Marzo 2026

La principessa Sissi e l’ossessione estetica

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More storia La principessa Sissi e l’ossessione estetica 30.03.26 storia Come giustificavano la schiavitù gli americani nel 1800? 30.03.26 società Giappone 360: la lingua giapponese 29.03.26 firstletter Libri per ragazzi: alla scoperta di SEMPLICEMENTE MARIA 27.03.26 storia E se le “streghe” di Salem non fossero mai esistite? 27.03.26 storia Martha Washington: la Prima First Lady degli Stati Uniti 23.03.26 libri Davvero ti sta bene pagare per un LIBRO “MARCIO”? 17.03.26 libri RECENSIONE “TROPE – I SEGRETI DELLA SCRITTURA DEL ROMANCE & DEL ROMANTASY” 17.03.26 La bellezza estetica: dalle diete all’ossessione per i capelli Il peso Sissi non aveva alcun potere a corte. L’unica cosa che poteva controllare era il suo peso. Un’ossessione, una malattia che l’accompagnerà per il resto della sua vita. I vestiti le venivano cuciti addosso e non dovevano farla sembrare più grassa nemmeno di un centimetro. Perennemente a dieta, arriverà a pesare meno di 50 kg. A un buon piatto cucinato, preferiva un bicchiere di latte o il brodo di carne. Lo sforzo fisico Costringeva il suo corpo a continue cavalcate; effettuava vere e proprie marce che duravano anche otto ore ed eseguiva i suoi esercizi quotidianamente, con costanza, portando allo stremo la sua dama, che spesso restava indietro. Della serie Ti voglio bene, Sissi, ma non potevi avere un altro hobby, magari l’ago e il filo come tutte noi? Il suo corpo e la cura dello stesso la appagavano più della corte. Invidiata da tutti per la sua indicibile bellezza, l’unico difetto era costituito dai denti, che erano brutti e marci, e già le avevano causato imbarazzo con l’arciduchessa Sofia, che li aveva definiti un difetto da correggere. Per evitare di mostrarli, tendeva a parlare sottovoce o a non parlare affatto. I capelli Lunghissimi, folti e invidiati in tutto il mondo, i capelli di Sissi erano una vera tortura. Affermava di essere schiava dei suoi capelli. La sua parrucchiera personale, Fanny Angerer, impiegava quasi tre ore per acconciarli, mentre il lavaggio avveniva ogni tre settimane e le portava via un’intera giornata. Durante queste interminabili ore, Sissi si intratteneva leggendo Shakespeare; Sogno di una notte di mezza estate, la sua opera preferita. La sua chioma doveva essere perfetta; lei doveva esserlo. Nonostante ciò, Sissi era molto timida. Sembrava quasi temere la folla. La solitudine era la sua forza. Libera come un gabbiano, sempre così si sentirà. Trucco di bellezza Sua nipote Maria Larisch afferma che la pelle del viso dell’imperatrice veniva costantemente cosparsa di carne di vitello; qualsiasi cosa pur di far sparire le sue rughe.  Curiosità Quando nessun impacco riuscirà a cancellarle le rughe dal viso, Sissi eviterà di farsi fotografare.

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Come giustificavano la schiavitù gli americani nel 1800?

Nel XIX secolo, la schiavitù negli Stati Uniti non era soltanto un sistema economico, ma un’istituzione sostenuta da un complesso apparato di giustificazioni politiche, religiose ed economiche. Per comprendere davvero come veniva difesa la schiavitù nel 1800 in America, è necessario analizzare il contesto storico, sociale e culturale dell’epoca. Le giustificazioni alla schiavitù nel XIX secolo non erano uniformi, ma variavano a seconda della regione, dell’interesse economico e dell’orientamento ideologico. Tuttavia, nel Sud degli Stati Uniti si sviluppò una vera e propria narrativa volta a legittimare il sistema schiavista. La giustificazione economica della schiavitù nel 1800 Uno degli argomenti più utilizzati per difendere la schiavitù nell’America del Sud era di natura economica. L’economia meridionale si basava sulle grandi piantagioni di cotone, tabacco e zucchero. Dopo l’invenzione della sgranatrice del cotone nel 1793, la produzione aumentò in modo esponenziale, rendendo il cotone la principale esportazione americana. Molti proprietari terrieri sostenevano che senza il lavoro degli schiavi africani e afroamericani l’intero sistema economico sarebbe crollato. Il Sud, secondo questa visione, non avrebbe potuto competere sul mercato internazionale senza una manodopera forzata a basso costo. Il concetto di “King Cotton” riassumeva questa mentalità: il cotone era considerato così fondamentale da giustificare la difesa della schiavitù come necessità economica. Le giustificazioni religiose della schiavitù   Nel XIX secolo, una parte del clero protestante del Sud cercò di legittimare la schiavitù attraverso interpretazioni bibliche. Alcuni sostenitori citavano passi dell’Antico Testamento per affermare che la schiavitù fosse una pratica storicamente accettata e compatibile con la fede cristiana. Secondo questa visione, il sistema schiavista faceva parte di un ordine sociale stabilito da Dio. I proprietari si definivano “paternalisti”, sostenendo di offrire protezione e guida religiosa agli schiavi. Queste argomentazioni furono però fortemente contestate dal movimento abolizionista, che proponeva un’interpretazione cristiana fondata sull’uguaglianza e sulla dignità di ogni essere umano. Le teorie razziali e pseudo-scientifiche Un altro elemento centrale nelle giustificazioni alla schiavitù nel 1800 fu lo sviluppo di teorie pseudo-scientifiche basate su una presunta gerarchia razziale. Alcuni studiosi dell’epoca cercarono di dimostrare l’inferiorità biologica delle persone di origine africana, usando argomentazioni che oggi sono riconosciute come infondate e profondamente razziste. Queste teorie venivano utilizzate per sostenere che la schiavitù fosse “naturale” e che gli afroamericani non fossero in grado di autogovernarsi. L’idea di una differenza razziale permanente contribuì a rafforzare il sistema schiavista anche sul piano ideologico. La teoria del “bene positivo” Con il passare degli anni, la difesa della schiavitù divenne ancora più esplicita. Non veniva più presentata soltanto come un “male necessario”, ma come un vero e proprio “bene positivo”. Alcuni politici del Sud affermavano che gli schiavi vivessero in condizioni migliori rispetto agli operai industriali del Nord. Secondo questa narrativa, la schiavitù garantiva stabilità sociale, ordine e prosperità economica. Era una strategia retorica volta a contrastare la crescente pressione abolizionista proveniente dagli Stati del Nord. Il confronto con il Nord e la crescita dell’abolizionismo Mentre nel Sud si consolidavano queste giustificazioni, nel Nord degli Stati Uniti cresceva il movimento abolizionista. Giornalisti, predicatori e attivisti denunciavano la schiavitù come una contraddizione rispetto ai principi di libertà e uguaglianza proclamati nella Dichiarazione d’Indipendenza. Le tensioni tra Nord e Sud aumentarono progressivamente nel corso del XIX secolo, fino a sfociare nella Guerra Civile americana (1861-1865), che portò all’abolizione della schiavitù con il XIII Emendamento nel 1865. Scopri Land Magazine admin Marzo 6, 2026 Islanda 1975: quando le donne si fermarono e il paese si bloccò davvero Il 24 ottobre 1975 in Islanda accadde qualcosa di straordinario: il 90% delle donne del paese smise di lavorare per un giorno intero.Non parliamo solo di uffici, fabbriche o scuole. Read More admin Marzo 6, 2026 Se le donne si fermassero per 24 ore, il mondo si bloccherebbe? Immaginiamo una scena semplice.Una mattina qualunque. La sveglia suona. Ma le donne non si alzano. Non preparano colazioni, non accompagnano bambini a scuola, non rispondono a email di lavoro, non Read More admin Marzo 6, 2026 La giornata perfetta di una donna invisibile (che tiene in piedi il mondo senza che nessuno se ne accorga) C’è una figura misteriosa che vive nelle case di tutto il pianeta.Non compare nei bilanci aziendali, non riceve stipendi né premi produttività, ma senza di lei la società smetterebbe di Read More admin Marzo 4, 2026 10 cose belle e vere da dire alle nostre figlie per l’8 marzo (senza frasi da cioccolatino) L’8 marzo, mentre qualcuno pensa ancora che la Giornata internazionale della donna sia solo mimose, frasi copiate e foto su Instagram, c’è un gesto molto più potente: parlare con le Read More admin Marzo 3, 2026 5 scrittori morti poveri (geni immortali, portafogli molto meno) La letteratura regala immortalità, ma raramente paga l’affitto.Se oggi parliamo di bestseller, royalties e diritti Netflix, per secoli scrivere significava spesso una cosa sola: talento immenso, conto corrente tragicamente vuoto.Ecco Read More Silvia Dal Cin Marzo 2, 2026 PHILIP K. DICK – VIVA LA FANTASCIENZA Oggi, 2 marzo, è l’anniversario della morte di Philip K. Dick, lo scrittore statunitense di fantascienza che ci ha lasciato nel 1982, all’età di 54 anni. È noto per opere Read More admin Marzo 2, 2026 L’essere umano ha 3 cervelli (e nessuno trova mai le chiavi) Hai presente quando una parte di te vuole la dieta, un’altra vuole la pizza e una terza vuole scrivere all’ex alle 23:47?Benvenuto nel meraviglioso condominio biologico chiamato cervello umano.Secondo la Read More admin Marzo 2, 2026 Eventi letterari marzo 2026: presentazioni libri Land Editore a Bologna, Bari, Alessandria, Ferrara e Cuneo Marzo 2026 si preannuncia un mese ricco di appuntamenti imperdibili per gli amanti della lettura. 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Giappone 360: la lingua giapponese

A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Lathar Lathar – Zero Giappone360: La lingua giapponese C’è un momento, dopo un viaggio in Giappone, in cui smetti di dire “prima o poi imparerò la lingua” e inizi davvero. È una di quelle decisioni che nascono quasi senza pensarci, ma che poi ti trascinano dentro un mondo completamente diverso da qualsiasi lingua europea. Anch’io ho iniziato da poco, e la prima sensazione è stata duplice: da un lato entusiasmo puro, dall’altro la consapevolezza che qui non si tratta semplicemente di memorizzare vocaboli, ma di cambiare completamente modo di pensare. La prima tappa sono stati gli hiragana, e devo dire che sono stati sorprendentemente accessibili. In pochi giorni si riescono a riconoscere e leggere, e danno subito quella soddisfazione iniziale che ti fa credere che forse, in fondo, non sia così impossibile. Poi però arrivano i katakana, e lì qualcosa cambia. Non sono più difficili in senso assoluto, ma risultano più noiosi e, soprattutto, più confusionari. Molti simboli si assomigliano tra loro, alcuni differiscono per dettagli minimi, e la lettura richiede uno sforzo maggiore. È come se fossero la versione meno intuitiva e più “tecnica” degli hiragana, e infatti vengono usati soprattutto per parole straniere. E poi, inevitabilmente, si arriva ai kanji. Ed è lì che il giapponese smette di essere una lingua e diventa quasi una disciplina. Migliaia di caratteri, ognuno con più letture possibili, significati che cambiano a seconda del contesto, e una memorizzazione che richiede tempo, costanza e una certa dose di umiltà. Non è solo una questione di studio, ma di abitudine mentale: iniziare a riconoscere i kanji è come imparare a leggere da capo, ma in un sistema completamente diverso. Paradossalmente, però, la difficoltà maggiore non sta nemmeno nella scrittura, ma nello speaking. Costruire frasi in giapponese significa abbandonare completamente la struttura a cui siamo abituati in italiano e in inglese. Il verbo alla fine, le particelle che definiscono il ruolo delle parole, le sfumature di formalità, i sottintesi continui. Non basta tradurre mentalmente: bisogna proprio riorganizzare il pensiero. Ed è qui che si capisce perché, al contrario, per i giapponesi imparare l’inglese sia così difficile. Non è solo una questione di vocaboli, ma di struttura mentale completamente diversa. E poi c’è un aspetto che all’inizio fa sorridere: una quantità sorprendente di parole giapponesi deriva direttamente dall’inglese, adattato però alla fonetica locale. Si stima che una buona fetta del vocabolario moderno, anche oltre il 10-15% in alcuni contesti, sia composta da prestiti linguistici. Così “computer” diventa “konpyuutaa”, “coffee” diventa “koohii”, e improvvisamente ti accorgi che stai capendo più di quanto pensassi… almeno finché non ti rendi conto che la pronuncia può cambiare abbastanza da confondere comunque. Nel mio percorso ho capito abbastanza in fretta che non tutti i metodi sono uguali. App come Duolingo possono essere utili per iniziare, ma restano superficiali e poco strutturate. Molto più efficace è usare strumenti come Anki, con il suo sistema di ripetizione dilazionata che ti obbliga a memorizzare davvero nel lungo periodo, e libri come Genki, che costruiscono le basi in modo progressivo e ragionato. È un approccio meno “giocoso”, ma decisamente più solido. Alla fine, imparare il giapponese è un’esperienza che va oltre la lingua. È un esercizio di pazienza, di adattamento e, in un certo senso, di umiltà. Ti costringe a rallentare, a sbagliare spesso, a ripartire da zero. Ma è anche uno dei modi più profondi per entrare davvero in contatto con il Giappone, andando oltre la superficie fatta di viaggi e impressioni. E forse è proprio questo il punto: non imparare una lingua per usarla, ma usarla per capire un mondo diverso dal proprio.  

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Libri per ragazzi: alla scoperta di SEMPLICEMENTE MARIA

«Semplicemente Maria» di Jay Hardwig (Uovonero), tradotto da Sante Bandirali, è un libro meraviglioso. È stato finalista nella categoria 11+ del #PremioStregaRagazzeeRagazzi2025. La trama: Maria Romero, undicenne cieca, cerca in tutti i modi di essere normale, ma è difficile esserlo quando si hanno occhi di vetro e si impugna un bastone bianco. JJ Munson, suo vicino e compagno di classe, è un ragazzino asmatico e stravagante che tenta di coinvolgerla in una serie di sfide da investigatori privati dilettanti. Quando una giovane ragazza scompare, la nuova amicizia e il coraggio di Maria saranno messi a dura prova in modi inaspettati. La mia opinione? Questo è un piccolo capolavoro. Un libro autentico, che racconta una ragazzina che sì, è cieca, ma è comunque una ragazzina. È Maria. Punto. Un libro adatto fin dai 10 anni, una lettura piacevole e scorrevole, che fa sorridere e commuove. Se vuoi scoprire altri libri per ragazzi, non perderti le nuove uscite della Collana S.e.p.t. di First Letter editrice!

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E se le “streghe” di Salem non fossero mai esistite?

Le cosiddette “streghe” di Processi alle streghe di Salem rappresentano uno degli episodi più inquietanti della storia occidentale. Ma se ti dicessi che, molto probabilmente, le streghe non sono mai esistite davvero? Quello che accadde nel 1692 non fu la prova dell’esistenza della magia oscura, bensì il risultato di una complessa costruzione sociale fatta di paura, religione e ignoranza scientifica. Il contesto storico: una comunità fragile   Paura e religione: una miscela esplosiva    La religione puritana vedeva il mondo come un campo di battaglia tra Dio e il diavolo. Questo dualismo alimentava una visione estrema della realtà: ogni evento negativo poteva essere interpretato come opera del male. Le giovani accusatrici, convinte o suggestionate, descrivevano sintomi inspiegabili che venivano attribuiti alla stregoneria. In realtà, molti studiosi moderni ipotizzano: isteria collettiva disturbi psicologici avvelenamento da segale contaminata (ergotismo) Ma nel 1692, senza conoscenze scientifiche adeguate, la spiegazione più semplice era anche la più pericolosa. Ignoranza scientifica e manipolazione L’assenza di metodo scientifico e di prove oggettive trasformò i processi in una vera e propria caccia alle streghe. Le testimonianze si basavano su sogni, visioni e sensazioni personali. Questo aprì la porta a manipolazioni e vendette personali. Accusare qualcuno diventava un modo per: risolvere conflitti ottenere vantaggi economici eliminare rivali Il risultato? Oltre 200 persone accusate e 20 giustiziate. Una lezione ancora attuale Oggi, i Processi alle streghe di Salem sono studiati come esempio di isteria collettiva e ingiustizia. La vera domanda non è se le streghe esistessero, ma perché la società abbia avuto bisogno di crederci. Questo episodio ci insegna che: la paura può distorcere la realtà la mancanza di conoscenza genera superstizione le società cercano spesso un “colpevole” nei momenti di crisi Le “streghe” di Salem non erano creature soprannaturali, ma persone reali vittime di un sistema sociale basato su paura e credenze irrazionali. Smontare il mito della stregoneria significa comprendere meglio come funzionano le dinamiche sociali, anche oggi. Perché, in fondo, ogni epoca ha le sue “streghe”.   Scopri Land Magazine admin Marzo 23, 2026 Martha Washington: la Prima First Lady degli Stati Uniti Nel racconto delle origini degli Stati Uniti, il nome che emerge con maggiore forza è quello di George Washington, primo Presidente della nazione. Tuttavia, accanto a lui, una figura femminile Read More Elisabetta Marzo 17, 2026 Davvero ti sta bene pagare per un LIBRO “MARCIO”? Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO Davvero ti sta bene pagare per un LIBRO “MARCIO”? Hai comprato una mela, ma è marcia. Ti dicono: “L’importante è Read More Silvia Dal Cin Marzo 17, 2026 RECENSIONE “TROPE – I SEGRETI DELLA SCRITTURA DEL ROMANCE & DEL ROMANTASY” Ho acquistato “Trope, i segreti della scrittura del romance & del romantasy” di Alice Doublier, ed. Il Castoro Off. Mi aspettavo un manuale e in effetti le aspettative sono state Read More admin Marzo 16, 2026 Rosso e rosa insieme? Altro che errore di stile: è la combo più chic del red carpet Quando qualcuno dice la frase: “rosso e rosa non stanno bene insieme”, probabilmente è rimasto bloccato negli anni ’90 insieme ai pantaloni a zampa e ai telefoni con l’antenna. La Read More admin Marzo 16, 2026 Hamnet – Jessie Buckley vince l’Oscar: il film tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell conquista Hollywood Il cinema incontra la grande letteratura e nasce uno dei film più intensi degli ultimi anni. 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Raffinato, essenziale, simbolo di serate di gala e occasioni formali, questo abito ha una storia affascinante Read More Oriana Turus Marzo 15, 2026 HAPPY MOTHER’S DAY – IN UK – A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More Silvia Dal Cin Marzo 14, 2026 14 marzo, PiGreco Day. Matematica e… romance? Oggi, 14 marzo, 14/03. Oppure, nel formato americano 3/14. Come le prime cifre del PiGreco: 3,14. Si celebra oggi l’amore per la matematica, con giochi a tema, torre a forma Read More admin Marzo 11, 2026 “Pio Piumotti vuole andare in vacanza”: presentazione dell’albo illustrato alla scuola dell’infanzia di Codognè Un appuntamento speciale dedicato ai più piccoli, alla fantasia e alla scoperta del mondo attraverso le storie. Il 23 marzo, a partire dalle ore 10, presso la Scuola dell’infanzia di Read More

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