Luglio 2026

Regio Manicomio di Torino: la storia oscura del luogo dove la follia venne rinchiusa

Dal silenzio delle corsie alle riforme di Franco Basaglia: la storia del Regio Manicomio di Torino racconta molto più dell’evoluzione della medicina. È lo specchio di una società che, per oltre un secolo, ha scelto di confinare la sofferenza mentale dietro alte mura. Per molti è semplicemente l’ex manicomio di Collegno. Per gli storici della medicina, invece, il Regio Manicomio di Torino rappresenta uno dei capitoli più significativi della storia della psichiatria italiana. Le sue vicende attraversano oltre un secolo di cambiamenti sociali, scientifici e culturali, raccontando l’evoluzione del modo in cui la società ha interpretato la malattia mentale, il concetto di cura e il rapporto con chi veniva considerato “diverso”. Oggi gli edifici dell’antico complesso hanno assunto nuove funzioni, ma la loro presenza continua a evocare una memoria collettiva che va ben oltre il fascino dei luoghi abbandonati o delle leggende metropolitane. Il Regio Manicomio di Torino è, soprattutto, un luogo della storia. Le origini del Regio Manicomio di Torino   Scopri il calendario dell’avvento più horror di sempre Nel corso del XIX secolo la crescita della popolazione urbana e il progressivo sviluppo della medicina portarono gli Stati europei a interrogarsi su come gestire le persone affette da disturbi psichiatrici. Anche Torino, allora capitale del Regno di Sardegna, si trovò presto a fare i conti con strutture ormai insufficienti. L’esigenza di creare un grande istituto dedicato esclusivamente all’assistenza psichiatrica portò alla scelta della Certosa Reale di Collegno, un vasto complesso monastico situato pochi chilometri a ovest della città. Gli ampi spazi, i lunghi corridoi e la posizione relativamente isolata rendevano l’antica certosa particolarmente adatta a ospitare un numero sempre crescente di ricoverati. Nel corso dell’Ottocento il complesso si ampliò progressivamente fino a diventare uno dei più importanti ospedali psichiatrici italiani, capace di accogliere migliaia di pazienti provenienti non soltanto dal Piemonte, ma anche da altre aree del Paese. Quando il manicomio diventava una città Uno degli aspetti più sorprendenti del Regio Manicomio di Torino riguarda la sua organizzazione interna. L’istituto era infatti concepito come una vera e propria comunità autosufficiente. Al suo interno trovavano spazio cucine, lavanderie, officine, laboratori artigianali, falegnamerie, magazzini, infermerie, orti, serre e terreni coltivati. Esistevano reparti distinti per uomini e donne, sezioni dedicate ai malati cronici, ai pazienti ritenuti tranquilli e a quelli considerati più pericolosi. La quotidianità seguiva ritmi rigorosamente scanditi. Le giornate iniziavano molto presto e alternavano momenti di lavoro, pasti, attività assistenziali e periodi di riposo. Il lavoro veniva considerato parte integrante del percorso terapeutico secondo una concezione largamente diffusa nella psichiatria dell’epoca. In realtà, esso contribuiva anche al mantenimento economico della struttura, rendendo il manicomio in larga misura autosufficiente. Questa organizzazione rafforzava l’idea del manicomio come universo separato dal resto della società, dotato di regole proprie e di una vita completamente autonoma. Chi veniva ricoverato nel Regio Manicomio   🦇 Spooky Advent Calendar Halloween Edition Osservando oggi le cartelle cliniche conservate negli archivi emerge un quadro molto diverso rispetto all’immagine contemporanea della malattia mentale. Naturalmente erano presenti pazienti affetti da gravi patologie psichiatriche, ma accanto a loro trovavano posto persone con condizioni che oggi verrebbero affrontate in modo completamente differente. Vi erano individui affetti da depressione, disturbi d’ansia, epilessia, disabilità cognitive, dipendenze da alcol, demenze senili e numerose altre condizioni che nel XIX e nella prima metà del Novecento non disponevano di adeguati strumenti terapeutici. In alcuni casi il ricovero rifletteva anche dinamiche familiari o sociali. Donne considerate “isteriche”, persone ritenute incapaci di adattarsi alle convenzioni dell’epoca o soggetti privi di una rete familiare potevano trascorrere lunghi periodi all’interno dell’istituto. Questa realtà mostra quanto il confine tra assistenza sanitaria ed esclusione sociale fosse spesso estremamente sottile. Le pratiche terapeutiche tra scienza e controllo La storia del Regio Manicomio segue fedelmente l’evoluzione della psichiatria europea. Nel corso dei decenni furono adottati metodi terapeutici che oggi appaiono profondamente controversi ma che, nel contesto storico in cui vennero introdotti, rappresentavano spesso il tentativo di offrire nuove possibilità di cura. Tra questi figuravano l’isolamento, la contenzione fisica, le camicie di forza, l’idroterapia, l’insulinoterapia, la terapia elettroconvulsivante e l’impiego di sedativi. È importante leggere queste pratiche alla luce delle conoscenze scientifiche dell’epoca. La psichiatria ottocentesca e novecentesca disponeva infatti di strumenti estremamente limitati rispetto alla medicina contemporanea e molti trattamenti oggi ritenuti inaccettabili venivano allora considerati innovativi. Ciò non toglie che numerose testimonianze abbiano documentato condizioni di vita particolarmente difficili, soprattutto nei reparti destinati ai ricoveri di lunga durata. Il caso dello Smemorato di Collegno Tra gli episodi che hanno contribuito alla notorietà del Regio Manicomio di Torino vi è certamente il celebre caso dello Smemorato di Collegno. Nel 1926 un uomo privo di memoria fu ricoverato nella struttura. Ben presto due famiglie sostennero di riconoscerlo come un proprio congiunto: da una parte il tipografo torinese Mario Bruneri, dall’altra il professore Giulio Canella, disperso durante la Prima guerra mondiale. Il caso assunse rapidamente una dimensione nazionale, alimentando uno dei più complessi processi giudiziari del Novecento italiano. La vicenda coinvolse medici, psichiatri, grafologi e testimoni, contribuendo a rendere il nome di Collegno noto ben oltre i confini piemontesi. Ancora oggi il caso rappresenta uno dei più celebri esempi di dibattito sull’identità personale, sulla memoria e sul rapporto tra medicina e diritto. La svolta della Legge Basaglia A partire dagli anni Sessanta il modello manicomiale iniziò a essere oggetto di profonde critiche. Lo psichiatra Franco Basaglia mise in discussione non soltanto le pratiche terapeutiche adottate nei manicomi, ma l’esistenza stessa dell’istituzione totale, ritenuta incapace di restituire dignità ai pazienti. Le sue idee portarono all’approvazione della Legge 180 del 1978, una riforma destinata a cambiare radicalmente la psichiatria italiana. La normativa avviò il graduale superamento dei manicomi, favorendo lo sviluppo di servizi territoriali e di un nuovo approccio fondato sull’inclusione sociale. Anche il Regio Manicomio di Torino iniziò progressivamente il percorso che avrebbe portato alla definitiva chiusura dell’ospedale psichiatrico. Si concluse così una storia durata oltre cento anni. Scopri Land Magazine admin Luglio 14, 2026 Regio Manicomio di Torino: la storia oscura del luogo dove la follia venne

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Un viaggio in musica negli anni 90 tra disco, girl power e boyband.

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui Chi era adolescente negli anni 90, di sicuro ricorda la nascita delle Spice Girls e il loro portare avanti un concetto di Girl Power che, a vedere come si sono poi evolute le cose nel mondo, oggi non sembra più molto adatto nel contesto sociale odierno. Eppure, tutti ci ricordiamo di Wannabe (che quest’anno compie trent’anni) come a un inno all’amicizia e alla solidarietà, concetti che a volte sembrano perdersi in un mare di assurda competitività. È un peccato come spesso si rimpiangano quegli anni e quei concetti e valori, ma al tempo stesso ci si faccia la guerra per emergere più di altri.  Prendo ad esempio il gruppo musicale femminile più famoso perché è stato un simbolo per le ragazzine di allora e mi chiedo se erano quegli anni a essere migliori o siamo noi, col senno di poi,  a percepirli come tali. Di problemi ce n’erano anche ai quei tempi, venivano forse meno amplificati e forse bastavano una canzone, una breve coreografia e quattro salti alla sagra di paese con il DJ che sparava musica a palla, per non pensare troppo e vivere sereni.  Scatenarsi al ritmo dei 2 Unlimited o dei Vengaboys, era il pane quotidiano, eppure ripetere quelle stesse azioni adesso, ci fa sentire  ridicoli. Perché ragazzini non lo siamo più, siamo adulti e questo ci porta allo step successivo, quello fatto di responsabilità.  Una parte di noi resterà sempre legata a quei ricordi che in passato ci hanno visti felici e spensierati. Andare ai festival dedicati agli anni 90 può rivelarsi interessante se si vuole assaporare di nuovo un po’ di quell’atmosfera, ma deve valerne la pena. Soprattutto, non deve rendere l’idea di un rave venuto male dove lo stand più affollato diventa quello del primo soccorso.  Ho avuto la fortuna, o la sfiga a seconda dei punti di vista, di presenziare al “90’s  Fest Summer Bowl” di Sheffield e vi posso garantire che me la sono goduta, ma fino a un certo punto. E sono qui per parlarvene, in fondo.  Inizio col dire che se ho deciso di partecipare al festival è stato solo per un motivo, anzi, cinque: i Five.  La boyband che ha contribuito a farmi alzare l’ormone da ragazzina e di cui ancora conosco le canzoni a memoria.  Loro sono certamente cresciuti (e pure molto bene direi) ma non hanno affatto perso la voce né la presenza scenica.  Certo è anche vero che il concerto è durato un totale di quarantacinque minuti, pochi per noi fan, ma assolutamente in linea con le tempistiche del festival.  Avremmo dovuto godere di più della loro presenza, ma ne è valsa comunque la pena. Ascoltare dal vivo  Keep on movin’, Everybody get up e Got the feelin’ mi ha riportata indietro nel tempo e fatto capire che quelle canzoni le porterò sempre nel cuore.  Anche se ora sono cresciuta e la musica è cambiata, in meglio o in peggio ancora non si è capito. Quello che è certo è che gli anni 90 hanno significato tantissimo per chi li ha vissuti, per cui ben vengano i festival (ben fatti) e qualunque altra manifestazione che ci faccia tornare a vivere quella spensieratezza di un tempo.     Scopri Land Magazine Silvia Dal Cin Luglio 13, 2026 DETOX DIGITALE: perché fa bene a tutti (soprattutto ai preadolescenti) Quando Ludovica viene obbligata a partecipare al campeggio parrocchiale, sbuffa. Dovrà rinunciare al cellulare. Come farà? 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DETOX DIGITALE: perché fa bene a tutti (soprattutto ai preadolescenti)

Quando Ludovica viene obbligata a partecipare al campeggio parrocchiale, sbuffa. Dovrà rinunciare al cellulare. Come farà? Questa è una delle premesse di “Il ragazzo del crepuscolo”, uscito il 30 giugno, scritto da Martina Lago. Eppure, Ludovica grazie al campeggio incontrerà… no non possiamo fare spoiler! Concentriamoci allora sul fatto che dovrà rinunciare al cellulare e sarà costretta al “detox digitale”. Che cos’è e perché fa bene? Il detox digitale (la disintossicazione dagli schermi, cellulare, tablet, PC ecc) fa bene a tutti, ma ai preadolescenti 10-13 anni fa la differenza tra “sopravvivere” e “crescere bene”. A quell’età il cervello è in piena costruzione. Attenzione, memoria, autocontrollo? TikTok/IG/YouTube Shorts sono fatti per darti un colpo di dopamina ogni 3 secondi. Risultato: il cervello si abitua al “tutto subito” e fa fatica con compiti lenti tipo studiare, leggere, annoiarsi. Il detox riallena l’attenzione a durare più di pochi secondi! La luce blu degli schermi e le notifiche fino a tardi portano a distruggere il ritmo del sonno. Un preadolescente che dorme male si sveglia nervoso, va male a scuola, litiga di più. Stare senza schermo 1-2h prima di dormire aiuta! In 3-4 giorni di detox già si dorme meglio e si è meno irritabili. E poi, se ogni momento vuoto lo passo a fare scroll sul cellulare, non imparo mai l’importanza della noia creativa! È dalla noia che nascono idee, giochi inventati, chiacchiere reali con amici/famiglia. Il detox gli ridà spazio per chiedersi “cosa mi va di fare ora?” invece di “cosa mi propone l’algoritmo?”. E infine, parliamo di ansia e confronto sociale? A 11-12 anni l’autostima è fragile. Vedere vite “perfette” 24/7 crea insicurezza. Staccare un po’ dai social porta a meno ansia da prestazione. Non serve sparire per una settimana o un mese. Anche 1 giorno a settimana senza social, o “niente telefono a tavola/dopo le 21” già resetta il cervello. Provare per credere!

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Perché nell’Ottocento migliaia di inglesi lasciavano tutto per cercare fortuna in India

Nel corso dell’Ottocento, migliaia di uomini e donne britannici attraversarono gli oceani per raggiungere una terra che, agli occhi dell’Europa, appariva ricca di promesse: l’India. Per alcuni significava una carriera nell’amministrazione coloniale, per altri l’occasione di costruire una fortuna nel commercio, nelle piantagioni di tè, nell’esercito o nelle grandi compagnie mercantili. Dietro quella migrazione si nascondeva una delle pagine più significative della storia dell’Impero britannico, un fenomeno che avrebbe cambiato il destino sia dell’India sia della Gran Bretagna. L’India, il gioiello della Corona Nel XIX secolo l’India rappresentava il possedimento più prezioso dell’Impero britannico. Le sue immense risorse naturali, la posizione strategica e l’enorme popolazione ne facevano un territorio fondamentale per l’economia inglese. Dopo la progressiva espansione della Compagnia delle Indie Orientali e, soprattutto, dopo la Rivolta dei Sepoy del 1857, il controllo passò direttamente alla Corona britannica. Da quel momento il governo investì enormemente nello sviluppo delle infrastrutture, dell’amministrazione e delle attività economiche, creando migliaia di opportunità per cittadini britannici disposti a trasferirsi a migliaia di chilometri da casa. Una carriera impossibile da ottenere in patria L’Inghilterra vittoriana era una società fortemente gerarchica. Per molti giovani appartenenti alla classe media o alla piccola nobiltà, avanzare rapidamente nella carriera risultava difficile. L’India offriva invece prospettive completamente diverse. Un giovane funzionario poteva ottenere incarichi prestigiosi già a venticinque o trent’anni. Gli ufficiali dell’esercito trovavano promozioni più rapide rispetto a quelle disponibili in Europa. Medici, ingegneri, insegnanti e magistrati ricevevano stipendi elevati e godevano di uno status sociale difficilmente raggiungibile in patria. Per molti era l’unica occasione concreta per costruirsi una posizione economica e sociale. La corsa all’oro verde: il tè dell’Assam   Tra le opportunità più redditizie comparivano le nuove piantagioni di tè. Quando gli inglesi scoprirono che nelle foreste dell’Assam cresceva spontaneamente una varietà autoctona di Camellia sinensis, compresero di poter interrompere la dipendenza commerciale dalla Cina. Negli anni successivi nacquero decine di compagnie agricole che cercavano investitori, amministratori e coltivatori. Molti britannici lasciarono Londra, Liverpool o Manchester per raggiungere una regione allora quasi sconosciuta agli europei. Li attendevano giungle, monsoni, animali selvatici, malattie tropicali e condizioni di vita estremamente dure. Eppure il possibile guadagno sembrava compensare ogni rischio. Alcuni tornarono ricchi. Molti altri persero tutto o morirono prima di vedere realizzati i propri sogni. Il fascino dell’esotico L’India esercitava anche una fortissima attrazione culturale. Per l’immaginario europeo rappresentava un mondo fatto di palazzi dei maharaja, elefanti, tigri, spezie, templi millenari e paesaggi sconfinati. I diari di viaggio, i romanzi d’avventura e gli articoli pubblicati sui giornali contribuivano ad alimentare l’idea che l’India fosse una terra straordinaria, dove ogni giornata potesse trasformarsi in un’esperienza fuori dall’ordinario. Naturalmente la realtà era molto più complessa. Le differenze climatiche, linguistiche e culturali rendevano l’adattamento difficile, mentre le epidemie di colera, malaria e febbre tifoide rappresentavano una minaccia costante. Le grandi compagnie commerciali Non erano soltanto le piantagioni ad attirare gli inglesi. Le società commerciali cercavano continuamente personale per gestire esportazioni di tè, cotone, juta, oppio, seta e spezie. Porti come Calcutta, Bombay e Madras divennero centri economici in continua espansione. Mercanti, contabili, banchieri e imprenditori vedevano nell’India un mercato immenso, capace di generare profitti superiori rispetto a quelli ottenibili in Europa. Molte famiglie costruirono la propria ricchezza proprio grazie ai commerci sviluppati durante il periodo coloniale. Una vita privilegiata… almeno in apparenza Gli europei residenti nelle principali città coloniali conducevano spesso un’esistenza caratterizzata da numerosi privilegi. Abitavano in ampie residenze circondate da giardini tropicali, disponevano di personale domestico e frequentavano club esclusivi riservati agli inglesi. Le giornate erano scandite da ricevimenti, partite di polo, tè pomeridiani e incontri mondani. Dietro questa immagine elegante si nascondevano però numerose difficoltà. Il clima era spesso insopportabile per chi proveniva dall’Europa, le distanze dalla madrepatria rendevano i viaggi lunghi mesi e molte famiglie vivevano con il costante timore delle malattie. Un sogno che aveva un costo umano La ricerca della fortuna non fu un’esperienza romantica per tutti. Molti coloni scoprirono rapidamente che la vita nelle regioni interne richiedeva enormi sacrifici. Le condizioni sanitarie erano precarie, la mortalità rimaneva elevata e l’isolamento psicologico pesava profondamente su chi viveva lontano dall’Inghilterra. Parallelamente, la crescita economica dell’Impero si fondava anche sullo sfruttamento delle popolazioni locali, sulle profonde disuguaglianze del sistema coloniale e su rapporti di potere che ancora oggi rappresentano uno degli aspetti più controversi della storia britannica. Comprendere perché migliaia di inglesi decisero di trasferirsi in India significa quindi osservare entrambe le facce della medaglia: da un lato il desiderio di migliorare la propria condizione, dall’altro il funzionamento di un impero costruito attraverso il dominio coloniale. L’eredità di una migrazione che cambiò il mondo La presenza britannica in India lasciò un’impronta destinata a durare ben oltre la fine dell’Impero. Ferrovie, istituzioni amministrative, commercio internazionale e coltivazioni del tè trasformarono profondamente il subcontinente, così come l’India cambiò per sempre la cultura britannica, influenzandone cucina, letteratura, economia e abitudini quotidiane. Dietro le migliaia di partenze dall’Inghilterra si nascondono quindi storie di ambizione, avventura, sacrificio e contraddizioni. Alcuni partirono inseguendo la ricchezza, altri una carriera, altri ancora il semplice desiderio di costruire una vita diversa. Tutti contribuirono, nel bene e nel male, a scrivere una delle pagine più importanti della storia dell’età vittoriana. Scopri Land Magazine Silvia Dal Cin Luglio 13, 2026 DETOX DIGITALE: perché fa bene a tutti (soprattutto ai preadolescenti) Quando Ludovica viene obbligata a partecipare al campeggio parrocchiale, sbuffa. Dovrà rinunciare al cellulare. Come farà? Questa è una delle premesse di “Il ragazzo del crepuscolo”, uscito il 30 giugno, Read More admin Luglio 13, 2026 Perché nell’Ottocento migliaia di inglesi lasciavano tutto per cercare fortuna in India Read More admin Luglio 13, 2026 Gli eventi Land Editore di luglio e agosto: da Torino alla Costiera Sorrentina, gli autori incontrano i lettori Un’estate di libri, incontri e firme copie: Land Editore continua il suo tour sul territorio con quattro appuntamenti dedicati alla narrativa, alla cultura e al dialogo con i lettori. Tra Read More admin Luglio 13, 2026 Fion Elgee presenta È troppo tardi per odiarti: appuntamento a Villa

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Gli eventi Land Editore di luglio e agosto: da Torino alla Costiera Sorrentina, gli autori incontrano i lettori

Un’estate di libri, incontri e firme copie: Land Editore continua il suo tour sul territorio con quattro appuntamenti dedicati alla narrativa, alla cultura e al dialogo con i lettori. Tra Torino, Alassio, Campodolcino e Piano di Sorrento, protagonisti saranno autori, romanzi e saggi che stanno conquistando il pubblico. L’estate di Land Editore prosegue con un ricco calendario di appuntamenti pensati per avvicinare autori e lettori, creando occasioni di confronto, approfondimento e scoperta. Da metà luglio ai primi giorni di agosto saranno quattro gli eventi che porteranno i libri della casa editrice in alcune delle più belle località italiane. Il primo appuntamento è fissato per martedì 15 luglio al Museo MIIT di Torino, dove Elena Romanello presenterà il suo saggio “Lady Oscar – L’epopea di una guerriera romantica”, dedicato a uno dei personaggi più amati dell’animazione e del fumetto giapponese. Un incontro che ripercorre la figura di Oscar François de Jarjayes, analizzandone il valore storico, culturale e simbolico attraverso un’opera pensata per gli appassionati di Riyoko Ikeda e per chi desidera approfondire il fenomeno di Lady Oscar. Il 25 luglio sarà invece la volta di Fabrizio Olivero, che incontrerà i lettori a Campodolcino, presso lo stand CSU, per parlare del suo romanzo “Il caso Fante di Picche”, un’indagine capace di intrecciare mistero, suspense e ambientazioni suggestive. Il giorno successivo, 26 luglio, Monica Sauna sarà protagonista alla Libreria Ubik di Alassio, dove firmerà le copie del suo nuovo romanzo “Il futuro è ancora tutto da scrivere”, offrendo ai lettori l’occasione di incontrare l’autrice e ricevere una copia autografata. Il calendario estivo si concluderà venerdì 1° agosto alle ore 20.30, quando Fion Elgee presenterà il romance “È troppo tardi per odiarti” presso Villa Fondi De Sangro, a Piano di Sorrento, in un evento organizzato in collaborazione con Pink Lab. Questi appuntamenti rappresentano un’importante occasione per conoscere da vicino gli autori, scoprire nuove letture e condividere la passione per i libri in un contesto di dialogo e partecipazione. Con questa rassegna estiva, Land Editore conferma il proprio impegno nel promuovere la cultura anche attraverso gli incontri dal vivo, valorizzando il rapporto diretto tra scrittori e pubblico. Il calendario degli eventi è in continuo aggiornamento e sarà possibile seguire tutte le novità attraverso i canali ufficiali della casa editrice.   Scopri Land Magazine admin Luglio 13, 2026 Gli eventi Land Editore di luglio e agosto: da Torino alla Costiera Sorrentina, gli autori incontrano i lettori Read More admin Luglio 13, 2026 Fion Elgee presenta È troppo tardi per odiarti: appuntamento a Villa Fondi per una serata dedicata al romance contemporaneo Fion Elgee presenta È troppo tardi per odiarti: appuntamento a Villa Fondi per una serata dedicata al romance contemporaneoSabato 1° agosto l’autrice incontrerà i lettori a Piano di Sorrento nell’ambito Read More admin Luglio 13, 2026 Monica Sauna incontra i lettori ad Alassio: firmacopie per il romance Il futuro è ancora tutto da scrivere Domenica 26 luglio l’autrice sarà ospite della Libreria Ubik per incontrare il pubblico e firmare le copie del suo emozionante romanzo pubblicato da Land Editore.Un pomeriggio dedicato ai lettori, alle Read More admin Luglio 13, 2026 Fabrizio Olivero ospite del Festival Nazionale dello Scrittore: a Campodolcino presenta Il caso Fante di Picche Fabrizio Olivero ospite del Festival Nazionale dello Scrittore: a Campodolcino presenta Il caso Fante di PiccheLo scrittore incontrerà i lettori sabato 25 luglio nell’ambito della sesta edizione della manifestazione culturale Read More admin Luglio 13, 2026 Elena Romanello protagonista di “Una Rosa a Torino. 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Un venditore cerca di convincere un cliente diffidente ad acquistare un oggetto assurdo Il venditore, nel suo impeccabile abito nero, stirò le labbra in una piega insolita, lunga e sottile, Read More Giorgia Rinaldi Luglio 12, 2026 L’ARTE DI VENDERE UN DIFETTO. DIALOGO COMICO DELL’ASSURDO. L’ARTE DI VENDERE UN DIFETTO DIALOGO COMICO DELL’ASSURDO Uno degli esercizi proposti durante la Summer School Academy di Land, edizione 2026, consisteva nell’inventare un dialogo credibile e divertente tra un Read More admin Luglio 11, 2026 Un milione di visite su Facebook: grazie per aver scritto questa pagina insieme a noi Cari lettori, care lettrici,Ci sono numeri che rappresentano semplicemente una statistica. E poi ce ne sono altri che raccontano una storia.Questo mese Land Editore ha raggiunto un milione di visite Read More

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