Maggio 2026

“Cold land” conquista il Salone del Libro di Torino: grande partecipazione per la presentazione dell’antologia crime curata da Claudio Secci

Il gelo copre tutto. La verità no.Con questo slogan potente e suggestivo, Cold Land – Racconti dalle terre del delitto ha conquistato il pubblico del Salone Internazionale del Libro di Torino, dove si è svolta la presentazione ufficiale dell’antologia pubblicata da Land Editore. Di fronte allo stand della casa editrice, nel Padiglione 3, si è tenuto un incontro partecipato e intenso che ha visto protagonisti Claudio Secci, curatore dell’opera, ed Elisa Serra, editrice. Un dialogo appassionato sul crime contemporaneo, sulla narrativa noir e sulla capacità delle storie di scavare nelle ombre dell’animo umano.   L’antologia si inserisce nel panorama del crime italiano contemporaneo con un’identità precisa e riconoscibile: racconti che parlano di verità scomode, territori interiori oscuri e tensioni che emergono lentamente, proprio come crepe nel ghiaccio. Il successo dell’incontro torinese conferma ancora una volta il ruolo centrale del Salone del Libro come spazio di incontro tra editoria, autori e comunità di lettori, ma anche la forza di progetti editoriali indipendenti capaci di costruire dialoghi autentici attraverso la letteratura.   Scopri Land Magazine admin Maggio 19, 2026 “Coldland” conquista il Salone del Libro di Torino: grande partecipazione per la presentazione dell’antologia crime curata da Claudio Secci Il gelo copre tutto. La verità no.Con questo slogan potente e suggestivo, Cold Land – Racconti dalle terre del delitto ha conquistato il pubblico del Salone Internazionale del Libro di Read More Elisabetta Maggio 19, 2026 LIBRI RIBELLI – Niente narratore, solo lettere e messaggi Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO ✉️ La magia dei romanzi epistolari: quando la storia passa attraverso le lettere C’è qualcosa di magicamente intimo nelle lettere. Read More Silvia Dal Cin Maggio 18, 2026 ALLEGORIA E LIBRI PER RAGAZZI Spieghiamolo in modo semplice: Allegoria è quando racconti una storia concreta per dire qualcosa d’altro di più astratto. In pratica, la storia ha due livelli: Livello letterale: la trama, i Read More Silvia Dal Cin Maggio 17, 2026 QUANDO ESSERE TROPPO SENSIBILI PUÒ ESSERE UN VANTAGGIO RECENSIONE di “LO SGUARDO DI LUCY”, Erin Stewart, Giunti Lucy è sensibile. Molto. Troppo. Riesce a sentire le emozioni di chi la circonda e ne viene travolta. Le è successo Read More Oriana Turus Maggio 17, 2026 Eurovision: l’ennesimo flop di cui eravamo già a conoscenza A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Maggio 13, 2026 Perché Piangiamo Guardando i Vecchi Cartoni Disney? La Spiegazione Scientifica della Nostalgia Non stai piangendo per Simba. Stai piangendo per te stesso.Esiste un momento molto specifico nella vita adulta in cui il cervello decide di sabotarti emotivamente. Succede magari di notte, mentre Read More admin Maggio 12, 2026 5 cose da fare a Torino durante il Salone Internazionale del Libro Durante il Salone del Libro Torino cambia completamente faccia. La città si riempie di lettori con tote bag sovraccariche, scrittori inseguiti come rockstar e persone che pronunciano frasi tipo: “Questo Read More admin Maggio 11, 2026 10 motivi che rendono Torino la vera capitale italiana del libro C’è chi pensa subito a Milano per l’editoria e chi guarda a Roma per la cultura istituzionale. Poi però arrivi a Torino, entri in una libreria alle 10 del mattino Read More Alessia Cannizzaro Maggio 9, 2026 “NON È UN PAESE PER SINGLE”, UNA ROM-COM CHE FUNZIONA Con Non è un paese per single, Prime Video sembra finalmente aver trovato la formula giusta per adattare il romance italiano contemporaneo senza snaturarlo. Tratto dal bestseller di Felicia Kingsley, Read More Elisabetta Maggio 8, 2026 LIBRI RIBELLI – Appunti, diari, schemi: forme narrative oltre il testo Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO 📓 Narrativa epistolare: libri che diventano diari, appunti, ricordi Ci sono libri che non si accontentano di raccontare una storia: Read More

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LIBRI RIBELLI – Niente narratore, solo lettere e messaggi

Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO ✉️ La magia dei romanzi epistolari: quando la storia passa attraverso le lettere C’è qualcosa di magicamente intimo nelle lettere. Alcuni romanzi non si limitano a raccontare una storia: la fanno vivere attraverso voci che si scrivono, senza narratori esterni, senza filtri. Solo lettere, cartoline, e-mail, sms. Solo frammenti di vita, insomma. È un formato che avvicina e che rende la lettura un atto quasi privato. 📜 “Pamela”: il romanzo epistolare che ha fatto scuola Pubblicato nel 1740, Pamela di Samuel Richardson è considerato uno dei primi e più influenti romanzi epistolari della letteratura. La giovane protagonista racconta la propria storia attraverso le sue lettere: paure, resistenza, desideri, strategie per sopravvivere in un mondo che la vuole piegare. La forza del romanzo sta tutta lì: nella voce diretta di Pamela, che ci parla senza mediazioni. 💌 “Scrivimi ancora”: l’amore che nasce tra le righe Scrivimi ancora di Cecelia Ahern riprende la tradizione epistolare, ma la porta in una direzione più moderna e sfaccettata. Rosie e Alex si conoscono fin da bambini, crescono insieme, si perdono e si ritrovano, ma la loro storia si costruisce soprattutto attraverso ciò che si scrivono: lettere, biglietti, e-mail, messaggi. Seguiamo la storia di due persone che si amano da sempre e che, proprio perché si conoscono così bene, finiscono per sfiorarsi senza mai riuscire a incontrarsi davvero nel momento giusto. La forza del libro è il formato epistolare che: cattura i loro fraintendimenti amplifica ciò che non riescono a dirsi di persona mostra come la vita li allontana e riavvicina rende visibile il tempo che passa, lettera dopo lettera 🔍 Perché il formato epistolare è così potente Il formato epistolare crea un’attesa particolare. Ogni lettera è una rivelazione parziale, ogni risposta un passo avanti nel conoscersi. Non c’è una voce onnisciente che spiega cosa provano i personaggi: lo deduci tu, dalle parole che scelgono, da quelle che evitano, dai silenzi. È un modo di raccontare che: rende la lettura più immersiva costruisce intimità attraverso la distanza trasforma il lettore in un confidente permette di scoprire i personaggi attraverso ciò che decidono di condividere È come aprire una vecchia scatola di lettere e ritrovarsi a conoscere qualcuno attraverso i suoi pensieri più intimi. 🖋️ La distanza che crea intimità La forza dei romanzi epistolari sta proprio in questo paradosso: la distanza crea intimità. Il non detto parla più forte di mille spiegazioni. Le parole scelte con cura – o scritte di getto – rivelano più di qualsiasi descrizione esterna. Il lettore diventa testimone privilegiato di un dialogo privato, di un rapporto che cresce lettera dopo lettera.

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ALLEGORIA E LIBRI PER RAGAZZI

A cura di Spieghiamolo in modo semplice: Allegoria è quando racconti una storia concreta per dire qualcosa d’altro di più astratto. In pratica, la storia ha due livelli: Livello letterale: la trama, i personaggi, le immagini che leggi subito. Tipo “un ragazzo attraversa una foresta”. Livello simbolico: ogni elemento rappresenta un’idea, un concetto morale, politico, psicologico. La foresta può essere la vita, il ragazzo può essere l’anima che cerca la verità. È diverso dalla metafora perché l’allegoria regge per tutta l’opera, non solo per una frase. Esempi classici: La Divina Commedia di Dante, La fattoria degli animali di Orwell, Il Piccolo Principe. Lo sai che anche “Sembrava un cuore di cristallo” di Marina Sarracino è una Allegoria? Il “cuore di cristallo”: un cuore è simbolo diretto dei sentimenti, della vulnerabilità, dell’amore. Il cristallo è trasparente, fragile, puro, ma si rompe facilmente. È un’immagine che non funziona solo come descrizione fisica, ma spinge a leggere “una persona/emozione che appare bella e limpida ma è estremamente fragile”. “Sembrava”: quel verbo mette subito in dubbio la realtà dell’immagine. Suggerisce che c’è uno scarto tra apparenza e realtà, tipico dell’allegoria. Non ti sta solo dicendo “era un cuore di cristallo”, ti sta dicendo “ciò che sembrava amore puro forse era altro, o era destinato a rompersi”. Tutta la storia è un’allegoria, perché la principessa protagonista è la rappresentazione di un qualsiasi preadolescente che si affaccia per la prima volta al mondo. Scopre l’amore, la delusione, la sofferenza, il sacrificio… Insomma, intraprende quella che sarà la lunga strada per diventare più grandi e più saggi. Non lo farà da sola, ma sarà accompagnata dal vecchio consigliere (la saggezza dei più grandi), incontrerà strani personaggi (amici e avversari nella vita reale), lascerà il proprio regno sicuro (la casa) per viaggiare in un mondo fantastico (il mondo “fuori”). A spezzarle il cuore sarà un principe misterioso e poco gentile (il classico “malessere” che ora va molto di moda 😅😉) ma poi arriverà… No, ok, niente spoiler. Ma ora avete compreso cos’è un’allegoria? 😉 Speriamo di esservi stati utili! LEGGI ANCHE firstletter 22.04.23 Il primo progetto First Letter sta per vedere la luce: presentazione di Silvia Dal Cin e Matteo Della Libera Grandi novità in casa First Letter Editrice: il progetto è ufficialmente avviato, e al Salone del libro di Torino di quest’anno verrà presentato il primo Read More firstletter RED FLAGS E LIBRI PER RAGAZZI 22.05.26 firstletter ALLEGORIA E LIBRI PER RAGAZZI 18.05.26 firstletter PREADOLESCENZA E PRIME COTTE: l’inevitabile imbarazzo 22.04.26 firstletter Sissi: madre a metà 20.04.26 firstletter 10 COSE CHE NON SAI SU SISSI 14.04.26 firstletter PRE ADOLESCENZA E NECESSITÀ DI “FUGGIRE DALLA REALTÀ” 12.04.26 firstletter Teatro a scuola: benefici per i preadolescenti 07.04.26 firstletter Sissi: Un’amante per mio marito 06.04.26

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QUANDO ESSERE TROPPO SENSIBILI PUÒ ESSERE UN VANTAGGIO

RECENSIONE di “LO SGUARDO DI LUCY”, Erin Stewart, Giunti Lucy è sensibile. Molto. Troppo. Riesce a sentire le emozioni di chi la circonda e ne viene travolta. Le è successo anche all’Acquario, quando è scoppiata a piangere e tutti, anche la sua migliore amica, le hanno dato della “stramba”. Quando si ritrova a passare da New York, dove vive, all’Isola del Principe Edoardo, in Nuova Scozia… le cose cambiano. Primo, perché il paesaggio che la circonda è completamente diverso. Secondo, perché passerà l’estate da sola con il nonno, che non vede da diversi anni. Terzo, perché tra le sue mani ora non c’è più la scassatissima macchinetta fotografica presa al banco dei pegni, ma la vecchia macchina fotografica della nonna. Quarto, perché… Non voglio fare spoiler, ma vi dico che questo libro per ragazzi (11+) vi stupirà. La protagonista, Lucy, ha una ipersensibilità emotiva e sensoriale, ma non viene definita esplicitamente come neurodivergente (e questo è un bene, perché i giovani lettori non siano prevenuti). Viene definita EMPATICA, e di empatia ne servirebbe molta di più, nel mondo! Nel libro si parla di rapporti umani, salute mentale, autoconsapevolezza, amicizia vera, ma con uno stile e un linguaggio adatto già dai pre-adolescenti. Lucy Sinclair ha dodici anni e i giovani lettori potranno facilmente immedesimarsi in lei, nonostante la sua sensibilità molto peculiare. Deve affrontare sei settimane con un altro essere umano, il nonno, che non la conosce davvero, mettendo in campo tutte le strategie che conosce, per evitare di crollare emotivamente. Ma sarà necessario? Il nonno sembra un pò il Vecchio dell’Alpe, il nonno di Heidi, con quel fare serio e taciturno. La nuova amica incontrata sull’isola sembra la reincarnazione di Anna dai capelli rossi. E in effetti i riferimenti a questo libro non mancano. Noi abbiamo amato questo libro e ve lo consigliamo caldamente come lettura estiva per le scuole medie e primi anni delle superiori!

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Eurovision: l’ennesimo flop di cui eravamo già a conoscenza

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui Perché il motto “United by music” non vale più.  Da qualche anno a questa parte, la storia è sempre la stessa.  Un’eterna lotta tra il voler guardare l’Eurovision perché è il festival del trash e il non volerlo guardare per quegli odiosi e odiati meccanismi che escludono nazioni ma lasciano partecipare altre e poi si nascondono dietro il motto “United by music”. Okay, tanto vale ammetterlo, anche questa volta noi della redazione ci siamo lasciate prendere dalla curiosità e pure dalla voglia di vedere un po’ di immagini proiettate di Vienna, città che merita sempre di essere nominata. Abbiamo seguito – chi più chi meno – tutte e tre le serate ed è per questo che, nonostante nessuna di noi sia una critica né esperta musicale, ci permettiamo di spendere due parole sull’evento.  Non era tra i più attesi, questo va detto. Con cinque nazioni in meno e un’atmosfera generale per nulla allegra, le premesse non erano delle migliori. E il sentore che, anche questa volta, dietro a tutto ci sia più un gioco politico che una valorizzazione alla musica, si percepiva dal minuto uno. Già dalla prima serata, infatti, si è notato un calo nelle performance, i presentatori hanno fanno di tutto per tenere alti gli standard e gli animi,  il pubblico presente sembrava tutto sommato apprezzare, ma in sottofondo c’era quella costante sensazione che  ci fosse qualcosa che non funzionava. E sapete cos’era? La divisione netta tra chi sta da una parte e chi dall’altra. E per quanto si possa tentare di far passare il messaggio di “United by music”, non ci si riesce. Perché non è più così. È tutto studiato, tutto piatto, tutto fondamentalmente sbagliato. E si capisce. Siamo tutti divisi e non c’è musica o canzone che tenga. In un momento così delicato e difficile come quello che stiamo vivendo a livello globale, il punto fondamentale dell’Eurovision, che dovrebbe essere la musica, viene meno. Ed è inutile che ci si appigli ai gusti personali, perché quelli valgono fino a un certo punto. Il livello era basso, qualcuno ha osato ma non è stato premiato, altri che si avrebbero meritato molto di più, si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Speriamo almeno che si rifacciano fuori da questo contest ormai senza controllo. Ma, parlando di canzoni, che sono poi la parte principale e fondamentale in tutto questo, va detto che alcune performance sono state notevoli. Quella della cantante australiana, per esempio. Possiamo discutere sulla canzone, che può piacere oppure no, ma la voce e la tecnica della cantante erano impressionanti e, se davvero ci si fosse basati su questo, avrebbe dovuto vincere lei.  Chapeau.  L’Italia si piazza al quinto posto e noi non sappiamo nemmeno se essere fiere o no di quella posizione dato che già la canzone non è che fosse la nostra preferita, ma per amore della patria diciamo che va bene così. Esibizione che dal voler essere forse patriottica, è risultata trash e stereotipata al massimo e lui, comprensibilmente commosso ed emozionato (perché arrivare all’Eurovision è comunque tanta roba), non è stato abbastanza incisivo. Peccato. Non che credevamo potesse vincere (okay, forse un po’ sì), però in fondo Sal ci sta pure un po’ simpatico, per cui teniamo alto il nome dell’Italia accussì.  Dopo Sam Rider lo United Kingdom finalmente manda non solo una canzone decente, ma pure un performer di tutto rispetto (abbastanza folle da piacerci un sacco) e riesce comunque ad arrivare all’ultimo posto. E dico che non è giusto. E so che – una di noi – è un po’ di parte perché l’Inghilterra è la sua seconda casa, però  non se lo meritava proprio.  Povero Sam Battle (sì, un altro Sam) in arte Look Mum No Computer. Solo il nome scelto è tutto un programma! Ma diciamo che la classifica è stata tutta un po’ strana, oseremmo dire che i voti siano arrivati a casaccio, ovviamente non possiamo saperlo con certezza, però la sensazione resta. In tutto questo la Grecia si presenta con un brano accattivante cantato da un personaggio che è un mix tra Dargen D’amico e Käärijä ed è subito Carnevale di Rio a Vienna, l’austriaco osa con un brano dance che è uguale a Satisfaction di Benny Benassi, ma non importa. Il pubblico si esalta lo stesso. La Moldavia e la Lituania presentano brani europei, su quello che davvero significa unione tra popoli e, niente, non è abbastanza. Israele, tra i fischi, si piazza al secondo posto dopo il voto popolare.  La canzone era certamente meglio di altre, ma sarà bastato quello a farla volare tanto in alto?  Il dubbio, purtroppo, resta.  E abbiamo tutti un po’ il dente avvelenato. Alla fine la Bulgaria riesce a scamparla, giuria e popolo sono più o meno concordi e vince con una canzone che, secondo noi, è già un tormentone estivo da ascoltare e ballare nei peggiori bar della riviera romagnola.  In sostanza questo Eurovision è stato poco europeo, poco United, poco trash, poco seguito e molto molto criticato. Cosa salviamo? Il medley di canzoni degli Eurovision passati. “Nel blu dipinto di blu” è risultata la canzone più conosciuta e cantata di tutte le edizioni. E sentire il pubblico intonare in coro “Volare oh oh…” è stato emozionante, forse l’unico momento in cui davvero ci si è sentiti uniti tramite la musica.  Peccato che, almeno per ora, non basta una canzone a placare gli animi. Speriamo, comunque, in una competizione futura migliore. Scopri Land Magazine Oriana Turus Maggio 17, 2026 Eurovision: l’ennesimo flop di cui eravamo già a conoscenza A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Maggio 13,

Eurovision: l’ennesimo flop di cui eravamo già a conoscenza Leggi tutto »

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