Gennaio 2026

Rubber Duck Race: la gara che non sapevate di voler guardare

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui RUBBER DUCK RACE La Rubber Duck Race altro non è che una gara di paperelle di gomma. No, non sto scherzando. Esiste ed è una tradizione anche piuttosto popolare sia in Europa che negli Stati Uniti d’America. L’origine di questa stramba competizione non è ancora molto chiara: c’è chi sostiene sia nata in Canada ne 1987, chi invece è convinto sia una proposta benefica gallese del 1980.  In ogni caso il fine è comune e in tutti i casi  le gare finanziano associazioni benefiche a cui vanno  i soldi derivati dalle gare sopracitate. Come funzionano?  In maniera molto semplice e colorata – soprattutto per chi assiste. Si acquistano delle paperelle, queste vengono messe in un grande contenitore e vengono rilasciate dentro a un fiume che le stesse percorrono trasportate dalla corrente naturale, fino a un punto preciso che indica quello finale. Ovviamente, chi arriva prima, vince. I premi sono vari e dipendono dal luogo in cui ci si trova. Molto spesso anche questi ultimi sono a scopo benefico che è poi il motore dell’intera sfida. Quando avvengono queste gare? Dipende.  Ogni città e paese ha le proprie regole, orari e giorni. Parole d’ordine: divertimento e solidarietà. In ogni caso è davvero un bel modo per passare una giornata alternativa all’aria aperta.  Qui di seguito alcuni video che mostrano in che modo si svolge la gara e la partecipazione più o meno numerosa del pubblico gareggiante e/o simpatizzante. https://www.youtube.com/shorts/oDlQuJyTMDI https://www.youtube.com/shorts/hulhKY-M-JQ https://www.youtube.com/shorts/vhqcH8mPeFw     Scopri Land Magazine admin Gennaio 5, 2026 10 (anzi 14) cose che facevamo dai 16 anni in su senza avere la minima idea di quanto fossimo incoscienti Se l’adolescenza fosse un reality, oggi verrebbe chiuso dopo la prima puntata per violazione di tutte le norme di sicurezza conosciute dall’umanità.E invece no: noi l’abbiamo vissuta tutta, fino in Read More admin Gennaio 5, 2026 Il Grande Internamento secondo Foucault: che cos’è e perché segna una svolta nella storia della follia Con l’espressione Grande Internamento, lo storico e filosofo Michel Foucault indica uno dei passaggi più drammatici e meno visibili della storia europea: la reclusione sistematica di poveri, folli, devianti e Read More admin Gennaio 5, 2026 Virtù perduta e desiderio nascosto: la prostituzione nell’Inghilterra di Jane Austen Quando pensiamo all’Inghilterra dell’epoca Regency, l’immaginazione corre subito a sale da ballo illuminate, passeggiate eleganti e giovani donne educate alla virtù. È il mondo raffinato che emerge dai romanzi di Read More admin Gennaio 5, 2026 La natura secondo Beatrix Potter (spoiler: non è un prato Instagram, ma nemmeno un incubo darwiniano) Quando pensiamo alla natura raccontata da Beatrix Potter immaginiamo subito campagne inglesi perfette, animaletti ben vestiti e una quiete Read More admin Gennaio 5, 2026 Libri meno famosi (ma bellissimi) di Beatrix Potter (ovvero: non esiste solo Peter Coniglio, per fortuna) Nel grande immaginario collettivo, Beatrix Potter coincide con un solo, onnipresente roditore: Peter Rabbit. Simpatico, iconico, riprodotto su tazze, lenzuolini e merchandising Read More admin Gennaio 5, 2026 Il “filone narrativo” degli imprenditori che non trovano impiegati (come lo chiama Charlotte Matteini, e perché ormai è un genere letterario)C’è un genere narrativo che in Italia gode di ottima salute, più solido del romanzo storico e più prolifico Read More admin Gennaio 5, 2026 Corteggiatori da evitare: quando Jane Austen ti insegna a dire “NEXT” (con grazia ottocentesca) Se pensi che i red flag siano nati con i messaggi visualizzati e senza risposta, Jane Austen è pronta a smentirti dal suo salotto inglese. Nei suoi romanzi pullulano corteggiatori Read More admin Gennaio 4, 2026 Campi Bisenzio, chiede una pizza “impossibile” per la compagna incinta: la Pizzeria San Marco va oltre ogni aspettativa Quando il cibo incontra l’umanità nascono storie che meritano di essere raccontate. È quello che è successo a Campi Bisenzio, dove una semplice richiesta – una pizza al radicchio – Read More Silvia Dal Cin Gennaio 4, 2026 2026, SIAMO IN METROPOLIS? Il 2026 è l’anno in cui si svolge il film “Metropolis” di Fritz Lang, un classico della fantascienza. Il film è un capolavoro della cinematografia mondiale ed è considerato uno Read More Silvia Dal Cin Gennaio 2, 2026 IL MAIALINO ROBINSON È LIBERO… DAL COPYRIGHT Download Ogni inizio anno divento curiosa e spulcio la pagina Wikipedia : https://en.wikipedia.org/wiki/2026_in_public_domain Eccola lì! Tra i titoli diventati di pubblico dominio a partire dal 2026 spunta una delle storie Read More

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Giappone360: divertimento notturno

A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Lathar Lathar – Zero Una delle contraddizioni che più mi ha colpito del Giappone riguarda il rapporto tra giorno e notte. Di giorno tutto sembra regolato da una disciplina ferrea, da un autocontrollo costante, da una serie di regole non scritte che scandiscono ogni gesto. I treni silenziosi, i ristoranti ordinati, i salaryman impeccabili nel loro completo, l’idea diffusa che esista sempre un comportamento “giusto” per ogni contesto. Poi però arriva la notte, e quel sistema così rigido sembra improvvisamente allentare la presa, come se la società stessa concedesse una valvola di sfogo collettiva. L’ho percepito chiaramente durante due serate in discoteca che ho vissuto in prima persona, una a Kyoto e una a Osaka. Due città molto diverse, ma accomunate da questo doppio volto. A Kyoto siamo stati al Kitsune, che una volta calata la notte si riempie di giovani che ballano, bevono, si lasciano andare in modo sorprendentemente spontaneo. Colpisce vedere persone che poche ore prima rispettavano ogni regola sociale trasformarsi in ragazzi e ragazze che ridono, urlano, si muovono senza più quella compostezza quasi rituale del giorno. A Osaka il contrasto è stato ancora più forte. Al The Pink l’atmosfera è più cruda, più diretta, meno patinata rispetto a Kyoto. È una discoteca che vive di eccessi, di musica alta, di luci aggressive, di corpi che occupano lo spazio senza troppi filtri. Qui la sensazione di “liberazione notturna” è quasi estrema, come se la notte diventasse il momento legittimo per fare tutto ciò che di giorno è represso. Non è un caso che Osaka venga spesso descritta come la città più istintiva e meno formale del Giappone: anche nel divertimento notturno questa identità emerge con forza. C’è però anche un lato oscuro in tutto questo, ed è impossibile ignorarlo. In entrambi i locali, soprattutto a Osaka, ho percepito una forte oggettificazione della donna. Molti comportamenti, certi sguardi e alcune dinamiche fanno capire che la libertà notturna, a volte, si traduce in una visione del corpo femminile come oggetto di consumo. È una contraddizione che riflette problemi più profondi della società giapponese, già visibili di giorno ma che di notte emergono senza filtri. Non si tratta di episodi isolati, ma di un clima generale che lascia una sensazione ambivalente: da un lato l’energia e il divertimento, dall’altro un disagio difficile da ignorare. Accanto a questo aspetto negativo, ce n’è però uno che mi ha colpito in modo molto positivo e che racconta un’altra faccia del Giappone. All’uscita dei locali, nel cuore della notte, si trovano file ordinate di taxi pronti a riportare tutti a casa. Nessuna ressa, nessuna incertezza, nessuna sensazione di pericolo. I giovani escono ubriachi, stanchi, a volte distrutti dalla serata, ma sanno che potranno tornare a casa in sicurezza. È un dettaglio che dice molto su come il sistema, pur concedendo lo sfogo notturno, continui a prendersi cura dell’ordine e della sicurezza collettiva. La serata al The Pink è diventata poi quasi surreale per via del contesto. Ci siamo andati in after, dopo una notte già lunga, quella stessa notte in cui avremmo preso l’aereo da Osaka, dall’aeroporto del Kansai, per tornare a Milano. Tra balli, musica e luci al neon, avevamo già la testa proiettata al viaggio di ritorno. Alla fine, il conto è stato assurdo: cinquantadue ore senza mai vedere un letto. Un limbo temporale fatto di discoteca, aeroporto, volo intercontinentale e fuso orario che ti ribalta completamente. Ripensandoci, quella notte rappresenta perfettamente il Giappone che ho visto. Un Paese capace di comprimere tutto di giorno e di esplodere di notte, di essere rigidissimo e al tempo stesso indulgente, di proteggere e allo stesso tempo spingere all’eccesso. Il divertimento notturno giapponese non è solo festa: è uno specchio delle tensioni, delle contraddizioni e dei bisogni di sfogo di una società che chiede moltissimo ai suoi individui. ——————— Piacere, sono Lorenzo!Italianissimo, genovese, e da sempre appassionato del Giappone. Ho incontrato questa cultura per la prima volta attraverso il karate, grazie a una tradizione di famiglia di cui vi parlerò in futuro. Da bambino ho iniziato con anime e manga, e col tempo mi sono innamorato di un mondo che, però, ho capito presto di non dover idealizzare. Alla fine ho avuto la fortuna di andarci di persona e di stringere amicizie con diversi giapponesi con cui mantengo ancora oggi rapporti regolari. Nel frattempo studio con calma la lingua e sento sempre più il desiderio di raccontarvi, attraverso vari episodi, un Paese affascinante e complesso, pieno di sfaccettature e contraddizioni. È davvero il Paese perfetto?O piuttosto un luogo dove è facile vivere, ma difficile respirare?Forse la verità sta nel mezzo… ma in quale forma? Scopritelo insieme a me in questo viaggio!E, piccola curiosità: il protagonista del mio primo libro fantasy (Lathar) si chiama Hito (una parola giapponese…), mentre la protagonista del secondo (Lathar Zero) porta il nome Nagisa. Chissà cosa significherà?  

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Emily in Paris: perché è piena di stereotipi sugli italiani? 🇮🇹

(spoiler: non è un complotto, ma quasi) Se guardando Emily in Paris hai avuto la sensazione che l’Italia sembri un mix tra una cartolina anni ’50, una pubblicità di pasta e una sagra eterna… tranquillo: non sei solo. Quando la serie decide di attraversare le Alpi, succede sempre la stessa magia:l’Italia diventa un gigantesco set dove tutti gesticolano, mangiano solo carboidrati e parlano urlando. Ma perché? Analizziamolo con calma (e ironia). 1. Perché Emily in Paris vive di stereotipi (non solo italiani) 🎭   Prima cosa da chiarire: Emily in Paris è stereotipata per definizione.Parigi è romantica, chic e snob.Gli americani sono entusiasti, ingenui e iper-motivati.E gli italiani? Ovviamente passionali, confusionari e ossessionati dal cibo. La serie non vuole raccontare la realtà. Vuole vendere un’idea semplice, riconoscibile e instagrammabile.La profondità? È rimasta bloccata al gate. 2. Gli italiani secondo Netflix: rumorosi, sexy e sempre affamati 🍝 In Emily in Paris l’italiano medio: parla ad alta voce flirta anche con il cameriere mangia pasta a ogni ora considera il lavoro un fastidio tra un espresso e l’altro Insomma, una versione umana di un meme.Fa ridere? Sì.È realistica? Solo se vivi in una pubblicità del pesto. 3. Roma come Parigi 2.0 (ma con più sole) ☀️ Quando la serie arriva in Italia, Roma non è una città vera: è un fondale cinematografico. Niente traffico, niente burocrazia, niente file alla posta.Solo terrazze, tramonti perfetti e gente bellissima che ha sempre tempo per un aperitivo. Un sogno.Peccato che chi vive davvero in Italia sappia che trovare parcheggio è il vero thriller nazionale. 4. Il vero motivo: Emily in Paris è fatta per il pubblico americano 🇺🇸 Qui sta la chiave di tutto. La serie è pensata per chi non conosce davvero l’Europa, ma la immagina così.Gli stereotipi aiutano lo spettatore a sentirsi subito “a casa”, anche se quella casa è completamente inventata. Non è cattiveria.È marketing narrativo: meno realtà, più cliché = più like. 5. Dovremmo offenderci? 🤌 Dipende. Se la prendi come un documentario, sì: è un disastro culturale.Se la prendi per quello che è – una favola pop, leggera e patinata – allora funziona. Emily in Paris non racconta l’Italia.Racconta l’idea dell’Italia vista da chi ama l’idea dell’Europa, ma non vuole complicazioni. Scopri Land Magazine Elisabetta Gennaio 6, 2026 Drabble mania: consigli di scrittura per aspiranti scrittori (puntata 29) Scrivere un romanzo: La parola FINE è solo l’inizio della fine Scrivere un romanzo: La parola FINE è solo l’inizio della fine Elisabetta Venturi Scrittrice e insegnante Drabble mania Scrivere Read More Oriana Turus Gennaio 6, 2026 Come si influenza il mercato: il fenomeno Labubu A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Gennaio 5, 2026 10 (anzi 14) cose che facevamo dai 16 anni in su senza avere la minima idea di quanto fossimo incoscienti Se l’adolescenza fosse un reality, oggi verrebbe chiuso dopo la prima puntata per violazione di tutte le norme di sicurezza conosciute dall’umanità.E invece no: noi l’abbiamo vissuta tutta, fino in Read More admin Gennaio 5, 2026 Il Grande Internamento secondo Foucault: che cos’è e perché segna una svolta nella storia della follia Con l’espressione Grande Internamento, lo storico e filosofo Michel Foucault indica uno dei passaggi più drammatici e meno visibili della storia europea: la reclusione sistematica di poveri, folli, devianti e Read More admin Gennaio 5, 2026 Virtù perduta e desiderio nascosto: la prostituzione nell’Inghilterra di Jane Austen Quando pensiamo all’Inghilterra dell’epoca Regency, l’immaginazione corre subito a sale da ballo illuminate, passeggiate eleganti e giovani donne educate alla virtù. 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È quello che è successo a Campi Bisenzio, dove una semplice richiesta – una pizza al radicchio – Read More

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SEGNALAZIONE NUOVA USCITA GIUNTI EDITORE

Novità febbraio 2026­YA È una storia che sembra un romanzo, ma è accaduta davvero. Una storia di coraggio e di riscatto, di sogni apparentemente irraggiungibili e della determinazione e dell’impegno necessari per renderli realtà. Unico pattinatore del singolo maschile ad aver vinto, dal 1952, l’oro in due Olimpiadi consecutive, Yuzuru Hanyū ha cambiato per sempre il pattinaggio artistico sul ghiaccio. Ha iniziato a pattinare a soli quattro anni, vincendo in poco tempo gare nazionali e internazionali e infrangendo, a dispetto di tanti infortuni, un record dopo l’altro. Sopravvissuto al terribile terremoto del Tōhoku, ha scelto di dedicare parte della sua vita a sensibilizzare e ad aiutare, diventando un simbolo di speranza per il Giappone e non solo. Con questa storia Costanza Rizzacasa d’Orsogna ci porta nel mondo delle grandi competizioni internazionali e nel cuore della cultura giapponese. COSTANZA RIZZACASA D’ORSOGNA, laureata in scrittura creativa alla Columbia University di New York, scrive di cultura giapponese sul Corriere della Sera. Autrice della serie di favole sulla diversità e il coraggio Storia di Milo (Guanda), tradotte dall’Europa all’Asia, segue il pattinaggio da quarant’anni e Yuzuru Hanyū da sempre. Nel 2024 ha realizzato, per il settimanale 7, la prima intervista di Hanyū a una grande testata non giapponese dal suo passaggio al professionismo. Sta inoltre curando, per l’editore Vallardi, l’autobiografia del monaco giapponese “Buddha vivente” RyōJun Shionuma, autore di pratiche estreme di resistenza dell’ascetismo montano Shugendō. Su YUZURU HANYŪ:Nato a Sendai 31 anni fa, è il più grande pattinatore di figura di tutti i tempi, sesto uomo fra gli atleti più importanti degli ultimi 100 anni secondo una classifica dell’International Sports Press Association (AIPS) presentata alle Olimpiadi di Parigi 2024, che lo colloca più in alto di Michael Phelps e Diego Armando Maradona. Diciannove record del mondo, Hanyū è l’unico pattinatore del singolo maschile a essersi aggiudicato, dal 1952 e in un panorama ben più competitivo del passato per il pattinaggio, due Olimpiadi consecutive (2014-2018), a dispetto di tanti infortuni e una severa forma d’asma. Per questo, e per aver dato voce alle speranze di un popolo, ha ricevuto, il più giovane nella storia, il People’s Honor Award, l’onorificenza più alta del Giappone.A sedici anni, nel marzo 2011, Hanyū era sopravvissuto al terremoto e tsunami del Tōhoku (“3.11”), il più devastante nella storia del Giappone, con oltre 20 mila vittime ed epicentro vicino alla sua città. Da allora, dedica la sua vita e i suoi guadagni alla ricostruzione, sposando anche cause umanitarie nel resto del mondo. Una tecnica di pattinaggio ineguagliata, è paragonato, per le sue capacità artistiche, ai più grandi ballerini classici del Ventesimo Secolo. È inoltre uno degli atleti più cercati su Google, presenza fissa sulle copertine di newsmagazine come Newsweek Japan, quotidiani come l’edizione giapponese del New York Times, riviste di moda come ELLE Japan e tutti i quotidiani e le riviste sportive giapponesi, tutti regolarmente esauriti prima di uscire. Passato al professionismo dopo le Olimpiadi di Pechino 2022, oggi, mentre il pattinaggio da competizione è in profonda crisi, Hanyū riempie arene da decine di migliaia di posti (mentre varie altre decine di migliaia di spettatori guardano in live streaming da ogni parte del mondo) con gli show sul ghiaccio di cui è unico protagonista, produttore, sceneggiatore, attore e co-coreografo: show che uniscono al pattinaggio varie forme d’arte. Uno di questi, GIFT, primo ice show in quella Tōkyō Dome dove si sono esibiti dai Rolling Stones a Michael Jackson, è distribuito nel mondo, e in Italia, da Disney+.Intanto, si moltiplicano le sue attività di beneficenza. Hanyū è inviato della tv giapponese NTV nelle zone colpite da disastri naturali, e dal 2023, nell’anniversario del “3.11”, mette in scena un ensemble ice show di beneficenza intitolato Notte Stellata (un altro charity show era stato allestito dopo il terremoto che, nel gennaio 2024, aveva colpito la Penisola di Noto). Tra gli interessi del pattinatore anche la filosofia, di cui Hanyū, laureato alla prestigiosa Waseda University, scrive e conversa con noti filosofi. Il suo tour più recente, Echoes of Life (2024/25), affronta il tema del significato della vita. YUZURU Il volo del samurai Costanza Rizzacasa d’Orsogna Giunti Editore Collana Narrativa YA Pagine 224 In libreria 3 febbraio 2026 Prezzo € 14.90 Età di riferimento da 14 anni

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SUPER QUARK LAND e i pappagalli insolenti

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui Billy, Eric, Tyson, Jade e Elsie: questi sono i nomi dei cinque pappagalli ormai più famosi di tutta l’Inghilterra. Si trovano al Lincolnshire Wildlife Park e da un po’ di tempo sono la vera attrazione dell’intero parco zoologico, non tanto per la loro bellezza o per la coda rossa che spicca tra il piumaggio grigio, tipica di questo tipo di pappagallo africano, quanto per il loro linguaggio diretto e fin troppo inappropriato. Se pensavate che il popolo inglese, sia esso umano o animale, fosse, come credenza popolare rivela, gentile ed educato, non avete mai avuto a che fare con i “terribili cinque”.  Donati al parco durante la pandemia, questi esemplari hanno dimostrato fin da subito una particolare attitudine agli sproloqui pur provenendo tutti da contesti e luoghi diversi.  Ed è così che il cambio dell’acqua nella vaschetta, l’arrivo del cibo o la semplice visita dei frequentatori del parco, diventano motivo di insulti da parte dei pennuti. Peccato che non si limitino solo alle parolacce che, in fin dei conti, rendono le visite a loro modo bizzarre e comiche. I cinque “amici per le piume”, hanno imparato a imitare molto bene anche diversi suoni e rumori, dai più comuni ai più rozzi come quelli del peto.  Non c’è molto di cui stupirsi, qualcuno deve averglielo insegnato e a quanto pare loro sono parecchio ricettivi. Quindi rumoreggiano, insultano e mandano a quel paese con una naturalezza incredibile e i vicini di gabbia, stessa specie ma diversi colori, trovano il loro atteggiamento molto divertente tanto da scoppiare a ridere a crepapelle diventando essi stessi soggetti degni di attenzione. Un’escalation dunque, nata forse per caso ma ora difficile da eliminare perché per quanto possano risultare offensive certe frasi da loro pronunciate, è anche vero che chi assiste dal vivo quasi non ci fa caso, anzi, si fa una risata prima di tornare alla propria routine. Una visita a questo parco, dunque, potrebbe essere interessante sotto diversi punti di vista e forse vale la pena andare a verificare di persona quello che accade.         Scopri Land Magazine admin Gennaio 5, 2026 10 (anzi 14) cose che facevamo dai 16 anni in su senza avere la minima idea di quanto fossimo incoscienti Se l’adolescenza fosse un reality, oggi verrebbe chiuso dopo la prima puntata per violazione di tutte le norme di sicurezza conosciute dall’umanità.E invece no: noi l’abbiamo vissuta tutta, fino in Read More admin Gennaio 5, 2026 Il Grande Internamento secondo Foucault: che cos’è e perché segna una svolta nella storia della follia Con l’espressione Grande Internamento, lo storico e filosofo Michel Foucault indica uno dei passaggi più drammatici e meno visibili della storia europea: la reclusione sistematica di poveri, folli, devianti e Read More admin Gennaio 5, 2026 Virtù perduta e desiderio nascosto: la prostituzione nell’Inghilterra di Jane Austen Quando pensiamo all’Inghilterra dell’epoca Regency, l’immaginazione corre subito a sale da ballo illuminate, passeggiate eleganti e giovani donne educate alla virtù. È il mondo raffinato che emerge dai romanzi di Read More admin Gennaio 5, 2026 La natura secondo Beatrix Potter (spoiler: non è un prato Instagram, ma nemmeno un incubo darwiniano) Quando pensiamo alla natura raccontata da Beatrix Potter immaginiamo subito campagne inglesi perfette, animaletti ben vestiti e una quiete Read More admin Gennaio 5, 2026 Libri meno famosi (ma bellissimi) di Beatrix Potter (ovvero: non esiste solo Peter Coniglio, per fortuna) Nel grande immaginario collettivo, Beatrix Potter coincide con un solo, onnipresente roditore: Peter Rabbit. Simpatico, iconico, riprodotto su tazze, lenzuolini e merchandising Read More admin Gennaio 5, 2026 Il “filone narrativo” degli imprenditori che non trovano impiegati (come lo chiama Charlotte Matteini, e perché ormai è un genere letterario)C’è un genere narrativo che in Italia gode di ottima salute, più solido del romanzo storico e più prolifico Read More admin Gennaio 5, 2026 Corteggiatori da evitare: quando Jane Austen ti insegna a dire “NEXT” (con grazia ottocentesca) Se pensi che i red flag siano nati con i messaggi visualizzati e senza risposta, Jane Austen è pronta a smentirti dal suo salotto inglese. Nei suoi romanzi pullulano corteggiatori Read More admin Gennaio 4, 2026 Campi Bisenzio, chiede una pizza “impossibile” per la compagna incinta: la Pizzeria San Marco va oltre ogni aspettativa Quando il cibo incontra l’umanità nascono storie che meritano di essere raccontate. 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