Novembre 2024

Rubrica “10 libri per bambini che non puoi non aver letto”

Libro n. 10. “Grande orso abbraccia tutti” di Nicholas Oldland LA STORIAOrso ama abbracciare. Abbraccia cose, animali, anche persone. Felice, pieno di amore, ama regalare forti abbracci a tutti. Ma un giorno incontra un uomo con l’accetta e, per la prima volta, non ha voglia di essere affettuoso.È una storia che principalmente parla di emozioni ed è molto tenera.L’autore e illustratore è Nicholas Oldland, canadese.Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 2009 dalla Kids Can Press Ltd di Toronto ed è disponibile in italiano dal 2019 grazie alla torinese Lindau Srl.L’AUTORENicholas Oldland si è laureato in arti figurative presso la Mount Allison University di New Brunswick (Canada). Ha lavorato come disegnatore pubblicitario e come regista, prima di diventare direttore creativo di Hafley, un’azienda di abbigliamento che gestisce con i suoi fratelli.Suoi sono anche “Un natale selvaggio” e “Il castoro combinaguai”.PERCHÉ LEGGERLOLa storia è molto semplice e per questo assolutamente comprensibile a qualunque età.Orso è un abbracciatutti e tutto. Ama gli abbracci ed esterna la sua gioia e il suo affetto in questo modo. Davanti all’uomo con l’accetta, però, che vuole abbattere uno dei suoi amati alberi, perde la voglia di abbracciare. Si arrabbia. Ma dura poco: “combatte” con la sua arma migliore e abbraccia il taglialegna, che ovviamente si spaventa e scappa.Le illustrazioni sono grandi e semplici, giocate soprattutto sul verde e marrone, i colori della foresta e di orso.Questo libro ci parla di emozioni forti: la gioia e la rabbia. Alla rabbia, come ci insegna orso, possiamo reagire in due modi: distruggendo o … abbracciando. Ci insegna cosa fa qualcuno con un cuore grande e generoso quando incontra chi generoso non è. Il cuore puro di orso è quello dei nostri bambini, che va preservato e educato alla reazione: è, di fatto, naturale provare rabbia e frustrazione, ma possiamo incanalare queste emozioni forti in gesti di amore.Il libro può essere letto da tutti, ma è particolarmente indicato per parlare ai piccolissimi di emozioni.L’età di lettura è dai 4 anni, ma può essere letto e riletto a qualunque età. A cura di LEGGI ANCHE firstletter 22.04.23 Il primo progetto First Letter sta per vedere la luce: presentazione di Silvia Dal Cin e Matteo Della Libera Grandi novità in casa First Letter Editrice: il progetto è ufficialmente avviato, e al Salone del libro di Torino di quest’anno verrà presentato il primo Read More firstletter Raccontare storie di inclusione ai bambini: il ruolo dei genitori e degli educatori 07.10.24 firstletter L’importanza di pubblicare più libri in alta leggibilità 30.09.24 firstletter Nuovo libro per bambini, “I Signori Giraffa aspettano un cucciolo” per First Letter Editrice 23.09.24 firstletter Libri per bambini che insegnano l’amore e l’accettazione: i must-have per ogni piccola biblioteca 23.09.24 firstletter Come le storie illustrate possono insegnare valori importanti ai bambini 09.09.24 firstletter L’importanza di abbracciare le differenze nei bambini: Un viaggio di crescita e amore 02.09.24 firstletter Libri per bambini da leggere almeno una volta nella vita: Harold e la matita viola 20.08.24 firstletter Libri per bambini da leggere almeno una volta nella vita: IL GRINCH DI Dr. Seuss 13.08.24

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Arancie, roccie e pantoffole: la buffa storia di come cambia la lingua

Ah, la lingua italiana! Un elegante tango di vocali e consonanti che però – come tutti i ballerini – ogni tanto inciampa. Ma attenzione, perché quel che oggi chiamiamo “errore” ieri era stile, e ciò che oggi giudichiamo con aria di sufficienza era norma di tutto rispetto. E così, amici, benvenuti nell’affascinante mondo delle parole che il tempo ha deciso di mandare in pensione (o di ridicolizzare, che è peggio). Prendiamo arancie, per esempio. Oggi, se scrivi “arancie” al posto di “arance”, rischi di essere rimandato in prima elementare, magari con una maestra che ti guarda con compassione. Ma nel Settecento e nell’Ottocento questa “i” era tutt’altro che un errore: era un modo legittimo e diffuso di scrivere il plurale di quei succosi frutti arancioni. Una scelta stilistica, direbbero i poeti. E invece oggi? “È sbagliato,” sentenziano i grammarnazi. Ma chi sono loro per giudicare? Non si chiamava forse Boccaccio quel tizio che scriveva “fiorancie”?   E che dire di roccie? Sì, proprio con la “i”. Questa “i” se ne stava lì tranquilla e rispettabile, decorando testi letterari e manuali di geologia, finché qualcuno – presumibilmente un accademico severo – ha deciso che le parole in -cia e -gia dovevano perdere la vocale se il suono era dolce. Via la “i”! Peccato che nel frattempo quella “i” fosse entrata nel cuore degli scrittori, quasi fosse il tocco finale di un’opera d’arte. Ma no, dovevamo semplificare. Così ora abbiamo rocce, senza fronzoli. È più pratico? Forse. È più elegante? Decisamente no. E poi ci sono le adorabili pantoffole. Quelle calzature comode e accoglienti, con una “t” in più che oggi ci farebbe ridere. Ma nell’Ottocento nessuno rideva: le pantoffole erano la norma linguistica, e nessuno osava suggerire che togliere quella “t” avrebbe reso la vita più facile. Poi, un bel giorno, la lingua italiana ha deciso che le pantofoline potevano fare a meno di quel vezzo consonantico. Oggi ci immaginiamo i nostri bisnonni che infilano le “pantoffole” con aria distinta, e viene quasi voglia di rimettere quella “t”, se non altro per amore della tradizione.   Infine, eccoci a diacciata, una parola che sembra uscita da un romanzo storico. “Diacciata” è quel termine che ci ricorda che il gelo, una volta, aveva un suono tutto suo, più arcaico, più poetico. Oggi è diventata “ghiacciata”, una versione più concreta e “congelata”. Ma dite la verità: non vi viene un brivido romantico solo a leggerla? La verità è che la lingua cambia, sempre. È viva, e come ogni essere vivente si evolve. Ma attenzione: l’evoluzione non sempre è sinonimo di miglioramento. Perché sì, possiamo ringraziare le riforme linguistiche per averci tolto qualche doppia di troppo o aver semplificato i plurali, ma non possiamo negare che certi dettagli ci mancano. Erano le rughe di un volto maturo, le cicatrici di una lingua che ha vissuto. Quindi, la prossima volta che vedete qualcuno scrivere “arancie”, non ridetegli in faccia. Potreste star guardando un nostalgico dei tempi in cui il nostro vocabolario indossava ancora la giacca con i bottoni dorati. E poi, chissà, fra cent’anni magari qualcuno scriverà un articolo ironico su di noi che dicevamo “qual è” senza apostrofo. Perché sì, amici, il cambiamento linguistico è l’unica costante: oggi è regola, domani sarà errore. E voi, preferite le arancie o le arance? Scopri Land Magazine admin Novembre 18, 2024 Arancie, roccie e pantoffole: la buffa storia di come cambia la lingua Read More admin Novembre 17, 2024 Land Editore al BUK ROMANCE 2024: cronaca di un weekend in rosa Roma, Cinecittà World, 16 Novembre 2024. C’è qualcosa nell’aria, e no, non è solo il profumo invitante delle crepe alla nutella provenienti dal chiosco dietro al nostro stand.È la magia del Read More Cristina Ferri Novembre 16, 2024 Ricette: Gli spaghetti di Lilli e il vagabondo Di Cristina Ferri Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo. Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE Read More Lorenzo Foschi Novembre 15, 2024 Narrativa videoludica: Little Nightmares A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Fai clic qui Nel quarto episodio si é discussa la percezione del medium videoludico da parte dei mass media! 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Ricette: Gli spaghetti di Lilli e il vagabondo

Di Cristina Ferri Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo. Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More storia Maria Antonietta, prigioniera 280: la caduta della regina di Francia 11.09.24 società Uniforme scolastica: pro e contro 11.09.24 Eventi Titanic a Milano: un viaggio emozionante tra lussi, storia e… nessun iceberg in vista! 10.09.24 libri Segnalazione d’uscita “Max Wolf & CO.”, di Silvia Dal Cin e Claudia Simona Carbonelli 10.09.24 libri Giovani autori – episodio 1 10.09.24 firstletter Come le storie illustrate possono insegnare valori importanti ai bambini 09.09.24 società La Caccia alle Streghe nell’Era Digitale: Cyberbullismo e Linciaggi Online 08.09.24 interviste Bere come un vero scrittore italiano per ragazzi – Stefano Bordiglioni 07.09.24 Ricette: Gli spaghetti di Lilli e il vagabondo   La notte di Natale, Gianni regala alla moglie Lisa un cucciolo di cocker che i due chiamano Lilli. Nel frattempo, un cane randagio di nome Biagio vive mendicando gli scarti dal ristorante italiano della città. Dopo la nascita del bambino, la coppia deve assentarsi da casa per qualche tempo e affida il bambino e Lilli alla zia di Gianni, Sara. La donna, però, non sopporta i cani e proibisce a Lilli di avvicinarsi al bambino. I gatti di Sara mettono a soqquadro la casa e fanno ricadere la colpa su Lilli. La donna decide di portare Lilli in un negozio di animali per comprare una museruola ma, una volta lì, il cocker riesce a fuggire e si ritrova a vagare per la città, dove viene attaccata da alcuni cani randagi. Per fortuna, Biagio è nei paraggi e scaccia i cani mettendo in salvo la vita di Lilli. La porta allo zoo dove un castoro riesce a liberarla dalla museruola e, alla sera, le mostra come vive libero, senza padroni, consumando con lei una cena a lume di candela che si conclude con il famoso bacio. Vediamo come preparare il sugo di polpette per gli Spaghetti di Lilli e il vagabondo Ingredienti: Per le polpette: 400 g di carne macinata (manzo o un misto di manzo e maiale) 1 uovo 50 g di pane raffermo (o mollica di pane) Latte q.b. per ammorbidire il pane 2 cucchiai di parmigiano grattugiato 1 spicchio d’aglio tritato finemente Prezzemolo fresco tritato (una manciata) Sale e pepe q.b. Pangrattato (se necessario) Per il sugo: 700 ml di passata di pomodoro 1 spicchio d’aglio Olio extravergine d’oliva q.b. Sale q.b. Foglie di basilico fresco (facoltative) Per la pasta: 400 g di spaghetti Parmigiano grattugiato (per servire) Preparazione: Preparare le polpette: Metti il pane raffermo in una ciotola con un po’ di latte e lascialo in ammollo per qualche minuto, finché sarà ben morbido. In una ciotola capiente, unisci la carne macinata, l’uovo, il pane ammorbidito e strizzato, il parmigiano grattugiato, l’aglio tritato, il prezzemolo, sale e pepe. Impasta bene il tutto con le mani e forma delle piccole polpette, grandi come una noce. Se l’impasto risulta troppo morbido, puoi aggiungere un po’ di pangrattato. In una padella con olio caldo, puoi friggere le polpette per sigillarle e dare loro una crosticina, ma è anche possibile cuocerle direttamente nel sugo, se si preferisce una versione più leggera. Preparare il sugo: In una pentola capiente, versa un filo d’olio extravergine d’oliva e aggiungi uno spicchio d’aglio intero (che potrai rimuovere in seguito). Fai rosolare leggermente l’aglio per insaporire l’olio. Versa la passata di pomodoro nella pentola e aggiusta di sale. Lascia cuocere a fuoco medio-basso per circa 10 minuti e unisci le polpette.    

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Narrativa videoludica: Little Nightmares

A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Fai clic qui Nel quarto episodio si é discussa la percezione del medium videoludico da parte dei mass media! Oggi, con apparente maggiore leggerezza, ci buttiamo in un perfetto esempio di meta-narrativa: “Little Nightmares”.Abbiamo già parlato di visual-novel, una tipologia di narrazione chiara, definita e per questo non dissimile da quella letteraria. Nei videogiochi, tuttavia, ne esistono svariate forme alternative. Little Nightmares si sviluppa attraverso ambientazioni inquietanti e un meticoloso sound-design, che amplifica la sensazione di tensione e ansia. Non ha dialoghi, non ha testo, non esplicita. Narra per immagini, per suoni, per sensazioni e suggestioni. Porta il fruitore lungo un percorso onirico, senza accompagnarlo per mano, spingendolo a porsi domande e a trarre conclusioni sulla base dell’ambiente circostante.   Six si sveglia in un luogo chiamato “Le Fauci”, una vasta struttura sommersa, dimora e prigione per le grottesche creature che la popolano. Il giocatore è così chiamato a controllare un’impotente bambina, incapace di lottare contro le minacce delle anguste stanze che dovrà silenziosamente percorrere.La trama la si assorbe dunque dai quadri, dai contesti, dagli echi di un passato che lascia le sue indelebili impronte tra le mura delle Fauci. La si comprende a piccoli passi, la si digerisce, ci si interroga. Dubbi salgono sull’origine del male, sulla provenienza di Six, sul senso del percorso che si sta intraprendendo. Dubbi salgono sulle scelte compiute, su di noi, su cosa sia giusto.La bimba inizia ad avere fame, preda in un mondo di predatori. Viene gradualmente corrosa, e con ella il giocatore, in un’inesorabile necrosi etica.Cos’è, dunque, il male, se noi stessi diventiamo il male?   Su questa stessa ultima domanda, inoltre, verte il racconto spin-off del mio libro Lathar, sbloccabile tramite i collezionabili del videogioco associato. Accumulando punti, infatti, è possibile leggere un piccolo sequel dal punto di vista di quello che, secondo la narrazione storica, sarebbe il “cattivo” del libro. Ai posteri l’ardua sentenza!   Se non hai letto l’episodio pilota, in cui racconto di cosa tratterà la serie, ti consiglio di recuperarlo! Io mi chiamo Lorenzo Foschi, e sono un giovane autore e informatico. Con Land Editore ho pubblicato “Lathar”, il mio fantasy, a cui ho poi associato lo sviluppo di un videogioco. Se sei curioso di scoprire quello che combino nella mia vita ti consiglio di fare un giro sul mio instagram personale, @lorenzofoschi, ma non prima di aver letto altri articoli su Land Magazine!

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