Ottobre 2024

Giuseppe Ferlini, l’Indiana Jones del 1800

A cura di Libri di Valentina Fontan Scopri Ah l’Egitto terra di faraoni, piramidi, del Nilo e di un popolo, l’egiziani, dal passato glorioso. La loro storia si intreccia a quelle di antiche popolazioni compresa quella romana grazie a Giulio Cesare e Cleopatra. Dell’Egitto ne abbiamo sentito parlare in tutte le salse, ma sapevate che sulle sponde del Nilo, più a sud esisteva un regno, chiamato regno di Kush che se fosse stato più forte e ricco, avrebbe potuto contendere il primato di potere agli egiziani? Sto parlando dei faraoni neri! Ed è proprio “grazie” a un nostro compatriota, il bolognese Giuseppe Ferlini, che ancora oggi possiamo ammirare alcuni reperti di questo popolo. Un medico della “mutua” Giuseppe inizia fin da giovane la sua avventura nel mondo e da bravo “italiano” riesce a farsi passare per medico, senza averne il titolo, arruolandosi nelle truppe irregolari di Ali pascià di Giannina. Da lì la sua vita è tutta un’avventura, fino a quando nel 1833 ha l’illuminazione che gli cambierà la vita! Perché continuare a rimanere nell’esercito in una vita di stenti e affanni, quando invece si può disertare e andare a caccia di tesori? Le sue stesse parole: “risoluto di tornare in patria o senza un penny o carico di inauditi tesori”[1] ne esprimono il pensiero. Saccheggio archeologico senza eguali La sua meta? Le rovine di Meroë in Sudan. Furono scoperte anni prima da un naturalista francese F. Cailliaud. Il nostro Indiana Jones in erba che non era di certo famoso per la pazienza e che voleva avere tutto e subito userà addirittura l’esplosivo per giungere il prima possibile alle tanto agognate ricchezze! Tesori che troverà nella piramide della regina Amanishakheto, letteralmente spianandola. Al suo interno un corredo funebre di oro, orecchini, collane e bracciali. Una fuga verso la salvezza Giuseppe alias Indiana Jones alle prime armi, però ebbe poco tempo per godersi la sua “meritata” vittoria! Dovette fuggire insieme ai pochi fedeli che gli erano rimasti accanto sino a giungere in salvo al Cairo e poi in seguito a Trieste. Dietro di sé lasciò le macerie di quarantina di piramidi distrutte per sempre per il suo bisogno di gloria e avventura. E oggi? Ancora oggi possiamo ammirare i reperti a Monaco di Baviera al Residenzmuseum e al Neues Museum di Berlino. E in Italia? Al Museo Egizio di Torino si possono vedere delle copie dei reperti museali. Un omaggio del nostro archeologo in erba al re Vittorio Emanuele II.   In conclusione, possiamo ringraziare Giuseppe per averci fatto conoscere i faraoni neri, ma non di certo per aver portato la devastazione in un luogo unico al mondo! [1] Franco Cimmino – Storia delle piramidi – Milano, Rusconi 1996 – pp. 416-417 Scopri Land Magazine admin Settembre 6, 2024 Discriminazione di genere nei piccoli paesi del Libano: le donne private della libertà di acquisto Il Libano, un paese noto per la sua diversità culturale e religiosa, nasconde al suo interno un lato oscuro che spesso passa inosservato: la discriminazione delle donne nei piccoli paesi Read More admin Settembre 6, 2024 Il Fascino dei Personaggi Spezzati nei Libri: Perché Amare i Protagonisti Imperfetti Ah, i personaggi spezzati nei libri. Quei protagonisti che sembrano avere più problemi di un puzzle da 1000 pezzi. Chi non li ama? Certo, potresti pensare: “Ma perché dovrei affezionarmi Read More admin Settembre 2, 2024 L’importanza di abbracciare le differenze nei bambini: Un viaggio di crescita e amore Nel mondo di oggi, dove la diversità è all’ordine del giorno, è più importante che mai insegnare ai nostri bambini a celebrare le differenze. 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Bere come un vero scrittore per strada – Walter Lazzarin

Vi siete mai chiesti cosa bevono i veri scrittori e se hanno dei riti di scrittura? ilSaggiatore lo ha fatto con i grandi scrittori della storia del passato, noi lo facciamo con i grandi scrittori italiani della storia di oggi! Avreste mai il coraggio di prendere una macchina da scrivere e sedervi sul bordo di una strada pedonale in pieno centro città? Oggi vi voglio parlare proprio di lui, lo Scrittore per strada. Walter Lazzarin «Scrittore per strada è un progetto nato con la speranza di farmi conoscere in (quasi) tutta Italia come scrittore. Volevo unire le mie due passioni, scrittura e viaggi, e spacciare copie dei miei libri in ogni regione del paese. Così ho fatto e devo ammettere che la gente di media risponde con curiosità. Non ovunque, ovvio; in certe città vengo abbastanza snobbato e in questi casi mi sento un pirla. Pirla è esattamente come mi sono sentito la prima volta che ho steso per terra un telo da mare con l’intento di spacciare libri.»   Ho voluto presentarvi Walter con le sue stesse parole, perché il genio non si può spiegare, si può solo mostrare. Lui si è sentito un pirla, mentre io ho guardato le sue foto e letto la sua storia pensando “No, vabbè, ma che figata, questo è un mito”. E se già scrivere per strada non bastasse, vi dirò di più: la specialità di Walter è scrivere tautogrammi. Di cosa si tratta? Ce lo dice lui, ovviamente in tautogramma: «componimento costruito con componenti che cominciano, categoricamente, con caratteri coincidenti». Capite che campione coraggioso che conoscerete con codesto contenuto? (Che fatica… ma sono sicura che anche voi avete preso carta e penna e ci state provando.) Quel che è certo, è che i suoi studenti si divertono un sacco. Walter è infatti anche docente di storia e filosofia al liceo e introduce ogni filosofo con un tautogramma. «Certi studenti ne vanno ghiotti» dice. Inoltre, credo sia un bel modo per istigare gli studenti a conoscere nuove parole e trasmettere loro la voglia di mettersi alla prova. Tutto molto bello, vero? Okay – mi direte voi –, ma cosa ha pubblicato?    → Animali all’avventura (Glifo, 2020): “raccolta di tautogrammi per bambini e adulti coccolosi” – come la definisce Walter – che contiene un tautogramma per ogni lettera dell’alfabeto. Fossi in voi… lo prenderei!  → Il drago non si droga (Red Fox, 2015): romanzo – non lasciatevi ingannare dalla copertina: non è una storia per ragazzi → A volte un bacio (Il foglio letterario, 2011): romanzo  → Ventuno vicende vagamente vergognose (CasaSirio, 2017) – attualmente non disponibile su Amazon, ma il titolo era troppo bello per non citarlo. Chissà se ne troverete qualche copia quando lo incontrerete per strada.  → 21 lettere d’amore (Il foglio letterario, 2012) Ha vinto premi e riconoscimenti, ma fa il modesto e mi chiede di dirvi solo che gioca con la Nazionale di calcio degli scrittori.  Vi ho raccontato un sacco di cose interessanti su Walter, ma ancora manca il clou della questione: la nostra rubrica! Siete aspiranti tautagrammatori? Allora assimilate i rituali di scrittura dello Scrittore per strada. Il rituale di scrittura «Non ho un rituale unico, scrivo in maniere diverse a seconda dello stato fisico. A volte mi siedo per terra, con un cuscino accostato al muro; a volte in piedi se la schiena non è proprio al top della forma. Uso una cassetta della frutta, la metto in verticale sul tavolo e ci piazzo sopra il computer. Le prime stesure dei romanzi, però, le scrivo sempre a mano su fogli riciclati. In ogni caso, se ho rumore attorno mi metto le cuffie per ascoltare della musica senza parti cantate. Se sono in un luogo tranquillo, niente.  Bevo molta acqua, direi un bicchiere ogni 15 minuti. E ogni ora vado al bagno e ne approfitto per sgranchire le gambe. Ovviamente poi c’è la scrittura per strada, seduto per terra con una macchina da scrivere. Ma quando mi “travesto” da Scrittore per strada non improvviso mai nulla, scrivo solo tautogrammi che so già a memoria.» Mi sorge spontanea una domanda: ma seduto normalmente a un tavolo mai? Scherzi a parte, scrivere in piedi deve essere una bella sfida e questo dimostra anche quanta passione ha Walter per la scrittura.  È finalmente giunto il momento di scoprire… Cosa beve Walter Lazzarin «Lo spritz per aperitivo, in genere mi piace berne tre prima di cena per sentirmi confuso e felice. Però piano, eh, con “in genere” intendo dire che, se esco con gli amici e la voglia di fare bisboccia, allora mi concedo i suddetti tre spritz. Altrimenti a casa bevo acqua e basta, non bevo mai alcol da solo. Post cena invece mi piace bere il gin tonic. Ci sono venerdì che funzionano così: ritrovo alle 19, tre spritz con giusto qualche patatina, alle 21 cena con pizza e birra e poi due gin tonic tra le 22 e l’infinito.» Adoro lo spritz, ma non sapevo questa chicca che ci racconta Walter sulla sua preparazione: «Nel corso degli anni la ricetta classica dello spritz è cambiata; oggi i barman ti dicono: tre parti di prosecco, due di Aperol o Campari, una parte di soda. Vent’anni fa, almeno in Veneto, mi si diceva: 2/3 prosecco, 1/3 di Aperol o Campari e una spruzzata di soda.» Negli ultimi anni lo spritz è diventato l’aperitivo per antonomasia e siamo abituati ad abbinarlo praticamente con tutto: «Con lo spritz ci stanno bene degli stuzzichini salati, tartine con pancetta o salmone. Per i vegetariani, coi pomodorini e l’origano.» Abbiamo tutto il necessario per un ottimo aperitivo. Quindi ecco per voi…  La lista della spesa Prosecco, Aperol o Campari, Soda (dosi per 3 spritz) Arancia (ce la mettiamo una fettina nello spritz, vero?) Acqua Tonica Gin Tartine Pancetta o Salmone Pomodorini Aglio Stuzzichini salati a scelta (non dimenticate le patatine) Come salutare Walter, se non chiedendogli un tautogramma dedicato al nostro Magazine? Il risultato è strepitoso.  «Land Magazine, avendo due iniziali, mi obbliga a un tautogramma

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Al via la Festa del libro medievale e antico di Saluzzo, con tanti ospiti come Licia Troisi e Chiara Valerio

Comunicato stampa Festa del libro medievale e antico di SaluzzoTema IV edizione: “I colori nel Medioevo”   Da venerdì 25 a domenica 27 ottobre 2024, Saluzzo (CN)Chiusura lunedì 28 ottobre con Chiara Valerio   Tra gli ospiti:Licia Troisi, Andrea Angelucci, Nicola Campogrande, Roberto Mercadini,Anthony Bale (UK), Jean-Claude Maire Vigueur (Francia), Igor Santos Salazar (Spagna),Marco Bardini, Maria Nadia Covini, Amedeo Feniello, Alessio InnocentiGabriella Piccinni, Marco Piccat, Riccardo Rao, Virtus Maria ZallotLa setta dei poeti estinti, Marchesato Opera Festival Curatori: Beatrice Del Bo e Marco Pautasso Tappe di avvicinamento a Lagnasco, Revello, Staffarda e Rifreddo con:Gianluca Favetto, Fabio Barovero e Francesca Vettori, Lorenzo Baravalle,Coro Hæc Dies, Marina Benedetti, Teatro del Marchesato e molti altri Una vitale esplosione di colori illuminerà la quarta edizione della Festa libro medievale e antico di Saluzzo, che si svolgerà da venerdì 25 a domenica 27 ottobre 2024, con tappe di avvicinamento sul territorio nelle settimane precedenti ed eventi nei giorni successivi. Attorno al tema “I colori nel Medioevo” ruota infatti l’appuntamento letterario e fieristico autunnale promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo e dalla Città di Saluzzo, in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino, che ne cura il programma e la comunicazione, e la Fondazione Amleto Bertoni.   Presentazioni di romanzi e saggi, lezioni magistrali, spettacoli, performance, concerti, momenti conviviali e aperitivi a tema, mostre e allestimenti, caccia al tesoro in città, giochi a tema, giochi di ruolo su Dungeons&Dragons, laboratori per adulti, bambine e bambini e proiezioni cinematografiche saranno occasioni per raccontare e approfondire la cultura e la storia medioevale (e le loro influenze sul mondo contemporaneo), attraverso diverse espressioni creative e artistiche e con le suggestioni dei colori. Un programma che viene affiancato dalle proposte e dalla presenza degli editori e delle librerie antiquarie provenienti da tutta Italia.   Tra le personalità ospiti alla Festa, con incontri al Quartiere (ex Caserma Musso): Licia Troisi, la più nota scrittrice di serie fantasy, con una lectio sull’eredità dell’immaginario medievale nei prodotti culturali contemporanei, dal fantasy ai giochi di ruolo; il compositore Nicola Campogrande, già direttore di MiTo, sulle suggestioni dell’Età di mezzo nella storia della musica, da Schumann a Verdi, da Wagner ad Arvo Pärt; da Londra il noto medievista Anthony Bale, voce di programmi culturali sulla BBC; dalla Francia Jean-Claude Maire Vigueur, con un excursus tra i colori delle città italiane medievali; lo youtuber e drammaturgo Roberto Mercadini con il nuovo spettacolo su Leonardo e Michelangelo; il duo social La setta dei poeti estinti, con un reading-spettacolo dedicato alle cromie e alla poesia nel Medioevo; Andrea Angelucci , l’“Art Rider” della televisione e archeologo, con una lectio sulle bellezze nascoste dell’Italia medievale tra arte, architettura e colori; Virtus Maria Zallot con un incontro dedicato al linguaggio degli abbracci nel Medioevo; Marco Bardini e una lezione sul cinema medievaloide, tra il filone trash e quello più serio di Pasolini e Zeffirelli; Maria Nadia Covini su Ludovico Maria Sforza, detto Il Moro, e la sua scalata al potere; il medievista spagnolo Igor Santos Salazar sulle trasformazioni del Foro Romano dal Medioevo a oggi; Gabriella Piccinni sui colori nelle campagne e nelle città, a partire dal Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti; Alessio Innocenti con un viaggio attraverso luoghi, opere d’arte e immagini di rappresentazioni del Medioevo; Marco Piccat sull’amore tra Christine de Pizan e Tommaso di Saluzzo nella Parigi del Quattrocento; Riccardo Rao con un incontro sul mito del lupo europeo, tra paure, superstizione e realtà, a partire dal Medioevo; Amedeo Feniello con un thriller ambientato nella Londra ai tempi dell’Età di mezzo.   E poi ancora: il Marchesato Opera Festival con un concerto dell’orchestra de Gli Invaghiti; le sfilate a colori, nel centro città, di diversi gruppi di sbandieratori ; la proiezione del film cult Non ci resta che piangere a trent’anni dalla morte di Massimo Troisi; le esibizioni di duelli di spada, azza, lancia; i tableaux vivants Marcand’è ispirati ai mercati del Medioevo; i giochi di ruolo su Dungeons&Dragons; le mostre tematiche dedicate ai colori nel Medioevo; degustazioni e aperitivi in tanti locali della città; la caccia al tesoro digitale, realizzata da CircolArte, in giro per il centro storico di Saluzzo, con quiz e domande sul tema dei colori; l’allestimento sotto gli spazi dell’Ala di Ferro in centro città, dedicato alle false credenze sul Medioevo, per sfatare errati luoghi comuni e credenze su quell’epoca.   E come chiusura speciale, lunedì 28 ottobre, Chiara Valerio terrà una lezione su Marco Polo e Il Milione, a 700 anni dalla sua morte, al Teatro Magda Olivero alle ore 21.   Una delle novità della Festa saranno i numerosi appuntamenti di avvicinamento che coinvolgeranno diversi comuni del territorio del Marchesato, oltre a Saluzzo, come Lagnasco, Revello, Staffarda e Rifreddo. Proporranno al pubblico reading, incontri e lezioni a tema, per iniziare a immergersi nelle atmosfere e cultura medievali sin dai giorni precedenti la manifestazione. Tra gli ospiti: Lorenzo Baravalle, divulgatore e autore del podcast Qui Si Fa L’Italia prodotto da Spotify; lo scrittore e giornalista Gianluca Favetto , il musicista Fabio Barovero e l’attrice e doppiatrice Francesca Vettori in un reading su Marco Polo; la medievista Marina Benedetti in un incontro dedicato alle eretiche e agli eretici nel Medioevo; il Teatro del Marchesato con un reading sulla storia delle monache di Rifreddo; il Coro Hæc Dies con una conferenza-concerto sui canti gregoriani.   Al programma di appuntamenti, come sempre, si affianca la parte espositiva della Festa, sabato 26 e domenica 27, nel cuore della manifestazione, Il Quartiere , dove il pubblico sarà accolto da editori, librerie, enti culturali con le loro proposte di catalogo, le novità sul tema e la presenza di copie di libri esclusivi, sia manoscritti che a stampa. Case editrici specializzate e generaliste e librerie antiquarie offriranno al pubblico il meglio delle uscite editoriali che raccontano il Medioevo.   Anche quest’anno, a partire dalla settimana precedente la Festa, gli esercizi commerciali della città esporranno nelle proprie vetrine titoli di libri selezionati sul tema dei colori, dalla saggistica alla narrativa, dal fantasy ai libri antichi: una bibliografia medievale che, a fine manifestazione, confluirà nel Fondo del libro medievale in continua espansione, nato nel 2021 con la prima edizione della Festa, custodito dalla Biblioteca civica di Saluzzo “Lidia Beccaria Rolfi” per la fruizione libera e gratuita.   Quest’anno la Festa del libro medievale e antico stringe una collaborazione con la Fondazione Artea all’insegna della fotografia. I primi visitatori della Festa che acquisteranno libri presso gli espositori al Quartiere riceveranno un voucher per un ingresso ridotto (9 euro anziché 12 euro) alle mostre della Fondazione Artea dedicate a due grandi maestri del bianco e nero: Elliott Erwitt. L’ideale fuggevole alla Castiglia di Saluzzo e Robert Doisneau. Trame di vita al Filatoio di Caraglio.   La maggior parte degli appuntamenti sono a ingresso libero e gratuiti. Info al pubblico, dettagli e aggiornamenti sul programma: salonelibro.it e visitsaluzzo.it. Scopri Land Magazine admin Ottobre 4, 2024 Al via la Festa del libro medievale e antico di Saluzzo,

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Aggiustare cose

Di Francesca Redolfi Guarda su Amazon «Be’, se ha tutti quegli anni allora sarebbe il momento di cambiarla…». Con questa frase mi ha congedato l’azienda a cui mi ero rivolta per far riparare la cerniera di una federa. Una federa molto bella, tenuta con cura, che però aveva ceduto dopo svariati tentativi di riparazioni fai-da-te. Anziché cambiarla, avevo provato con la sarta e poi con la ditta produttrice. Che infine l’aveva sistemata. Pur dicendomi che sarebbe stato meglio acquistarne una nuova, non perché questa fosse usurata, ma semplicemente un po’ vetusta per gli standard odierni. Ho ringraziato e sono andata via con la mia vecchia federa riparata. Mentre tornavo mi sono trovata a pensare a quanto ci ostiniamo a tenere le cose, ad aggiustarle anche se sono rotte. Siamo forse l’ultima generazione che lo fa. Siamo i figli delle toppe alle ginocchia, quelle di colore sempre diverso dai pantaloni, portate con un po’ di imbarazzo ma non troppo perché le avevamo tutti. Tutti scivolavamo sui pavimenti lustrati con la cera, tutti ci arrampicavamo sugli alberi, giocavamo tra terra e campi. Lasciavamo buchi sui vestiti all’altezza di ginocchia e gomiti come orgogliose ferite di guerra, prova concreta di quel nostro modo felice di giocare. Di vivere. Solo più avanti sarebbero arrivati gli stickers da stirare al posto delle toppe, e allora ci sembrò un altro mondo, guardavamo quei colori brillanti come se impreziosissero i vestiti, come fossero gioielli scelti apposta anziché messi lì per cercare di salvare il salvabile. Siamo quelli che usano ancora la colla per la suola di una scarpa, che prima di cambiare il cellulare con lo schermo rotto lo sfruttano ancora per anni anche se si fa fatica a digitare sulla tastiera. Lo facciamo per un senso del risparmio, forse sobrietà, che ci insegnarono i nostri genitori, noi figli dei figli di chi ha fatto la guerra e ci ha inculcato il senso di non buttare mai nulla. O un po’ lo facciamo perché in fondo ci affezioniamo agli oggetti, quasi possedessero un’anima. Anche se forse l’unica anima che possiedono è la nostra. Per questo ripariamo cerniere. Per questo non vogliamo cambiarli. Facciamo fatica a separarcene. VAI AL LIBRO Loro sono tracce di quello che siamo stati. I pantaloni che lasciamo in fondo all’armadio per anni, solo perché loro c’erano il giorno in cui ci siamo laureati. La prima tutina che con cura infilammo a nostra figlia, taglia zero mesi. La maglietta che indossavamo quando incontrammo lui la prima volta. La boccetta vuota del profumo di quel giorno. A volte biglietti, scontrini, documenti di viaggio. Conserviamo quelle cose come se avessero il potere di riportarci lì. Di farci tornare per un istante a chi eravamo allora. I ricordi si nutrono di oggetti. Con quegli oggetti abbiamo talvolta un rapporto altalenante, un equilibrio precario che va dall’arte dello sbarazzo di Marie Kondo alla tendenza all’accumulo.    Poi talvolta accade che compiamo l’atto più doloroso. Ce ne separiamo. A volte lo facciamo con criterio, altre no. Come se di colpo sentissimo la necessità di recidere. Quando lasciai la casa dei miei genitori, decisi di fare un po’ di pulizie e di buttare qualcosa. Feci una drastica selezione, e tra le altre cose gettai via dei quaderni. Quaderni fitti, pieni di parole e cose, di quelli che erano gli anni della mia adolescenza. Un diario durato almeno un lustro. Quando li portai in discarica e li vidi precipitare nel contenitore, in quell’istante esatto, mi dissi: perché? Perché l’ho fatto? Avrei voluto tornare indietro, recuperare in fretta quelle parole, riprendere quello che ero, che ero stata. Non fu possibile, e i quaderni, con le loro frasi scritte impugnando forte la penna, parole leggere o tristi, pesanti o dolci, rimasero nel container. Non sempre gettare via è un bene. A volte riparare, tenere, è ciò che ci dona senso. Siano essi oggetti, situazioni, sentimenti. Persone. E questo auguro a ciascuno di voi in questi lievi giorni di autunno. Di riparare le cose quando possibile. Di lasciarle andare quando sono irrimediabilmente rotte. Di conservare ciò che è davvero importante. Ma soprattutto, di saperlo riconoscere.  SCOPRI LAND MAGAZINE Arianna Ciancaleoni Ottobre 3, 2024 Back to school: la playlist delle Vintage Girls Settembre. 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Il National Poetry Day

Il National Poetry Day

È ormai tradizione che, in tutto il Regno Unito, il primo giovedì di ottobre si dedichi una giornata alla poesia.
Il National Poetry Day infatti è nato con l’intento di promuovere non solo la poesia in tutte le sue sfaccettature, ma anche la condivisione delle proprie opere. Sono molti infatti gli eventi e le letture pubbliche che vengono organizzati proprio oper l’occasione, nelle scuole sono previsti momenti e attività specifiche per il contesto.
Ogni anno c’è un tema diverso a cui far riferimento ed è certamente una buona base di partenza per gli scritti.
Questo giorno speciale è stato fondato nel 1994 da William Sieghart, secondo il quale ci sarebbero milioni di poeti di talento sparsi in giro per il Regno Unito (ma anche in tutto il mondo) e ha creduto fosse giusto che questi ottenessero, seppur negli anni, visibilità.
Nello stesso anno Radio Times scrisse: “Il National Poetry Day è stato creato per dimostrare che la poesia ha un posto nella vita di tutti. Dai canti dei bambini alle musiche pubblicitarie e alle canzoni pop, viene utilizzata per intrattenere e comunicare in tutta la nazione”.
Quindi che siate poeti dichiarati o meno, godetevi l’attimo. In rima o meno, componete i versi che più vi rappresentano.
E voi, eravate a conoscenza di questa ricorrenza particolare?
Magari se siete amanti della poesia questo potrebbe essere il vostro giorno speciale, perché anche se nessuno di voi vive nel Regno Unito, nessuno vi vieta di festeggiare e condividere le vostre poesie comunque.

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