Novembre 2025

BEATRIX POTTER e il self publishing

Usando le lettere e i disegni indirizzati al piccolo Noel, Beatrix Potter realizzò il suo primo libro per bambini, The Tale of Peter Rabbit. Come capita a praticamente ogni esordiente, il libro venne rifiutato da sei case editrici. Allora Beatrix divenne self publisher, come diremmo oggi: fece stampare 250 copie e si dedicò alla loro promozione, finendo tutte le copie in breve tempo. L’anno dopo, il 2 ottobre 1902, il libro venne pubblicato dalla Frederick Warne & Company. Sì, direte voi, facile pubblicare un libro dopo che è già diventato “famoso”. Ma dobbiamo invece ringraziare la Frederick Warne & Company: sono stati loro a porre a Beatrix la condizione di realizzare illustrazioni a colori e non più in bianco e nero! Perciò è grazie all’illuminato editore che colse le potenzialità dei meravigliosi disegni ad acquerello se oggi conosciamo l’iconica giacca blu di Peter Rabbit e i cappottini rossi delle sorelle. Quale fu la fortuna di The Tale of Peter Rabbit? Essere un libro diverso. Era stato stampato in un formato piccolo, adatto alle mani dei bambini. Costava solo uno scellino, pertanto era accessibile a molti e non solo alle famiglie benestanti (gli albi illustrati erano solitamente molto costosi). Ma un’altra caratteristica dell’opera era che non conteneva solo termini semplici, nè era superficiale. Beatrix credeva infatti che inserire qualche termine complesso e a volte ricercato aiutasse curiosità e apprendimento nei bambini. Perciò sì, Beatrix provò la strada del self publishing ma poi si affidò all’editoria tradizionale. Se vuoi conoscere altre curiosità, ti consiglio il saggio su Beatrix Potter, edito da First Letter.

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“About a boy” – come si raccontano le relazioni, tra genere sperimentale, depressione, bullismo e differenze sociali – le recensioni di Land Magazine

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? ABOUT A BOY: storia di un’amicizia molto particolare. La prima volta che ho visto il film è stato l’anno in cui è  uscito, nel 2002 e non avevo realizzato che fosse tratto da un libro. L’ho guardato e ne sono rimasta folgorata, semplicemente.  Hugh Grant è sempre Hugh Grant, impossibile non lasciarsi affascinare, però l’idea di leggere il libro ancora non aveva sfiorata, finché non mi è capitato tra le mani in un negozio di libri usati. Qualcosa mi si è accesa nella testa, una specie di connessione mentale a cui non sapevo dare una risposta. Poi è successo che l’ho finalmente letto ed è stato un viaggio tra le pagine meraviglioso. La trasposizione cinematografica è fatta molto bene ed è fedele la libro, ma leggere di Will e Marcus è stato diverso dal vedere le loro immagini attraverso lo schermo. La loro storia è a tratti commovente, ma anche divertente. Will è un adulto non avvezzo alle responsabilità, Marcus è un ragazzino che ne ha fin troppe.  Come possono i due andare d’accordo?  Oggi si parlerebbe di hate-to-love e per certi versi questo libro lo è, ma il contesto è ben diverso e, soprattutto, non rientra nel genere romance in cui il trope va per la maggiore. La particolarità di questo libro, oltre alla narrazione dal doppio punto di vista maschile (uno è Will, l’altro Marcus) è che rientra in un genere a parte che per altro non ha avuto il successo sperato. Che si tratti di un esperimento che l’autore ha voluto fare o di una cosa voluta, questa storia ha portato alla ribalta il Lad-lit, ovvero la versione maschile – se così si può chiamare – del classico chick-lit.  Onestamente lo ritengo un peccato il fatto che come genere sia stato bistrattato, perché ritengo ci sia bisogno di storie di questo tipo. Qui si parla di un’amicizia nata per caso e sfociata in un rapporto vero e profondo, una relazione tra un adulto e un ragazzino che non hanno legami di parentela di alcun tipo e forse proprio per questo riescono ad andare d’accordo. Marcus si sente capito nonostante tutto. È una storia che fa certamente riflettere e che tratta temi importanti seppur narrati in chiave diversa.  Il bullismo, la depressione, la separazione dei genitori, il tentato suicidio sono tutti argomenti che esistevano già prima del 1998, anno di uscita del libro, ma da sempre si tende a parlarne  poco, un po’ per vergogna e un po’ per paura e, qui, sviscerarli in maniera tanto cruda e realista, porta a una attenta riflessione su quella che è la società che ci circonda. Oggi come allora.       Libri di Oriana Turus Fai clic qui INSERISCI TESTO QUI Scopri Land Magazine admin Febbraio 25, 2025 Belcanto: quando l’Opera diventa una Soap Opera (e Vittoria Puccini canta la tragedia) Se pensavi che l’Opera fosse solo roba da teatro polveroso e signore ingioiellate, preparati a cambiare idea (o a rispolverare il libretto della Traviata). 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Starduster: fumetto per bambini?

Ho letto di recente Starduster, di Elisa Pocetta, pubblicato da Astra – Star Comics qualche anno fa. I disegni sono bellissimi ma… intanto, prima domanda: è un fumetto o una graphic novel? Per rispondere, devo prima chiarire una cosa: per fumetto si intende un prodotto che “nasce seriale”, cioè una storia che nasce già per essere pubblicata a puntate, mentre una graphic novel è una storia autoconclusiva e pubblicata in un unico volume. Quindi, Starduster è l’uno o l’altro? Direi una graphic novel, nonostante il finale dia degli indizi su un potenziale seguito. Non ho però trovato le puntate successive, quindi non è uscito in forma di serie, ergo non possiamo considerarlo un fumetto. Altra domanda: è per bambini? Direi NI. Nel senso, non vi sono nudità, allusioni sessuali, violenza, ma per comprendere appieno alcune frasi e alcuni disegni serve un minimo di maturità e di storia personale. Lo ritengo quindi adatto dai 9 anni in su, per la fascia dei pre-teen. È un fantasy, ma tocca molti aspetti cari ai pre adolescenti: l’ingresso alle scuole medie, il sentirsi diversi, l’essere considerati “alieni” o “strambi” dagli altri, la scoperta di sé e della propria forza personale, l’amicizia. I colori sono stupendi, la stampa è davvero ottima, la storia è semplice pur senza essere banale, ci sono sentimenti e anche avventura. Direi proprio che lo promuovo.

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“Cose che ti dico mentre dormi” di Enrica Tesio – Recensione

«Cala la notte, si è fatto tardi. Le luci si spengono e le case pure. Tutti vanno a dormire, ma nel silenzio una donna rinuncia al sonno e, vegliando sulle persone che ama, rivolge a ciascuna una carezza fatta di parole impronunciabili alla luce del sole, perché si sa: il buio ha un sentire diverso, sussurrato e più sincero e, solo al buio, il desiderio è anche coraggio della verità». Enrica Tesio fa ridere. Questa, per chi ha già letto qualcosa di suo, è una certezza inossidabile.  I suoi testi, ricchi di humor e spensieratezza, sono degli strappa-sorrisi. Ma a me, devo dirlo, più che ridere Enrica Tesio ha sempre fatto piangere. I suoi libri, romanzi o storie autobiografiche che siano, come l’ultimo pubblicato, contengono una nostalgia profonda, viscerale. Una nostalgia quasi sempre riferita ai figli. Figli che crescono, e per il fatto di crescere provocano una voragine nei genitori, quella voglia di tornare a riprendersi quell’ora perduta quando erano bambini e l’adolescenza, così ben descritta dalla Tesio, era ancora un’idea astratta, o soltanto un ricordo sbiadito della nostra. In questo libro Enrica si rivolge alle figure fondamentali della sua vita: i genitori, i figli, il partner. Ci parla, anzi parla a loro, mentre dormono, quando le parole escono meglio, in sincerità, raccontando ricordi e cose del presente da un’altra angolatura. I destinatari diventano così persone che ti sembra di aver conosciuto, protagonisti di vicende che hai l’impressione di aver vissuto anche tu. Perché l’autrice scrive di vita, e le pagine sono vive, fresche, così piene di quella vita che ti sembra non riescano quasi a contenerla. Il quotidiano nella scrittura della Tesio non è mai banale, diventa bellezza. A volte dolore, a volte rabbia, fatica. Spesso, ancora quella nostalgia che affiora. La Tesio ha l’assoluta capacità di inanellare le parole al posto giusto, come se uscissero naturali senza ragionarci troppo, un fluido del pensiero, parole colloquiali ma ricche di significati e soprattutto capaci di farci dire quella cosa che rende un libro tra i più degni di essere letti: lo provo anch’io. Quelle nostalgie sono anche nostre, le proviamo anche noi alla stessa maniera, ma lei è capace di dirlo. Allora, se volete ricordare i vostri figli da piccoli, immaginarli un po’ cresciuti, e ridere, ridere tanto, ma anche un po’ piangere, questo libro fa per voi.

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The Great

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Approda su Netflix The Great, l’avvincente storia di Caterina la Grande. Fedele seguace di Pietro il Grande, Caterina è un’eroina d’altri tempi, fermamente convinta di poter cambiare la Russia. Combattere la superstizione e l’ignoranza con il ragionamento e la scienza sembrano essere il suo unico obiettivo. A ostacolarla? Suo marito Pietro. Despota, ignorante e sanguinario, l’uomo non si rende conto di non avere nemmeno la metà della forza della moglie. Caterina ha infatti una mente brillante, calcolatrice al punto che riesce a convincerlo di non essere degno di governare il Paese. Riesce a detronizzarlo mediante un Colpo di Stato e a imporre le sue idee illuministe alla corte. I dialoghi sono irriverenti, ironici, folli e a tratti quasi sconcertanti. Mentre lei tenta di cambiare il Paese, lui si limita a vivere da prigioniero. Tra le idee illuministe di Voltaire e l’ideazione di scuole superiori femminili, Caterina riesce a insinuarsi nelle menti ottuse dei suoi pari e a convincerli che il passato può essere superato dall’innovazione e dal cambiamento.

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