Cristina Ferri

Apriamo insieme il calendario dell’avvento Land Editore – Giorno 2

Oggi nella nostra finestra numero 2 spunta un racconto elegante, profumato di tè caldo e drammi vittoriani: La Teiera di Mrs. Podgers. Perché proprio questo libro? Semplice: perché a dicembre abbiamo tutti bisogno di due cose fondamentali:1️⃣ una storia breve, dolce e con quel tocco vintage che ti fa sentire un personaggio di Piccole Donne,2️⃣ e una teiera. Sempre.(Non giudichiamo: la caffeina è un diritto costituzionale del lettore.)✨ Perché abbiamo scelto questo libroPerché Louisa May Alcott è la zia letteraria che tutti avremmo voluto: elegante, saggia e capace di trasformare anche una semplice teiera in un oggetto carico di mistero, affetti e piccoli segreti di famiglia.E poi perché il racconto è perfetto per una pausa veloce tra un biscotto allo zenzero e l’ennesima riunione che poteva essere una mail.📚 Mini recensione (senza spoiler, promesso)La Teiera di Mrs. Podgers è un racconto tenero e brillante che parla di tradizioni, piccoli oggetti che custodiscono grandi storie e del potere dei ricordi.È di quelli che ti fanno sorridere senza sforzo, un abbraccio in formato libro: breve, caloroso e con la grazia tipica della Alcott.Leggerlo accanto a una candela accesa, possibilmente sotto una coperta, è tecnicamente la scelta più natalizia dopo il panettone.Perfetto per chi ama i classici, il tè, le storie di famiglia e le letture che ti scaldano senza appesantirti (a differenza dei pranzi delle feste).

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The Great

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Approda su Netflix The Great, l’avvincente storia di Caterina la Grande. Fedele seguace di Pietro il Grande, Caterina è un’eroina d’altri tempi, fermamente convinta di poter cambiare la Russia. Combattere la superstizione e l’ignoranza con il ragionamento e la scienza sembrano essere il suo unico obiettivo. A ostacolarla? Suo marito Pietro. Despota, ignorante e sanguinario, l’uomo non si rende conto di non avere nemmeno la metà della forza della moglie. Caterina ha infatti una mente brillante, calcolatrice al punto che riesce a convincerlo di non essere degno di governare il Paese. Riesce a detronizzarlo mediante un Colpo di Stato e a imporre le sue idee illuministe alla corte. I dialoghi sono irriverenti, ironici, folli e a tratti quasi sconcertanti. Mentre lei tenta di cambiare il Paese, lui si limita a vivere da prigioniero. Tra le idee illuministe di Voltaire e l’ideazione di scuole superiori femminili, Caterina riesce a insinuarsi nelle menti ottuse dei suoi pari e a convincerli che il passato può essere superato dall’innovazione e dal cambiamento.

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La cuffietta: da Jane Austen a Elizabeth Gaskell

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Passeggiare senza l’ombrellino, uscire senza la cuffietta o senza chaperon, o entrambe le cose, essere cacciate da una casa senza nemmeno essere accompagnate da una carrozza privata, declinare inviti mondani o giocare con il cibo a tavola sparpagliandolo ovunque erano solo alcune di quelle che venivano ritenute “una grave infrazione del ton”, ma vediamo insieme cos’era la cuffietta e come veniva utilizzata nell’Ottocento. La cuffietta Di lino, ornata di pizzi e merletti, qualsiasi dama rispettabile veniva vista con una cuffietta sulla testa. I nipoti di Jane Austen ci dicono che sua zia era solita indossarla frequentemente. Jane vedeva la cuffietta come un simbolo di libertà personale: libertà di coprire i capelli sporchi se non si aveva voglia di lavarli; libertà di uscire senza impiegare ore in acconciature elaborate. Da simbolo di libertà a rottura degli schemi. Margaret, la protagonista di Nord e Sud di Elizabeth Gaskell, davanti a una scena di grande tensione emotiva si strappa la cuffia con le mani per poter ascoltare meglio. Quel pezzo di stoffa diventa la barriera che le impedisce di ascoltare, di prendere parte agli eventi. Il signor Thornton è in cima alle scale, davanti a una folla imbestialita di operai in sciopero, e quel gesto all’apparenza sciocco e frivolo, di togliersi la cuffietta, diventa un simbolo di ribellione. Margaret non vuole rimanere in casa, al riparo dagli eventi. Vuole essere parte attiva, non può volgere lo sguardo dall’altra parte. Lei è una donna e, in quanto tale, chiede di non essere messa in un angolo a fare da tappezzeria.

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Errori da non commettere nelle relazioni (seguendo Jane Austen)

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE Vi frequentate da poco, lui non ci pensa minimamente a mettere la fede al dito, e tu non hai alcuna voglia di perdere la tua indipendenza né tantomeno le tue abitudini. Ma come comportarsi davanti ad alcune situazioni di tentennamento in cui lui sembra volersi prendere gioco di te? Jane Austen, in un’epoca così lontana dalla nostra, ci parla di relazioni, e ci presenta alcuni elementi che possono rivelarsi tossici quali una prima impressione sbagliata o il non sapere ciò che si vuole. Prima impressione sbagliata Un abito scelto con cura, quel paio di tacchi scomodi ma tuttavia favolosi che tieni chiusi nella scatola per paura di sciuparli, un buon profumo e il giusto taglio di capelli possono senza dubbio essere un ottimo requisito per fare una buona impressione al primo appuntamento. Persino Marianne è indecisa su quale abito di mussola indossare… Tuttavia, l’aspetto estetico non basta per definire una persona, così come “il sentito dire”. Non possiamo precluderci una conoscenza ancora prima di aver passato una serata insieme a qualcuno. Il basarsi sulla storia raccontata da una nostra amica o da un certo Tal de Tali non può essere sufficiente. L’unico risultato che si ottiene è quello di un quadro errato della persona che abbiamo davanti. Lo sa bene Lizzie, la quale forma nella mente un profilo di Darcy del tutto sbagliato. Dunque, perché distruggere tutto e fermarci alla prima impressione? Non sapere ciò che si vuole L’appuntamento è andato bene, sei emozionata e non sai se vi rivedrete. Ma forse dopo tanti anni passati a cercare la persona giusta adesso hai il terrore di rinunciare alla tua indipendenza. Non sapere ciò che si vuole è senza dubbio il primo errore nel quale si può cadere all’inizio di una relazione. Vediamo Jane Austen, ad esempio. Edmund non sa chi corteggiare, e questo produce un unico risultato: quando si trova davanti la ragazza che gli piace sul serio, non viene creduto. Frivolezza nei rapporti Il bel Willoughby accantona l’inizio di una conoscenza solo per vanità ed egocentrismo. Dopotutto Marianne la conosce da poco, con lei si è divertito, ma adesso basta: è ora di guardare al futuro, e l’incontro con una donna più ricca, dunque meno “complicata” di lei gli fa accantonare la relazione. Risultato: una volta raggiunto il suo obiettivo, si rende conto di aver buttato alle ortiche una relazione che avrebbe potuto anche divenire importante. L’ascolto delle malelingue Se non vuoi gettarti sul letto in preda ai singhiozzi come la povera Marianne o chiuderti in camera come Anne Elliot per paura di incontrare la persona che ti sei fatta sfuggire a causa della persuasione allora smettila di ascoltare il giudizio degli altri. Ti fa stare bene? Al diavolo le malelingue.

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Il tiramisù di Samantha – Sindrome del cuore in ostaggio

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui La vita di Samantha è a colori e va dall’arancione al rosa, dal giallo al marrone, anche se il suo capo la costringe al grigio triste. Eppure, sembra che alle volte dentro di lei ci siano ombre che minano la sua serenità. Una fra queste, il rapporto con la famiglia acquisita. Come nella favola di Cenerentola, Samantha ha due sorellastre terribili: Valeria e Amelie, le figlie di Tania, la nuova compagna di suo padre. E si sa, è proprio durante le riunioni di famiglia che tende a uscire il meglio (e il peggio) di ognuno di noi. Durante un pranzo in cui Sam era incaricata di portare il dolce, Valeria non manca occasione di umiliarla: «Scusa, Samantha!» esclama. «Ma le uova…» fissa il tiramisù come se potesse esplodere da un momento all’altro. «Sono quelle del discount vicino a casa tua, vero?» E ancora: «Sai che le stanno ritirando, vero? Un lotto intero. Pare contenesse…» si ferma. «Salmonella!» Finge talmente bene, che nei giorni successivi dirà di essersi ammalata sul serio. Ovviamente il tiramisù di Sam non ha nulla che non vada, e racchiude i sentimenti di una figlia amorevole che prova in tutti i modi a far funzionare le cose: È solo per mio papà. Non voglio che ci stia male. Per amore. È solo per questo che sopporto. Proviamo a rifare insieme il Tiramisù di Samantha Ingredienti (per circa 6 persone) 3 uova 100 g zucchero 250 g mascarpone 200 g savoiardi 200 ml caffè Cacao amaro in polvere q.b. Preparazione Prepara il caffè e lascialo raffreddare. Dividi i tuorli dagli albumi. Monta i tuorli con lo zucchero fino a ottenere una crema chiara e spumosa. Aggiungi il mascarpone e mescola fino a creare una crema liscia. Monta a neve ferma gli albumi e incorporali delicatamente alla crema di mascarpone. Inzuppa i savoiardi nel caffè e disponili in una pirofila. Copri con metà della crema, fai un altro strato di savoiardi e termina con la crema. Livella e spolvera con cacao amaro. Metti in frigo per almeno 3-4 ore.

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