Cinema

Buffy l’ammazzavampiri: cosa resta della serie TV a vent’anni dall’uscita dell’ultimo episodio

Il 20 maggio 2003 andava in onda l’ultima puntata di Buffy l’Ammazzavampiri, una serie TV che ha segnato un’intera generazione e che, a distanza di vent’anni, continua a raccogliere milioni di appassionati in tutto il mondo. Ma cosa rende Buffy così speciale e innovativa? Scopriamolo insieme! Come lei, non c’è nessuna (Sì, so che avete letto cantando.) Buffy Summers, interpretata da Sarah Michelle Gellar, è stata una delle prime protagoniste femminili a rompere gli stereotipi televisivi. Forte, indipendente, ma anche vulnerabile e piena di sfaccettature, spesso frivola, altre straordinariamente profonda, Buffy ha rappresentato un modello di empowerment femminile in un’epoca in cui le eroine erano ancora una rarità. La sua capacità di bilanciare la vita da adolescente con il ruolo di cacciatrice di vampiri ha mostrato come la forza possa convivere con la fragilità. “Ogni singola notte, il mondo finisce. E ogni singola notte, noi lo ricominciamo.” (Buffy Summers, Stagione 5, Episodio 22)   Una struttura narrativa inedita La serie, creata da Joss Whedon, ha rivoluzionato il genere horror e fantasy, mescolando elementi sovrannaturali con i problemi quotidiani degli adolescenti. Ogni episodio non era solo una battaglia contro mostri, ma anche una metafora che rappresentava le sfide della vita reale: l’amore, l’amicizia, la perdita e la crescita personale. Questo mix unico ha reso Buffy una serie profondamente amata, in cui tutti possono identificarsi.  I dialoghi Uno dei punti di forza di Buffy è sicuramente la qualità dei dialoghi. Il linguaggio arguto e spesso ironico dei personaggi ha creato un tono distintivo che ha saputo conquistare il pubblico. Le battute e i riferimenti alla pop culture hanno reso la serie non solo drammatica, ma anche estremamente divertente: ogni episodio è un vero piacere da guardare, anche a distanza di anni.  Personaggi che reggono Oltre a Buffy, la serie ha una galleria di personaggi secondari indimenticabili. Da Willow, la timida adolescente che diventa una strega potente, a Spike, il vampiro ribelle con un cuore d’oro, e non parliamo di lui, Angel, a cui è stata addirittura dedicato uno spin off di grande successo… insomma, ogni personaggio ha avuto un’evoluzione complessa e appassionante. Le storie personali dei comprimari di Buffy Summers hanno arricchito la trama principale, contribuendo alla caratterizzazione di un universo narrativo ricco e sfaccettato. Eh già. A vent’anni di distanza dall’ultima puntata, possiamo dire che Buffy l’Ammazzavampiri ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura popolare. Ha ispirato altre serie TV, fumetti, libri e persino studi accademici. Il “Buffyverse” è diventato un fenomeno culturale, che ha influenzato il modo in cui vengono raccontate le storie di eroi ed eroine in televisione e al cinema, oltre che nei libri. Uno dei motivi per cui Buffy continua a far parlare di sè è il suo fandom devoto. Ancora oggi i fan si riuniscono in convention, forum online e gruppi per discutere degli episodi, condividere fan fiction e celebrare i momenti più iconici della serie. Questo senso di comunità ha mantenuto viva la magia di Buffy per oltre due decenni.  Beh, non c’è che dire: ben fatto, signorina Summers! Scopri Land Magazine admin Maggio 21, 2024 Buffy l’ammazzavampiri: cosa resta della serie TV a vent’anni dall’uscita dell’ultimo episodio Read More admin Maggio 19, 2024 Leggere “Enrica la formica” per Insegnare il Valore del Lavoro ai Bambini Ciao bambini! Oggi voglio raccontarvi una storia molto speciale sulle formiche e su come possiamo imparare da loro il valore del lavoro. 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Cos’hanno in comune Bridget Jones e Marianne di Ragione e sentimento?

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Bridget Jones dona l’immagine della donna moderna in carriera che non ha bisogno di un uomo, eppure quando Daniel inizia a corteggiarla lei cede subito. Ingenuamente, si lascia abbindolare da quegli occhi dolci, e pian piano inizia a innamorarsi di quell’uomo che sembra assolutamente perfetto per lei. Marianne è una giovane ragazza ottocentesca che vive con la madre e le sorelle in un periodo storico in cui il matrimonio era la maggiore aspirazione per una donna. Quando a seguito di un incidente incontra il bel Willoughby, si lascia ammaliare da quello sguardo sincero e dai suoi modi gentili. Non ci pensa un attimo prima di accettare il suo corteggiamento, inizia a frequentarlo in maniera regolare e pian piano si innamora di quel ragazzo che sembra essere totalmente preso da lei, convinta di aver ottenuto il suo cuore. Quando Bridget Jones scopre Daniel assieme a un’altra viene messa dinanzi alla realtà: lui non è cambiato, è il solito donnaiolo che si diverte a spese di un’ingenua fanciulla. A Bridget crolla il mondo addosso. Quella relazione era solo frutto della sua immaginazione, e quando lo capisce si sente a pezzi. Quando Willoughby sceglie un’altra donna al posto di Marianne la giovane sprofonda in una terribile condizione di malessere. Possibile che lui l’abbia solo usata? Possibile che si sia finto ciò che non era? Quando Mark fa a Bridget una dichiarazione d’amore lei inizia a cambiare opinione su di lui. Mark e Daniel sono così diversi, possibile che lei non se ne fosse resa conto? Quando il colonnello inizia a mostrare interesse per Marianne lei lo paragona a Willoughby. Loro due sono l’opposto, diversi in tutto, dal lato estetico ai modi. Eppure, inizialmente Marianne vede nel colonnello solo aspetti negativi. Bridget e Marianne sprofondano nel dolore nel momento in cui scoprono di essere state raggirate dall’uomo che amavano. Hanno messo al primo posto l’uomo sbagliato, un uomo che le ha illuse anche se aveva professato per loro amore sincero. Se le giovani protagoniste avessero messo se stesse al primo posto anziché l’amore di un uomo la loro reazione sarebbe stata meno eccessiva e tutt’altro che dolorosa. Voi che ne pensate? società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More libri La vera Cenerentola è una fiaba intrisa di morte e sangue 10.05.24 Eventi “Our Last Land”: firmacopie al Salone del Libro del libro di Torino 10.05.24 recensioni La strada di Cormac McCarthy, la recensione di Land Magazine 08.05.24 società Non riesco più a scrivere a mano 08.05.24 libri Esplorando il tabù: il threesome nella letteratura 07.05.24 storia L’Inferno è un’invenzione del cristianesimo? 07.05.24 firstletter La vita di una formica: lezioni di perseveranza 05.05.24 interviste Intervista a Ylenia, libraia di Libreria Difficile 05.05.24

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Serie TV – Nostalgia anni ’80 e ’90

Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO Gli anni ‘80 e ‘90 sono stati la culla di veri e propri tormentoni indimenticabili. Ah, che bei tempi… E che privilegio averli vissuti!Cosa dite? Volete vederli anche voi? Non temete, sono qui per questo: la macchina del tempo è già calda per un nuovo magico viaggio nei ricordi. Quindi allacciate le cinture e reggetevi, che questa volta andiamo ancora più indietro.  Alla faccia del politically correct che sta permeando i tempi moderni in modo piuttosto insistente, già quarant’anni fa – uh mamma mia… che impressione! – avevamo non una, non due, ma bensì tre serie tv che ci catapultavano nelle vicende rocambolesche e spassose di una famiglia di colore.  Partiamo da quella forse più celebre: se vi dicessi Will Smith? Ma lasciamolo dire a lui di cosa si tratta: Ehi, questa è la maxi storia di come la mia vita è cambiata, capovolta sotto sopra sia finita. Seduto su due piedi qui con te ti parlerò di Willy, super fico di Bel Air: giocando a basket con gli amici sono cresciuto, me la sono spassata, wow! Che fissa ogni minuto! Le mie toste giornate filavano così, tra un mega-tiro a canestro e un film di Spike Lee. Poi la mia palla lanciata un po’ più in sù andò proprio sulla testa di quei vichinghi laggiù; il più durò si imballò, fece una trottola di me e la mamma preoccupata disse: «Vattene a Bel Air!». L’ho pregata, scongiurata, dallo zio vuole che vada, lei m’ha fatto le valigie e ha detto: «Va’ per la tua strada». Dopo avermi dato un bacio e un biglietto per partire con lo stereo nelle orecchie ho detto: «Qua è meglio sgommare!». Prima classe, ma è uno sballo! Spremute d’arancia in bicchieri di cristallo. Se questa è la vita che fanno a Bel Air, per me, mm-mh, poi tanto male non è! Ho chiamato un taxi giallo col mio fischio collaudato, come in Formula Uno mi sentivo gasato; una vita tutta nuova sta esplodendo per me, «Avanti a tutta forza, portami a Bel Air!». Oh, che sventola di casa, mi sento già stra-ricco, la vita di prima mi puzza di vecchio! Guardate adesso gente in pista chi c’è, il principe Willy, lo svitato di Bel Air eh! Ammettetelo: anche voi avete letto la sigla di Willy, il principe di Bel Air canticchiando, vero? Spostiamoci ora nella periferia di Chicago dalla famiglia Winslow e immergiamoci nelle dinamiche familiari di Otto sotto un tetto dove Carl, il capofamiglia, è un ufficiale di polizia. Ma sono certa che vi ricorderete soprattutto di Steve Urkel, il vicino di casa pasticcione innamorato di Laura, una delle figlie di Carl, e di una delle sue frasi iconiche: “Sono stato io a fare questo?”. I Robinson li ricordate? Devo ammettere che ai tempi ero davvero piccina, ma grazie alla macchina del tempo possiamo approdare insieme a New York a conoscere un’altra famiglia specializzata in situazioni comiche: un ginecologo, una moglie avvocato e ben cinque figli. I Robinson è stata una delle prime serie a rappresentare una famiglia afroamericana benestante, offrendo quindi una prospettiva diversa e positiva rispetto a quanto mostrato precedentemente.  Non avevamo solo famiglie afroamericane all’epoca: in realtà il periodo storico è costellato di storie familiari. C’è chi è stato capace di farci vivere il sogno americano degli anni ‘50 e ‘60: brillantina sui capelli, baci al drive-in, giacche di pelle e gomme da masticare. Quanti “giorni felici” abbiamo vissuto in compagnia dell’indimenticabile Fonzie, della famiglia Cunningham e degli amici di Richie Potsie e Ralph Malph – “gli anni di Happy Days e di Ralph Malph” canterà poi Max Pezzali alla fine degli anni ‘90).  Aprite il portaoggetti della macchina del tempo: c’è un fazzoletto nostalgia per voi.  Mentre ancora tiriamo su il naso e ci passiamo il pettine tra i capelli con un gesto alla fonzarelli, pensiamo alla capigliatura riccia e vaporosa di Francesca Cacace, quella che ricorderemo come La tata più strampalata di sempre.  Non tutte le famiglie erano però, ahimè, così spensierate e divertenti. Ce lo ricordano gli Ingalls che vivevano nel Midwest americano alla fine del XIX secolo e dovevano superare grandi sfide vivendo nelle grandi praterie: inverni rigidi, difficoltà economiche e difficili rapporti con i vicini. La casa nella prateria è una serie tv realistica e drammatica (trasmessa a cavallo degli anni ‘70 e ‘80), ma che ci ha anche riscaldato con lezioni di vita e momenti familiari unici e indimenticabili.  Sempre nel XIX secolo andiamo a Colorado Springs e tifiamo per Michaela, una Signora del West che si ritrova ad accudire tre figli non suoi mentre lotta contro il pregiudizio circa lo svolgimento del lavoro di medico da parte di una donna. Una visione autentica del periodo storico tra medicina, avventura, complicate relazioni umane e nativi Cheyenne.  La parola Signora vi ha sbloccato un ricordo, vero?  L’intramontabile Angela Lansbury interpretava Jessica Fletcher, La Signora in giallo più temuta di tutti i tempi: ovunque lei andasse, qualcuno moriva e lei si poteva così intromettere nelle indagini risolvendo il mistero… e scrivendo poi i suoi gialli.  Ehm, non so voi, ma metterei il turbo e schizzerei via di qui.  Ci ritroviamo nella corsia dell’ospedale e, ops, non che qui vada molto meglio: un medico, figlio di un poliziotto, si improvvisa Un detective in corsia e risolverà più casi lui che il figlio. Qualcuno ha sbagliato mestiere? Torniamo sulla macchina del tempo e… dove stai andando? Fermati!  Scusate, la macchina del tempo aveva voglia di compagnia e ci ha portato da Kitt, automobile indistruttibile automatizzata e dotata di intelligenza artificiale che le permette di parlare – sì, vi giuro che questa serie è stata prodotta negli anni ‘80! – che, insieme al suo affascinante-da-morire Michael, combatte le forze del male in giro per gli Stati Uniti. Azione, fantascienza e avventura hanno reso Supercar una delle serie più amate degli anni ‘80.  Ma non è l’unica vettura rimasta nei cuori: il Generale Lee, una Dodge Charger arancione, ha accompagnato le avventure di Bo e

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Serie TV – Nostalgia anni 2000

Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO Da Settimo Cielo a Streghe passando per Dawson’s Creek. Un viaggio alla scoperta delle serie tv più iconiche degli anni 2000. Quante volte, parlando con gli amici, esplode il momento dei ricordi legato alla vostra infanzia o adolescenza? E vi ritrovate a parlare di cartoni animati, sigle musicali, film e telefilm. Oggi vi porto negli anni 2000, quando la sera dovevamo decidere se uscire o stare in casa a guardare la tv, altrimenti poi quell’episodio chissà quando e come lo si poteva recuperare. Oppure dovevamo scegliere tra due serie tv che volevamo vedere, perché non potevamo vederle tutte, e di sicuro non esisteva il binge watching. Questo salto nel passato è costellato di famiglie allargate, creature soprannaturali, poteri magici e drammi adolescenziali. Salite sulla mia macchina del tempo che partiamo!   Dawson’s Creek: il teen drama per eccellenza la cui sigla è diventata un vero tormentone. Tra i temi principali troviamo le prime relazioni importanti, il triangolo amoroso, l’omosessualità e la malattia mentale.  Sulla scia del successo di Dawson’s Creek, il teen drama si sposta in California con The O.C. Amore e omosessualità, ma anche religione, droghe e alcolismo sono solo alcuni dei temi che vengono affrontati. Interessante lo scontro culturale tra una famiglia sempre pronta ad aiutare il prossimo – sfido a non “innamorarsi” dell’avvocato Sandy Cohen – e una comunità ricca e superficiale.    Settimo cielo: un passo indietro nel tempo ci porta alla famiglia dei Camden, piuttosto numerosa e, nel tempo, allargata tra fidanzati, mariti, amici e parenti. Come le altre serie, tratta molti temi delicati (droga, sesso, ribellione, accettazione, vandalismo, bullismo, abusi…), ma con la visione puritana che caratterizzava l’America degli anni sessanta. Oltre a rincorrere i problemi e la crescita dei figli in una famiglia numerosa, il reverendo Camden – padre di famiglia e pastore protestante – si prodiga anche nell’aiuto dei membri della propria comunità religiosa.  Ma facciamo un salto netto verso un genere totalmente diverso che ha caratterizzato quel periodo: aggiungiamo un pizzico di magia, mostri e angeli. Chi non ha sognato di avere poteri come quelli delle sorelle Halliwell nella serie tv Streghe alzi la mano; fermare il tempo, premonizioni, telecinesi, proiezione astrale, relazioni amorose con angeli o demoni.Come dimenticare le innumerevoli formule magiche custodite in un grimorio di famiglia chiuso in soffitta: Il libro delle ombre raffigurante una triquetra in copertina, simbolo del Potere del Trio che, anche dopo 26 anni dalla messa in onda del primo episodio, ancora oggi continua a essere il mio simbolo. Una serie che è pura magia… in tutti i sensi.  In contemporanea a Streghe, iniziava anche un altro filone che avrebbe poi catturato intere generazioni: quello dei vampiri. Abbiamo Buffy l’ammazzavampiri, una serie dai toni horror e action che è diventata un fenomeno culturale tanto da essere poi oggetto di studi di numerose università americane.  Per restare nel panorama magico, vietato non citare Smallville: serie televisiva incentrata sull’adolescenza di Clark Kent prima di diventare Superman. Vedemmo un giovane supereroe alle prese con la scuola, l’amicizia, il primo amore e una interessante evoluzione nel rapporto con un giovane Lex Luthor che, da amico, diventerà sua futura nemesi.  Non solo Superman è arrivato sulla Terra da un altro pianeta. In un’epoca in cui sbocciano serie tv su vampiri, streghe e supereroi non potevano certo mancare affascinanti e giovani alieni. Nulla a che vedere con il precedente e famosissimo X-Files, Roswell fonde fantascienza e drammi adolescenziali.  Ultimo di questo filone con il soprannaturale, ma non ultimo per importanza, Lost. Dramma, fantascienza e avventura circondano i sopravvissuti di un disastro aereo che si trovano su un’isola piena di segreti e misteri. I personaggi sono ben congeniati, interessanti e variegati: un medico, un truffatore, una ladra, una donna incinta, un paralitico che improvvisamente torna a camminare… Lost è una serie che ha fatto molto discutere, soprattutto per la trama intricata e per i misteri di difficile interpretazione. Nonostante questo è stata considerata da numerosi critici una delle più grandi serie televisive di tutti i tempi.I numerosi fan si sono invece divisi, soprattutto sulla rivelazione finale.  Vogliamo viaggiare di nuovo verso il mondo reale? Una mamma per amica era il sogno di tutti gli adolescenti: un legame speciale tra madre e figlia. La serie si caratterizza soprattutto da dialoghi originali, scanzonati e da un humor mai banale.  E parlando di humor come non citare Friends, sitcom statunitense che ha mantenuto altissimi ascolti in tutte le dieci stagioni andate in onda a cavallo degli anni 2000. Ambientata a Manhattan, le vicende si svolgono principalmente negli appartamenti di un gruppo di amici. Tra i drama del momento, ci fu anche il boom del medical drama. La dolcezza di Meredith Grey ha lanciato Grey’s Anatomy in una corsa infinita, una delle serie più longeve di tutti i tempi alla soglia dei vent’anni di produzione.  In contrapposizione alla dolcezza e delicatezza di Meredith troviamo il famosissimo Gregory House, un medico poco convenzionale che ricorda Sherlock Holmes in camice bianco. Personaggio che ha decretato il successo indiscusso di Dr. House.  Ma ve lo ricordate il loro precursore? Lo riconoscete il giovane George? Vi voglio lasciare così, con il titolo di una serie tv a tratti dimenticata, ma indimenticabile. E.R. – Medici in prima linea.  Dopo questo viaggio negli anni 2000, vorrete tornare sulla mia macchina del tempo per andare a sbirciare dentro al tubo catodico ancora più indietro nel tempo? Sincronizzate i vostri orologi per non perdervi la prossima partenza!

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