Luglio 2026

BUON COMPLEANNO BEATRIX POTTER!

Il 28 luglio 1866 nasceva a Londra l’illustratrice, scrittrice, imprenditrice (e molto altro) Beatrix Potter. Principalmente nota per il personaggio di Peter Coniglio, Beatrix Potter creò in realtà numerosissimi personaggi originali: lontani dall’essere solo animaletti antropomorfi, i suoi coniglietti, ricci, volpi ecc agivano e si comportavano e si muovevano come animali. Questo tipo di sguardo rese i protagonisti delle sue storie davvero interessanti: sebbene i coniglietti indossassero vestiti e camminassero su due zampe, vivendo in case arredate, movimenti e pensieri rimasero naturali e coerenti. Oltre a illustrare e scrivere storie per bambini, la Signora Potter fu imprenditrice sia in campo editoriale che nel settore agricolo. Si dedicò alla salvaguardia del paesaggio del Lake District e di una razza di pecore in particolare. Contribuì alle ricerche su spore e funghi grazie alla sua capacità di osservazione e alla sua precisione nel disegno. Vi ho incuriosito? Volete sapere cos’altro riuscì a fare questa donna vittoriana, che seppe sfidare e vincere moltissime convenzioni? Trovate più informazioni nel saggio: https://amzn.eu/d/f7hQta1

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Craco, il paese fantasma della Basilicata: storia, misteri e leggende del borgo abbandonato più inquietante d’Italia

Rovine di Craco, Wikipedia, foto di Maurizio Moro 5153 Nel cuore della Basilicata esiste un luogo che sembra sospeso in una dimensione diversa, dove il tempo non è semplicemente trascorso, ma pare essersi improvvisamente arrestato. Craco, arroccato sulla sommità di una ripida collina argillosa che domina la valle del Cavone, è oggi uno dei paesi fantasma più celebri d’Europa e rappresenta una delle testimonianze più affascinanti del rapporto, spesso drammatico, tra l’uomo e il territorio che sceglie di abitare. Chi arriva fin qui non trova soltanto un borgo abbandonato, ma un intero paesaggio che racconta secoli di storia, prosperità, tragedie naturali e memorie collettive rimaste imprigionate tra mura ormai silenziose. È proprio questa straordinaria stratificazione di vicende storiche e suggestioni a rendere Craco uno dei simboli dell’Italia più misteriosa. Le sue case prive di abitanti, le chiese ormai vuote, le finestre spalancate sul paesaggio lucano e il castello medievale che continua a dominare il paese restituiscono l’impressione di una comunità che abbia lasciato il proprio mondo soltanto poche ore prima, quando in realtà sono trascorsi decenni dall’ultimo trasferimento definitivo. Le origini medievali di un borgo nato per difendersi Le origini di Craco vengono generalmente collocate tra l’VIII e il IX secolo, quando le popolazioni delle aree costiere iniziarono a spostarsi verso l’entroterra per sfuggire alle continue incursioni saracene. La scelta della collina non fu casuale: l’altura offriva un punto di osservazione privilegiato sull’intera vallata, garantiva un’eccellente capacità difensiva e permetteva di controllare le principali vie di comunicazione della zona. Nel corso dei secoli il borgo conobbe una crescita costante. Sotto il dominio normanno vennero costruite le prime fortificazioni, successivamente ampliate durante il periodo svevo e angioino, mentre il castello divenne il simbolo del potere feudale e dell’importanza strategica dell’insediamento. Le strette strade in pietra, le abitazioni addossate le une alle altre e le numerose chiese raccontano ancora oggi la storia di una comunità che per lungo tempo fu economicamente prospera grazie all’agricoltura, all’allevamento e ai commerci con i centri vicini. A differenza di molti borghi medievali progressivamente trasformati dal turismo moderno, Craco conserva ancora l’impianto urbanistico originario. Passeggiando tra le sue vie è possibile leggere con sorprendente chiarezza la struttura dell’antico paese, quasi come se si stesse osservando una fotografia perfettamente conservata del passato. Quando la natura presentò il conto Il destino di Craco, tuttavia, era legato fin dall’inizio alla particolare conformazione geologica del terreno sul quale era stato edificato. L’intera collina è infatti costituita da depositi argillosi estremamente sensibili all’erosione e ai movimenti franosi, una caratteristica che per secoli fu contenuta grazie all’equilibrio tra il territorio e le attività umane, ma che nel Novecento iniziò progressivamente a trasformarsi in un problema sempre più grave. Già nella prima metà del secolo gli abitanti erano abituati a convivere con piccoli smottamenti e crepe negli edifici, fenomeni che venivano considerati quasi una normale conseguenza della vita sul promontorio. La situazione cambiò radicalmente negli anni Sessanta, quando alcuni lavori per la realizzazione della rete idrica modificarono l’equilibrio del sottosuolo. Le infiltrazioni d’acqua aumentarono la saturazione delle argille e accelerarono un processo di instabilità che fino ad allora era rimasto relativamente contenuto. Nel dicembre del 1963 una vasta frana colpì il versante del paese, provocando danni gravissimi a numerose abitazioni. Gli edifici iniziarono a lesionarsi, interi isolati divennero inagibili e le autorità compresero rapidamente che il problema non avrebbe potuto essere risolto con semplici interventi di manutenzione. A differenza di un terremoto, che concentra la propria forza in pochi istanti, la frana trasformò l’abbandono di Craco in un processo lento e doloroso. Ogni nuova stagione di piogge aggravava la situazione, costringendo altre famiglie a lasciare le proprie case. Le precipitazioni eccezionali del 1972 e, successivamente, il terremoto dell’Irpinia del 1980 compromisero definitivamente la stabilità del centro storico. A quel punto il trasferimento della popolazione nel nuovo abitato di Craco Peschiera divenne una scelta inevitabile. Un paese rimasto immobile nel tempo Ciò che rende Craco diverso da molti altri borghi abbandonati italiani è la straordinaria sensazione di autenticità che riesce ancora a trasmettere. Non si tratta di un centro storico trasformato in museo né di un villaggio ricostruito per fini turistici. Le abitazioni sono rimaste esattamente dove gli abitanti le hanno lasciate, mentre il lento lavoro del tempo ha sostituito la presenza umana con il silenzio. Le facciate consumate dalle intemperie, le scale che conducono verso stanze prive di tetto, le chiese con gli altari ancora riconoscibili e gli antichi palazzi nobiliari raccontano una storia che nessuna ricostruzione scenografica potrebbe restituire con la stessa forza. Camminare tra queste strade significa osservare un paese che non è stato distrutto dalla guerra né cancellato da una catastrofe improvvisa, ma lentamente svuotato dalla necessità di garantire la sicurezza dei suoi abitanti. È proprio questa assenza a costituire il principale elemento di fascino. Ogni edificio sembra conservare la memoria delle persone che lo hanno abitato, mentre il vento che attraversa le finestre prive di infissi amplifica una sensazione di sospensione difficilmente descrivibile. Il set cinematografico perfetto L’aspetto quasi irreale di Craco non poteva passare inosservato al mondo del cinema. Nel corso degli ultimi decenni il borgo è stato scelto come ambientazione per numerose produzioni italiane e internazionali, grazie alla sua capacità di evocare contemporaneamente il Medioevo, l’età moderna e un ipotetico futuro post-apocalittico. Le sue architetture non hanno bisogno di scenografie aggiuntive: basta una particolare luce o un cambio di inquadratura perché il paese sembri appartenere a un’altra epoca. Non sorprende quindi che registi e fotografi continuino a sceglierlo come location, trasformando il suo stato di abbandono in un potente elemento narrativo. Le leggende nate dal silenzio Quando un luogo viene abbandonato, la fantasia popolare tende inevitabilmente a riempire il vuoto lasciato dalle persone. Anche Craco, nel corso degli anni, è diventato protagonista di numerosi racconti legati al soprannaturale. C’è chi sostiene di aver udito il suono delle campane provenire dalla chiesa ormai deserta, chi racconta di improvvisi cambiamenti di temperatura durante le visite e chi afferma di aver intravisto figure muoversi tra le finestre delle abitazioni. Naturalmente

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Tra giungla e monsoni: viaggio nell’India coloniale che ha conquistato gli esploratori europei

Per gran parte dell’Ottocento, l’India rappresentò per gli europei qualcosa di molto più complesso di una semplice colonia. Era un luogo in cui la natura sembrava ignorare ogni regola conosciuta, dove la stagione delle piogge trasformava intere regioni in mari di fango, dove le foreste nascondevano tigri, elefanti e serpenti velenosi, e dove ogni viaggio richiedeva una preparazione che oggi apparirebbe quasi militare. Eppure, proprio questa imprevedibilità rese il subcontinente una delle destinazioni più affascinanti per esploratori, naturalisti, militari, commercianti e avventurieri provenienti dall’Europa. L’immagine romantica dell’esploratore con il cappello di sughero, il taccuino in mano e il fucile appoggiato sulla spalla nasce proprio in questo contesto storico. Dietro quelle spedizioni, tuttavia, si nascondevano motivazioni molto più concrete: conoscere il territorio significava controllarlo, sfruttarne le risorse e consolidare il dominio britannico. Un continente che sembrava infinito Per un inglese appena sbarcato a Calcutta o a Bombay, l’India appariva quasi impossibile da comprendere. Non era soltanto enorme: era composta da centinaia di popoli, lingue, religioni, climi e paesaggi completamente differenti tra loro. Nel giro di poche settimane si poteva passare dalle pianure umide del Bengala alle montagne dell’Himalaya, dalle foreste tropicali dell’Assam ai deserti del Rajasthan, fino alle immense piantagioni di tè che, proprio durante il XIX secolo, iniziavano a trasformare profondamente l’economia dell’Impero Britannico. Per molti europei l’India sembrava quasi un continente separato dal resto del mondo, un luogo dove ogni giornata prometteva una nuova scoperta. La giungla: il grande mistero dell’Impero   Tra tutti gli ambienti naturali, nessuno esercitava un fascino maggiore della giungla. Non bisogna immaginare soltanto una foresta fitta e oscura. La giungla indiana era un ecosistema estremamente complesso, composto da alberi giganteschi, bambù, liane, felci tropicali, fiumi impetuosi e una biodiversità che lasciava sbalorditi persino gli scienziati dell’epoca. Gli esploratori raccontavano spesso di giornate trascorse ad avanzare per poche centinaia di metri, costretti a tagliare continuamente la vegetazione con i machete. L’umidità era talmente elevata che gli abiti non si asciugavano mai del tutto, mentre gli insetti rendevano il riposo quasi impossibile. Le sanguisughe erano una presenza costante durante la stagione delle piogge. Bastavano pochi minuti di cammino tra l’erba alta perché decine di piccoli parassiti si attaccassero agli stivali o alle gambe. Ma ciò che alimentava davvero l’immaginario europeo erano gli animali. Le tigri del Bengala, i leopardi, gli elefanti selvatici, i rinoceronti dell’Assam, i cobra reali e i pitoni diventavano protagonisti dei racconti di viaggio pubblicati nei giornali britannici, contribuendo a trasformare l’India in una terra quasi leggendaria. Il monsone: quando la natura dettava legge Chi non ha mai vissuto un monsone difficilmente può immaginare quanto esso influenzasse la vita quotidiana. Per mesi il cielo si oscurava quasi improvvisamente. Piogge torrenziali cadevano senza interruzione, gonfiando i fiumi e cancellando intere strade. I ponti crollavano. Le carovane si fermavano. Le spedizioni venivano rinviate. Le comunicazioni diventavano lentissime. Molti funzionari britannici imparavano rapidamente che il calendario amministrativo doveva adattarsi ai ritmi della natura e non il contrario. Paradossalmente, però, proprio il monsone garantiva la straordinaria fertilità di molte regioni indiane. Senza quelle piogge, le immense coltivazioni di tè, riso, cotone e spezie non avrebbero mai potuto prosperare. Le spedizioni scientifiche L’Ottocento fu anche il secolo delle grandi esplorazioni naturalistiche. Botanici, zoologi, geologi e cartografi percorrevano migliaia di chilometri raccogliendo semi, insetti, fossili e campioni vegetali destinati ai musei europei. Molte delle piante ornamentali oggi comuni nei giardini occidentali furono descritte scientificamente proprio durante queste spedizioni. Anche il tè dell’Assam divenne oggetto di un enorme interesse scientifico ed economico. Comprendere dove crescesse spontaneamente e come coltivarlo su larga scala significava ridurre la dipendenza dalla Cina e garantire all’Impero Britannico un vantaggio commerciale enorme. La figura dell’esploratore si sovrapponeva spesso a quella del funzionario coloniale: osservare significava anche raccogliere informazioni strategiche sul territorio. Vivere lontano dall’Europa La vita quotidiana degli europei in India era molto diversa da quella raccontata nei romanzi d’avventura. Il caldo tropicale costringeva a modificare completamente gli orari della giornata. Le abitazioni coloniali venivano costruite con soffitti molto alti, ampie verande e grandi finestre per favorire la ventilazione naturale. I punkah, enormi ventagli azionati manualmente da servitori, cercavano di rendere sopportabili le temperature durante le ore più afose. L’alimentazione cambiava inevitabilmente. Molti britannici imparavano ad apprezzare curry, chutney e spezie locali, mentre altri cercavano disperatamente di ricreare le abitudini culinarie inglesi importando conserve, tè, porcellane e perfino semi per coltivare ortaggi europei. Le malattie tropicali, tuttavia, rimanevano il principale nemico. Malaria, colera e dissenteria colpivano frequentemente funzionari, soldati ed esploratori, ricordando continuamente quanto fosse fragile la presenza europea in un ambiente tanto diverso. Il fascino dell’ignoto Le cronache di viaggio dell’epoca mostrano un elemento ricorrente: lo stupore. Gli europei descrivevano con entusiasmo templi antichissimi nascosti nella vegetazione, mercati affollati dai colori vivacissimi, processioni religiose, montagne avvolte dalla nebbia e tramonti che sembravano incendiare la giungla. Molte descrizioni erano inevitabilmente filtrate dallo sguardo coloniale e tendevano a esotizzare la realtà indiana. Eppure, al di là dei pregiudizi del tempo, emerge un dato evidente: pochi luoghi riuscivano a suscitare un senso di meraviglia tanto intenso. L’India appariva immensa, imprevedibile e impossibile da raccontare completamente. Un viaggio che cambiò anche l’Europa L’incontro con l’India non trasformò soltanto il subcontinente. Cambiò profondamente anche la cultura europea. Nei musei arrivarono migliaia di reperti naturalistici e archeologici. Nei giardini botanici comparvero nuove specie vegetali. Nelle case britanniche il tè divenne una bevanda quotidiana, mentre mobili, tessuti, carte geografiche e racconti di viaggio alimentarono una vera e propria fascinazione per l’Oriente. Molti giovani ufficiali partivano convinti di conoscere il mondo e tornavano con una visione completamente diversa della natura, delle culture e delle dimensioni dell’Impero. L’India coloniale fu certamente teatro di sfruttamento economico e dominio politico, ma fu anche uno dei più grandi laboratori di esplorazione geografica e scientifica dell’Ottocento. Tra giungle impenetrabili, monsoni devastanti, montagne inesplorate e piantagioni destinate a rivoluzionare il commercio mondiale del tè, il subcontinente continuò ad attirare generazioni di viaggiatori, lasciando un segno profondo tanto nella storia britannica quanto in quella globale.   Scopri Land Magazine

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Fabrizio Olivero vince il Festival Nazionale dello Scrittore 2026: a settembre in uscita con Land Editore Il caso del fante di picche

Un importante riconoscimento nazionale anticipa l’uscita del suo nuovo romanzo. Fabrizio Olivero, autore torinese che entrerà a far parte del catalogo Land Editore a partire da settembre 2026, ha conquistato il Premio Performance alla settima edizione del Festival Nazionale dello Scrittore, svoltosi a Campodolcino, in provincia di Sondrio. La manifestazione, ideata e coordinata da Claudio Secci per il Collettivo Scrittori Uniti, rappresenta uno degli appuntamenti più interessanti dedicati alla narrativa contemporanea. Undici autori provenienti da tutta Italia si sono sfidati davanti a una giuria composta da giornalisti e rappresentanti delle istituzioni, mettendo alla prova non solo la qualità delle proprie opere, ma anche la capacità di raccontarle al pubblico in appena centoventi secondi. È proprio in questa categoria, dedicata alla migliore presentazione, che Fabrizio Olivero ha saputo distinguersi, conquistando la giuria grazie alla sua coinvolgente esposizione de Il caso del fante di picche, il romanzo che Land Editore pubblicherà a settembre 2026. Ambientato a Torino, il libro conduce il lettore nel mondo della grande musica e del collezionismo, dove il tentativo di rubare un prezioso Stradivari si trasforma in un omicidio. Quando il custode del Conservatorio viene trovato morto e il celebre violino scompare nel nulla, il commissario Cravero e la sua squadra iniziano un’indagine fatta di false piste, segreti e misteri che attraversano il cuore della città. Con le sue atmosfere eleganti, l’ambientazione torinese e una trama costruita con precisione, Il caso del fante di picche si inserisce nella migliore tradizione del giallo italiano, offrendo al tempo stesso una voce originale e contemporanea. Per Land Editore, l’affermazione di Olivero rappresenta un motivo di grande orgoglio. Il premio ottenuto al Festival Nazionale dello Scrittore conferma infatti il valore di un autore già apprezzato per i suoi precedenti lavori, tra cui Il bisbetico indomabile – Curiosità e pettegolezzi su Camillo Benso Cavour, e accende i riflettori sull’attesissima uscita editoriale prevista per il prossimo settembre. Il riconoscimento assume un significato ancora più importante perché arriva prima della pubblicazione del romanzo, dimostrando come Il caso del fante di picche abbia già saputo conquistare critica e addetti ai lavori grazie alla forza della sua narrazione e all’efficacia con cui Fabrizio Olivero è riuscito a presentarlo sul palco del festival. Dopo questo prestigioso successo, cresce dunque l’attesa per l’arrivo in libreria del nuovo giallo firmato Fabrizio Olivero, che da settembre 2026 entrerà ufficialmente nel catalogo Land Editore, portando i lettori tra i misteri, i palazzi e le ombre della Torino più affascinante.   Scopri Land Magazine admin Luglio 26, 2026 Fabrizio Olivero vince il Festival Nazionale dello Scrittore 2026: a settembre in uscita con Land Editore Il caso del fante di picche Read More Oriana Turus Luglio 24, 2026 Un viaggio dentro ai trope di “OTTO VOLTE SÌ” A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Luglio 23, 2026 Tre castelli italiani avvolti dal mistero: tra storia documentata e leggende secolari Molti associano immediatamente i castelli infestati italiani alla leggenda di Azzurrina. Eppure il patrimonio storico del nostro Paese custodisce decine di manieri meno conosciuti, ma forse ancora più affascinanti, perché Read More admin Luglio 22, 2026 Annamaria Zizza presenta L’estate della dolciera: a dialogare con l’autrice sarà Ingrid Sciuto di Land Editore Un nuovo appuntamento dedicato ai libri, alle storie e alla cultura attende i lettori nel cuore dell’estate. Alle ore 18, presso il ristorante Essenza di Manipura, si terrà la presentazione Read More admin Luglio 20, 2026 Le colonie dell’Impero Britannico erano un gigantesco affare economico Quando si parla dell’Impero Britannico, il racconto si concentra quasi sempre sulle conquiste militari, sulle grandi esplorazioni o sulla celebre definizione dell’impero “su cui non tramontava mai il sole”. È Read More Silvia Dal Cin Luglio 18, 2026 CATFISH, un fenomeno preoccupante Catfish significa letteralmente “pesce gatto”, ma online significa ben altro! Catfishing è quando una persona si finge qualcun’altro su internet per ingannare. Usa foto finte, nome falso, vita inventata. Nel Read More admin Luglio 16, 2026 Lavinia Fonzi entra in Land Editore: sarà lei la voce de La forza di Sarah Breedlove Qualche tempo fa vi avevamo lanciato una sfida: cercavamo una nuova autrice capace di raccontare la Storia con il rigore della ricerca e l’emozione della narrativa.Non cercavamo soltanto una brava Read More admin Luglio 14, 2026 Regio Manicomio di Torino: la storia oscura del luogo dove la follia venne rinchiusa Dal silenzio delle corsie alle riforme di Franco Basaglia: la storia del Regio Manicomio di Torino racconta molto più dell’evoluzione della medicina. È lo specchio di una società che, per Read More Oriana Turus Luglio 14, 2026 Un viaggio in musica negli anni 90 tra disco, girl power e boyband. A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More Silvia Dal Cin Luglio 13, 2026 DETOX DIGITALE: perché fa bene a tutti (soprattutto ai preadolescenti) Quando Ludovica viene obbligata a partecipare al campeggio parrocchiale, sbuffa. Dovrà rinunciare al cellulare. Come farà? Questa è una delle premesse di “Il ragazzo del crepuscolo”, uscito il 30 giugno, Read More

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Un viaggio dentro ai trope di “OTTO VOLTE SÌ”

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui DENTRO AI TROPE Nella progettazione di “Otto volte sì”, era chiaro quale fosse l’obiettivo da raggiungere ovvero il lieto fine tra i due protagonisti dopo tutte le disavventure accadute, come ogni romance che si rispetti. Quelli che non erano chiari all’inizio erano i trope a cui sai sarebbe andati incontro. Si sapeva a grandi linee quali fossero le dinamiche che dovevano intercorrere tra i due, ma c’era una sorta di difficoltà a categorizzarle nello specifico. Come fare, dunque, a gestire certi meccanismi per confezionare una storia che potesse comunque rientrare tra le preferenze dei lettori? In questo caso, si è “giocato” un po’ con i trope partendo da una base solida come l’enemies-to-lovers o hate-to-love si è poi passati al livello successivo. Ecco, dunque, l’enemies-to-lovers-to-enemies-again o se preferite un lovers-to-enemies-to-lovers-again, hate-to-love-to-hate o love-to-hate-to-love: stesso scopo, prospettive diverse. In fondo solo perché non è mai stato fatto o è stato fatto poco non significa che sia sbagliato! Ma questo non è l’unico trope che è stato almeno in parte rivoluzionato ai fini della storia. Il second-chance, qui diventa addirittura un eighth-chance, perché, se avete letto la trama e intuito dal titolo, di occasioni per perdersi e riprendersi e per tentare di convogliare a nozze, sono molteplici. Spesso è facile pensare che inserire i trope, che sono basilari nella dinamica di qualsiasi romance, non faccia altro che incasellare una storia rendendola uguale a tutte le altre; invece, è giusto (e pure bello) poter dimostrare che in realtà non è sempre così. Perché con i cliché si può giocare e gli stessi si possono evolvere, trasformare e rendere la storia più interessante e originale. Per questo e altro esistiamo noi autrici e autori.   Ecco svelati tutti i trope di “OTTO VOLTE SÌ”: #soulmates #runawaybride #enemiestoloverstoenemies – #loverstonemiestolovers #hatetolovetohate – #lovetohatetolove #grumpyvssunshine #childhoodfriends #HappilyMarried #PerfectCouple     Scopri Land Magazine Lorenzo Foschi Giugno 13, 2026 Giappone360: il museo di Hiroshima A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Lathar Lathar – Zero Hiroshima: il museo che si attraversa con lo stomacoC’è un silenzio particolare che si posa addosso quando entri Read More admin Giugno 11, 2026 Land Editore: l’11 giugno escono Cold Land e Aèlys – L’orgoglio domato L’11 giugno porta due nuove pubblicazioni nel catalogo di Land Editore, disponibili da oggi. Due opere molto diverse per ambientazione e atmosfere, ma accomunate dalla capacità di coinvolgere il lettore Read More admin Giugno 9, 2026 Tacchi, Tabacchi & Tarocchi arriva a Cartigliano: Bettina Battistella presenta il nuovo caso della Ditta Investigazioni Bonfiglio Giovedì 25 giugno alle ore 18.00, nella suggestiva cornice di Villa Morosini Cappello a Cartigliano, si terrà la presentazione del romanzo Tacchi, Tabacchi & Tarocchi di Bettina Battistella, pubblicato da Read More Silvia Dal Cin Giugno 8, 2026 CASA FAMIGLIA, AFFIDO E ALTRE SITUAZIONI Una “casa famiglia” è una comunità di tipo familiare. Ci vivono solitamente pochi minori, seguiti da educatori o da una coppia che fa da genitore “di professione”. L’obiettivo è ricreare Read More admin Giugno 7, 2026 Cosa resta di Sophie Kinsella: l’eredità di una scrittrice che ha insegnato alle donne a ridere Al Romance Book Party, il panel Confessions of a Dreamer: l’eredità di Sophie Kinsella, che ha visto la partecipazione di Emily Pigozzi, Chiara Parenti, Elisa Serra ed Eleonora Fasolino, ha Read More Silvia Dal Cin Giugno 5, 2026 BULLISMO NELLA SCUOLA: L’IMPORTANZA DEI DOCENTI Possiamo creare regole, prontuari, normative… ma se chi lavora nella scuola, a contatto con i ragazzi, non riconosce i comportamenti scorretti e non interviene, che si può fare? Il bullismo Read More admin Giugno 4, 2026 Capo, mi licenzio! conquista gli audiolibri: il romance di Nelli B. vola su Audible e Storytel Il successo di un romanzo non si misura più soltanto dalle copie vendute in libreria. Sempre più lettori scelgono infatti di ascoltare le storie durante i viaggi, l’attività sportiva o Read More admin Giugno 4, 2026 Lady Oscar doveva essere una comparsa: come Oscar François de Jarjayes rubò la scena a Maria Antonietta Quando si pensa a Lady Oscar, l’immagine che affiora immediatamente nella mente è quella di Oscar François de Jarjayes: l’ufficiale della Guardia Reale dai capelli biondi, lo sguardo fiero e Read More admin Giugno 4, 2026 Premio Strega 2026: Michele Mari guida la sestina finalista. Sorprende Matteo Nucci, doppietta per Pierantozzi tra Strega e Campiello Il Premio Strega 2026 entra nella sua fase decisiva. Dal Teatro Romano di Benevento è stata annunciata la sestina finalista dell’ottantesima edizione del più prestigioso riconoscimento letterario italiano, confermando alcuni Read More admin Giugno 4, 2026 Marjane Satrapi è morta: addio all’autrice di Persepolis che raccontò al mondo l’Iran Il mondo della letteratura e del fumetto perde una delle sue figure più importanti. Marjane Satrapi, autrice franco-iraniana celebre per il graphic novel Persepolis, è morta il 4 giugno all’età Read More

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