Maggio 2026

Una giornata con Jane Austen: tra romanzi perduti, retelling scintillanti e il sogno di un book club a Beinasco

C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel vedere un tavolo pieno di libri dedicati a Jane Austen nel 2026. Un po’ come trovare una tazza di tè ancora calda dopo una giornata storta. Sai già che, in mezzo a quelle copertine eleganti, qualcuno parlerà d’amore, di ironia sociale, di donne intelligentissime costrette a sorridere mentre il mondo decide per loro. E infatti è esattamente quello che è successo durante l’evento “Una giornata con Jane Austen”, organizzato alla libreria Giunti al Punto del centro commerciale Le Fornaci di Beinasco. Un evento piccolo solo nelle dimensioni, perché nell’atmosfera c’era tutto: lettrici entusiaste, chiacchiere letterarie, curiosità, romanzi coloratissimi sparsi sui tavoli e quella sensazione bellissima che nasce quando le persone parlano di libri senza alcuna voglia di fare gli intellettuali a tutti i costi. Protagonista dell’incontro è stata Faye Morrison, pseudonimo di Francesca Mogavero, autrice di Spirit and Character – Il romanzo perduto di Jane Austen. Un libro che già dalla copertina sembra dire: “attenzione, qui dentro troverai tè, scandali e probabilmente qualcuno che giudica male un corteggiatore”.   Durante l’intervista le ho chiesto di raccontare il libro in poche parole. Faye ha parlato di un’opera che nasce dall’amore autentico per Austen, ma anche dal desiderio di giocare con la sua eredità narrativa. Ed è proprio questo il punto interessante: Jane Austen continua a generare creatività perché non è mai stata soltanto “romance in costume”.  “Le sue storie parlano ancora oggi di libertà personale, reputazione, famiglia, aspettative sociali e identità femminile. Cambiano gli abiti, restano i problemi esistenziali”, racconta l’autrice.  Secondo Faye, Austen è una scrittrice incredibilmente moderna proprio per la sua ironia. Non moralizza mai davvero. Osserva. Punzecchia e fa emergere il ridicolo umano con una precisione quasi chirurgica. E forse è questo che continua a ispirare retelling, reinterpretazioni e romanzi derivati: aunty Jane è una voce narrativa ancora viva. Sul tavolo dell’evento, infatti, c’era un piccolo paradiso per austeniane e lettrici compulsive. Non solo Spirit and Character, ma anche titoli che dimostrano quanto l’universo austeniano sia diventato creativo, pop e persino irriverente. Faye ce ne dipinge una breve panoramica: da Manslaughter Park – che già dal titolo sembra promettere a Jane Austen un true crime emotivamente elegante – fino ai retelling moderni come Emmett di L.C. Rosen. Libri che prendono personaggi, dinamiche e atmosfere Austeniane e le trasformano, le attualizzano o semplicemente si divertono con esse. E funziona. Perché il pubblico cerca sempre il comfort di un mondo narrativo che conosce, unito però alla sorpresa di qualcosa di nuovo. Anche la libraia Francesca, anima organizzativa dell’evento, ha raccontato che l’idea nasce proprio da questo entusiasmo crescente intorno a Jane Austen e ai romanzi ispirati al suo universo. L’obiettivo era creare un momento di incontro autentico tra lettrici e libri. Un modo per trasformare la libreria in uno spazio vivo, dove le persone possano parlare davvero di ciò che leggono.   Francesca, libraia Giunti al punto E la parte più bella è forse quella finale: il sogno di Francesca sarebbe proprio organizzare un book club dedicato. Un’iniziativa che, diciamolo, farebbe esultare metà delle lettrici piemontesi con la stessa intensità con cui Mr Darcy attraversa la nebbia nella serie BBC del 1995. Perché i book club funzionano ancora? Perché leggere è spesso un’esperienza solitaria, mentre parlare di libri crea connessioni immediate. E Jane Austen, in questo, è quasi perfetta: ogni suo personaggio divide, scatena discussioni, crea fazioni e piccole crisi emotive. C’è chi difenderà sempre Marianne Dashwood e chi invece vorrebbe prenderla delicatamente per le spalle e dirle di respirare. Alla fine dell’evento la sensazione è chiara: Jane continua a sopravvivere perché non appartiene soltanto alla letteratura classica; appartiene alle persone. Alle lettrici che cercano storie intelligenti, ai retelling queer, alle reinterpretazioni moderne, ai romanzi gotici o ironici, o entrambe le cose, e ancora ai gruppi di lettura, alle librerie che provano con coraggio e determinazione a creare comunità attorno ai libri. Sicuramente sarebbe piaciuto anche a lei. Probabilmente avrebbe osservato tutti con aria divertita, prendendo mentalmente appunti per un nuovo romanzo.   Scopri Land Magazine admin Maggio 23, 2026 Una giornata con Jane Austen: tra romanzi perduti, retelling scintillanti e il sogno di un book club a Beinasco C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel vedere un tavolo pieno di libri dedicati a Jane Austen nel 2026. 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Off Campus e il ritorno dei Golden boy

C’è stato un momento, negli ultimi anni, in cui il romance mainstream ha iniziato a convincersi che per essere interessante dovesse necessariamente parlare di amori tossici, oscuri, distruttivi, persino estremi. I bad boy sono diventati uomini emotivamente indisponibili e da “salvare”, il desiderio si è trasformato in controllo, la tensione romantica in manipolazione. In mezzo a una valanga di dark romance, relazioni sbilanciate e protagonisti costruiti attorno al trauma e alla crudeltà, Off Campus arriva quasi come un’anomalia. E forse è proprio questo il motivo per cui funziona così bene. Garrett Graham non è un bad boy, è un golden boy da manuale. Ed era ora che una serie romance tornasse a parlare di ragazzi popolari non arroganti, distruttivi o emotivamente violenti. I protagonisti maschili sono capaci di essere gentili senza perdere fascino, vulnerabili senza perdere carisma, rispettosi senza diventare noiosi. Garrett è bello, sicuro di sé, capitano della squadra di hockey della Briar University, idolatrato dal campus intero. Ha anche lui un passato che in qualche modo lo opprime, ma mentre, in qualsiasi altra serie recente, sarebbe stato il classico ragazzo tossico da redimere, Off Campus sceglie una strada diversa, lo rende gentile, empatico, rispettoso e per questo adorabile. La serie di Prime Video compie qualcosa di rarissimo nel panorama young adult contemporaneo: prende tutti i cliché del romance universitario e li usa per costruire una storia sana, senza rinunciare alla tensione, al desiderio o all’ossessione romantica che il pubblico cerca. Perché la verità è che questa serie riesce in qualcosa che molte produzioni molto più ambiziose falliscono: ti fa stare bene, bene davvero. In un momento storico in cui gran parte della serialità young adult sembra convinta che maturità significhi oscurità permanente, Off Campus ricorda invece che anche la dolcezza può essere adulta, che anche la vulnerabilità può essere una forza, che innamorarsi può ancora essere raccontato come qualcosa di bello, desiderabile e perfino rassicurante. E forse è proprio questo il motivo per cui, a mio avviso, è la serie migliore vista quest’anno. La prima stagione Così come accade nei romanzi di Elle Kennedy, ogni stagione di Off Campus seguirà una coppia diversa, concentrandosi sulle vicende sentimentali di uno dei giocatori della squadra di hockey della Briar University. Un meccanismo molto simile a quello di Bridgerton: il mondo resta lo stesso, i personaggi continuano a intrecciarsi, ma il focus emotivo si sposta ogni volta su una nuova storia d’amore. Ed è proprio questa struttura corale a rendere l’universo di Off Campus così coinvolgente: lo spettatore non si affeziona soltanto a Hannah e Garrett, ma sente fin da subito che ogni membro del gruppo avrà qualcosa da raccontare. Questa prima stagione di Off Campus segue la storia tra Hannah Wells ed Garrett Graham. Lei è una studentessa di musica brillante, ironica, emotivamente più forte di quanto creda. Lui è la stella dell’hockey universitario con un futuro professionistico appeso ai voti disastrati. L’accordo iniziale è semplice: Hannah lo aiuta a studiare, Garrett finge di essere il suo ragazzo per attirare l’attenzione del musicista di cui lei è infatuata. Fake dating, proximity trope, college romance: la serie non nasconde mai i propri meccanismi narrativi, li abbraccia apertamente. E funziona esattamente per questo. Hannah e Garrett comunicano. Si ascoltano. Imparano a rispettarsi prima ancora di desiderarsi. E sembra assurdo doverlo sottolineare, ma oggi vedere una storia d’amore costruita sul consenso, sull’educazione emotiva e sulla vulnerabilità reciproca finisce quasi per sembrare rivoluzionaria. Soprattutto perché la serie non rinuncia mai all’intensità. Le scene romantiche funzionano, la tensione sessuale è costante. La chimica tra Ella Bright e Belmont Cameli è probabilmente una delle migliori viste quest’anno in una serie young adult. Non è una chimica costruita solo sulle scene hot – che ci sono e funzionano pure benissimo – ma sugli sguardi, sui tempi comici, sulla naturalezza con cui i personaggi si cercano anche nei momenti più semplici. Si percepisce immediatamente che i due attori credono davvero nella relazione che stanno interpretando. Ella Bright, soprattutto, sorprende enormemente. La sua Hannah evita ogni stereotipo dell’eroina romance contemporanea: non è la ragazza “diversa dalle altre”, non è goffa per contratto, non è definita esclusivamente dal trauma che porta dentro. È intelligente, sarcastica, ambiziosa e consapevole. Sa già chi vuole essere, anche se non sa ancora come esserlo. Garrett, invece, sotto l’immagine da atleta perfetto nasconde il peso di aspettative familiari soffocanti e una fragilità che la serie affronta con una delicatezza inaspettata. Perché Off Campus funziona davvero Sotto l’estetica da guilty pleasure perfetto, c’è una scrittura emotiva molto più solida di quanto sembri. Tratta temi profondi senza risultare pesante e riesce a essere leggera senza diventare superficiale. Un equilibrio che sulla carta era difficilissimo da raggiungere, ma che sullo schermo diventa quasi naturale. Il racconto poi funziona anche grazie alla costruzione del gruppo. Come ogni grande romance seriale, Off Campus capisce che il pubblico non si innamora solo della coppia principale, ma del mondo intero. La Briar University diventa rapidamente un comfort place: le camere del dormitorio, le partite di hockey, le feste universitarie, le amicizie cameratesche, le prese in giro tra compagni di squadra. C’è un calore collettivo che manca in tantissime produzioni young adult recenti, spesso troppo concentrate sul trauma individuale per lasciare spazio alla leggerezza della vita condivisa. Garrett, Logan, Dean, Tucker. Ragazzi popolari, belli, atletici, desiderati da tutti. Ma anche capaci di chiedere scusa, di prendersi cura delle persone che amano, di essere emotivamente presenti. Si prendono in giro continuamente, litigano, si provocano, competono sul ghiaccio e fuori, ma sotto quella dinamica da spogliatoio esiste un affetto profondissimo. La squadra non è solo il luogo dello sport, ma una vera famiglia emotiva. Ed è significativo che, anche quando entrano in gioco rivalità sentimentali o tensioni personali, il legame tra loro non venga mai davvero spezzato. Off Campus racconta ragazzi che si sostengono, che si leggono addosso le fragilità senza bisogno di verbalizzarle continuamente, che sanno esserci nel momento in cui serve davvero. Fare squadra, nella serie, non significa solo vincere una partita di

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RED FLAGS E LIBRI PER RAGAZZI

Le red flag sono segnali d’allarme: comportamenti, atteggiamenti o dinamiche che indicano che una relazione, anche all’inizio, potrebbe diventare tossica, dannosa o sbilanciata. Non sono prove di reato, ma sono come le spie gialle della macchina: ignorarle non significa che esploderà subito, ma aumenta il rischio. Le red flag più comuni? 1. Controllo e gelosia eccessivaTi chiede di giustificare ogni uscita, controlla il telefono, ti dice con chi puoi o non puoi parlare. All’inizio può sembrare “ci tiene”, ma è possessività mascherata da amore. 2. Mancanza di rispetto per i tuoi limitiDici “no” e insistono, ti fanno sentire in colpa, minimizzano quello che provi con frasi tipo “esageri” o “non capisci uno scherzo”. Il rispetto del “no” è la base. 3. Svalutazione e gaslightingTi fanno dubitare di te stesso: “Sei troppo sensibile”, “Non è mai successo”, “Ti inventi le cose”. A lungo andare ti fa perdere fiducia nel tuo giudizio. 4. Sbalzi d’umore e scarico della responsabilitàUn giorno sono affettuosi, il giorno dopo freddi o aggressivi. Quando qualcosa va storto, la colpa è sempre tua, mai loro. 5. IsolamentoTi spingono a vedere meno amici e famiglia, “perché stiamo bene solo noi due”. L’isolamento è una delle prime mosse nelle relazioni abusive. 6. Pressione sui tempi e sull’intimitàTi spingono a dire “ti amo” subito, a fare passi fisici o emotivi per cui non ti senti pronto. L’urgenza artificiale serve a saltare la fase in cui li conosci davvero. Perché è importante riconoscerle fin da giovanissimi? 1. Il cervello e l’identità sono ancora in costruzioneDa adolescenti e nei primi anni da adulti si è più malleabili. Una relazione tossica in quella fase può farti interiorizzare idee sbagliate su cosa sia “normale” in amore. Rischi di portare quel modello avanti per anni. 2. Non hai ancora riferimenti solidiA 16-22 anni spesso è la prima o seconda relazione seria. Se non sai come funziona una relazione sana, accetti comportamenti tossici perché non hai un termine di paragone. Riconoscere le red flag ti dà un metro. 3. È più facile uscire prestoPiù vai avanti, più ti legano emozioni, tempo, social, a volte soldi o convivenza. Una red flag ignorata a 17 anni diventa molto più difficile da affrontare a 25, quando la situazione è più “complicata”. 4. Ti alleni al rispetto di te stessoSaper dire “questo non mi va bene” e andartene è un muscolo. Se lo alleni presto, diventa naturale mettere limiti anche al lavoro, alle amicizie, alla famiglia. Se non lo fai, impari a sopportare. 5. Previeni danni emotivi realiAnsia, calo dell’autostima, depressione spesso nascono da mesi/anni in relazioni dove le red flag sono state normalizzate. Intercettarle prima riduce il rischio. Riconoscere una red flag non significa fuggire al primo difetto. Tutti abbiamo lati complicati. La differenza è tra “ha un difetto e ci lavora” e “ha un comportamento che ti toglie valore, sicurezza, libertà e non cambia”. E perché dovrei leggere “Sembrava un cuore di cristallo”? Sebbene il tema delle red flag non sia centrale nella storia, le vicende della principessa, soprattutto nel suo primo incontro con l’amore, sono proprio esempi perfetti di segnali dall’allarme. L’amore per questo principe misterioso e poco limpido convincerà la principessa a fare una scelta poco “sana”… ma fortunatamente ci sarà chi le farà notare l’errore prima che sia troppo tardi!

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Flan di asparagi: la ricetta elegante amata nella cucina piemontese, tra storia e sapori di Cavour

Gli asparagi sono tra gli ingredienti simbolo della primavera italiana, protagonisti di piatti raffinati e delicati. Tra le preparazioni più amate della tradizione del Piemonte spicca il flan di asparagi, un antipasto morbido e vellutato che racchiude tutta la semplicità della cucina aristocratica ottocentesca. E proprio parlando di Piemonte, è impossibile non collegare questo piatto a Camillo Benso, conte di Cavour, celebre non solo per il suo ruolo politico nel Risorgimento, ma anche per la passione verso l’agricoltura e l’enogastronomia del territorio. Cavour, infatti, fu un grande promotore dell’innovazione agricola piemontese. Nelle sue tenute sperimentò coltivazioni moderne e valorizzò prodotti locali d’eccellenza, contribuendo indirettamente anche alla diffusione della cultura gastronomica piemontese. Gli asparagi, molto diffusi nelle campagne del nord Italia, erano considerati un ingrediente raffinato, presente spesso nei banchetti nobiliari dell’epoca. Ricetta del flan di asparagi   COMING SOON Ingredienti per 4 persone 500 g di asparagi freschi 2 uova 200 ml di panna fresca 50 g di parmigiano grattugiato 30 g di burro sale q.b. pepe q.b. noce moscata q.b. Per la salsa: 100 g di taleggio oppure fonduta leggera 50 ml di latte Procedimento Pulite gli asparagi eliminando la parte più dura del gambo. Lessateli in acqua salata per circa 10 minuti, quindi scolateli e lasciateli raffreddare. Frullate gli asparagi con le uova, la panna e il parmigiano fino a ottenere una crema liscia. Aggiungete sale, pepe e una leggera spolverata di noce moscata. Imburrate degli stampini monoporzione e versate il composto. Cuocete a bagnomaria in forno preriscaldato a 180°C per circa 35 minuti. Nel frattempo preparate la salsa facendo sciogliere il taleggio con il latte a fuoco dolce, mescolando fino a ottenere una crema omogenea. Servite il flan caldo con la fonduta versata sopra o accanto. Un piatto che racconta il Piemonte Il flan di asparagi rappresenta perfettamente l’incontro tra cucina contadina e raffinatezza sabauda. Non è difficile immaginare un piatto simile servito nei salotti frequentati da Camillo Benso, conte di Cavour, dove politica, cultura e gastronomia spesso si intrecciavano. Ancora oggi questa preparazione continua a essere protagonista nei ristoranti piemontesi, soprattutto durante la stagione primaverile, quando gli asparagi raggiungono il massimo del loro sapore. Scopri Land Magazine admin Maggio 21, 2026 Flan di asparagi: la ricetta elegante amata nella cucina piemontese, tra storia e sapori di Cavour Gli asparagi sono tra gli ingredienti simbolo della primavera italiana, protagonisti di piatti raffinati e delicati. 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Le è successo Read More Oriana Turus Maggio 17, 2026 Eurovision: l’ennesimo flop di cui eravamo già a conoscenza A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Maggio 13, 2026 Perché Piangiamo Guardando i Vecchi Cartoni Disney? La Spiegazione Scientifica della Nostalgia Non stai piangendo per Simba. Stai piangendo per te stesso.Esiste un momento molto specifico nella vita adulta in cui il cervello decide di sabotarti emotivamente. Succede magari di notte, mentre Read More admin Maggio 12, 2026 5 cose da fare a Torino durante il Salone Internazionale del Libro Durante il Salone del Libro Torino cambia completamente faccia. 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ESSERE NERD È MERAVIGLIOSO (e non è vero che non si trova un fidanzato)

Ho letto con curiosità DATING AND DRAGONS, di Kristy Boyce, edito nella versione italiana da Giunti, traduzione di Mathilde Bonetti. Si tratta di una storia 14+, catalogata Teen, ma ammetto che l’ho adorata, pur avendo un’età, ehm, decisamente superiore! Quinn e Logan sono due adolescenti decisamente nerd, che si conoscono quando lei cambia città e scuola. Grazie alla stessa passione per D&D, allo zampino di una nonna irresistibilmente impicciona e alle partite in diretta social… scopriranno che certe regole sono fatte per essere infrante. Questa storia per ragazzi non è solo romance, ma è una dichiarazione d’amore a D&D e ai Giochi di ruolo. In più, dimostra in modo semplice e avvincente come possano esistere amicizie e amori sani e altri decisamente tossici. Si parla sì di amore, ma si parla moltissimo anche di amicizia e di famiglia. Questa è sicuramente una storia in cui i teenager potranno riconoscersi e dalla quale potranno prendere spunto per divertimenti sani, intelligenti e “sfidanti”. Super consigliato! Potete recuperare anche l’altro volume già pubblicato, “Dungeons and drama”! Io lo farò di certo!

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