Gennaio 2026

NARRATIVA IN GIOCO – This War of Mine: storie di sopravvivenza

Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO This War of Mine: il gioco che racconta storie di sopravvivenza La guerra vista dagli occhi dei civili e non da quelli di eroi o soldati. Persone normali che cercano di sopravvivere. In questa Giornata della Memoria, vogliamo ricordare che la guerra non è solo battaglia: è fame, freddo, dolore e paura. Colpisce gente normale che si ritrova a prendere decisioni difficili, a volte impossibili. Strategia e decisioni in gioco This War of Mine, il board game ispirato all’omonimo videogioco, ha una componente fortemente narrativa. Non è un gioco di strategia pura: racconta storie difficili, spesso tragiche, ma incredibilmente umane. Ogni partita è diversa. Ogni gruppo di sopravvissuti ha proprie dinamiche, conflitti interni, necessità e scelte morali. Devi decidere: rubare cibo a un gruppo di bambini per sfamare la tua famiglia? Aiutare un ferito anche se significa usare medicine della tua scorta esigua? Mandare a cercare rifornimenti il più giovane o il più esperto? La difficoltà di sopravvivere Le partite sono lunghe, molto lunghe: possono durare anche 6 ore. E sono difficili. Spesso si perde. Si perdono personaggi, si perde speranza, si perde la partita. Ma quello che rimane dopo la partita è una storia. La storia di quel gruppo di persone, di quelle scelte, di quei momenti dolorosi. Ti ricordi quando avete sacrificato il cane perché non avevate da mangiare, o quando avete costruito il depuratore dell’acqua piovana e almeno la sete non era più un problema. Ti ricordi il crollo psicologico dei personaggi e con che facilità poi è crollato tutto. Narrativa emotiva attraverso il gioco This War of Mine usa le meccaniche di gioco per creare narrativa emotiva. Le carte che peschi sono eventi che ti costringono a confrontarti con dilemmi reali. La guerra non è spettacolo, ma esperienza vissuta. È un gioco che, non solo ti intrattiene, ma ti fa riflettere. Che non ti fa vincere facilmente: ti fa capire quanto sia difficile sopravvivere. Ricordare significa anche capire. E questo gioco ti fa capire.

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Giornata della memoria e pietre d’inciampo

81 ANNI FA LA LIBERAZIONE DI AUSCHWITZ Sono passati 81 anni dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell’Arma Russa, più precisamente dalla 60ª Armata del 1º Fronte Ucraino, comandata dal generale Pavel Kuročkin. I soldati sovietici trovarono circa 7.000 prigionieri ancora vivi, moltissimi dei quali erano malati e debilitati.La liberazione di Auschwitz fu un evento importante nella storia, poiché segna la fine dell’orrore e delle atrocità commesse nel campo di concentramento.I soldati sovietici furono accolti come liberatori dai prigionieri, che erano stati sottoposti a condizioni di vita disumane e a trattamenti brutali.È interessante notare che la liberazione di Auschwitz non era inizialmente tra gli obiettivi dell’Armata Rossa, ma avvenne mentre i russi avanzavano all’inseguimento dell’esercito tedesco. Il campo di Auschwitz, situato in Polonia, era il più grande campo di sterminio nazista, dove sono state uccise oltre 1,1 milioni di persone, principalmente ebrei, ma anche disabili, rom, polacchi e prigionieri di guerra sovietici. GIORNATA DELLA MEMORIALa liberazione di Auschwitz è un evento importante nella storia, che ci ricorda l’importanza di ricordare e di imparare dalle tragedie del passato, per evitare che si ripetano.In Italia, il 27 gennaio è stato istituito come Giorno della Memoria, per commemorare le vittime della Shoah e per promuovere la cultura della pace e della tolleranza. LE PIETRE D’INCIAMPOLe pietre d’inciampo sono un progetto artistico e commemorativo dell’artista tedesco Gunter Demnig, iniziato nel 1992 a Colonia. Sono piccole lastre di pietra quadrate (10×10 cm) con una piastra di ottone incastonata, poste sul selciato stradale davanti alle ultime abitazioni delle vittime della deportazione nazista. Su di esse sono incisi il nome, la data di nascita, il luogo e la data di deportazione, e la data di morte, se conosciuta. L’obiettivo di questo progetto è di mantenere viva la memoria delle vittime della Shoah e di tutte le persone deportate nei campi di sterminio nazisti, indipendentemente dalla loro etnia, religione o orientamento politico. In Italia, le pietre d’inciampo sono presenti in diverse città, tra cui Firenze, Milano, Roma e Venezia. A Firenze, ad esempio, ci sono 137 pietre d’inciampo, mentre a Milano ce ne sono 243. Il progetto delle pietre d’inciampo è un modo per ricordare e onorare le vittime della Shoah, e per sensibilizzare la popolazione sulla importanza della memoria e della tolleranza. A Venezia ci sono attualmente 197 pietre d’inciampo, la prima delle quali è stata collocata il 12 gennaio 2014.Le pietre d’inciampo sono state posate in diversi quartieri di Venezia, tra cui Cannaregio, San Polo e il Lido. Come visitare le pietre d’inciampo:È possibile visitare le pietre d’inciampo a Venezia in modo autonomo, seguendo una mappa che indica la posizione di ogni pietra. Sono disponibili anche visite guidate per scoprire la storia e il significato di queste pietre. Home Di recente sono state poste anche a Mel: https://www.instagram.com/p/DTibRHBj8Ia/?img_index=1&igsh=MzZ3aDcyd2czeGdy Se interessati all’argomento, potete trovare tantissime informazioni online.

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Giappone360: una sincera lode ai vespasiani del sol levante

A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Lathar Lathar – Zero C’è una cosa che il Giappone ti chiarisce immediatamente, spesso prima ancora di uscire dall’aeroporto: qui il bagno non è un dettaglio. Appena sceso dall’aereo, stanco, disorientato dal fuso orario e con ancora addosso l’odore del viaggio, la prima vera esperienza giapponese è quasi sempre una visita alla toilette dell’aeroporto. Ed è lì che capisci che stai entrando in un altro mondo. Non un mondo fatto solo di templi, neon e treni futuristici, ma di una civiltà che ha deciso di investire tempo, intelligenza e tecnologia anche nell’atto più universale e democratico che esista: andare in bagno. In Giappone il rapporto con i servizi igienici ha radici profonde. Già nelle abitazioni tradizionali esisteva una netta separazione tra il momento del bagno e quello dei bisogni fisiologici, con un’attenzione quasi rituale alla pulizia. Con il tempo, questa sensibilità si è fusa con l’ossessione nipponica per il miglioramento continuo, trasformando il wc in un oggetto di culto tecnologico. Il risultato sono i famosi washlet: tavolette riscaldate, getti d’acqua regolabili, pulsanti misteriosi che sembrano usciti dalla cabina di un’astronave e, immancabile, una colonna sonora artificiale pensata per tutelare la privacy sonora dell’utente. Perché sì, in Giappone anche i rumori hanno diritto alla loro dignità. Quello che colpisce non è solo la tecnologia, ma la diffusione. I bagni giapponesi non sono un lusso riservato a hotel a cinque stelle o a ristoranti esclusivi. Sono ovunque. Puliti, funzionanti, gratuiti e sorprendentemente accoglienti. Stazioni, centri commerciali, parchi, templi, vicoli apparentemente dimenticati da Dio: ovunque c’è un bagno che ti accoglie come se fossi a casa tua, o forse meglio. Per un europeo abituato a cercare disperatamente un bar pur di evitare certi servizi pubblici, è un piccolo shock culturale. Uno dei momenti in cui questa eccellenza raggiunge livelli quasi filosofici è sullo Shinkansen. Andare in bagno su un treno che viaggia a oltre trecento chilometri orari potrebbe sembrare un’esperienza da evitare, e invece diventa un piccolo piacere. Silenzioso, stabile, pulitissimo, con tutto al suo posto e nessuna sensazione di precarietà.  Naturalmente c’è anche il lato quasi comico. La prima volta davanti a una pulsantiera piena di ideogrammi e icone criptiche, si prova una leggera ansia esistenziale. Cosa succede se premo quello sbagliato? È un bidet o sto per attivare un razzo? Ma bastano pochi tentativi per capire che, in fondo, anche qui il Giappone ha pensato a tutto: icone intuitive, spiegazioni, getti gentili e mai invasivi. Una tecnologia avanzata, sì, ma sorprendentemente umana. Questa irriverente lode ai vespasiani del Sol Levante non è solo una battuta. I bagni giapponesi raccontano molto del Paese: l’attenzione al dettaglio, il rispetto per l’individuo, la volontà di rendere dignitoso anche ciò che altrove viene trascurato. In un mondo che spesso misura il progresso con grattacieli e skyline, il Giappone ti ricorda che la civiltà si vede anche da come tratti le cose più intime. E dopo aver provato certi bagni, tornare indietro diventa davvero difficile. ——————— Piacere, sono Lorenzo!Italianissimo, genovese, e da sempre appassionato del Giappone. Ho incontrato questa cultura per la prima volta attraverso il karate, grazie a una tradizione di famiglia di cui vi parlerò in futuro. Da bambino ho iniziato con anime e manga, e col tempo mi sono innamorato di un mondo che, però, ho capito presto di non dover idealizzare. Alla fine ho avuto la fortuna di andarci di persona e di stringere amicizie con diversi giapponesi con cui mantengo ancora oggi rapporti regolari. Nel frattempo studio con calma la lingua e sento sempre più il desiderio di raccontarvi, attraverso vari episodi, un Paese affascinante e complesso, pieno di sfaccettature e contraddizioni. È davvero il Paese perfetto?O piuttosto un luogo dove è facile vivere, ma difficile respirare?Forse la verità sta nel mezzo… ma in quale forma? Scopritelo insieme a me in questo viaggio!E, piccola curiosità: il protagonista del mio primo libro fantasy (Lathar) si chiama Hito (una parola giapponese…), mentre la protagonista del secondo (Lathar Zero) porta il nome Nagisa. Chissà cosa significherà?  

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Differenza tra assoluzione e proscioglimento

(Guida semplice per non dire sciocchezze al bar, su Facebook e davanti a un avvocato) Nel meraviglioso mondo del diritto penale italiano, assoluzione e proscioglimento sembrano sinonimi. In realtà non lo sono affatto. È un po’ come dire che “non sono colpevole” e “non ti posso nemmeno processare” siano la stessa cosa. Spoiler: no. Vediamolo senza latinismi inutili e con un minimo di ironia, che aiuta sempre. Cos’è l’assoluzione         L’assoluzione arriva dopo un processo.Traduzione: si è andati in tribunale, si sono ascoltate accuse e difese, e alla fine il giudice dice: “Non è colpevole.” Le formule classiche sono: il fatto non sussiste l’imputato non ha commesso il fatto il fatto non costituisce reato In pratica:il processo c’è stato, ma la colpa non è stata dimostrata (o non esiste proprio). 👉 Assoluzione = processo finito bene Cos’è il proscioglimento Il proscioglimento, invece, è più drastico.Qui il messaggio è: “Questo processo non doveva nemmeno iniziare.” Avviene prima o durante il procedimento, quando emerge che: il fatto non è reato il reato è prescritto manca una condizione per procedere l’imputato non è punibile In sostanza:non si entra nemmeno nel merito della colpevolezza. 👉 Proscioglimento = stop, tutti a casa La differenza spiegata facile Assoluzione:“Ti ho processato e ho deciso che non sei colpevole.” Proscioglimento:“Non aveva senso processarti.” Entrambe ti evitano la condanna, ma per motivi molto diversi. Perché non sono la stessa cosa (e perché è importante) Dire che qualcuno è stato prosciolto non equivale a dire che è stato assolto.Nel primo caso si evita il processo, nel secondo si vince il processo. E no, non sono cavilli:nel diritto le parole pesano più delle opinioni su internet.   Scopri Land Magazine admin Gennaio 19, 2026 Elizabeth Bathory: la contessa che non invecchiava mai (spoiler: non era skincare) Elizabeth Bathory: la contessa che non invecchiava mai (spoiler: non era skincare)Se oggi esistesse Instagram, Elizabeth Bathory avrebbe probabilmente milioni di follower, un brand di bellezza personale e una linea Read More admin Gennaio 19, 2026 📰 È morto Valentino Garavani, l’ultimo imperatore della moda italiana È morto Valentino Garavani, uno dei più grandi stilisti della storia della moda mondiale. L’icona dell’eleganza italiana si è spenta all’età di 93 anni, nella serenità della sua residenza romana, Read More admin Gennaio 18, 2026 Recensione della saga Immortals After Dark: perché Kresley Cole ci ha rovinato la vita (e noi la ringraziamo) 🔥 La saga degli Immortali di Kresley Cole non è solo paranormal romance.È dipendenza emotiva, batticuore seriale e incapacità cronica di smettere “dopo solo un capitolo”.Parliamo di una serie che mescola:creature Read More admin Gennaio 17, 2026 Le 5 teorie complottiste più ASSURDE e popolari (quelle che ti fanno dire: “ok… ma davvero?”)Ammettiamolo: le teorie complottiste sono come le patatine. Sai che non fanno bene, ma una tira l’altra. Nascono nei forum più bui, esplodono Read More Oriana Turus Gennaio 17, 2026 Happy World Pizza Day A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More Elisabetta Gennaio 16, 2026 NARRATIVA IN GIOCO – Microfiction: il gioco delle Serie TV Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO Microfiction: il gioco di ruolo per creare la tua Serie TV È finita la tua serie preferita e sei in Read More Alessia Cannizzaro Gennaio 15, 2026 Stranger Things, la serie che è diventata un fenomeno culturale globale Stranger Things non è solo una serie tv. È un racconto di formazione travestito da horror fantascientifico, una lettera d’amore agli anni Ottanta che usa la nostalgia non solo come Read More Oriana Turus Gennaio 15, 2026 Vita da expat: come sopravvivere 350 giorni all’anno senza il bidet A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Gennaio 14, 2026 I romance di Delly: quando l’amore era eterno, casto e con almeno tre volumi Prima di TikTok, prima dei romance spicy e molto prima delle “red flag”, c’era lui.Anzi: c’erano loro.Sotto lo pseudonimo di Delly si nasconde una coppia di scrittori francesi che ha Read More admin Gennaio 13, 2026 La malattia mentale nel medioevo: (quando la terapia era: “preghiamo e vediamo che succede”) Oggi, se dici di sentire voci, qualcuno ti consiglia uno specialista.Nel Medioevo, invece, la risposta standard era più o meno:👉 “Interessante… probabilmente sei posseduto.”La malattia mentale nel Medioevo non era Read More

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Le due anime di Jane Eyre di Charlotte Bronte: un testo progressista e xenofobo

Jane Eyre di Charlotte Brontë è un romanzo che, più di molti altri classici ottocenteschi, costringe il lettore a misurarsi con una contraddizione interna profonda. È un testo che ha insegnato a generazioni di lettrici e lettori a riconoscere la forza della coscienza individuale, soprattutto femminile, ma che allo stesso tempo rivela una visione dell’alterità segnata da paura, esclusione e stereotipo coloniale. La sua grandezza letteraria risiede non nella coerenza ideologica, bensì proprio in questa tensione irrisolta, che riflette in modo quasi paradigmatico i conflitti della modernità vittoriana.   Fin dalle prime pagine, Jane si presenta come una voce che non accetta di essere normalizzata. La narrazione a quell’epoca risulta essere una scelta politica precisa, non un semplice espediente realistico: Charlotte Brontë affida l’autorità del racconto a una donna marginale, priva di potere sociale, e le consente di interpretare il mondo secondo la propria esperienza emotiva e morale. Jane è tutt’altro che un’eroina passiva, né una figura edificante nel senso tradizionale. È spesso orgogliosa, inflessibile, in un paio di occasioni persino collerica, e proprio per questo radicalmente umana. Quando, da bambina, rifiuta l’ipocrisia dell’affetto imposto e dichiara alla zia Reed: “I am not deceitful: if I were, I should say I loved you; but I declare I do not love you”, Jane rompe uno dei tabù fondamentali dell’educazione femminile ottocentesca: il dovere di gratitudine e sottomissione verso chi detiene il potere.   Questo gesto iniziale contiene già in nuce l’intero romanzo: Jane Eyre è la storia di una coscienza che si forma non attraverso l’obbedienza, ma con e grazie al conflitto. La sofferenza non la rende docile; al contrario, la spinge a elaborare un’idea di giustizia che non coincide con l’autorità. In uno dei passaggi più intensi del romanzo, Jane afferma: “I must keep in good health and not die”.  Dietro l’apparente semplicità di questa frase si nasconde un atto di resistenza: vivere, per Jane, significa difendere la propria integrità morale contro un sistema che vorrebbe spezzarla.   Il paradosso: Jane Eyre è ANCHE un romanzo xenofobo e razzista Bertha Mason: l’alterità resa follia Bertha Mason è uno dei personaggi più disturbanti e simbolicamente carichi della letteratura occidentale. Donna creola, nata nelle Indie Occidentali, moglie legittima di Rochester, Bertha è relegata in soffitta, privata di voce, ridotta a corpo animalesco e minaccioso. Nel romanzo, la sua follia non è solo psicologica ma apertamente razzializzata. La sua origine coloniale viene costantemente evocata come causa della degenerazione morale e mentale. Brontë, consapevolmente o meno, attinge a un immaginario imperialista che associa l’esotico al pericolo, il meticcio alla corruzione, il non-europeo all’eccesso incontrollabile. Bertha non sa parlare; urla. Non sa agire, ma solo attaccare. Non ama ma distrugge.È l’antitesi di Jane – bianca, inglese, razionale, moralmente pura. Perché Jane possa diventare moglie, Bertha deve morire; la sua distruzione è funzionale alla restaurazione dell’ordine sociale e affettivo. In questa prospettiva, Bertha è la vittima sacrificale di un sistema narrativo che legittima l’esclusione attraverso la patologizzazione dell’alterità.   Né inglese, né protestante = non moralmente disciplinato l’alterità, in Jane Eyre, è sistematicamente problematizzata, sospettata, contenuta, e non riguarda soltanto la follia coloniale, ma anche ciò che è “non inglese”, “non protestante”, “non moralmente disciplinato”. In questo senso, anche Adèle Varens e sua madre Céline partecipano a pieno titolo a quella costellazione di figure che il romanzo colloca ai margini della rispettabilità e dell’ordine morale. Adèle incarna una francesità stereotipata: frivola, teatrale e superficiale. Jane la ama, ma la guarda con costante sospetto morale e l’educazione inglese che le viene impartita ha una funzione chiara: correggere la sua natura continentale, purificarla dagli eccessi materni e trasformarla in una giovane donna rispettabile secondo i canoni britannici. Qui il colonialismo è culturale, più che razziale: ciò che è straniero va disciplinato, normalizzato e reso utile.Adèle può essere salvata perché è giovane, malleabile, non ancora “contaminata” in modo irreversibile. È un’inclusione condizionata che conferma la superiorità del modello inglese. Céline Varens: la donna straniera come minaccia morale Analogo giudizio (e destino) spetta a Céline Varens, madre di Adèle ed ex amante di Rochester, che rappresenta il polo opposto rispetto a Jane. Attrice, francese, sensuale e infedele, Céline è costruita come una figura di decadenza morale. Nel romanzo non le viene concessa alcuna profondità psicologica: è un monito, un esempio negativo. La sua femminilità è eccessiva, performativa e mercificata. e, ancora una volta, l’elemento straniero – in questo caso francese – diventa sinonimo di inganno e mancanza di valori. Céline non può essere redenta né compresa. Deve semplicemente essere esclusa dalla narrazione “nobile” per lasciare spazio all’amore puro e spirituale tra Jane e Rochester. Un progressismo incompleto Jane Eyre è un romanzo profondamente innovativo sul piano di genere e classe, ma conservatore – e talvolta violento – sul piano razziale e culturale.Charlotte Brontë riesce a immaginare una donna che rivendica sé stessa, ma fatica a immaginare un mondo in cui lo straniero non debba essere silenziato, educato o eliminata. Questa ambivalenza rende il romanzo più complesso, più scomodo e vero, specchio di un’epoca, quella vittoriana, dove l’altro era costantemente guardato con sospetto. Leggere Jane Eyre oggi significa accettare questa frattura e usarla come lente critica per interrogare non solo il passato, ma anche le narrazioni contemporanee sull’identità, la normalità e il potere. Scopri Land Magazine admin Gennaio 24, 2026 Le due anime di Jane Eyre di Charlotte Bronte: un testo progressista e xenofobo Read More admin Gennaio 24, 2026 3 lavori scomparsi negli ultimi 20 anni (Li salutiamo con affetto, nostalgia e una connessione Wi-Fi) Il progresso non bussa: entra, cambia tutto e spegne la luce uscendo. Negli ultimi 20 anni alcuni lavori sono spariti senza Read More admin Gennaio 23, 2026 I cani sono come bambini: 10 risposte da dare a chi nega l’evidenza C’è sempre quella persona. Quella che, davanti al tuo cane che fa i capricci, ti guarda serio e sentenzia:“Eh ma un cane non è mica un bambino.”Certo. E il cucchiaino Read More admin Gennaio 22, 2026 Come riconoscere una vampira (Guida semiseria per sopravvivere a cene, appuntamenti e castelli sospetti)

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