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Il romance che spopola: Felicia Kingsley è l’autrice più letta del 2023

La scrittrice Felicia Kingsley risulta essere la più letta del 2023, grazie al suo milione di copie vendute (la somma di cartacei ed ebook). In controtendenza a una narrativa che per molti versi si fa sempre più impegnata e, a tratti, fin troppo realista, il pubblico italiano ha dimostrato di voler premiare il romance e le commedie romantiche. Dopo cinque anni dal suo esordio con Matrimonio di convenienza e tredici titoli pubblicati con Newton Compton Editori, Kingsley si conferma dunque non solo la regina del romance e del chick-lit, ma anche delle vendite nostrane. Due sono le particolarità di questo risultato: Ad aver scalato le classifiche è stata un’autrice italiana, mentre fino a qualche anno fa i lettori prediligevano autori stranieri e tradotti. Certo, Kingsley è uno pseudonimo che più inglese non si può, ma questa scrittrice non fa mistero di essere italiana Il romance ha cominciato a piacere non solo a una sparuta nicchia, ma a un pubblico sempre più vasto e soprattutto generalista.   E voi che ne pensate di questo risultato? LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More libri Il romance che spopola: Felicia Kingsley è l’autrice più letta del 2023 23.12.23 recensioni Out of Land: Recensione di “Ian”, il nuovo romance di Francesca Palamara 23.12.23 società Elena Cecchettin persona dell’anno secondo l’Espresso 22.12.23 storia Quali erano i giochi da fare in casa a Natale ai tempi di Jane Austen? 22.12.23 interviste Libere di scrivere dark romance: intervista a Priska Nicoly 22.12.23 firstletter Le 10 frasi da non dire a un non genitore 21.12.23 firstletter Come capire se tuo figlio è plus dotato? 20.12.23 vintagegirl Vintage Girl. Chi fermerà la musica? Seconda puntata 19.12.23

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Out of Land: Recensione di “Ian”, il nuovo romance di Francesca Palamara

A CURA DI Ian è il secondo capitolo dedicato alle vicende dei fratelli Even.: Blake, Ian e Jack, che sono gemelli, Henry e Marika. I maschi hanno formato una band e sperano un giorno di calcare i palchi più importanti. Mentre il primo libro della serie Even è dedicato a Blake, fratello maggiore e frontman della band degli Even, il secondo vede protagonista Ian, il batterista del gruppo. Questo secondo libro, come il primo, è un appassionante music romance con una componente age gap, in cui l’amore è il vero motore della storia. Il protagonista si presenta fin dai primi capitoli: “Sono carico, sono il batterista degli Even. Sono il battito pulsante della band, quello che dà il tempo alle melodie. Qualsiasi cosa accada sono pronto a proteggere chi amo. Ad ogni costo.” Il romanzo a POV alternati consente ai protagonisti la possibilità di parlare di sé, di far conoscere la loro vita, gli stati d’animo, i sentimenti, i dubbi e le incertezze. Da una parte Ian, innamorato di Camille, che, come tutti gli Even, è molto legato alla famiglia, ai fratelli e alla nonna, l’unico affetto stabile nella sua vita. Dall’altro, Camille, una donna più grande, una rossa tutta pepe con un passato difficile, fuggita da un ex marito padrone e violento. Quando Juliet, moglie di Blake e manager del gruppo, prospetta alla band la possibilità di seguire in un tour di almeno un anno un famoso gruppo musicale, per aprirne gli spettacoli e per coprirne le pause sul palco, i fratelli Even non hanno dubbi: è l’occasione che aspettavano. Ian e Camille però sono in crisi: una donna è entrata nella loro vita a seminare discordia. Si tratta di Suzanne, ex fidanzata di Ian, gelosa e capricciosa che ha un solo scopo, quello di allontanare Camille da Ian, e per raggiungere il suo obiettivo è disposta a utilizzare qualunque mezzo. Il tour, che porterà la band in giro per il mondo, sarà l’occasione per presentare tutti gli altri personaggi che ruotano attorno a Ian e Camille, ognuno con un proprio vissuto, personaggi che il lettore ha già conosciuto e amato nel primo capitolo della storia: Blake. Torneremo a leggere dell’amore profondo che lega Blake a Juliet, la sua Muse; conosceremo meglio il personaggio di Jack, alle prese con tormenti interiori dopo aver compreso di essere omosessuale; impareremo ad apprezzare Henry, che è molto di più del personaggio cinico e strafottente che mostra di essere; ci lasceremo coinvolgere dalla passione crescente ma non ancora esplosa tra Brian e Marika. La vicenda amorosa di Ian e Camille è il fulcro della storia, un amore vissuto nel backstage di un palco, tra i diversi spostamenti, dietro le note di una canzone, non semplice e mai banale. I personaggi sono complessi. Da una parte Ian è combattuto tra l’amore per la sua donna e quello per la band e i suoi fratelli, che sono nel mirino delle minacce di Suzanne. Quest’ultima ha posto all’uomo un out-out: o lei oppure, qualora lui non dovesse rinunciare a Camille, tutta la band ne pagherà le conseguenze. Ian, per quanto si sforzi, si sforza ma non riesce a rinunciare a Camille perché lei è il suo incastro perfetto e perderla manderebbe il suo cuore e la sua vita in frantumi. Dall’altro Camille, una donna che ha sofferto, una persona sola al mondo, un cuore infranto che non accetta e non comprende alcuni atteggiamenti di Ian. Si lasciano, si ritrovano, si amano; la passione è palpabile, esce dalle pagine, emoziona il lettore. Francesca Palamara non si risparmia nel descrivere i sentimenti, sia per le scene d’amore, sia per la sofferenza provata da Camille a causa dell’ex marito. L’autrice simpatizza con la protagonista femminile, come aveva fatto anche con Juliet nel primo libro della serie, e offre spunti di riflessione sull’amore, sul significato della parola stessa, su cosa voglia dire amare. “Non voglio crederci che un uomo che ama possa distruggere la sua donna in questo modo. Questo non è amore. E questi uomini non sono nemmeno degni di essere chiamati uomini.” Il libro presenta un climax crescente di emozioni che sapranno tenere incollati i lettori. I capitoli sono intrisi di passione e si leggono velocemente grazie a una forma scorrevole e semplice. La lettura può essere accompagnata dall’ascolto di canzoni del panorama pop nazionale e internazionale i cui versi sono citati all’inizio di ogni capitolo. L’autrice si concede anche al romanticismo, lascia spazio ai sogni inserendo gli elementi tradizionali del romanzo rosa. Il risultato è quello di una trama moderna, intensa, che tratta anche temi importanti e attuali. Il finale è sorprendente e ci fa affezionare a quello che forse sarà il terzo fratello Even a cui la Palamara si dedicherà prossimamente.      

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Elena Cecchettin persona dell’anno secondo l’Espresso

Sono passate ormai settimane dal terribile omicidio di Giulia Cecchettin, un femminicidio che ha scosso le coscienze di tutti gli italiani e dato ai media l’occasione di tornare a parlare di femminismo, mascolinità tossica e dei diritti delle donne. È invece di questi giorni la notizia che sua sorella, Elena Cecchettin, è stata scelta dall’Espresso come Persona dell’anno per le parole con le quali ha affrontato a muso duro, determinata e agguerrita, il clamore mediatico derivante dalla tragedia legata alla sorella Giulia.   Le parole di L’Espresso per spiegare questa scelta lasciano molto su cui riflettere:   La sorella di Giulia è la figura che caratterizza il 2023 per il nostro settimanale. Perché ha trasformato il dolore privato in assunzione di responsabilità collettiva, costringendoci a dare un nome al male di cui soffriamo: il patriarcato. Ma dopo la diagnosi serve la cura.              

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Quali erano i giochi da fare in casa a Natale ai tempi di Jane Austen?

La redazione Giocare a carte, indovinare il titolo di un libro o di un film, fare quiz e indovinelli, risolvere l’Enigmistica… Quanti di voi, soprattutto durante le vacanze, sono soliti trascorrere qualche ora in balìa di rebus e indovinelli? In Emma, la Austen ci presenta alcuni giochi che venivano fatti generalmente in casa dopo i pasti. Col termine dinner s’intende il pasto più importante della giornata, di solito consumato intorno alle quattro del pomeriggio, a cui seguiva il tè. «La signora Bates, vedova del precedente parroco di Highbury, era una signora assai anziana, a cui non restava altro quasi che il tè e il quadriglio…» Nel romanzo, la signorina Woodhouse, una giovane donna bella, ricca e intelligente, miope dinanzi i propri difetti, si diverte a organizzare matrimoni e a creare coppie, noncurante di creare scompiglio nella cerchia dei suoi amici. All’interno del testo, la Austen ci racconta di alcuni giochi che venivano svolti nella dimora della signorina Woodhouse. Ma quali erano questi giochi? whist: gioco di carte in voga tra il Settecento e l’Ottocento. Nonostante le regole siano semplici, il gioco richiede strategia e ragionamento. Scopo del gioco è accumulare più prese possibili; si ottengono punti effettuando almeno sette prese; backgammon: gioco da tavolo in cui ciascun giocatore muove secondo il lancio di due dati 15 pedine lungo 24 triangoli, divisi in quattro tavole. Scopo del gioco è riuscire a portare tutte le proprie pedine entro la parte opposta a quella di partenza; quadriglio: gioco di carte comune nel Settecento; simile al tressette, che si svolge fra quattro giocatori con formazioni non fissate in precedenza; sciarada: gioco di parole in cui si richiede di indovinare un termine mediante la composizione di due o tre termini diversi. Le sciarade sono note fin dall’antichità e la testimonianza più antica risale a Plutarco. In Inghilterra e in Francia ebbe grande successo come passatempo da salotto. «Ah, non è difficile capire da chi hai preso. La tua cara mamma era così brava in questo genere di cose. Avessi almeno la sua memoria!» Ma non era una pratica comune solo alle donne, questo tipo di intrattenimento interessava infatti anche gli uomini, come specifica la Austen: «Il signor Woodhouse era interessato a tale occupazione quasi quanto le ragazze, e cercava molto spesso di rammentare qualcosa di meritevole d’essere incluso.» Ma non solo Jane Austen, anche Charlotte Brontë all’interno di Jane Eyre ci parla di sciarada, che poteva avvenire anche mediante forma scenica: «Chiamarono i domestici per mettere da parte i tavoli, spostarono le luci e posizionarono le sedie in un semicerchio dall’altro lato dell’arcata. Mentre il signor Rochester e gli altri gentiluomini dirigevano gli spostamenti, le signore correvano su e giù per le scale chiamando le loro domestiche. La signora Fairfax fu interpellata per dare informazioni riguardo a ciò che la casa avesse da offrire quanto a scialli, vestiti e stoffe di ogni genere, e furono saccheggiati alcuni guardaroba del terzo piano. Il loro contenuto – sottovesti di broccato, corpetti di raso, abiti neri, nastri ecc – fu portato di sotto in grandi quantità dalle cameriere e, dopo un’accurata scelta, il tutto venne infine trasferito nel boudoir del salotto.»  E voi, vi divertirete a fare qualche gioco di società insieme ai vostri familiari questo Natale?

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Libere di scrivere dark romance: intervista a Priska Nicoly

A cura di I fatti Ad oggi non esiste alcuna correlazione riconosciuta tra problematiche psicologiche e generi letterari preferiti. Prima di condannare un genere, dal momento che la censura è una misura gravissima, è necessario portare dati scientifici che giustifichino quella condanna. Priska Nicoly Scrittrice Salve Priska, grazie di aver accettato di partecipare a questa intervista su un argomento che alcuni definiscono controverso. Iniziamo con qualche curiosità su di te: come hai iniziato il tuo percorso nel mondo della scrittura? Hai rituali particolari che ti aiutino durante la stesura? Grazie a voi! Per me è un piacere parlare di questo argomento. Come tante persone che da adulte finiscono per scrivere, ho iniziato da piccola. Ho scritto le mie prime storie a nove anni sui diari segreti, poi fanfiction da adolescente, e a quindici anni ho finito il mio primo romanzo. Ne ho scritti altri tre prima dei diciannove anni, e lavorando al mio quinto mi sono bloccata. Ho ricominciato solo dodici anni dopo, quando ho appreso una routine che mi ha permesso di scrivere circa sei libri all’anno da allora. Ora non potrei immaginare una vita senza scrittura. Il mio rituale è aggiornare un conteggio di cinquantamila parole che ha una scadenza mensile; in questo modo sfido me stessa a scrivere ogni singolo giorno. Mi fa piacere precisare che anche se ultimamente ho sperimentato tanti generi diversi, tutto ciò che ho scritto prima dei vent’anni è ascrivibile al genere del dark romance storico, da sempre quello a cui mi sono dedicata con maggiore spontaneità sin da giovanissima. Perché hai scelto di scrivere dark romance storici? Da piccola ero sempre dalla parte dei cattivi! In qualsiasi storia ho sempre trovato più affascinante il villain. Il buono è una semplice messa in pratica della morale che ci viene insegnata, ma il cattivo ci costringe a farci domande. Cosa è andato storto con questa persona? In quale momento della sua vita ha iniziato a credere di poter violare le regole, e quale vantaggio ne ha tratto? Trovo sia quasi impossibile trovarsi in scena un cattivo senza elaborare una qualche teoria che lo riguardi. Quando un personaggio ti costringe a pensare significa che quel personaggio è riuscito. Con il tempo ho iniziato ad apprezzare anche le motivazioni complesse dietro i personaggi buoni, per quanto mi piaccia sempre inserire luci e ombre, ma il fascino del cattivo mi è ancora irresistibile: è legato in maniera indissolubile a una speranza di cambiamento. Quando vediamo un cattivo ci interroghiamo sul suo passato ma facciamo anche ipotesi sul suo futuro. In un romance in genere ci aspettiamo una qualche redenzione che si sviluppi all’interno del rapporto con l’altro personaggio, o una corruzione che operi su entrambi. Il buono è solo un personaggio, ma il cattivo è una trama intera. Il dark romance prende quel cattivo che le storie della nostra infanzia hanno relegato a un ruolo secondario e lo rende protagonista. Il nome stesso del genere è una promessa: troverai oscurità in questa storia ma ci sarà anche amore, in una qualche forma più o meno tradizionale, più o meno perversa. Scelgo l’ambientazione storica per i miei dark romance perché il contrasto tra vizio e morale era molto più marcato nel passato: c’era una spinta più forte a essere brave persone per via del peso della religione, e allo stesso tempo la legge facilitava i soprusi dei più ricchi e dei più forti. Tante situazioni che ho immaginato in un’ambientazione storica sarebbero (per fortuna) poco realistiche ai giorni nostri. Il dark è visto con occhio tanto critico da chi non lo conosce, mentre è un genere molto amato e difeso da chi lo legge. Cosa ne pensi al riguardo? Penso che la lettura e la creatività siano due aree in cui la libertà dell’individuo debba essere difesa. Non esiste letteratura senza libertà. Se accettassimo la censura, quale autorità superiore dovrebbe decidere cosa si legge e cosa si scrive? Tanti dark romance, tra cui alcuni dei libri che ho scritto io stessa, sono difficili da definire come tali. A volte c’è la tendenza a dare una giustificazione morale ai propri gusti, invece di accettarli con serenità: se non mi piace qualcosa va già bene così, non è necessario elaborare complicate ragioni filosofiche per legittimare la mia preferenza, e delegittimare quella altrui. La sola eccezione a mio avviso esiste per quella fruizione che danneggi effettivamente l’individuo, lo renda pericoloso o depresso; l’ho detto da psicologa sul mio profilo Instagram ma lo ripeto qui: non è il caso dei dark romance. Ad oggi non esiste alcuna correlazione riconosciuta tra problematiche psicologiche e generi letterari preferiti. Prima di condannare un genere, dal momento che la censura è una misura gravissima, è necessario portare dati scientifici che giustifichino quella condanna. Non ci sono dati statistici di nessun tipo che sostengano l’ipotesi che il dark romance sia dannoso in alcun modo. I gusti sono sacrosanti, personali, e non devono essere motivati; la condanna a un genere è una limitazione della libertà personale quindi sì, per essere presa in considerazione deve portare prove concrete ed essere scrutinata da vicino. L’affermazione sui danni del dark romance è infondata e antiscientifica. L’intervista continua su Land Magazine cartaceo DicembrePresto disponibile

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