Silvia Dal Cin

Beatrix Potter e i disegni di spore e funghi

Beatrix Potter non fu solo illustratrice e scrittrice. Era anche appassionata di botanica e lo zio Sir Henry Roscoe, noto chimico britannico, la aiutò negli studi. Le presentò il direttore del Kew Gardens perchè le fosse concesso di frequentare il centro. Beatrix studiò le spore al microscopio e ne produsse diverse illustrazioni, come riportate anche nel “The Australian National Botanic Gardens, Case Studies Beatrix Potter”. L’Accademia delle scienze britannica, la Royal Society, rifiutò però di pubblicare le sue illustrazioni scientifiche in quanto donna e in seguito, per lo stesso motivo, la Linnean Society di Londra non le permise di presentare al proprio consiglio di scienziati la sua teoria sulla germinazione delle spore fungine. Le sue osservazioni confluirono in uno studio che venne letto davanti alla Linnean Society nel 1897, ma lei non potè essere presente alla riunione; le donne non erano infatti ammesse alle riunioni (fu così fino al 1905 e solo nel 1997 la Society si scusò pubblicamente di non aver dedicato negli anni la giusta attenzione ai contributi scientifici femminili). Ulteriori prove della sua grande capacità come naturalista si ritrova anche nel volume “A Victorian Naturalist: Beatrix Potter’s Drawings from the Armitt Collection” (1992). Nel capitolo sul lavoro micologico di Beatrix ci sono molti disegni di ciò che ha osservato al microscopio. Piccola divagazione: cos’è il Kew Gardens? È un meraviglioso giardino botanico, il luogo con la maggiore biodiversità sulla Terra. Si trova nel borgo londinese di Richmond upon Thames, a sud ovest di Londra. Fondato nel 1759, è una delle principali attrazioni turistiche di Londra ed è un sito patrimonio dell’umanità.

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Ma le sorelle March sono davvero esistite?

Le Sorelle March! Le ragazze create dalla penna di Louisa May Alcott sono un esempio di donne (più o meno forti e indipendenti) nella letteratura americana del XIX secolo. Il romanzo “Piccole donne” segue le vicende di quattro sorelle: Meg, Jo, Beth e Amy. Margareth detta Meg è la sorella maggiore, responsabile e matura. Josephine detta Jo è la protagonista, indipendente e ribelle, che vuole diventare una scrittrice. Elizabeth detta Beth è la sorella dolce e gentile, timida e amante del pianoforte. Amy è la sorella più giovane, artistica e vanitosa. Ma sono davvero esistite? Beh sì, in un certo senso. La Alcott trovò l’ispirazione per le sorelle March tra le mura domestiche: Louisa si ispirò infatti a sé stessa e alle sue sorelle, Anna, Elizabeth e May. A quanto pare c’è molto di Louisa e del suo modo di pensare e vedere il mondo nel personaggio di Jo. E tu? Qual è la tua sorella March preferita? Se ami Piccole Donne non perderti l’albo illustrato da Matteo Della Libera, edito da First Letter editrice. Arriva presto!

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È passato San Nicolò? Tradizione Veneta nel periodo dell’avvento

In Italia sono molto i santi che per tradizione portano i doni ai bambini nel periodo dell’Avvento. In alcune regioni ad esempio arriva Santa Lucia, il 13 dicembre. In Veneto si usa festeggiare San Nicolò, che per tradizione passa a cavallo del suo asinello e lascia un dono ai più piccoli, generalmente “bagigi”, mandarini e ai più bravi anche un giocattolo o un altro regalo. I bimbi preparano la lettera con i loro desideri qualche giorno prima e poi la lasciano sopra il tavolo, con una carota o il fieno per l’asinello e un bicchiere di latte (o vino o grappa) per San Nicolò, la notte tra il 5 e il 6 dicembre. Generalmente, nella giornata del 5 o del 6, San Nicolò compare anche di persona, spesso con l’inseparabile asinello, nelle scuole, negli asili, nelle parrocchie, per consegnare direttamente i doni ai bambini. La figura di San Nicolò deriva da San Nicola, vescovo di Myra, nato a Patara nella Lisia (Asia Minore) e morto nell’anno 350. San Nicola venne scelto “casualmente” come vescovo, perché nessuno voleva prendersi la responsabilità e nessuno aveva le giuste caratteristiche. Solo Nicola dimostrò la giusta attenzione e il giusto buon cuore. Quando venne a sapere che tre povere ragazzine della sua città sarebbero state vendute come schiave, perché la famiglia non poteva pagare loro una dote (e quindi non si sarebbero potute sposare), nella notte andò fino a casa loro e posò sulla finestra tre sacchetti pieni d’oro. Da qui nasce la tradizione dei doni per i più giovani, durante la notte. Fin dal VI secolo il culto di San Nicolò (o San Nicola) era diffuso in tutto l’oriente. Divenne poi famoso in Italia, specie a Roma e nel sud, allora dominio bizantino. Viene spesso ricordato come San Nicola di Bari. Ma i baresi festeggiano il santo il 9 maggio, giorno in cui le sue spoglie arrivarono in città nel 1087, mentre nel nord Italia la sua festa ricorre il 6 dicembre, che è la data in cui sarebbe morto a Myra nel 343. Si crede che le reliquie di San Nicola si trovino nella Basilica di San Nicola a Bari, ma quest’ultima conserva circa la metà dello scheletro del santo, perché il resto si trova a Venezia. San Nicola di Myra era molto venerato a Venezia, essendo il Santo patrono dei marinai: ai tempi della Repubblica Serenissima, durante la Festa della Sensa, al termine della celebre cerimonia dello sposalizio del Mare la messa solenne di ringraziamento veniva celebrata proprio nell’abbazia benedettina di San Nicolò del Lido. Cosa succede nelle case venete (e anche alcune zone del Friuli Venezia Giulia) la notte tra il 5 e il 6 dicembre? I bambini preparano un piccolo rinfresco per San Nicolò e l’asinello, come abbiamo detto un pò di vino e dolcetti per l’uno, fieno o carote per l’altro. Durante la notte San Nicolò passerà di casa in casa e ringrazierà della gentilezza lasciando a sua volta un regalo. Tradizionalmente consegna bagigi (arachidi), clementine o mandarini, qualche dolcetto. I bambini più fortunati ricevono magari qualche dono. A casa nostra San Nicolò è tradizionalmente collegato ai regali utili: pigiami, calzini, ecc. che ci terranno caldi nell’inverno che arriverà tra qualche giorno. E da voi chi passa? San Nicolò? Santa Lucia? O aspettate Gesù Bambino o Babbo Natale? Oppure i Re Magi, come nella tradizione spagnola?

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BEATRIX POTTER: non solo conigli.

Beatrix Potter, creatrice di Peter Rabbit e di molti altri personaggi divenuti iconici, non si occupò solo di libri… e di conigli. Fu un’appassionata allevatrice di pecore razza Herdwick, che rischiava l’estinzione. Si spese anche enormemente per la salvaguardia del paesaggio e dell’ambiente naturale (ambiti all’epoca prevalentemente maschili). A partire dal 1905, iniziando con la piccola proprietà di Hill Top, acquistò poi i terreni adiacenti, proteggendo la regione del Lake District dalla costruzione di una ferrovia che l’avrebbe attraversata, e dalla lottizzazione indiscriminata. Alla morte lasciò al National Trust oltre 4000 acri di terra, 15 fattorie e numerosi cottage, in un gesto di grande generosità e a dimostrazione della logica imprenditoriale dell’artista: conservare la natura, patrimonio comune. Nel 1909 acquistò Castle Farm, dove andò a vivere insieme al marito. Nel villaggio di Near Sawrey è conosciuta come Mrs. Heelis, il cognome del marito. Partecipa pienamente alla vita della comunità, presta servizio nei comitati per migliorare la vita rurale. Nel 1923 acquisòa Troubeck Park, con un allevamento di pecore malate che si impegnò a riportare in salute. Ben presto le sue pecore, grazie alla sperimentazione dei più recenti rimedi per le malattie e l’impiego dei migliori pastori (su tutti, Tom Storey), iniziano a ottenere riconoscimenti. Nel 1943 Beatrix Potter viene eletta Presidente della Herdwick Sheep Breeds Association (HSBA).  Che cos’è la HSBA? Questa associazione di allevatori si autodefinisce “custode del paesaggio più bello d’Inghilterra” e il Patrono dell’associazione è nientemento che Sua Maestà Re Carlo III. Si occupano di allevare pecore di razza Herdwick e Beatrix fu la prima donna a ricoprire la carica di Presidente! Scopri altre curiosità su Beatrix Potter nel saggio edito da First Letter editrice!

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Parlare di disabilità con i bambini

Ricorre oggi la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Cioè? È una giornata che si celebra ogni anno il 3 dicembre. Questa giornata è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1981 per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle sfide affrontate dalle persone con disabilità e promuoverne dignità, diritti e benessere. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza e promuovere l’inclusione delle persone con disabilità in tutti gli aspetti della vita, eliminando le barriere e garantendo pari opportunità. In Italia, il Ministero dell’Istruzione invita le scuole a partecipare con attività di sensibilizzazione e iniziative per promuovere la cultura dell’inclusione e del rispetto (è arrivata la circolare nelle vostre scuole? Quali iniziative sono state messe in atto?). Dobbiamo però ricordare che esistono tanti tipi di disabilità. Ecco alcune delle principali categorie: Disabilità Sensoriali Disabilità Fisiche Disabilità Psichiche Disabilità Intellettive Disabilità Invisibili Quindi esistono anche disabilità che non si vedono? Esatto. Ed è importante ricordare che ogni persona con disabilità è unica e può avere esigenze e capacità diverse. Allora come possiamo parlarne con i bambini, se ogni disabilità è diversa e ogni persona con disabilità è diversa? Possiamo ad esempio leggere una storia! Sì, lo so che può sembrare una strana proposta. Ma provate a fidarvi. Prendiamo ad esempio l’albo “Pio Piumotti vuole andare in vacanza”: un uccellino con una sola ala e un grande sogno, volare dall’altra parte dell’oceano per andare in vacanza. Partendo da questa storia, di cosa possiamo parlare? Di disabilità fisiche. Prendiamo “I Signori Giraffa aspettano un cucciolo”, che racconta la storia di una piccola giraffa speciale, nata con il collo corto. Partendo dalla storia di Fortunata, di cosa parleremo? Di disabilità / diversità fisiche. Prendiamo “Macchia ha un’amica davvero speciale”, che parla di vitiligine e di amicizia. Partendo dalla storia di Tina, amica vera di Macchia, parleremo di comprendere e accettare le differenze, promuovendo l’inclusione. Possiamo utilizzare anche l’albo “Ogni giorno sarà come la prima volta”, che parla di un nonno, una nipote e l’Alzheimer, per parlare delle malattie degenerative, delle disabilità invisibili come l’epilessia, ecc. Albi come questi (ma anche molti altri) celebrano le differenze e mostrano che ogni persona ha qualcosa di unico e prezioso da offrire. Ogni giorno. Non solo oggi perché ne celebriamo la Giornata

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