femminile è intrigante, ben riuscito. Consigliato agli amanti del genere storico. Fonte foto: Di Utente:Roberta L A. – http://www.apple.com/trailers/paramount_vantage/theduchess/, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=2053725 Jane Eyre Il film segue passo passo il romanzo di formazione di Charlotte Brontë. L’orfana Jane Eyre viene accolta in tenera età dalla famiglia dello zio materno. Quest’ultimo, in punto di morte fa promettere alla moglie di occuparsi della bambina come fosse figlia sua. Tuttavia, la donna, che è fredda e rigida, non sopporta la presenza della nipote. Assieme ai suoi figli la maltratta continuamente spingendola alla ribellione. A causa del suo comportamento, Jane viene cacciata e mandata nel rigido collegio di Lowood. Divenuta adulta, Jane viene assunta come istitutrice della piccola Adèle Varens, pupilla del signor Edward Rochester, il ricco proprietario della tenuta di Thornfield Hall… Consigliato a chi crede nelle donne forti, indipendenti, a chi sogna le storie d’amore da favola con un pizzico di gotico e a chi apprezza il romanticismo. “Sapevo che mi avreste fatto del bene. L’ho visto nei vostri occhi, fin dalla prima volta. La loro espressione non mi ha colpito nel profondo di me stesso senza una ragione.” The Young Victoria Il film segue la giovinezza della regina Victoria, da un anno prima che salisse al trono sino alla nascita della sua primogenita. In particolar modo, nel film viene sottolineato il rapporto con il marito, il principe Alberto e la loro appassionante storia d’amore. Curiosità storica: Sono celebri le fughe d’amore di Vittoria e Alberto nelle Highlands. I due, rifugiandosi presso le locande, si firmavano spesso come Lord and Lady Churchill.” “Mia cara Victoria, saranno giorni colmi di tristezza, immagino quanto il Re vi stia a cuore. Mi permettete di offrirvi il mio conforto, sebbene a distanza? Non posso essere lì con voi, allora spero che possiate udire la mia voce nella musica che vi mando. Conoscete il mio amore per Schubert. Questo è ‘Il canto del cigno’ e lo suono tenendo voi nel mio cuore.” Fonte foto: Di screenshot realizzato da RanZag – DVD, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=2343031 Bright Star 1818: La trama verte sugli ultimi tre anni di vita del poeta britannico John Keats, considerato uno dei letterati più significativi del Romanticismo. Il film non è la storia di John Keats, ma la storia di come Fanny si innamora di lui e della sua poesia. Fanny Brawne, ragazza indipendente e schietta, appassionata di cucito e ricamo, mostra la propria personalità indossando abiti disegnati e confezionati da lei stessa. Infatti, attraverso il colore dei suoi abiti, sarà in grado di far trapelare i suoi stati d’animo. Film delicato, dedicato ai sognatori. “Vorrei quasi che fossimo farfalle e vivessimo appena tre giorni d’estate, tre giorni così con te li colmerei di tali delizie che cinquant’anni comuni non potrebbero mai contenere…” Piccole donne La storia, tratta dall’omonimo romanzo della Alcott, narra di quattro giovani donne determinate a seguire i propri sogni. Jo si distingue dalle altre per la sua indole; il suo istinto di ribellione e la sua voglia di indipendenza fanno di lei un’eroina moderna. La giovane desidera affermarsi come scrittrice, tuttavia, per raggiungere il proprio scopo, deve scrivere ciò che le che la gente vuole leggere… Il rapporto tra sorelle, la figura femminile nella società, sogni e delusioni, amicizia e famiglia sono le tematiche affrontante. “Le donne hanno una mente, hanno un’anima non soltanto un cuore! Hanno ambizioni, hanno talenti e non soltanto la bellezza! Sono così stanca di sentir dire che l’amore è l’unica cosa per cui è fatta una donna, sono così stanca di questo!” Libri di Cristina Ferri VAI AL LIBRO LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More Cinema Film storici da non perdere se ami il romanticismo (parte uno) 09.02.24 società Premio Strega, ecco i primi 10 candidati (7 uomini e 3 donne) 09.02.24 scrittura creativa L’ansia di pubblicare un libro a tutti i costi: una riflessione 09.02.24 libri Perché il romantasy piace tanto? 08.02.24 scrittura creativa Cafè, bar, pub: conoscete la differenza? 07.02.24 ricette Ricetta del caffè pan di stelle 06.02.24 scrittura creativa Quali sono i trope che si possono trovare in un romance? (parte due) 05.02.24 Music Perché Sanremo è Sanremo! I pronostici delle vintage girls 04.02.24

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Perché mio figlio non gioca da solo?

A cura di Rubrica ApertaMente. Chiedi alla Psicologa. Mi presento, sono Isabella Vinci e sono una psicologa perinatale e del neurosviluppo, oltre a essere una TNPEE (sigla per indicare un lavoro dal nome impronunciabile, ossia Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva). Mi occupo di bambini da più di vent’anni e di genitori da oltre un decennio, perché il mondo dell’infanzia è un universo in espansione, in cui è davvero molto facile perdersi. Motivo per il quale nasce questa rubrica interattiva, in cui ho raccolto alcune domande proposte dai genitori. Corretto da Sabrina Dattola   Lei chiede:Perché mio figlio non gioca da solo? Questa è una domanda curiosa, perché di solito è la preoccupazione contraria che muove i genitori verso la richiesta di un’indagine più approfondita. Il gioco è una questione seria per i bambini. Se hanno deciso di coinvolgervi nella loro attività potrebbero esserci più motivazioni. Ne sottolineerò alcune, sebbene bisognerebbe sempre tenere conto dello sviluppo del singolo bimbo e della sua specifica situazione.. I bambini vivono attraverso il gioco: imparano a camminare, a vestirsi da soli, a mangiare in autonomia, imparano anche a parlare e a immaginare tramite il gioco. Tuttavia all’inizio c’è qualcuno che veicola questo gioco con loro, che mostra loro tramite l’imitazione come fare e quando farlo. Motivo per cui, nel momento in cui il loro mondo interiore diventa via via più complesso, esprimono la necessità di rendere partecipi i loro genitori e caregiver di quello che stanno pensando e vivendo, coinvolgendoli nel loro gioco. Dal loro punto di vista, stanno permettendo a noi adulti di conoscerli meglio e di certo ci fanno un favore, perché hanno appreso da noi tramite il gioco e ci stanno restituendo la cortesia. In quel momento, siamo noi che apprendiamo dai nostri figli. Un’altra motivazione che spinge i bambini a chiedere ai genitori costanti attenzioni nel gioco è il loro altruismo. Se si annoiano, pensano che anche gli adulti stiano provando quella terribile noia. Allora perché non giocare insieme? L’altruismo, secondo studi recenti, è presente fin da giovanissimi: a nove mesi, se chiederete loro aiuto nel cercare qualcosa fingendo di non conoscerne la posizione, vi indicheranno dove è collocato nella stanza. [Micheal Tomasello, Altruisti nati, Ed. Bollati Boringhieri] Pertanto, quando si annoieranno e vorranno degli stimoli diversi da quelli che l’ambiente propone loro, verranno a cercare la loro inesauribile fonte di informazioni e intrattenimento: i genitori. Poco importa che mamma o papà suggeriscano ai figli le stesse attività che avrebbero potuto avviare in autonomia: siccome verranno coinvolti sarà di certo un gioco migliore. Siamo esseri sociali a ogni età, indipendentemente dall’inclinazione estroversa o introversa di ognuno di noi. Per questo il bambino cercherà sempre, in qualche misura, la presenza dell’altro. Se poi l’altro è una persona cara, sarà più semplice che non si preoccupi se la sta disturbando, perché dà per scontato che non sia così. La sta anzi coinvolgendo nel suo gioco, perché la vede a casa e quando è a casa vuol dire che è con lui. La crescita dello smart working post pandemia non ha cambiato questa prospettiva agli occhi dei bambini. Se i genitori sono casa possono essere coinvolti, è quasi un obbligo morale del bambino farlo. Non importa se vi faranno impazzire con le loro costanti richieste e di certo non importa che capiscano oggettivamente che mamma o papà stanno di fatto lavorando a un computer: il loro benessere sarà dettato dal giocare con voi. Alcuni modi per aiutarli a rispettare anche i vostri tempi sarà spiegar loro che state lavorando e fare dei piccoli compromessi, per esempio concordare che per ogni gioco svolto insieme, per un determinato tempo dovrete dedicarvi al lavoro. Spero di essere stata esaustiva e, se avete altre domande, non esitate a scrivere alla redazione. A presto! vai al libro

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Questo non lo puoi (più) leggere. Il caso Dahl e la censura nei libri per bambini

A cura di Corretto da Silvia Bonacina   La sensibilità generale è cambiata, è vero. Anche l’attenzione alle parole e al loro significato è cambiata  quasi sempre. Per questo il celeberrimo autore Roald Dahl è stato censurato. Nei suoi libri (dalle prossime ristampe) non troveremo più, a quanto pare, i termini “grasso”, “brutto”, “nano” ecc. L’editore Puffin ha infatti deciso, in accordo sembra con gli eredi dell’autore, di eliminare dalle opere di Dahl i termini più espliciti, molto usati e caratteristici dello scrittore gallese. Per non urtare la sensibilità dei nuovi lettori, gli Oompa Loompa non saranno più nani ma “piccole persone” e via discorrendo. Per promuovere l’accessibilità e l’inclusione nella letteratura per l’infanzia… si sta facendo censura? Il mondo della cultura si è fortemente ribellato. Moltissime sono state le polemiche, sia tra gli addetti ai lavori che tra i lettori.  Ci si chiede infatti se questa sia davvero inclusività e se la sete del politicamente corretto possa far male alla letteratura. Non sarebbe più opportuno, chiedono in molti, conservare i libri come sono stati ideati, fornendo magari in modalità scritta o verbale degli elementi chiarificatori per i giovani lettori? Non basterebbe spiegare loro che i libri, così come i film o le tradizioni, sono figli della cultura e del tempo in cui sono scritti, girati ecc.? Ricordiamoci che Dahl è pur sempre un uomo nato nel 1916 e che ovviamente la sua scrittura non potrà essere esente da stereotipi di genere e fisici. Non possiamo considerare scontato che determinati stereotipi siano ormai anacronistici e i bambini lo possano percepire autonomamente? Per i giovani lettori il rischio è che un’opera edulcorata, se non addirittura travisata, risulti ingannevole.   Oppure è un bene che espressioni denigratorie non si trovino più nei libri? Dahl è noto per il suo stile non politicamente corretto, per le storie dove gli adulti spesso fanno la figura dei fessi o dove i bambini possono trasformare le streghe in topi, per il suo stile irriverente e scanzonato… questo editing si può considerare troppo invasivo? È un segnale dell’evoluzione dei tempi?   E questa evoluzione… ci piace? Io personalmente ho fatto dell’inclusione uno degli aspetti a cui tengo maggiormente, nelle storie per bambini che scrivo. Credo sia importante parlare alle nuove generazioni con termini rispettosi e insegnare il rispetto da portare a tutti. Questo però non mi ha mai fatto pensare di riscrivere i classici, che, ripeto – a costo di sembrare petulante – devono essere letti e inseriti nella cornice del loro tempo. (Leggi anche l’articolo sui Sensitivity readers, presente sul Magazine online) LEGGI ANCHE firstletter 22.04.23 Il primo progetto First Letter sta per vedere la luce: presentazione di Silvia Dal Cin e Matteo Della Libera Grandi novità in casa First Letter Editrice: il progetto è ufficialmente avviato, e al Salone del libro di Torino di quest’anno verrà presentato il primo Read More firstletter Questo non lo puoi (più) leggere. Il caso Dahl e la censura nei libri per bambini 15.02.24 firstletter Octopus’s Garden di Beatles e Ben Cart: la recensione di Land Magazine 28.01.24 firstletter L’istinto materno esiste? 21.01.24 firstletter Scegliere il liceo giusto per i propri figli: consigli utili 18.01.24 firstletter Cosa fare se tuo figlio non crede più a Babbo Natale? 06.01.24 firstletter Intervista a Burabacio: la gentilezza è uno stile di vita 31.12.23 firstletter Tutti pazzi per i libri per bambini: Alcuni dati su vendite e preferenze dei lettoriTutti pazzi per i libri per bambini: 30.12.23 firstletter Peter Pan: storia e origini di una figura globale 30.12.23

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